Aggressività: che cos'è e da cosa deriva

L'aggressività può diventare un problema serio quando si manifesta con comportamenti duri verso l'esterno. Tuttavia, è possibile affrontarla e gestirla. Con il giusto supporto possiamo ridurre l’aggressività e migliorare le nostre relazioni e il nostro benessere. Scopri come fare il primo passo verso un equilibrio migliore.

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Aggressività

Che cosa si intende con il termine aggressività?

In psicologia l'aggressività è definita come qualsiasi comportamento o intenzione volto a ferire, intimidire o danneggiare se stessi o altri sul piano fisico, verbale o relazionale. È essenziale distinguere tra:

  • Violenza: se l'aggressività è l'atteggiamento psichico o la spinta, la violenza ne è l'espressione più estrema e distruttiva. La violenza è un atto grave, cosciente e finalizzato a ledere in modo significativo l'altro (es. un'aggressione fisica grave).
  • Assertività: spesso confusa con un'aggressività "positiva", l'assertività è in realtà la capacità adattiva di difendere i propri diritti, esprimere i propri bisogni e i propri sentimenti in modo diretto, onesto e appropriato, senza violare i diritti altrui. È la manifestazione sana e non lesiva della spinta all'azione.

Le diverse forme dell'aggressività

L'aggressività si manifesta in diverse forme a seconda della finalità, della manifestazione e della direzione.

Finalità dell'aggressività

L'aggressività puoi avere due diverse finalità che in alcuni casi possono anche sovrapporsi:

  • Finalità ostile: scaturisce da una forte emozione, come la rabbia, la frustrazione o il desiderio di rivalsa. L'obiettivo primario è causare dolore, colpire o punire l'altro in risposta a un torto percepito.
  • Finalità strumentale: è un comportamento calcolato, premeditato e più freddo. Viene utilizzata come strumento per raggiungere un obiettivo o un beneficio esterno (es. potere, denaro o dominio). Il danno all'altro è un mezzo, non il fine.
Finalità dell'aggressività

Manifestazione dell'aggressività

Per quanto riguarda la manifestazione dell'aggressività, possiamo ritrovare due tipologie:

  • Attiva: comportamenti diretti e visibili (urla, insulti, minacce, spinta, colpi, danneggiamento di oggetti).
  • Passiva: questo tipo di aggressività è indiretta o non verbale, si manifesta attraverso l'omissione, la diffamazione, l'ostruzionismo, i silenzi prolungati o il sarcasmo offensivo.

Direzione dell'aggressività

La direzione dell'aggressività si riferisce a chi viene rivolto l'atto o il comportamento aggressivo:

  • Eterodiretta: rivolta verso gli altri (persone o oggetti).
  • Autodiretta: rivolta contro sé stessi (es. autolesionismo).

Le cause multifattoriali dell'aggressività

Le cause dell'aggressività sono complesse e raramente riconducibili a un singolo fattore. La ricerca evidenzia una forte interazione tra elementi biologici, psicologici e ambientali/sociali:

 

CauseApprofondimento
Biologiche e genetiche:
  • Biologiche: lesioni o disfunzioni dei lobi frontali (l'area prefrontale, responsabile del controllo degli impulsi) possono portare a irritabilità, impulsività e aumento dei comportamenti violenti.
  • Genetica: sebbene non esista un singolo "gene guerriero", studi sul gene MAOA (Monoamino Ossidasi A) mostrano che una sua bassa attività è correlata a una maggiore vulnerabilità all'aggressività. Tuttavia, questo effetto si manifesta clinicamente solo quando combinato con un contesto traumatico o altamente stressante durante lo sviluppo. (Kolla & Bortolato, 2020)
Cause ambientali e psicologiche
  • Teoria della frustrazione-aggressività: la frustrazione (il blocco nel raggiungimento di un obiettivo) può aumentare la probabilità di comportamenti aggressivi, anche se non è una condizione necessaria e sufficiente.
  • Apprendimento sociale: l'aggressività può essere un comportamento appreso per osservazione e imitazione, in particolare in contesti familiari o sociali che normalizzano la violenza o la rabbia.
  • Fattori di gruppo: dinamiche di gruppo quali l'anonimato, lo spirito di branco, la pressione dei pari, la condivisione della responsabilità (tutti colpevoli nessun colpevole) e l'influenza del gruppo possono portare persone che, da sole, non agirebbero in modo aggressivo a conformarsi e agire  comportamenti più estremi.
  • Condizioni di stress/trauma: vivere in ambienti cronicamente stressanti, imprevedibili o pericolosi, o avere una storia di traumi non elaborati (fisici e/o emotivi), può rendere il sistema di allerta più reattivo e predisporre a reazioni aggressive: alcuni stimoli possono essere vissuti come minacce e l’aggressività diventa una risposta di difesa.

