Letargia: cause e sintomi

Hai mai provato una sensazione di stanchezza opprimente, come se qualcosa ti tenesse inchiodato al letto? Una condizione che va ben oltre la semplice stanchezza di tutti giorni. Se la risposta è sì, potrebbe trattarsi di letargia, uno stato che, pur sembrando innocuo, nasconde spesso cause più profonde. In questo articolo esploreremo nel dettaglio questa patologia.
Scritto daDott. Raffaele AvicoPsicologo e Psicoterapeuta
Icona revisione
Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato27 febbraio 2022
•
Aggiornato06 ottobre 2026
Trova il professionista giusto per te.
Trova un terapeuta online
letargia_d3fb36ea5a.png

Può capitare a tutti di dormire male e svegliarsi più affaticati del solito. Se però la stanchezza non passa nonostante il riposo notturno, oppure ti senti spossato e senza energie per settimane, potrebbe trattarsi di letargia, un disturbo che può incidere in modo significativo sulla qualità della vita.

In questo articolo vediamo cos'è la letargia, quali sono i sintomi e le cause più comuni, quando è il caso di rivolgersi subito a un medico e cosa fare per gestirla, fino ai possibili trattamenti consigliati.

Letargia: cos’è e cosa significa essere letargici

La letargia è uno stato di affaticamento persistente e di sonnolenza diurna eccessiva, che toglie energia sia al corpo sia alla mente. Non è una malattia a sé ma un sintomo spesso associato ai problemi del sonno, che può dipendere da cause passeggere, oppure da condizioni mediche o psicologiche da approfondire.

Anche il significato della parola aiuta a capirla: letargia deriva dal greco e richiama due termini che significano «oblio» e «inerte». Chi si sente letargico, infatti, può avvertire poca lucidità, difficoltà di concentrazione e una sensazione generale di rallentamento. 

Questo stato, oltre a limitare la produttività e il benessere, può provocare frustrazione e nervosismo, e le ricadute si vedono anche sul lavoro: secondo una revisione di studi longitudinali, chi riporta livelli elevati di fatica ha un rischio di assenze prolungate per malattia più alto di circa il 35% (Sagherian et al., 2019).

La letargia può interessare persone di qualsiasi età: dagli adulti ai bambini, fino ai neonati. Nei più piccoli i segnali tendono a essere meno evidenti e quindi più difficili da riconoscere; per questo è fondamentale osservare eventuali cambiamenti anomali nel livello di attività, nella reattività o nel comportamento, segnalandoli tempestivamente al pediatra. 

Anche la letargia nell’anziano richiede particolare attenzione, soprattutto quando si presenta in modo persistente, riduce l’autonomia o si accompagna a sintomi non abituali. In questa fase della vita, fattori come la noia, la presenza di patologie croniche o l’assunzione di terapie continuative possono incidere significativamente sul livello di energia. Non è infatti rara la letargia da farmaci, legata agli effetti collaterali di alcuni medicinali comunemente utilizzati.

uomo affetto da letargia che dorme

Sintomi della letargia

La letargia si manifesta attraverso una serie di segnali che incidono sia sulle energie fisiche sia sulle capacità cognitive ed emotive. Tra i sintomi più frequenti di quello che potremmo definire “stato letargico”, rientrano:

  • stanchezza intensa fin dal risveglio, che non migliora con il riposo;
  • sonnolenza eccessiva diurna e sonno non riposante, con il desiderio costante di dormire;
  • difficoltà di concentrazione, ridotta attenzione e rallentamento fisico e mentale;
  • calo della motivazione e perdita di interesse per le attività quotidiane;
  • alterazioni dell'umore e disturbi emotivi.

In alcuni casi, questi segnali possono associarsi ad altre condizioni che richiedono una valutazione clinica. È consigliabile consultare un medico soprattutto quando i sintomi compaiono improvvisamente, peggiorano rapidamente o sono accompagnati da manifestazioni atipiche, come dolori al petto, ridotta reattività o difficoltà nei movimenti. 

Anche stati di confusione, come il non riuscire a ricordare informazioni semplici o orientarsi nel tempo e nello spazio, rappresentano un campanello d’allarme da non ignorare.

Completa il test sull'insonnia, in 5 minuti
Completa il test sull'insonnia, in 5 minuti

Il test è gratuito. Scopri subito il risultato.

