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Cosa sono i bias cognitivi e in che modo influenzano il nostro comportamento

I bias cognitivi sono degli errori di valutazione che vanno a influenzare il nostro comportamento: come evitare di farli
Cosa e quali sono i bias cognitivi

Ogni giorno ci ritroviamo a essere sommersi di informazioni e, tra una cosa e l’altra, siamo spesso costretti a prendere delle decisioni. Fin qui è tutto ok, la questione alle volte si complica perché può capitare che il nostro cervello distorca la realtà. Succede a tutti, soprattutto quando le decisioni le dobbiamo prendere rapidamente.

Il motivo è molto semplice: la nostra mente prova a rendere il lavoro più facile, ma durante il processo fa dei veri e propri errori di valutazione: i cosiddetti bias cognitivi.

In questo articolo cercheremo di capire insieme in che modo possono influenzare il nostro stato emotivo, il nostro pensiero – e quindi il nostro comportamento – e come fare per ridurre l’insorgenza di questo errori.

Cosa sono i bias cognitivi

I primi a parlare di bias cognitivi furono Amos Tversky e Daniel Kahneman negli anni ’70, due psicologi israeliani, che con questa espressione decisero di indicare i “modelli sistematici di risposta delle persone ai problemi di giudizio e di decisione presumibilmente errati”.

Detta in parole più semplici, i bias cognitivi sono delle vere e proprie scorciatoie che il nostro cervello – spesso senza che ce ne accorgiamo – decide di prendere con lo scopo di risparmiare energia per valutare fatti e avvenimenti.

Il più delle volte queste strategie vanno a buon fine, ma quando invece commettiamo degli errori che non ci fanno interpretare la realtà nel giusto modo siamo di fronte ai bias cognitivi.

Quali sono i bias cognitivi più comuni

I bias cognitivi sono tantissimi: se ne contano più di 200 – per averne una visione panoramica è possibile utilizzare il Cognitive Bias Codex che presenta una tassonomia di bias cognitivi e una lista con le modalità di ragionamento.

Elencarli tutti è praticamente impossibile, ma a livello generare possiamo dire che sono stati classificati in tre categorie principali:

  • bias inconsci: vengono attivati ​​senza che ce ne rendiamo conto;
  • bias automatici: ne siamo più o meno a conoscenza, ma nonostante questo non li riconosciamo come tali;
  • bias espliciti: ne siamo assolutamente consapevoli e ne parliamo anche liberamente.

In ognuna di queste categorie ci sono bias cognitivi particolarmente comuni.

Bias di conferma

Il bias di conferma è quel processo mentale attraverso cui selezioniamo le informazioni che confermano le nostre convinzioni e che, al contempo, ignorano o sminuiscono quelle che le contraddicono.

Il rischio che si corre è quindi quello di accettare un’idea non in base alla sua bontà, ma a quanto essa si modella ai nostri pregiudizi.

Bias dello scommettitore

Si tratta dell’errata convinzione secondo cui degli eventi che sono accaduti in passato possano influenzare quelli futuri.

Il bias dello scommettitore è quello che si mette in atto quando siamo convinti che se un evento non si manifesta da molto tempo sicuramente si verificherà a breve, oppure che se è appena accaduto dovrà passare ancora un po’ di tempo prima di vederlo capitare di nuovo.

Bias del punto cieco

Riguarda la convinzione di essere più obiettivi rispetto alla maggior parte della persone. In poche parole, è come se sovrastimassimo le nostre capacità di giudizio.

Tutto ciò ci porta, inevitabilmente, ad avere molta difficolta nell’ammettere di poter sbagliare.

Apofenia

 Ci sono circostanze, tra le altre cose, in cui ci fa associare due eventi che in realtà non sono affatto collegati tra loro. Una tendenza del tutto naturale, ma che in alcune situazioni può rivelarsi il sintomo di una psicopatologia. Il fenomeno in questione si chiama apofenia.

Bias di proiezione

Il bias di proiezione porta le persone a credere che anche gli altri la pensino come loro, o che abbiano le nostre stesse caratteristiche. Una situazione che ci può spingere a vedere negli altri le caratteristiche che vediamo in noi stessi o che abbiamo paura di possedere.

Un bias che può influire sul modo in cui ciascuno di noi percepisce la realtà e interagisce con gli altri.

Bias di ancoraggio

È un errore di valutazione perché non ci permette di mettere in discussione i dati di partenza, e quindi è proprio lì che ancoriamo le nostre valutazioni.

