Mobbing sul lavoro: come riconoscerlo e affrontarlo


Punti chiave:
- Cos'è il mobbing: il mobbing è un comportamento ostile ripetuto nel tempo sul posto di lavoro, mirato a isolare o danneggiare un lavoratore.
- Cause e conseguenze del mobbing: le principali cause del mobbing includono conflitti personali, competizione interna e cambiamenti aziendali. Le conseguenze psicologiche più comuni per la vittima sono ansia, depressione, disturbi del sonno e ridotta autostima.
- Come uscirne: per uscire dal mobbing è essenziale riconoscere il problema, raccogliere prove concrete e chiedere supporto legale o psicologico.
Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), quasi un lavoratore su quattro a livello globale ha subito una forma di violenza o molestia lavorativa (The Psychosocial Working Environment: Global Developments and Pathways for Action, 2026).
Mobbing: cos’è?
Il mobbing è un comportamento ostile ripetuto nel tempo sul luogo di lavoro, con l'obiettivo di isolare o danneggiare un lavoratore. Il termine deriva dall’inglese "to mob", che significa aggredire.
I protagonisti del mobbing sono il mobber o persecutore, il mobbizzato o vittima e gli spettatori. Tutti presenti e tutti coinvolti, ma con ruoli diversi. Tutti appartenenti allo stesso contesto professionale, in sé disfunzionale e portatore di tensioni interne che, per emergere, necessitano della designazione di un capro espiatorio. Quest’ultimo è gradualmente estromesso dalla mission aziendale ma continua a farne parte; progressivamente viene deprivato della sua identità professionale, della sua dignità di persona, del suo valore individuale.
Le azioni che definiscono il mobbing possono essere molteplici.
- Isolamento fisico o sociale all'interno dell'ufficio;
- Esclusione da riunioni, progetti o corsi di aggiornamento;
- Assegnazione a compiti umilianti o, al contrario, a carichi di lavoro eccessivi;
- Offese, pettegolezzi o insulti costanti;
- Controllo martellante delle attività lavorative;
- Negazione sistematica di ferie, permessi o benefit aziendali;
- Licenziamento ingiustificato;
- In casi estremi, violenza fisica o molestie sessuali.
Non tutte le singole azioni sono necessariamente illegali se prese da sole ma quando sono mosse da un intento vessatorio e ripetute nel tempo, assumono carattere illecito. A rendere il mobbing riconoscibile sono la volontà di perseguitare la vittima e la continuità delle condotte, con lo scopo di escludere o annientare la persona presa di mira.
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Esempi concreti di mobbing: come si manifesta nella pratica
Per riconoscere il mobbing sul lavoro è utile guardare a come si presenta
davvero, al di là della definizione teorica. Ecco alcune situazioni tipiche,
spesso descritte nella pratica clinica e nella letteratura sul tema.
- Isolamento sistematico: vieni escluso/a in modo ricorrente da riunioni,
gruppi di lavoro o comunicazioni interne, senza una motivazione chiara. Nel tempo, questo porta a sentirsi invisibili e a dubitare delle proprie
capacità professionali. - Critiche costanti e immotivate: ricevi feedback negativi su ogni aspetto
del tuo lavoro, anche quando lo svolgi correttamente, spesso con toni
pubblici o umilianti. - Svalutazione o demansionamento: vieni privato/a delle tue responsabilità o assegnato/a a compiti dequalificanti rispetto al tuo ruolo, senza una spiegazione, con l'obiettivo implicito di spingerti a dimetterti.
- Diffusione di voci e calunnie: diventi oggetto di pettegolezzi o accuse
infondate che minano la tua reputazione e generano un clima di sfiducia
intorno a te.
Non è necessario che si verifichino tutte queste dinamiche insieme: anche una sola di esse, se ripetuta nel tempo e mossa da un intento persecutorio, può configurare una situazione di mobbing.
Differenza fra mobbing verticale e orizzontale
La differenza tra mobbing verticale e orizzontale riguarda la posizione lavorativa delle persone che fanno mobbing (definiti anche "mobber") e le persone che lo subiscono.
Si parla di mobbing orizzontale quando il comportamento persecutorio proviene da colleghi che si trovano allo stesso livello del collega vittima di mobbing.
Il mobbing verticale si divide in due categorie:
- Mobbing discendente: quando il datore di lavoro o un superiore gerarchico attuano comportamenti aggressivi nei confronti di un lavoratore subordinato. Questo fenomeno è spesso chiamato “bossing”.
- Mobbing ascendente: quando un lavoratore di livello inferiore attacca un superiore.

Cause del mobbing
Il mobbing nasce da dinamiche negative e conflitti espliciti o impliciti presenti nell’ambiente di lavoro. Le cause più comuni sono:
- Conflitti personali: antipatie, invidie o gelosie tra colleghi o tra superiore e subordinato.
- Competizione interna: lotte per avanzamenti di carriera, bonus o riconoscimenti.
