Cos’è la personalità?
La personalità è l'insieme dinamico di tratti psicologici e comportamenti che definisce l'identità di un individuo, influenzando il suo modo unico di percepire se stesso, gli altri e il mondo circostante.

Cos’è la personalità?
La personalità è l’insieme relativamente stabile delle caratteristiche psichiche e comportamentali di una persona, cioè i modi in cui una persona tende a percepire sé e gli altri, pensare, sentire e comportarsi nelle diverse situazioni di vita.
Questi pattern non sono rigidi o immutabili: si consolidano nel tempo, ma possono modificarsi attraverso le esperienze e gli interventi psicologici
Ci sono diverse teorie psicologiche riguardanti la personalità, che concettualizzano quest'ultima entro modelli diversi e che includono anche diversi metodi di analisi della personalità.
Sviluppo della personalità
La personalità non è un costrutto fisso (oppure un qualcosa di fisso), piuttosto si costruisce e si modifica lungo tutto l’arco di vita, a partire dall’incontro fra predisposizioni individuali, esperienze, relazioni e interazioni con il contesto ambientale.
Alcune tappe hanno un ruolo particolarmente importante nell'evoluzione della personalità:
- 0-3 anni o prima infanzia: attraverso la relazione con le principali figure di accudimento, il bambino sviluppa i primi modelli di fiducia in se stesso e negli altri, sicurezza e regolazione emotiva. La qualità emotiva delle cure è molto importante perché può evitare l'insorgere di un primo stile di attaccamento insicuro.
- Età prescolare e scolare: il bambino esplora il mondo, sperimenta autonomia e confini, impara le regole sociali e riceve feedback da adulti e coetanei sui propri comportamenti.
- Pubertà e adolescenza: in questa fase si configura l'identità personale in maniera più profonda, il senso di appartenenza al gruppo dei pari è molto forte e avviene un graduale distacco dai genitori. Per questo è frequente che emergano contraddizioni interne e una maggiore conflittualità verso il mondo adulto.
- Età adulta: la persona è chiamata a integrare il proprio senso di sé con ruoli lavorativi, affettivi e sociali. I tratti di personalità tendono a stabilizzarsi, ma possono comunque modificarsi in risposta a eventi significativi e a percorsi di crescita personale o terapeutica.
- Età avanzata: il rapporto con il corpo che cambia, le transizioni di ruolo (pensione, cambiamenti familiari) e il bilancio esistenziale possono portare a riorganizzazioni del proprio modo di stare in relazione con sé stessi e con gli altri e quindi incidere sul cambiamento della personalità
La personalità dunque è un costrutto che muta durante le varie fasi di vita, un processo di maturazione tramite le esperienze che ognuno di noi vive e affronta nella quotidianità

Che differenza c'è fra personalità, carattere e temperamento?
Nel 1993 Cloninger ha definito la personalità come la combinazione tra due dimensioni: il temperamento e il carattere.
Il temperamento indica la componente più biologica e innata della personalità, si tratta di tendenze emotive e comportamentali che si manifestano già nella prima infanzia e che hanno una forte componente genetica, come ad esempio una maggiore sensibilità al rischio o la ricerca di novità.
Il carattere, invece, è una caratteristica dipendente dalle esperienze che il l'individuo ha vissuto sin da piccolo. Possiamo dire che il carattere viene influenzato dall'ambiente che circonda la persona e dunque è modellato dalla sua storia personale.
Per questo motivo, la personalità viene considerata come un concetto dinamico che varia in base alla combinazione tra il temperamento innato dell'individuo, e le sue esperienze ed influenze che hanno formato il suo carattere.
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Che cos'è la teoria dei Big Five?
Elaborata tra gli anni ‘80 e ‘90 da R. McCrae e P. Costa, raggruppa le cinque macro-categorie più usate per comporre il quadro della personalità di ciascuna persona. Dobbiamo immaginare ogni categoria come un ventaglio di possibilità, in cui c’è sempre un polo positivo, uno negativo e le mille sfumature centrali. Le categorie sono:
- Apertura all'esperienza: rappresenta la creatività, la curiosità e l'apertura a nuove idee e esperienze. Le persone con un punteggio alto tendono a essere immaginative, artistiche e interessate a concetti astratti.
- Coscienziosità: riflette il livello di organizzazione, autodisciplina e attenzione ai dettagli. Chi ha un punteggio elevato è affidabile, puntuale e orientato al raggiungimento degli obiettivi.
- Estroversione: indica il grado di socialità, assertività e ricerca di stimoli. Le persone estroverse sono energiche, socievoli e godono della compagnia degli altri.
- Amicalità (piacevolezza): misura la gentilezza, l'empatia e la disponibilità a cooperare con gli altri. Le persone amabili sono spesso altruiste, pazienti e comprensive.
- Stabilità emotiva (nevroticismo): rappresenta la tendenza a sperimentare emozioni negative come ansia, irritabilità e insicurezza. Un basso punteggio indica stabilità emotiva e capacità di affrontare lo stress.
Ciascuna di queste dimensioni è un continuum, non un'etichetta e non esistono profili di personalità “giusti” o “sbagliati”: ogni combinazione di tratti può costituire una risorsa in alcuni contesti e una vulnerabilità in altri.