Qual è la differenza tra sonnolenza, stanchezza cronica e letargia?

Sonnolenza, stanchezza cronica e letargia sono condizioni spesso confuse tra loro perché condividono un senso generale di affaticamento, ma indicano situazioni diverse per intensità, durata e cause.

  • la sonnolenza è generalmente temporanea e legata a un riposo insufficiente o di scarsa qualità: tende infatti a migliorare dopo aver dormito adeguatamente;
  • la letargia si distingue per una stanchezza molto intensa e un rallentamento fisico e mentale: può essere transitoria ed è spesso associata a disturbi del sonno come l’ipersonnia (addormentamento involontario durante il giorno);
  • la stanchezza cronica (o astenia) è una condizione persistente che dura da almeno sei mesi e non migliora con il riposo: può essere legata a insonnia, stress prolungato o a problemi di salute sottostanti.

In tutti i casi, si tratta di problematiche legate al ritmo sonno-veglia che possono influenzare negativamente la vita quotidiana, creare difficoltà nelle relazioni personali o lavorative e avere un impatto significativo sul benessere psicofisico di chi ne soffre.

Disturbi del sonno, ansia e depressione correlati alla letargia

La letargia è spesso legata ai disturbi del sonno. Uno dei più comuni è l'insonnia che, se protratta nel tempo, può causare apatia, affaticamento diurno e difficoltà di concentrazione. Anche le apnee notturne possono frammentare il sonno, rendendolo poco efficace.

Letargia e disturbi del sonno, inoltre, si accompagnano spesso a difficoltà psicologiche come ansia e depressione, in un circolo vizioso: si dorme male, ci si sente stanchi e la stanchezza alimenta a sua volta il disagio emotivo.

Con la depressione, in particolare, il legame è particolarmente forte: la stanchezza può essere proprio il motivo che porta dal medico chi ne soffre. Una revisione di 26 studi condotti in medicina generale ha rilevato che, tra chi si rivolge al medico di base perché si sente stanco, circa una persona su cinque riceve una diagnosi di depressione (Stadje et al., 2016).

Donna con disturbi del sonno che non riesce a dormire

Cause della letargia

Le cause della letargia e della conseguente sonnolenza eccessiva possono essere molteplici e di diversa natura. In genere si distinguono fattori temporanei, legati a periodi specifici della vita, cause mediche o psicologiche più profonde, e in alcuni casi segnali di condizioni gravi che richiedono un intervento immediato. In ogni caso, la letargia va sempre affrontata partendo dall’individuazione della causa che l’ha scatenata.

Cause transitorie della letargia 

Le forme temporanee di letargia compaiono spesso in momenti di particolare affaticamento fisico o mentale e tendono a risolversi una volta superata la fase critica. Tra le più comuni rientrano:

  • stanchezza dovuta a sforzi fisici eccessivi;
  • stress prolungato, che può provocare un senso di stanchezza continua e un aumentato bisogno di dormire;
  • mancanza di riposo o insonnia occasionale, poiché la privazione di sonno riduce attenzione, energia e rendimento durante la giornata.

Questi fattori possono anche presentarsi contemporaneamente, amplificando la sensazione di spossatezza.

Cause mediche e psicologiche della letargia

Oltre alle forme temporanee, la letargia può essere la manifestazione di condizioni mediche o psicologiche più complesse, che è importante riconoscere e approfondire con il proprio medico. Una delle più frequenti è la depressione: chi ne soffre può sentirsi stanco anche dopo aver riposato e, come abbiamo visto parlando dei disturbi del sonno, il legame tra stanchezza e umore è molto stretto.

Anche altre forme di disagio psicologico possono tradursi in una stanchezza che il riposo non basta a placare: il burnout, per esempio, ma anche un lutto, un'ansia che dura nel tempo o un periodo di isolamento.

Tra le altre possibili cause di letargia si includono:

  • influenza con febbre, disidratazione o cattiva alimentazione protratta nel tempo, che riducono le energie dell'organismo;
  • effetti collaterali di farmaci;
  • uso abituale di alcolici e sostanze stupefacenti;
  • problematiche tiroidee, come ipertiroidismo e ipotiroidismo, che modificano le funzioni metaboliche;
  • patologie croniche, come diabete o malattie autoimmuni.

