Come scegliere lo psicologo giusto per te? 7 consigli

Per scegliere lo psicologo adatto, è fondamentale definire le proprie aspettative e i risultati desiderati dalla terapia. Ci sono alcuni elementi che possono indicare di aver trovato il professionista adatto a sé.
Scritto daDott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
Icona revisione
Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato13 settembre 2023
Aggiornato14 settembre 2026
Trova il professionista giusto per te.
Scopri il percorso
Come scegliere lo psicologo?

Capire come scegliere lo psicologo o psicoterapeuta giusto è un passo cruciale che può determinare il successo del tuo percorso terapeutico. Non è una scelta semplice: richiede l'attenta valutazione delle tue esigenze, la comprensione degli approcci terapeutici e la verifica della sintonia empatica con il professionista.

Una cosa fondamentale: non esiste il miglior psicologo in assoluto. Esiste quello più adatto a te, in questo momento della tua vita. Capire questa differenza è già metà della ricerca. Il resto lo trovi qui: dai segnali che indicano quando è il momento di chiedere aiuto, ai criteri concreti per scegliere lo psicologo, fino a cosa aspettarsi dal primo colloquio. C'è anche un test gratuito sull'orientamento terapeutico per chi non sa ancora da dove iniziare.

Prima di scegliere come capire se ho bisogno dello psicologo

Psicologo, psicoterapeuta o psichiatra: come scegliere?

Prima ancora di cercare un professionista, molte persone si chiedono a quale figura rivolgersi. Si tratta di ruoli distinti che in Italia sono appartenenti all'area delle professioni sanitarie (Legge 3/2018).

  • Psicologo: laureato in psicologia, abilitato tramite esame di Stato e iscritto all'Albo. Svolge attività di prevenzione, diagnosi, supporto e riabilitazione.
  • Psicoterapeuta: psicologo o medico che ha conseguito una specializzazione post-laurea almeno quadriennale. È l'unico abilitato al trattamento dei disturbi psichici tramite la psicoterapia.
  • Psichiatra: laureato in medicina con specializzazione in psichiatria. Focalizza l'intervento sugli aspetti psicofisiologici e può prescrivere terapie farmacologiche.

Capire la differenza tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra è spesso il primo passo utile prima di iniziare a cercare.

Dove trovare uno psicologo? Come contattarlo?

Trovare il professionista giusto richiede di sapere dove guardare e come cercare, perché i canali disponibili sono diversi e ognuno si adatta meglio a situazioni diverse.

Nella seguente tabella abbiamo riassunto i principali canali dove cercare uno psicologo con relativi punti di forza e limiti. 

 Vantaggi e caratteristicheLimiti da considerare
Medico di baseConosce la storia clinica e può indirizzare verso professionisti adattiLe raccomandazioni dipendono dalla rete locale, che può essere limitata
PassaparolaUtile per capire come ci si sente in terapia e come lavora un professionistaLe esigenze di chi conosci possono essere diverse dalle tue; il terapeuta giusto per loro può non esserlo per te
Albo degli PsicologiPermette di verificare l'abilitazione e filtrare per città e specializzazioneNon fornisce informazioni sull'approccio o sull'esperienza specifica con il tuo problema
Consultori pubblici e CSMOffrono un accesso gratuito o a costo ridottoTempi di attesa variabili a seconda della zona e scelta di professionisti limitata
Piattaforme specializzateSistema di matching via questionario, colloquio di prova prima di impegnarsiNon si sceglie direttamente il professionista, ma si viene abbinati
Profili online e studi privatiMassima autonomia di scelta tramite informazioni su approccio, specializzazioni e recensioniRichiede più tempo di ricerca e una valutazione autonoma delle informazioni

Vale la pena sfatare un'aspettativa comune: cercare uno "psicologo vicino a me" è comprensibile, ma la vicinanza geografica non è necessariamente il criterio più importante. Un buon terapeuta raggiungibile in videochiamata può esserti molto più utile rispetto ad uno sotto casa con cui non riesci ad aprirti. Se stai valutando questa opzione, ci sono alcuni passi pratici che puoi seguire prima di scegliere un terapeuta online.

