Parafilie: definizione, sintomi e come curarle

Le parafilie sono comportamenti sessuali atipici o devianti che possono causare disagio e/o danni a chi li sperimenta (e alle altre persone). Includono il feticismo, il voyeurismo, il sadismo e il masochismo sessuale. Ma qual è la differenza fra parafilia e disturbo parafilico?
DsMDott.ssa Martina Migliore
Scritto daDott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato20 luglio 2023
Aggiornato20 agosto 2026
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Parafilia

Punti chiave:

  • Cos'è una parafilia: la parafilia è un comportamento sessuale ricorrente che coinvolge fantasie o atti sessuali insoliti, spesso legati a oggetti o situazioni non convenzionali. Questi comportamenti, se non causano disagio, non sono considerati patologici. La parafilia emerge tipicamente durante l'infanzia o la pubertà e può essere persistente.
  • Differenza tra parafilie e disturbi parafilici: le parafilie sono comportamenti sessuali non convenzionali che non causano disagio o danni. Quando questi comportamenti generano sofferenza o interferiscono con la vita quotidiana, diventano disturbi parafilici, che implicano rischi per sé o per gli altri e richiedono trattamento.
  • Trattamento della parafilia: il trattamento delle parafilie può includere psicoterapia, psicoanalisi, terapia di gruppo e interventi farmacologici. L'obiettivo è ridurre i desideri sessuali problematici, migliorare le abilità sociali e trattare eventuali disturbi psichiatrici associati, come la depressione o la schizofrenia.

Parafilia: significato e definizione

Scopri per caso come si eccita la persona con cui stai, e non è quello che ti aspettavi. La domanda arriva subito. È normale? C'è qualcosa da curare? La risposta breve è che un interesse sessuale atipico, da solo, non è una malattia. Una parafilia diventa un disturbo quando fa soffrire chi la prova o quando mette in pericolo qualcun altro, e fuori da questi due casi resta una preferenza.

La sessualità è un campo estremamente variegato, studiato dalla sessuologia, e al suo interno ciascuno sperimenta le proprie preferenze. La maggior parte delle persone si orienta verso un insieme di interessi comuni. In alcuni casi emergono invece preferenze insolite, ed è a queste che la clinica dà il nome di parafilie.

Nel DSM-5 la parafilia è definita come un interesse sessuale intenso e persistente diverso dall'interesse per la stimolazione genitale o per le carezze preliminari con partner adulti, umani, consenzienti e fenotipicamente normali. Di per sé non è né un disturbo né una diagnosi.

Diventa disturbo parafilico per due strade, e vale la pena tenerle separate perché non si somigliano affatto. La prima è il disagio della persona. L'interesse non fa male a nessuno — un oggetto inanimato, un gioco fra adulti che hanno acconsentito — ma chi lo prova ne soffre, o gli compromette il lavoro, le relazioni, la vita sessuale di coppia. Senza quella sofferenza non c'è niente da diagnosticare.

La seconda è il danno ad altri, e qui il discorso cambia del tutto. L'interesse riguarda persone che non possono acconsentire o che non hanno acconsentito: bambini, adulti non consenzienti. Metterlo in atto non è un sintomo che pesa su chi ce l'ha, è un reato che lascia conseguenze gravi su qualcun altro, e per questi quadri l'agito basta da solo a fare la diagnosi: non serve che la persona stia male.

Qual è l'etimologia di parafilia?

Il termine deriva dal greco antico ed è composto da due parti, "para" (παρά), che significa "accanto a", "oltre", e "philia" (φιλία), che significa "amore" o "affezione". Letteralmente indica quindi un'attrazione che si colloca accanto all'oggetto sessuale abituale. La parola descrive la direzione dell'interesse, non un giudizio su quanto sia accettabile.

Questi modelli di eccitazione emergono solitamente alla fine dell'infanzia o all'inizio della pubertà e tendono a mantenersi costanti nel corso della vita.

Nei campioni clinici e forensi chi riceve una diagnosi di disturbo parafilico presenta spesso più di un interesse parafilico, e in una parte dei casi anche gravi disturbi della personalità, come il disturbo antisociale di personalità o il narcisismo. In una relazione sana tra adulti consenzienti, invece, questi comportamenti sessuali possono arricchire il rapporto senza causare danni.

Parafilia e disturbo parafilico: differenze

La parafilia è l'interesse. Il disturbo parafilico è quello che succede quando quell'interesse fa male a chi lo prova o a qualcun altro. La differenza non sta nel contenuto della fantasia, ma nelle conseguenze che ha.

Caduti i tabù che per secoli hanno ridotto la sessualità a un atto riproduttivo, è arrivata una maggiore apertura verso la sperimentazione e verso l'eros come spazio di fantasie creative ed extra-ordinarie, che oggi ritroviamo in tutte le persone con manifestazioni e livelli differenti. Si parla di parafilia quando un interesse sessuale atipico diventa intenso e persistente per almeno sei mesi. Non serve che sia l'unica fonte di eccitazione, perché può affiancarsi agli altri interessi sessuali della persona, e il DSM-5 distingue infatti le parafilie preferenziali, che convivono con il resto della vita sessuale, da quelle esclusive.

Anche a questo punto non siamo di fronte a comportamenti che richiedono un intervento clinico. Se la parafilia non crea particolare distress, se cioè è egosintonica, non è considerata disfunzionale. Pensa al travestitismo, in cui un uomo si eccita indossando indumenti femminili: se la pratica è condivisa e non causa alcun disturbo nel singolo o nella coppia, si parla di parafilia e basta.