Cause gravi della letargia: quando preoccuparsi e cosa fare

In alcuni casi, la letargia improvvisa o molto intensa può essere il segnale di una condizione medica seria, che richiede un intervento tempestivo piuttosto che un semplice periodo di riposo.

In medicina, infatti, la letargia non indica solo una forte stanchezza: è anche uno dei livelli di coscienza che il medico valuta durante l'esame neurologico, in cui la persona appare sonnolenta e rallentata e, per rispondere, ha bisogno di essere stimolata anche con il contatto fisico (Sánchez e Asuncion, 2025).

Encefalite, meningite e altre patologie del sistema nervoso

Tra le cause più serie ci sono alcune patologie del sistema nervoso centrale, come i tumori cerebrali o le infezioni del cervello. L'encefalite, un'infiammazione del cervello, può alterare il livello di coscienza e comparire insieme a febbre alta improvvisa e mal di testa; in presenza di questi sintomi bisogna contattare subito un medico o andare in ospedale (NINDS, 2026).

Anche la meningite, un'infezione delle membrane che avvolgono il cervello, può esordire con sonnolenza, seguita da febbre alta, mal di testa, rigidità della nuca, nausea e vomito: anche in questo caso è bene rivolgersi immediatamente al medico, che valuterà se è necessario il ricovero in ospedale.

Trauma cranico o emorragia cerebrale

Dopo un trauma cranico, la sonnolenza è uno dei segnali per cui andare subito al pronto soccorso o chiamare il 112, soprattutto se si accompagna a vomito, confusione o mal di testa che persiste o peggiora (ISS, 2020). Lo stesso vale in caso di emorragia cerebrale, una delle forme di ictus, che può manifestarsi con un mal di testa improvviso e fortissimo, difficoltà a parlare, debolezza o intorpidimento da un lato del corpo: intervenire rapidamente con una chiamata al 112 può essere vitale.

Crisi ipoglicemica

Una crisi ipoglicemica, cioè un calo marcato della glicemia, più frequente in chi è affetto da diabete, nei casi gravi può provocare confusione e sonnolenza, fino alla perdita di coscienza. 

Se la persona è confusa o sonnolenta, non va dato nulla da mangiare o da bere per il rischio di soffocamento: se perde conoscenza va messa in sicurezza, sdraiata su un fianco, e bisogna chiamare il 112 o il 118 quando non è disponibile un'iniezione di glucagone o qualcuno in grado di farla (ISS, 2021).

Intossicazione da farmaci o sostanze

Un'intossicazione, per esempio da farmaci assunti in dosi eccessive o da droghe, può essere all'origine di uno stato letargico, soprattutto se si accompagna a confusione. Se la persona perde coscienza, ha comportamenti insoliti o fatica a respirare, bisogna chiamare immediatamente il 112 o il 118; negli altri casi di sospetta intossicazione ci si può rivolgere a un Centro Antiveleni, senza indurre il vomito né dare da bere (CRI, 2025).

In generale, vale la pena rivolgersi subito a un medico o al pronto soccorso ogni volta che la letargia compare all'improvviso, peggiora rapidamente o si accompagna a uno di questi segnali: non è mai eccessivo chiedere una valutazione, anche solo per escludere le cause più serie.

Come si tratta la letargia

Guarire dalla letargia e dai disturbi del sonno ad essa associati è possibile, soprattutto introducendo comportamenti che favoriscano il recupero delle energie e un sonno più ristoratore.

Tra le strategie più efficaci per curare la letargia rientrano:

  • adottare uno stile di vita sano, basato su un’alimentazione equilibrata, un’adeguata idratazione e una regolare attività fisica;
  • migliorare la qualità del sonno, organizzando il momento del riposo e creando un ambiente favorevole, tranquillo e rilassante;
  • evitare comportamenti che ostacolano il recupero, come l'assunzione di caffeina o alcol, e preferire pasti leggeri e ben distribuiti durante la giornata.

In alcuni casi, il medico può ritenere opportuno un trattamento farmacologico, finalizzato a intervenire sulle cause fisiche o psicologiche che hanno determinato la letargia: è fondamentale, per questo, affidarsi sempre a uno specialista che può valutare la terapia più adatta e prescrivere il percorso terapeutico corretto.