Le recensioni online aiutano a farsi un'idea generale, ma non sostituiscono la valutazione diretta. Un professionista con ottime recensioni può comunque non essere quello adatto a te: la sintonia si verifica solo al primo colloquio, non leggendo le esperienze di altre persone. Usale come punto di partenza per restringere la ricerca, non come criterio decisivo.

Come verificare che sia un professionista qualificato

Prima di fissare un colloquio, è utile dedicare qualche minuto a una verifica. Controlla che il professionista sia iscritto all'Albo degli Psicologi della sua regione, puoi farlo online cercando per nome e cognome sul sito dell'Ordine Nazionale degli Psicologi. L'iscrizione all'Albo garantisce che abbia completato la laurea magistrale in psicologia, il tirocinio abilitante e l'esame di Stato. Se stai cercando uno psicoterapeuta, verifica anche che la sua scuola di specializzazione quadriennale sia riconosciuta dal MIUR: solo al termine di quel percorso lo psicologo è abilitato a fare psicoterapia.

Un altro elemento da considerare è la specializzazione: non tutti gli psicologi lavorano con gli stessi problemi. Chi si occupa principalmente di disturbi d'ansia non è automaticamente il professionista più adatto per affrontare un lutto, una difficoltà relazionale o un percorso di crescita personale. Verificare che abbia esperienza specifica con la tua situazione, anche solo chiedendoglielo direttamente durante il primo colloquio, può fare una differenza significativa sulla qualità del percorso.

Oltre alle verifiche formali, è bene guardare come il professionista si presenta. Un profilo ben fatto non è garanzia assoluta, ma è un segnale: chi descrive con chiarezza il proprio approccio, le problematiche con cui lavora più frequentemente e le modalità pratiche del setting come durata, frequenza e costi dimostra trasparenza. Diffida invece dei profili che si limitano a elencare credenziali senza dire nulla di concreto su come lavorano, o che usano un linguaggio così generico da risultare intercambiabile con qualsiasi altro professionista.

Un ultimo elemento, spesso dato per scontato ma importante da sapere con chiarezza: tutto ciò che condividi in seduta è coperto dal segreto professionale, un obbligo previsto dal Codice Deontologico degli Psicologi e non una semplice prassi di cortesia. Il professionista non può rivelare a terzi quanto emerge durante gli incontri, salvo rarissime eccezioni previste dalla legge (ad esempio un rischio grave e imminente per te o per altri). Saperlo fin dall'inizio può aiutarti ad affrontare il primo colloquio con meno timore di essere giudicato o "esposto" — è uno spazio protetto per definizione, non solo per buona volontà del terapeuta.

Segnali d'allarme quando si sceglie il terapeuta

Oltre ai criteri per riconoscere il professionista giusto, può essere utile sapere anche cosa evitare. Alcuni comportamenti, già nelle prime fasi della ricerca o del primo colloquio, sono segnali che indicano scarsa affidabilità professionale: 

  • credenziali vaghe o difficili da trovare, titolo di laurea, iscrizione all'Albo e orientamento terapeutico devono essere chiari e accessibili;
  • promesse di risultati certi o tempi garantiti, nessun percorso terapeutico serio può fare delle promesse di guarigione;
  • scarso rispetto dei confini terapeutici, parla troppo di sé, cerca un rapporto amicale o minimizza il tuo disagio;
  • resistenza al confronto con altri specialisti, un buon professionista non ha problemi se chiedi una seconda opinione;
  • mancanza di direzione nel percorso, né fretta ingiustificata né un cammino che si prolunga senza obiettivi chiari.

Uno studio longitudinale su oltre 600 pazienti (Jacobsen et al., 2024) ha rilevato che un disallineamento tra le attività terapeutiche proposte e le aspettative del paziente è tra i fattori che aumentano il rischio di abbandono del percorso. Una meta-analisi su 29 studi clinici randomizzati e oltre 5.000 pazienti ha confermato che ricevere il trattamento preferito riduce sensibilmente il rischio di abbandono rispetto a non riceverlo. (Windle et al., 2020).