Quali sono i disturbi di personalità?
Il manuale classifica i 10 disturbi in tre gruppi principali (Cluster):
| Cluster | Disturbi di personalità |
| Cluster A (eccentrici/diffidenti) | Disturbo paranoide, schizoide e schizotipico. |
| Cluster B (emotivi/imprevedibili) | Disturbo antisociale, borderline (instabilità relazionale e dell'immagine di sé), istrionico e narcisistico. |
| Cluster C (ansiosi/paurosi) | Disturbo evitante, dipendente e ossessivo-compulsivo di personalità (da non confondere con il disturbo ossessivo-compulsivo sintomatico). |
Quali sono i trattamenti per i disturbi di personalità?
I trattamenti per i disturbi di personalità sono principalmente la psicoterapia e quando necessario la farmacoterapia. Tra i trattamenti psicoterapeutici troviamo:
- Terapia dialettico-comportamentale (DBT): insegna abilità pratiche per gestire le emozioni intense, tollerare lo stress e migliorare le relazioni.
- Schema therapy: unisce elementi di psicoterapia cognitiva, comportamentale e psicodinamica. Si focalizza sugli "schemi" (modelli di pensiero e comportamento) formati nell'infanzia che continuano a causare sofferenza.
Terapia farmacologica
Non esiste un farmaco che "curi" i disturbi di personalità in sé, ma possono aiutare il paziente a gestire i sintomi. Tra i farmaci che si utilizzano per questi disturbi troviamo:
- Stabilizzatori dell'umore: utili a ridurre l'impulsività, l'aggressività e le oscillazioni emotive repentine.
- Antipsicotici: utili per sintomi cognitivo-percettivi (idee paranoiche) o episodi di rabbia intensa.
- Antidepressivi (SSRI): vengono utilizzati se è presente una depressione o un disturbo d'ansia in comorbidità.
Questi farmaci devono essere sempre prescritti da uno psichiatra che si occuperà di studiare il caso in particolare del paziente e di prescrivere la terapia farmacologica più adeguata.
Esperienza reale
F., giovane adulto, si è rivolto al servizio online per sintomi di ansia persistente, umore deflesso e difficoltà relazionali ricorrenti. Durante i primi colloqui è emersa una marcata instabilità emotiva, difficoltà a tollerare il rifiuto e un pattern relazionale centrato sulla paura dell’abbandono.
Dopo una fase di psicoeducazione sui tratti di personalità e sul ruolo che questi potevano avere nel generare sofferenza, F. ha accettato di iniziare un percorso di psicoterapia con l’obiettivo di sviluppare maggiore consapevolezza dei propri schemi relazionali e imparare strategie più funzionali di regolazione emotiva. Parallelamente, su indicazione psichiatrica, è stato introdotto un supporto farmacologico per gestire l’ansia e la disregolazione dell’umore.
Nel corso del trattamento, F. ha progressivamente acquisito una maggiore capacità di riconoscere i suoi pensieri automatici disfunzionali, ha migliorato la qualità delle sue relazioni affettive e ha sperimentato un calo significativo dell’angoscia anticipatoria. Il lavoro psicoterapeutico ha favorito un aumento del senso di stabilità interna e una migliore gestione degli impulsi.
Bibliografia
Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5ª ed.) — Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.
American Psychiatric Association. (2013)
Revised NEO Personality Inventory (NEO-PI-R) and NEO Five-Factor Inventory (NEO-FFI) professional manual. Odessa — Psychological Assessment Resources.
Costa, P. T., McCrae, R. R. (1992)
Personality development: Stability and change. — Annual Review of Psychology, 56, pp. 453-484
Caspi, A., Roberts, B. W., Shiner, R. L. (2005)