- Cambiamenti organizzativi: ristrutturazioni aziendali, cambi di gestione o modifiche nei ruoli che generano insicurezze e ostilità.
- Leadership autoritaria o assente: datori di lavoro che usano il potere in modo aggressivo o che non monitorano i comportamenti illeciti dei dipendenti.
- Esclusione sociale: differenze culturali, di età, di genere o di opinione che possono portare a discriminazioni e isolamento.
Queste situazioni, se non colte e gestite, favoriscono l’insorgenza di atteggiamenti persecutori mirati a danneggiare, isolare o spingere la vittima ad abbandonare il posto di lavoro.
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Mobbing e genere: quando si intreccia con la discriminazione
Un aspetto spesso sottovalutato è il legame tra mobbing e genere. Le donne risultano particolarmente esposte a forme di vessazione che si intrecciano con sessismo, commenti inappropriati o esclusione sistematica, e la letteratura ha osservato come chi subisce molestie legate al genere sul lavoro abbia anche una probabilità più alta di essere vittima di mobbing subdolo, come l'esclusione da decisioni importanti o il sabotaggio delle proprie attività (Fitzgerald & Cortina, 2018).
È importante distinguere i due fenomeni: il mobbing riguarda comportamenti vessatori sistematici indipendentemente dal genere, mentre le molestie di genere includono qualsiasi discriminazione o abuso legato al sesso o all'identità di genere. In alcuni casi, però, possono sovrapporsi, rendendo la situazione ancora più complessa da riconoscere e affrontare per chi la
vive.
Sintomi fisici del mobbing
Le conseguenze del mobbing non riguardano solo la sfera psicologica: spesso il corpo "parla" prima della mente. Tra i sintomi fisici più frequenti nelle persone esposte a mobbing prolungato ci sono:
- mal di testa cronico o ricorrente;
- disturbi gastrointestinali (nausea, dolori addominali, alterazioni dell'appetito);
- insonnia o disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, sonno non ristoratore);
- stanchezza persistente e burnout, anche dopo periodi di riposo.
Questi sintomi, se isolati, non indicano necessariamente una situazione di mobbing, ma quando si presentano insieme a un contesto lavorativo percepito come ostile, meritano attenzione: possono essere il segnale che lo stress lavorativo sta iniziando a incidere sul corpo, prima ancora che sulla mente.
Gli effetti psicologici del mobbing sulle vittime
Una revisione della letteratura scientifica sull'impatto del mobbing sulla salute mentale evidenzia che tra gli effetti più frequenti del mobbing si riscontrano stati di ansia continua, perdita di fiducia in sé stessi e difficoltà di concentrazione nello svolgimento delle attività quotidiane (Walker, 2025). La persona può sviluppare sintomi depressivi, come tristezza persistente, senso di inutilità e mancanza di interesse per le attività abituali. Comune è anche l’insorgere di disturbi del sonno, che si manifestano attraverso difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni o sonno non ristoratore. Spesso queste manifestazioni si sovrappongono o evolvono in una condizione di stress lavoro-correlato, con un impatto profondo sia sulla salute fisica che su quella emotiva.
L’impatto psicologico spesso porta la vittima a isolarsi socialmente, evitando il contatto con colleghi, amici e familiari per timore di essere giudicata o non compresa. La continua svalutazione subita sul posto di lavoro mina l’autostima, rendendo difficile anche affrontare semplici sfide quotidiane. Se questi segnali non vengono riconosciuti e trattati, possono degenerare in disturbi psicologici più gravi, compromettendo in modo serio il benessere complessivo della persona. Alcuni di questi segnali, se persistenti, possono essere ricondotti a quadri clinici specifici.
Nei casi più complessi, gli effetti del mobbing possono presentarsi dopo diverso tempo dalla fine degli episodi di mobbing (Walker, 2025) portando a sintomi come:
- Disturbo da stress post-traumatico (PTSD): la vittima può sviluppare sintomi simili a quelli di chi ha subito gravi traumi, come ricordi intrusivi e stato di allerta costante.
- Difficoltà lavorative: molte vittime mostrano ridotta capacità di affrontare nuove esperienze professionali e timore di inserirsi in nuovi ambienti di lavoro.
Disturbi psicologici associati al mobbing
L'esposizione prolungata a comportamenti vessatori sul lavoro può, in alcuni casi, associarsi a quadri clinici riconosciuti dal DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali): si tratta di associazioni descritte nella letteratura scientifica, non di diagnosi automatiche: solo un professionista della salute mentale può valutare la situazione di una singola persona. Tra i quadri più frequentemente osservati:
- Disturbo d'ansia generalizzata: preoccupazione eccessiva, tensione muscolare, irritabilità e difficoltà di concentrazione, spesso legate a un ambiente lavorativo percepito come minaccioso.
- Disturbo depressivo maggiore: umore depresso persistente, perdita di interesse per le attività abituali, senso di colpa e pensieri negativi, che possono emergere o aggravarsi in seguito a episodi di mobbing prolungato.