Un professionista affidabile comunica in modo chiaro e trasparente fin dal primo contatto, mantiene confini definiti e non ha bisogno di vendere il percorso, ti da le informazioni in mano e lascia che tu decida.

I consigli pratici su come scegliere lo psicologo giusto

La scelta dello psicologo adatto può avere un impatto rilevante sul successo del percorso terapeutico. Tuttavia, questo processo richiede un'attenta valutazione di diversi fattori. 

Tra i consigli principali che è bene tenere a mente prima di scegliere lo psicologo elenchiamo:

  1. Definisci i tuoi obiettivi e le tue necessità. Quali sono i motivi per cui hai deciso di andare in terapia? Se riesci a dare una risposta a questa domanda, puoi già cercare in modo più specifico un terapeuta adatto alle tue esigenze ed escludere i professionisti che invece si occupano di aree diverse da ciò di cui tu hai bisogno.
  2. Informati sugli approcci terapeutici e prova a capire quale si adatta di più alle tue necessità. Tra gli approcci più comuni troviamo ad esempio la psicoterapia cognitivo comportamentale, la psicoterapia psicoanalitica o la terapia sistemico relazionale. Conoscere le differenze può aiutarti a capire quale di questi approcci potrebbe fare al caso tuo.
  3. Valuta il prezzo delle sedute: Chiaramente il costo di una seduta può variare in base all'esperienza, alla posizione geografica o alla specializzazione del terapeuta. Nonostante queste differenze, però, alcuni centri medici, come ad esempio il nostro, ti offrono la possibilità di poter seguire un percorso psicoterapeutico con un prezzo fisso, nel nostro caso di 49 € a seduta. Vale anche la pena sapere che le spese per lo psicologo sono detraibili fiscalmente al 19% come spese sanitarie, a condizione che il professionista rilasci regolare ricevuta o fattura.
  4. Prova a chiedere alle persone che conosci che sono state in terapia. L'esperienza degli altri, anche se non hanno i tuoi stessi problemi, può aiutarti a capire cosa significa andare in terapia, come funziona e a chiarire eventuali dubbi che hai sul percorso psicoterapeutico.
  5. Prova a fare un primo colloquio conoscitivo con il tuo terapeuta. Alcuni professionisti danno la possibilità di fare un primo colloquio conoscitivo e di conseguenza capire se c'è la necessità di iniziare un percorso terapeutico e anche di capire come ci si sente a parlare con quel professionista. Noi di Serenis, per esempio, offriamo un primo colloquio gratuito che puoi prenotare subito dopo aver compilato il nostro questionario.
  6. Valuta se preferisci un percorso online o in studio. Non c'è una risposta giusta per tutti, ma ci sono criteri utili. Per molte persone, poter fare seduta da casa riduce la barriera all'accesso e aumenta la continuità del percorso. Per altre, la presenza fisica è parte integrante del setting. Entrambe sono scelte legittime. 

Infine, una volta scelto lo psicologo ed iniziata la terapia, sarà importante valutare come sta andando in modo da assicurarti di capire se sia lo psicologo giusto per te. Il consiglio migliore che possiamo darti è parlare direttamente con il professionista di eventuali dubbi o perplessità, che fanno parte integrante di ogni percorso terapeutico.

Dubbi comuni prima di iniziare

Scegliere di iniziare un percorso dallo psicologo porta quasi sempre con sé una serie di domande pratiche che è difficile trovare dove fare. Non riguardano la psicologia in sé, ma i dettagli concreti: quanto si spende, se conviene farlo online o di persona, se il genere del terapeuta conta, come muoversi se non si cerca per sé stessi. Sono domande legittime, e meritano risposte dirette.

Meglio un professionista uomo o donna?

