La disforia di genere

Il disagio legato all’identità di genere e la “medicalizzazione” delle identità transgender sono da decenni temi controversi. Il rischio della stigmatizzazione è dietro l’angolo: anche per questo motivo il DSM V - il manuale che classifica i disordini psicologici e psichiatrici- ha preferito adottare l’espressione “disforia di genere”, sostituendola al patologizzante “disturbo dell’identità di genere” (inserito nel 1994 all’interno del DSM IV). 

In ogni caso, noi preferiamo parlare di “identità di genere” o, quando si parla di transizione, “affermazione di genere”.

Prima di tutto: perché ci occupiamo di Disforia di genere?

Perché siamo un centro medico specializzato in psicoterapia e supporto psicologico. Collaboriamo con centinaia di terapeute e terapeuti per rendere il benessere mentale sempre più accessibile, anche cercando di comunicare in modo chiaro e responsabile.

Questa pagina è stata controllata dal punto di vista clinico

Cosa sono la disforia di genere e l’identità di genere?

Secondo il DSM V la disforia di genere si manifesta attraverso un forte disagio dovuto a un’incongruenza tra l’identità di genere di una persona e il sesso assegnatole alla nascita, cioè quello determinato dai cromosomi XX o XY. La disforia di genere viene anche definita “incongruenza di genere”.

Sesso e identità di genere, infatti, sono due cose diverse. Il sesso si riferisce alle caratteristiche fisiche e biologiche ricevute alla nascita, mentre l’identità di genere corrisponde al senso di appartenenza che percepiamo verso uno dei generi possibili (o verso nessuno di essi).

Nel 2013, l’anno in cui il DSM V sostituì il termine “disturbo” con quello di “disforia”, segna una tappa importante nella storia dei diritti umani: la patologia non dipende dal nostro non riconoscerci nel sesso assegnatoci, ma nella sensazione di disagio e di emarginazione che ne deriva.

Una curiosità: Harry Benjamin, un endocrinologo e sessuologo tedesco, nel 1966 pubblicò il testo “Il fenomeno transessuale”. Diffuse e rese popolare il termine, riuscendo a mettere in luce una condizione ancora poco studiata e presa sul serio: aprì la strada ai trattamenti ormonali per facilitare la transizione di genere.

La disforia di genere può essere diagnosticata?

Sì. Quando il divario che percepiamo tra il sesso biologico e l’identità di genere ci causa un grande disagio, al punto da compromettere il nostro benessere emotivo e sociale, può essere consigliabile chiedere una diagnosi. Per ottenerla è necessaria una valutazione da parte di uno psicologo, uno psicoterapeuta o uno psichiatra e la conferma della diagnosi da parte di un secondo professionista della salute mentale. 

Questo disagio da disforia di genere può essere accompagnato da sintomi come:

  • disturbi d’ansia;
  • depressione;
  • irritabilità;
  • pensieri suicidi;
  • forti sentimenti di rifiuto per il proprio corpo e/o desiderio di cambiarne l’aspetto esteriore;
  • forte desiderio di subire il trattamento riservato all’altro genere;
  • forte convinzione di avere i sentimenti e le reazioni tipici dell’altro genere.

Dobbiamo però tenere presente una cosa: un diagnosi potrebbe essere un’arma a doppio taglio. Permette l’accesso al trattamento, aprendo la strada a opzioni mediche e/o chirurgiche alla persona che soffre di questo disagio; ma potrebbe potenzialmente anche stigmatizzarla

Quali sono le cause della disforia di genere?

Non esistono cause definite conosciute. 

C’è chi evidenzia l’importanza dei fattori biologici (gli ormoni sessuali prenatali potrebbero avere un ruolo nello sviluppo dell’identità di genere) e chi si concentra maggiormente sui fattori ambientali di rinforzo (come l’educazione impartita dalla famiglia e le esperienze di vita). 

Studi sui gemelli suggeriscono che i fattori genetici abbiano un ruolo nell'insorgenza della disforia di genere: infatti la probabilità che si manifesti in entrambi i gemelli è più alta nei monozigoti (che condividono lo stesso corredo genetico) e minore negli eterozigoti (che condividono solo il 50% del DNA). 

La teoria più diffusa è multifattoriale: all’origine ci sarebbe una miscela di fattori biologici, psicologici e ambientali.

Ci sono alcune rare circostanze che possono originare la disforia di genere. E cioè i disordini dello sviluppo sessuale, come l’insufficienza congenita delle ghiandole surrenali (che determina alti livelli di ormoni sessuali maschili nelle persone di sesso femminile) e la sindrome di Morris (caratterizzata dal malfunzionamento del recettore per gli ormoni sessuali maschili: il corpo geneticamente maschile di chi ne soffre è insensibile a questi ormoni e sviluppa genitali femminili).

Come è possibile trattare il disagio dovuto alla disforia di genere?

  • La terapia per la disforia di genere si basa sulla collaborazione tra psicologi, psichiatri, endocrinologi e chirurghi. L’intervento di riattribuzione chirurgica del sesso è una possibilità, non un obbligo: scegliere di non percorrerla non rende il disagio meno importante;

  • L’adozione di pronomi, nomi e altri elementi dell’espressione di genere coerenti con l’identità che ci si attribuisce può offrire un supporto nell’ambito dell’affermazione sociale;

  • Un percorso di psicoterapia può aiutare a esplorare il malessere e i sentimenti legati alla disforia di genere. Se pensi di averne bisogno, chiedi un aiuto professionale sul nostro sito (o altrove) 💜

Penso di avere la disforia di genere: a chi posso rivolgermi?

Per trattare il tuo disagio, potresti rivolgerti a diverse figure professionali, a seconda del percorso che intendi seguire. È infatti possibile lavorare sul benessere mentale, sull’aspetto fisico o su entrambi i fronti.

Uno psicoterapeuta specializzato (o una psicoterapeuta specializzata) in disturbi da incongruenza di genere potrebbe aiutarti a vivere meglio il rapporto con la tua identità di genere. 

La terapia familiare o di coppia sarebbe utile per creare un ambiente di supporto attorno a te. Se sei genitore di un bambino/una bambina o un/un’adolescente potresti ricevere aiuto e comprensione dai gruppi di sostegno, così come la stessa persona transgender: condividere la tua esperienza potrebbe farti stare meglio 💜

Se invece decidessi di intraprendere un percorso di transizione, lavoreresti insieme a figure come endocrinologi e chirurghi. In ogni caso, all’interno di ogni processo di transizione è previsto un consulto psicologico obbligatorio.

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