- Sintomi post-traumatici: in alcuni casi, soprattutto quando le vessazioni sono state gravi o prolungate, possono comparire ricordi intrusivi, evitamento del contesto lavorativo e uno stato di allerta costante.
- Disturbi psicosomatici: il disagio psicologico può manifestarsi attraverso sintomi fisici, come quelli visti nel paragrafo precedente, in assenza di cause mediche evidenti.
Se riconosci questi segnali in te stesso/a, il passo più utile non è cercare di "resistere" da solo/a, ma parlarne con un professionista che possa aiutarti a distinguere cosa sta succedendo e come affrontarlo.

Cosa dice la legge sul mobbing in Italia
In Italia il mobbing non è ancora definito come reato specifico da una legge dedicata, ma questo non significa che chi lo subisce sia privo di tutele.
L'articolo 2087 del Codice Civile obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei propri dipendenti. Quando questo obbligo viene violato in modo sistematico, la vittima può rivolgersi a un avvocato giuslavorista per valutare un'azione di risarcimento per i danni subiti, sia patrimoniali che non patrimoniali (biologici ed esistenziali).
In presenza di condizioni accertate, le dimissioni motivate da comportamenti vessatori possono inoltre essere riconosciute come dimissioni per giusta causa: questo significa che chi si dimette per sottrarsi al mobbing può, in alcuni casi, avere diritto a un trattamento equiparabile al licenziamento (ad esempio ai fini dell'indennità di disoccupazione), da verificare sempre con un legale o un consulente del lavoro.
Le aziende, dal canto loro, hanno la responsabilità di prevenire il mobbing attraverso una formazione adeguata di manager e dipendenti sulla gestione dei conflitti, politiche chiare di tolleranza zero e sistemi di segnalazione riservati che permettano di individuare tempestivamente le situazioni a rischio.
Come uscire dal mobbing
Uscire da una situazione di mobbing richiede decisione e azioni mirate. Il primo passo è riconoscere di essere vittima di comportamenti vessatori. Molte persone tendono a sottovalutare i segnali o a giustificare gli atteggiamenti aggressivi, ma è importante mantenere integro l’esame di realtà e non minimizzare quanto accade.
Una volta presa coscienza del problema, è utile raccogliere prove concrete (email, messaggi, testimonianze di colleghi o documentazioni mediche) e rivolgersi subito a un avvocato specializzato in diritto del lavoro o a un consulente del lavoro.
Quando il contesto lavorativo è troppo ostile e non offre possibilità di miglioramento, può essere necessario valutare il cambiamento di azienda. In ogni caso, non bisogna affrontare il mobbing da soli: chiedere aiuto a professionisti, sindacati o associazioni di tutela dei lavoratori aumenta le possibilità di uscire dal conflitto in modo efficace.
Guida pratica: cosa fare passo dopo passo
Se stai vivendo una situazione di mobbing, ecco un percorso concreto da seguire:
- Raccogli le prove. Conserva email, messaggi, note scritte e qualsiasi documento che possa testimoniare la sistematicità dei comportamenti subiti.
- Tieni un diario degli episodi. Annota data, orario, luogo e una breve descrizione di ogni episodio: aiuta a ricostruire una sequenza chiara, utile sia a livello personale che in caso di azioni legali.
- Rivolgiti alle risorse interne all'azienda. Il responsabile delle risorse umane, il medico competente o il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza possono essere un primo interlocutore per segnalare la situazione in modo riservato.
- Cerca un supporto psicologico. Parlare con uno psicologo aiuta a gestire lo stress accumulato, a non perdere il contatto con la realtà dei fatti e a costruire strategie concrete per affrontare la situazione senza restarne sopraffatti/e.
- Valuta l'assistenza legale. Un avvocato specializzato in diritto del lavoro può indicarti le tutele a tua disposizione e le azioni percorribili, anche in assenza di una legge specifica sul mobbing.
Non è necessario affrontare questi passaggi da soli: professionisti, sindacati e associazioni di tutela dei lavoratori possono accompagnarti in ogni fase.
Mobbing e psicoterapia
Come dimostrato da un recente studio su oltre 25.000 lavoratori svedesi e danesi (Holmgren et al., 2026), la psicoterapia rappresenta un aiuto concreto per chi subisce mobbing. Le vittime spesso vivono stati di ansia, depressione, perdita di autostima e senso di impotenza. Il supporto psicologico aiuta a riconoscere gli effetti del trauma, a gestire le emozioni e a recuperare il benessere mentale. In particolare, approcci come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) si sono dimostrati utili per lavorare sui pensieri negativi legati all'esperienza di mobbing. Uno studio su pazienti vittime di mobbing in trattamento con terapia cognitivo-comportamentale o metacognitiva a orientamento lavorativo ha mostrato una riduzione dei sintomi paragonabile a quella osservata in pazienti non esposti a bullying (Aarestad et al., 2022). Anche le tecniche di gestione dello stress come la mindfulness possono supportare il recupero del benessere quotidiano
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Sitografia