Non esiste una risposta clinicamente corretta. Si tratta di una preferenza personale del tutto legittima e ha senso tenerla in considerazione già in fase di ricerca per evitare ripensamenti. Alcune persone si aprono più facilmente con un terapeuta dello stesso genere, altre trovano più utile il confronto con uno diverso. Questo ha un impatto reale sulla qualità dell'alleanza terapeutica, uno dei fattori più determinanti per l'efficacia del percorso

L'unica cosa che conta davvero è che tu ti senta sufficientemente a tuo agio da poterti aprire. Se hai una preferenza, indicala: quando compili il questionario Serenis puoi specificarla e verrà considerata nell'abbinamento.

Meglio online o in presenza?

Il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi (CNOP) impone ai professionisti gli stessi standard etici e deontologici indipendentemente dal formato. Riservatezza, continuità del percorso e qualità della relazione terapeutica non cambiano. 

Una revisione sistematica di 81 studi (Gkintoni et al., 2025) ha rilevato che le terapie digitali e personalizzate migliorano l'accessibilità e l'aderenza al percorso, mantenendo un'efficacia clinica sovrapponibile a quella della terapia in presenza.

Quello che cambia è il contesto, e per alcune persone il contesto conta.

  • L'online funziona meglio quando hai vincoli logistici o geografici, viaggi spesso, vivi in una zona con poca offerta specialistica, o semplicemente fatichi a ritagliarti il tempo per spostarti. Per alcuni, fare seduta da casa abbassa anche la soglia di accesso: chiedere aiuto da un posto familiare è percepito come più sicuro. C'è anche una ragione meno pratica e più emotiva per cui molte persone scelgono l'online: il timore di essere viste entrare in uno studio, o semplicemente la fatica di raccontare a voce alta, in una stanza estranea, qualcosa che si fatica ad ammettere anche a sé stessi. Per chi vive il proprio disagio come particolarmente delicato o difficile da normalizzare, iniziare da uno spazio familiare può abbassare una soglia che altrimenti rischierebbe di rimandare la richiesta di aiuto.
  • La presenza funziona meglio quando la separazione fisica tra lo spazio della cura e quello quotidiano è per te parte integrante del processo. Uscire di casa, raggiungere uno studio, tornare: per alcune persone questo rituale ha un valore terapeutico in sé.

Non devi deciderlo in anticipo con certezza, spesso la preferenza si chiarisce dopo il primo colloquio. 

Ho bisogno dello psicologo? 7 Segnali per capirlo

Secondo il DSM-5-TR, il manuale diagnostico di riferimento in psicologia clinica, un disturbo mentale si definisce tale quando è presente un'alterazione clinicamente significativa della sfera cognitiva, della regolazione delle emozioni o del comportamento

I segnali che indicano l'opportunità di un consulto includono:

  • la sofferenza ti ostacola nella vita quotidiana: ti senti ansioso, triste o sopraffatto da emozioni intense che interferiscono con il lavoro, le relazioni o le attività che di solito riesci a fare.
  • disagio soggettivo persistente: ansia, tristezza o rabbia che non passano con il tempo e che non riesci a gestire con le tue risorse abituali.
  • il tuo corpo ti sta mandando segnali: alterazioni persistenti del sonno, hai perso l'appetito o non riesci a concentrarti, senza che ci sia una causa fisica che lo spieghi.
  • paure o fobie invalidanti: sperimenti paure spropositate legate a situazioni specifiche (es. fobia sociale, paura di volare) che limitano le tue scelte di vita.
  • eventi traumatici non elaborati: hai vissuto un lutto, una separazione, una malattia o un licenziamento e fai fatica a sostenerne l'impatto emotivo, rischiando complicanze come ansia o depressione.
  • difficoltà relazionali: ti trovi in conflitti ricorrenti con partner, amici o colleghi, o ti senti costantemente isolato e incompreso.
  • senso di blocco e inefficacia: senti che i tuoi problemi non migliorano nonostante tutti i tuoi sforzi per risolverli autonomamente.

Da considerare che la psicoterapia non è riservata solo a chi soffre di disturbi gravi, ma è un'opportunità per chiunque voglia migliorare la propria vita e acquisire consapevolezza di sé. 