Quando l'aggressività diventa sintomo clinico (approfondimento del DSM-5)

L'aggressività non è di per sé un disturbo, ma un sintomo chiave in diverse categorie diagnostiche. Nel DSM-5, i comportamenti aggressivi sono inquadrati in modo specifico:

  • Disturbo esplosivo intermittente (DEI): questo disturbo è caratterizzato da ricorrenti esplosioni comportamentali che riflettono l'incapacità di controllare gli impulsi aggressivi (verbali o fisici), non giustificati dall'entità del fattore stressante.
  • Disturbo antisociale di personalità: l'aggressività si manifesta come irritabilità e tendenza all'assalto fisico e alla violazione dei diritti altrui, come parte di un pattern pervasivo di disprezzo per le regole e le norme sociali.
  • Disturbo borderline di personalità: l'aggressività è spesso legata a una marcata impulsività e instabilità affettiva. Si manifesta tipicamente come rabbia intensa e inappropriata e difficoltà a controllare la propria ira, spesso in risposta a paure di abbandono.
  • Disturbi correlati a sostanze: l'abuso o l'astinenza da sostanze (in particolare alcol o stimolanti) è una causa comune di aumento dell'aggressività e della condotta violenta, data la disinibizione che ne deriva.)
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Strategie efficaci per gestire l'aggressività

Riconoscere e gestire l'aggressività, sia in sé stessi che negli altri, è cruciale per evitare situazioni come l'isolamento, problemi legali o lavorativi. Alcuni metodi per gestire l'aggressività sono:

  • Time-out/meditazione breve: allontanarsi dalla situazione e concedersi una pausa per meditare prima di agire.
  • Respirazione profonda: esercizi di respirazione diaframmatica (inspira per 4, trattieni per 4, espira per 6) per calmare il sistema nervoso.
  • Esercizio fisico: l'attività fisica (corsa, camminata veloce) è un eccellente scarico della tensione e un modo adattivo per esprimere l'energia aggressiva.
  • Osservare i propri pensieri: imparare a riconoscere le valutazioni cognitive che che fanno scoppiare come ad es. “lo fa apposta”, “non mi rispetta mai” e a sostituirle con letture più realistiche.

Psicoterapia per gestire l'aggressività

Se non riesci a gestire in maniera efficace l'aggressività, puoi pensare di parlarne con un professionista della salute mentale. La psicoterapia cognitivo comportamentale, ad esempio, è considerata uno degli approcci più efficaci per la gestione della rabbia, perché si focalizza sulla modifica dei pensieri distorti e sull'apprendimento di nuove strategie di coping.

La psicoterapia cognitivo comportamentale infatti agisce su più fronti: 

  • Aiuta a riconoscere i segnali precoci (fisici, emotivi, mentali) che precedono l’esplosione di aggressività;
  • Permette di individuare e modificare i pensieri automatici che alimentano la rabbia (esagerazioni, interpretazioni ostili, doverizzazioni);
  • Insegna strategie concrete di regolazione emotiva, comunicazione assertiva e problem solving;
  • Favoriesce la costruzione di nuovi schemi di risposta, meno distruttivi e più coerenti con i propri valori e obiettivi di vita.


In alcuni casi, la psicoterapia può essere integrata con altri interventi (ad esempio farmaci prescritti da uno psichiatra) se sono presenti disturbi dell’umore, d’ansia, del comportamento o dipendenze

Esperienza reale

D. ha 32 anni e decide di iniziare un percorso di terapia dopo essere stato lasciato dalla sua ragazza. Mi racconta che questo è avvenuto a causa dei suoi scappi di rabbia e delle sua aggressività, che spesso si manifestava attraverso urla e azioni violente (mai contro di lei ma sempre contro oggetti, come pugni alla macchina, rompere piatti). D. è devastato da questa rottura ma anche dai suoi comportamenti, sente di avere una rabbia dentro molto grande di cui non riesce a liberarsi. Durante il lavoro terapeutico emergono due aspetti salienti su cui lavoriamo molto: la profonda insicurezza e difficoltà a gestire le emozioni, ma anche un’infanzia in cui è stato continuamente sottoposto all’aggressività e alla rabbia come unico modo di relazionarsi. Suo padre infatti tornava sempre frustrato dal lavoro, e questo si riversava su di lui e i suoi fratelli, spesso vittime delle sue ire. Il lavoro terapeutico ha avuto quindi come obiettivo da un lato l’elaborazione profonda dei suoi traumi infantili, dall’altro imparare a riconoscere, gestire ed esprimere in maniera sana le sue emozioni, in particolare la rabbia. Utile si è rivelato la tecnica del diario della rabbia, in cui D. poteva scrivere liberamente tutto quello che provava senza danneggiare se stesso o altri. Nel giro di pochi mesi D. ha imparato a controllarsi, ad essere più centrato e in ascolto di sè, focalizzando la sua aggressività in maniera sana e non distruttiva

Fonti:

Bibliografia

Anger in psychological disorders: Prevalence, presentation, etiology and prognostic implications. — Clinical Psychology Review, 46, pp. 124-135

Fernandez, E., Johnson, S. L. (2016)

An evidenced-based review of psychological treatments of anger and aggression. — Brief Treatment & Crisis Intervention, 5(2)

Glancy, G., Saini, M. A. (2005)

A meta-analysis of the psychological treatment of anger: Developing guidelines for evidence-based practice. — Journal of the American Academy of Psychiatry and the Law Online, 37(4), pp. 473-488

Saini, M. (2009)

The role of monoamine oxidase A in the neurobiology of aggressive, antisocial, and violent behavior: A tale of mice and men. — Progress in neurobiology, 194

Kolla, N. J., Bortolato, M. (2020)

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FRFederico Russo
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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