Psicoterapia per la letargia 

Se la letargia ha una componente psicologica, un valido aiuto è rappresentato dalla psicoterapia. Nel trattamento del disturbo, il percorso terapeutico può aiutare a sviluppare strategie efficaci di gestione dello stress, migliorare la qualità del sonno e favorire un maggiore equilibrio emotivo. Nei casi in cui la condizione è legata a difficoltà relazionali o stati di disagio psicologico, il lavoro con un terapeuta può contribuire anche a migliorare le relazioni interpersonali, riducendo il peso mentale che spesso si manifesta sotto forma di affaticamento cronico.

Con il tempo e con un intervento adeguato, questo approccio integrato può aiutare a ripristinare i livelli di energia e a migliorare in modo significativo il benessere psicofisico complessivo.

Psicoterapeuta che tratta la letargia

Se pensi che la tua condizione sia conseguenza di problemi psicologici, parlarne con un professionista può rappresentare un passo importante. Un confronto con una persona esperta aiuta a comprendere meglio l’origine del malessere e a trovare strategie efficaci per gestire la stanchezza persistente.

Su Serenis, il nostro centro medico autorizzato, puoi trovare psicoterapeuti specializzati nei disturbi del sonno, che possono accompagnarti in un percorso mirato a comprendere le cause della letargia e a migliorare progressivamente il tuo benessere psicofisico. Il primo colloquio è gratuito. 

Qualora sentissi il bisogno di un inquadramento clinico o una valutazione farmacologica da parte di uno psichiatra, puoi prenotare la prima visita con uno dei nostri professionisti compilando il nostro questionario. La prima visita costa 89 €, mentre le successive 77 € l'una.

Test e diagnosi della letargia 

La diagnosi della letargia può avvenire attraverso diversi strumenti di valutazione clinica. 

Uno dei test più utilizzati è la scala di Epworth, un questionario che misura il livello di sonnolenza diurna e aiuta a determinare la gravità del disturbo. Questo test viene somministrato da professionisti sanitari ed è utile per individuare forme di ipersonnolenza, spesso associate anche alla letargia.

Accanto ai questionari, esistono altri metodi di approfondimento. Ad esempio, il terapeuta può chiedere di tenere un diario del sonno, in cui annotare orari di addormentamento o i risvegli notturni. 

Inoltre, possono essere richiesti esami clinici specifici, come analisi del sangue per verificare eventuali carenze vitaminiche o test della funzionalità tiroidea. Questi accertamenti consentono di escludere o confermare la presenza di disturbi fisici sottostanti e di impostare un percorso diagnostico e terapeutico più mirato.

Fonti:

Sitografia

Fatigue and risk of sickness absence in the working population: A systematic review and meta-analysis of longitudinal studies.

Scandinavian Journal of Work, Environment & Health, 45(4)

The differential diagnosis of tiredness: a systematic review.

BMC Family Practice, 17, 147

Neurologic Exam.

In StatPearls. StatPearls Publishing

Encephalitis

La salute dalla A alla Z

Avvelenamenti

Alcune domande che potresti avere sulla Letargia

Queste cose non le sa nessuno
In Italia parliamo di "benessere mentale" solo da qualche anno: molte persone non hanno grande consapevolezza di quello che si nasconde dietro le emozioni. Se conosci qualcuno che avrebbe bisogno di leggere questo articolo, puoi condividerlo da qui.
Scritto da
Dott. Raffaele AvicoPsicologo e Psicoterapeuta
Leggi la biografia
Psicologo clinico e psicoterapeuta, specializzato in psicoterapia cognitiva e sessuologia clinica. La mia formazione include anche EMDR e mindfulness. Ho un'ampia esperienza nella gestione di disturbi d'ansia, dell'umore, da stress, sessuali, e da uso di sostanze. Mi dedico in particolare al trattamento del trauma psicologico e delle dipendenze. Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822.
Articoli correlati
Scopri tutti
Il nostro processo di revisione
Scopri di più
Approfondimento
Coinvolgiamo nella stesura dei contenuti clinici i terapeuti con almeno 2.000 ore di esperienza.
Verifica
Studiamo le ricerche sul tema clinico e quando possibile le inseriamo in bibliografia.
Chiarezza
Perfezioniamo gli articoli dal punto di vista stilistico privilegiando la comprensione del testo.
Validano gli articoli
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
Leggi la biografia
Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Leggi la biografia
Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
Trova un terapeuta
Primo colloquio gratuito
Primo colloquio gratuito