Se però quello che provi va oltre un disagio da affrontare con calma, come un pensiero di farti del male, un rischio immediato per te o per qualcun altro, non serve aspettare il primo colloquio. Se hai un'emergenza, puoi chiamare subito il 112 (numero di emergenza unico europeo, attivo 24 ore su 24) o il 118 (soccorso sanitario, 24 ore su 24). Se quello che ti pesa è più legato a pensieri di farla finita, Telefono Amico risponde al numero 02 2327 2327. Se hai meno di 18 anni, Telefono Azzurro è raggiungibile al 196 96, 24 ore su 24.

Quale orientamento terapeutico scegliere?

La scelta dell'orientamento terapeutico è spesso il primo ostacolo che blocca le persone prima ancora di iniziare. La buona notizia è che non devi avere le idee chiare in partenza: nella maggior parte dei casi, è il terapeuta stesso ad aiutarti a capire quale approccio si adatta meglio alla tua situazione. Se però vuoi arrivarci con qualche elemento in più, ecco come orientarti.

Abbiamo creato un test sull'orientamento terapeutico: nove domande per capire quale approccio potrebbe essere più adatto a te, in base alla tua richiesta, alle tue preferenze e agli obiettivi che vuoi raggiungere. È gratuito, richiede pochi minuti e i risultati sono immediati.

Sei indeciso su quale orientamento terapeutico scegliere?

Il nostro test sull'orientamento terapeutico è gratuito e consiste in 9 domande. Ti richiederà pochi minuti, inoltre il risultato ti verrà comunicato immediatamente.

Se vuoi capire di cosa si tratta prima di fare il test, ecco i principali approcci:

  • la terapia cognitivo-comportamentale, che lavora sul legame tra pensieri, emozioni e comportamenti, ed è particolarmente indicata per ansia, fobie e depressione;
  • la psicoterapia psicoanalitica e quella psicodinamica, che esplorano l'inconscio e le esperienze passate per comprendere il presente;
  • la psicoterapia sistemico-relazionale, che considera la persona nel contesto delle sue relazioni familiari e sociali;
  • la psicoterapia della Gestalt, che lavora sulla consapevolezza del momento presente;
  • la terapia breve strategica, orientata alla risoluzione rapida di problemi specifici;
  • altri approcci come l'analisi transazionale, lo psicodramma e la psicoterapia transculturale.

Più che l'orientamento in sé, sembra contare la corrispondenza tra le attività di seduta e le preferenze del paziente: chi predilige un approccio guidato e orientato ai problemi attuali tende a portare avanti il percorso più a lungo rispetto a chi si aspettava un lavoro più esplorativo e non lo trova (Jacobsen et al., 2024).

Per un approfondimento completo su tutti gli orientamenti consulta la nostra guida ai tipi di psicoterapia. Oppure, se hai già le idee abbastanza chiare, fai direttamente il test sull'orientamento terapeutico e scopri subito quale approccio potrebbe fare al caso tuo.

Qual è la psicoterapia più efficace?

Non esiste una risposta unica: l'efficacia di un approccio dipende molto dalla natura del problema che si vuole affrontare e dalle preferenze individuali.

  • Per problemi specifici come ansia, attacchi di panico, fobie o depressione, la terapia cognitivo-comportamentale è tra quelle con le maggiori evidenze scientifiche di efficacia nel breve-medio periodo. A riprova della sua validità, una serie unificata di meta-analisi su oltre 32.000 pazienti conferma che la CBT ha effetti da moderati a grandi per il disturbo di panico, l’ansia sociale e l’ansia generalizzata, con punteggi di efficacia molto elevati per le fobie specifiche e il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) (Cuijpers et al., 2025).
  • Per esplorare dinamiche profonde della personalità o schemi relazionali ricorrenti nati nel passato, la terapia psicodinamica o psicoanalitica offre un lavoro di analisi più profondo. La ricerca moderna definisce questa “profondità” come un focus specifico sul funzionamento della personalità e sulle strutture interne (difese, integrazione dell’identità), distinguendola dall’efficacia sintomatica pura, dove spesso non vi è superiorità rispetto ad altri approcci (Leichsenring & Steinert, 2019).
  • La terapia sistemico-relazionale (o sistemica) è l’intervento di elezione per il disagio relazionale e i disturbi della condotta in età evolutiva. Risulta inoltre un’alternativa di pari efficacia alla terapia individuale per i disturbi dell’umore e le dipendenze dell’adulto, con il valore aggiunto di migliorare significativamente la soddisfazione del partner e la coesione familiare.