E, come riporta uno studio del 2017, questa modalità di pensiero influisce sul processo decisionale nelle negoziazioni, nelle diagnosi mediche e nelle sentenze giudiziarie.

Bias cognitivi e disturbi psicologici

I bias cognitivi non sono necessariamente un male e, anzi, in alcune circostanze ci servono per sentirci più sicuri nella complessità del mondo in cui viviamo. Ciò non toglie che possano influenzare la nostra capacità di prendere decisioni.

In certe situazioni, inoltre, possono presentare una correlazione con alcuni disturbi psicologici. Ne è un esempio il disturbo ossessivo-compulsivo dove i bias cognitivi confermano e mantengono determinate credenze patogene. Chi è ossessionato dalla contaminazione (misofobia), per esempio, potrebbe interpretare qualsiasi macchia come sangue (bias di conferma).

Ma in generale possiamo dire che i bias cognitivi ci portano a dare vita a un processo di auto-conferma che mette in atto un circolo vizioso difficile da interrompere. La conseguenza di tutto questo potrebbe essere una profonda sofferenza emotiva.

Come evitare i bias cognitivi

Tutti noi cadiamo nella “trappola” dei bias cognitivi e purtroppo alcuni possono influire in maniera negativa sulla nostra capacità di prendere decisioni. Per ridurre la possibilità che questo accada è importante essere consapevoli della loro presenza e di come vanno a influenzare le nostre opinioni.

Per esempio, possiamo iniziare e prendere decisioni basate su dati oggettivi, e non sulle nostre opinioni. È importante anche mettere in dubbio le nostre convinzioni e credenze e farsi delle domande utili allo scopo, così come dovremmo essere curiosi riguardo le informazioni che contraddicono le nostre opinioni.

Ciò vuol dire che prima di prendere decisioni vale la pena considerare le alternative e discutere delle proprie opinioni con altri, in modo da ricevere feedback e confrontarsi con punti di vista che sono diversi dai nostri.

L’aiuto professionale

Una delle maniere più indicate per imparare e gestire i bias cognitivi è quello di avvalersi dell’aiuto degli esperti della salute mentale che ci possono indicare come ricostruire la catena di pensieri che ci porta a provare sofferenza emotiva o a mettere in atto comportamenti che potrebbero rivelarsi disfunzionali.

Grazie a delle sedute di psicologia, infatti, diventiamo più consapevoli del funzionamento della nostra mente e, di conseguenza, impariamo di più su noi stessi.

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Fonti

  • Mata, R. (2012). Cognitive bias. Encyclopedia of human behaviour, 1, 531-5.
  • Isaac Cho, Ryan Wesslen e Alireza Karduni, The Anchoring Effect in Decision-Making with Visual Analytics, in 2017 IEEE Conference on Visual Analytics Science and Technology (VAST), 2017-10, pp. 116–126, DOI:10.1109/VAST.2017.8585665.
  • Kahneman, D. & Frederick, S. (2002). Heuristics and Biases: The Psychology of Intuitive Judgement, Cambridge University Press, 2002

Serena Proietti Colonna

Dottoressa di Ricerca in Psicologia e Scienze Cognitive, fin da piccola, ho coltivato la passione per il contatto umano e l'indagine delle persone. Ho scelto di studiare psicologia per migliorare la qualità della vita degli individui. Amo viaggiare, ispirata dalla mia sorella assistente di volo.

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Revisori

reviewer

Dott. Raffaele Avico

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista certificato EMDR I

Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista EMDR. È membro della ESDT (European Society for Trauma and Dissociation) e socio AISTED (Associazione italiana per lo studio del trauma e della dissociazione).

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Dott. Rosario Urbani

Psicoterapeuta specializzato in cognitivo comportamentale

Ordine degli Psicologi della Campania num. 6653/A

Laureato in Neuroscienze presso la Seconda Università di Napoli. Specializzato presso l’istituto Skinner in psicoterapia cognitivo comportamentale. Analista del comportamento ABA e specializzato anche nella tecnica terapeutica dell'EMDR.

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Dott.ssa Maria Vallillo

Psicoterapeuta specialista in Lifespan Developmental Psychology

Ordine degli Psicologi del Lazio num. 25732

Laurea in Psicologia presso l'Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in psicoterapia e psicologia del ciclo di vita presso l’Università la Sapienza di Roma. Esperta in neuropsicologia e psicodiagnostica e perfezionata in psico-oncologia.