In generale, le ricerche confermano che la corrispondenza tra l'approccio proposto e le aspettative del paziente, unite a una solida alleanza terapeutica, conta più del singolo modello teorico.

Sto cercando uno psicologo per qualcun altro. Da dove parto?

Capita spesso con i figli adolescenti, ma anche con un genitore o un partner che fa resistenza. Alcune cose utili da sapere:

  • la specializzazione del terapeuta conta ancora di più, chi lavora prevalentemente con adolescenti non è automaticamente adatto a un adulto in crisi relazionale, e viceversa.
  • se si tratta di un minore, il percorso richiede il consenso di entrambi i genitori (o del genitore affidatario) e spesso prevede fasi di colloquio con la famiglia.
  • non forzare la scelta sulla persona, sentire di avere voce in capitolo nella scelta del terapeuta aumenta sensibilmente la probabilità che il percorso venga portato avanti.

Se cerchi un professionista per qualcun altro, tienilo presente già nella fase di ricerca: molte piattaforme e professionisti permettono di specificare il contesto fin dal primo contatto, e questo aiuta a trovare il professionista più adatto alla situazione.

Il primo colloquio: cosa osservare e cosa chiedere

Il primo colloquio è un momento esplorativo in entrambe le direzioni: il terapeuta ti conosce, tu valuti lui. Oltre alle domande che puoi fare, ci sono cose da osservare che non richiedono parole: 

  • ti senti ascoltato o senti che sta già inquadrando la tua situazione prima che tu abbia finito di raccontarla?
  • C'è spazio per le tue domande o la conversazione scorre solo in una direzione? 

Il modo in cui gestisce i silenzi, risponde alle tue incertezze e parla del percorso dice molto su come lavorerà con te. Non devi avere certezze dopo un solo incontro, ma dovresti uscire con una sensazione abbastanza chiara di voler tornare.

Oltre a osservare, puoi fare domande dirette:

  • qual è il suo approccio terapeutico e come lavora concretamente,
  • ha esperienza con il tipo di problema che stai portando,
  • qual è la durata stimata del percorso. 

Non c'è nulla di strano nel fare queste domande, un buon professionista risponde volentieri. Se vuoi sapere nel dettaglio come si svolge solitamente il primo incontro e cosa aspettarti, abbiamo una guida su cosa aspettarsi dalla prima seduta dallo psicologo.

Nelle prime sedute, ho lavorato attivamente per integrare la comprensione del quadro clinico con la stimolazione della motivazione del giovane paziente verso la terapia. Ho cercato di nutrire il suo interesse per l'indagine della propria sfera mentale e di incoraggiare la volontà di affrontare e elaborare la propria sofferenza. Accogliere apertamente le paure e le incertezze legate al processo terapeutico è stato un passo cruciale, fornendo rassicurazioni sulla natura sconosciuta ma potenzialmente trasformativa del percorso. Attraverso colloqui conoscitivi approfonditi, abbiamo stabilito una solida base per il trattamento, che continua ancora oggi con un impegno costante da parte del paziente, come testimoniato dalla frequenza regolare delle sedute.

Cosa chiede lo psicologo nella prima seduta?

Il primo colloquio è una fase conoscitiva ed esplorativa per entrambi. Lo psicologo ti farà domande semplici e dirette per inquadrare la tua situazione:

  • Il motivo della consultazione: cosa ti ha spinto a chiedere aiuto proprio in questo momento e quali sono le tue aspettative.
  • La tua storia recente e passata: informazioni sintetiche sul tuo contesto di vita (lavoro, relazioni, famiglia) e su eventuali percorsi psicologici passati.
  • I sintomi o il disagio: da quanto tempo si presenta la difficoltà e come impatta sulle tue giornate.

Contestualmente, ti somministrerà il consenso informato e la documentazione sulla privacy, lasciandoti lo spazio per porre tutte le domande necessarie sul suo metodo di lavoro.

Non sapere da dove iniziare è normale, non un errore: capita a molte persone, soprattutto alla prima seduta, e non compromette in alcun modo il percorso.

Non serve arrivare con un discorso preparato. Puoi dirlo apertamente: "Non so bene da dove cominciare" è già un punto di partenza legittimo, e un buon terapeuta sa accogliere anche questo. Alcuni suggerimenti pratici, se il silenzio ti mette a disagio:

  • Parti da ciò che senti nel corpo, non da un pensiero strutturato: "sono stanco", "sono in ansia da giorni" bastano per iniziare.
  • Racconta l'ultimo episodio concreto, invece di riassumere anni di vissuto: un litigio, una notte insonne, un momento in cui ti sei sentito sopraffatto.
  • Lascia che sia lo psicologo a guidare con domande: il suo compito, soprattutto al primo incontro, è anche questo.

Anche il silenzio, quando capita, è materiale su cui lavorare: un terapeuta esperto non lo interpreta come un fallimento, ma lo accompagna senza fretta.

L'importanza della relazione terapeutica nel percorso psicoterapeutico

Come capire se hai trovato lo psicologo giusto per te

Riconoscere che un percorso funziona è più difficile che riconoscere quando non funziona, perché i segnali positivi sono spesso sottili e graduali. Alcuni indicatori concreti: 

  • riesci a parlare di cose che non hai mai detto a nessuno, o che prima non riuscivi nemmeno a formulare chiaramente.
  • esci dalla seduta con qualcosa su cui riflettere, anche quando l'incontro è stato difficile emotivamente.
  • nel tempo noti piccoli cambiamenti nel modo in cui reagisci a situazioni che prima ti bloccavano. 

Non devi sentirti "guarito", la terapia non funziona così, ma dovresti sentire che il percorso ha una direzione.

Ciò che veramente conta è la qualità della relazione terapeutica che si instaura tra il paziente e lo psicologo. Alcuni studi evidenziano come affrontare esplicitamente col terapeuta le dinamiche della relazione stessa, e non solo il contenuto delle sedute, possa rafforzare l'alleanza e migliorare gli esiti del percorso (Hill & Knox, 2009) e altre ricerche riportano che che una comunicazione centrata sul paziente rafforza l'alleanza terapeutica, migliora l'aderenza al percorso e la soddisfazione complessiva (Niu et al., 2025).

Una relazione terapeutica fondata sulla comprensione, il supporto e l'incoraggiamento è essenziale per consentire al paziente di affrontare apertamente e onestamente i propri problemi, esplorare le proprie emozioni e progredire significativamente nel percorso di cambiamento, benessere e crescita personale. 

Con il tempo, imparare a riconoscere se il tuo psicologo è davvero quello giusto per te diventa parte integrante del percorso stesso.

Come capire se cambiare terapeuta?

Rimanere in terapia, parlare con il terapeuta di eventuali problemi e impegnarsi attivamente nel percorso di cura sono elementi cruciali per il successo del trattamento psicologico. 

Ci sono segnali che indicano un problema reale non con la terapia in sé, ma con quel professionista specifico.

Segnali che può valere la pena cambiare:

  • Non ti senti a tuo agio nemmeno dopo diverse sedute e di conseguenza non riesci ad esprimerti come vorresti. Un certo imbarazzo iniziale è normale, ma se dopo quattro o cinque incontri fai ancora fatica ad aprirti, il problema potrebbe essere la sintonia con quel professionista specifico e non la terapia in sé.
  • Non percepisci progressi dopo un periodo prolungato. La terapia richiede tempo e i cambiamenti non sono sempre lineari. Tuttavia, se dopo diversi mesi non noti alcun miglioramento né un senso di direzione, parlane direttamente con il terapeuta. Se il dialogo non sblocca la situazione, potrebbe valere la pena esplorare un approccio diverso o un altro professionista.
  • Hai la sensazione che il percorso sia fermo. A volte ci si blocca non per mancanza di impegno, ma perché quell'approccio terapeutico non è il più adatto alla tua situazione. Cambiare orientamento, oltre che professionista, può fare la differenza.

Segnali d'allarme da non ignorare:

  • Diagnosi affrettate: il terapeuta trae conclusioni già nelle prime sedute, senza prendersi il tempo necessario per conoscerti davvero.
  • Mancanza di ascolto: parla più di sé che di te, oppure non sembra realmente presente e coinvolto durante le sedute.
  • Mancato rispetto dei tuoi tempi: ti spinge ad affrontare argomenti per cui non ti senti ancora pronto, senza tenere conto dei tuoi limiti.
  • Senso di disagio ricorrente: esci dal colloquio sentendoti costantemente peggio di come sei entrato, senza che ci sia una ragione terapeutica comprensibile a quel malessere.
  • Giudizi o critiche sistematiche: il terapeuta ha il compito di accoglierti in uno spazio privo di giudizi. Se percepisci svalutazioni in modo ricorrente, non è qualcosa da normalizzare.

La terapia può essere faticosa, ma non dovrebbe farti sentire sminuito o incompreso. Se noti questi segnali in modo ricorrente, parlarne direttamente con il terapeuta è sempre il primo passo, ma se il dialogo non cambia le cose, terminare la terapia e cambiare professionista è una scelta legittima e spesso necessaria.

Se decidi di cambiare, non è necessario dare spiegazioni elaborate. Puoi semplicemente comunicare al terapeuta che non intendi proseguire per messaggio o durante una seduta, come preferisci. Non sei obbligato a motivare la scelta, anche se farlo può essere utile per te. Non c'è una procedura formale, il percorso termina quando decidi che termina. Quello che vale la pena fare, se possibile, è aspettare di avere già individuato il prossimo professionista prima di interrompere, per evitare un vuoto prolungato.

Hai mai pensato di fare psicoterapia?

Compila il questionario e scopri quale terapeuta può fare al caso tuo. 

  • Centro medico autorizzato
  • 100% professionisti qualificati
  • Primo colloquio gratuito
Fonti:

Sitografia

Client preferences, therapy activities and preference-activity match as predictors of therapy outcome.

Psychotherapy Research, 35(5)

The Critical Role and Effects of Patient-Centered Communication in Psychotherapy: A Narrative review.

Psychology Research and Behavior Management, Volume 18

Next-Generation Cognitive-Behavioral therapy for depression: integrating digital tools, teletherapy, and personalization for enhanced mental health outcomes.

Medicina, 61(3), 431.

Processing the therapeutic relationship.

Psychotherapy Research, 19(1)

Association of patient treatment preference with dropout and clinical outcomes in adult psychosocial mental health interventions.

JAMA Psychiatry, 77(3), 294.

Cognitive Behavior therapy for mental disorders in adults.

JAMA Psychiatry, 82(6), 563.

The efficacy of psychodynamic psychotherapy: an up-to-date review.

Elsevier eBooks

Alcune domande che potresti avere su come scegliere lo psicologo

Il nostro processo di revisione
Scopri di più
Approfondimento
Coinvolgiamo nella stesura dei contenuti clinici i terapeuti con almeno 2.000 ore di esperienza.
Verifica
Studiamo le ricerche sul tema clinico e quando possibile le inseriamo in bibliografia.
Chiarezza
Perfezioniamo gli articoli dal punto di vista stilistico privilegiando la comprensione del testo.
Validano gli articoli
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Leggi la biografia
Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
Jacopo RizzutiPsicologo e Psicoterapeuta
Leggi la biografia
Sono psicologo e psicoterapeuta. Dopo la laurea in psicologia dinamico-clinica mi sono specializzato in psicoterapia psicoanalitica. Nella mia attività clinica do pari priorità sia all'ascolto attento ed empatico del paziente e del suo mondo interno, sia alla costruzione di un intervento efficiente e utile al benessere del paziente stesso. Queste penso che siano le colonne portanti per arrivare ad un vero cambiamento interno.
Trova un terapeuta
Primo colloquio gratuito
Primo colloquio gratuito