Diverso è il caso in cui quell'interesse genera disagio e distress nella persona, quando cioè la parafilia è egodistonica, oppure comporta un danno o un rischio di danno per altre persone, come accade quando riguarda minori o persone non consenzienti. Sono due criteri distinti, e nel secondo caso si parla di disturbo parafilico anche se chi lo prova non avverte alcun disagio. Il disturbo parafilico si riscontra quando l'interesse causa disagio significativo, interferisce con la vita quotidiana o comporta rischi per sé o per gli altri. Questi quadri possono compromettere la possibilità di una vita sessuale affettuosa e soddisfacente, e far sentire i partner come oggetti o come persone insignificanti durante i rapporti.

La gravità e l'impatto variano moltissimo. Alcune parafilie, come il travestitismo, sono innocue e gestibili; altre, come la pedofilia o il sadismo sessuale, comportano gravi rischi per la salute fisica e mentale delle altre persone.

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Quanto sono diffuse le parafilie?

Non esiste un numero unico, e il motivo è che la risposta cambia a seconda di cosa si conta. Se conti quante persone hanno avuto almeno una fantasia sessuale atipica, il risultato è alto, perché le fantasie sono comuni (Joyal, Cossette e Lapierre, 2015) e non fanno male a nessuno. Se conti quante persone ricevono una diagnosi di disturbo parafilico, il risultato crolla, perché servono l'intensità, la persistenza per almeno sei mesi e il disagio o il danno. Fra "quante persone hanno questo interesse" e "quante persone hanno questo disturbo" c'è un ordine di grandezza di differenza.

Conta poi da dove arrivano i dati. Gran parte di quello che sappiamo sui disturbi parafilici viene da campioni clinici e forensi, cioè da persone già arrivate all'attenzione di un servizio o di un tribunale. In quei campioni la diagnosi riguarda in larga maggioranza uomini.

Quel dato descrive chi viene intercettato più di quanto descriva chi prova l'interesse. Le forme che finiscono davanti a un giudice sono quelle con una vittima, e le donne compaiono molto meno nei procedimenti per reati sessuali. Sulle parafilie femminili la ricerca è più scarsa, e le stime disponibili sono per questo meno solide di quelle sugli uomini.

Una stima di prevalenza per la popolazione generale, oggi, non c'è: gli studi che hanno provato a misurare gli interessi parafilici fuori dai contesti clinici (Joyal e Carpentier, 2016) contano interessi e comportamenti, non diagnosi, e i disturbi parafilici non vengono rilevati dalle indagini epidemiologiche di popolazione, e i numeri che circolano descrivono i campioni clinici e forensi da cui sono stati ricavati.

Significato di parafilia

Quali sono le parafilie più comuni? Tipi ed esempi

Il DSM-5 descrive otto disturbi parafilici, che sono i quadri più frequenti e insieme quelli su cui esiste più letteratura clinica. Prima dei nomi serve però la distinzione vista sopra, perché l'elenco messo in fila appiattisce cose che non stanno sullo stesso piano: c'è di mezzo qualcuno che non ha scelto, oppure no?

Quelli in cui c'è una persona che non ha acconsentito

Qui il danno non è un'ipotesi, è quello che succede se l'interesse viene messo in atto. Per questi quadri l'agito basta da solo a fare la diagnosi, e in Italia sono reati.

  • Disturbo pedofilico. Attrazione sessuale per bambini in età prepubere. Un bambino non può acconsentire, e questo chiude la questione.
  • Disturbo voyeuristico. Eccitazione nell'osservare una persona ignara mentre è nuda o mentre ha un rapporto sessuale.
  • Disturbo esibizionistico. Eccitazione nell'esporre i genitali a qualcuno che non se lo aspetta.
  • Disturbo frotteuristico. Eccitazione nello strusciarsi addosso a una persona che non ha dato il consenso, di solito in un luogo affollato.
  • Disturbo da sadismo sessuale. Eccitazione nell'infliggere a un'altra persona una sofferenza fisica o psicologica. È questo quadro quando la sofferenza è inflitta a chi non ha acconsentito.

Quelli in cui non c'è nessun altro, o ci sono adulti consenzienti

Qui non c'è una vittima. Il disturbo esiste solo se la persona ne soffre o se la cosa le compromette la vita, e senza quel disagio si resta dentro la variabilità della sessualità umana.

  • Disturbo feticistico. Eccitazione legata a un oggetto inanimato oppure a una zona del corpo che non ha funzione sessuale.
  • Disturbo da travestitismo. Eccitazione legata all'indossare abiti del genere opposto. Indossarli non è di per sé né un disturbo né un indizio sull'identità di genere o sull'orientamento: la diagnosi riguarda solo i casi in cui quell'eccitazione porta sofferenza o compromissione.
  • Disturbo da masochismo sessuale. Eccitazione nell'essere umiliato, legato o fatto soffrire. Praticato fra adulti consenzienti non è un disturbo; lo diventa con il disagio, o quando le pratiche mettono in pericolo l'incolumità.

Il manuale prevede anche categorie residue per le parafilie che non rientrano in questi otto, e sono molte: gerontofilia, zoofilia, necrofilia, urofilia, coprofilia. Anche lì la linea è la stessa: quando c'è un altro che non può acconsentire, il criterio è il danno; quando non c'è nessun altro, il criterio è il disagio di chi prova quell'interesse.

Qual è il sinonimo di parafilia?

I sinonimi che si incontrano più spesso sono "deviazione sessuale", "perversione" e "devianza sessuale". Sono termini che la clinica ha abbandonato, perché portano con sé un giudizio morale e perché confondono un interesse sessuale atipico con un comportamento dannoso. Le parole corrette sono parafilia per l'interesse e disturbo parafilico per il quadro che causa disagio o danno.

Quali sono i sintomi della parafilia?

Molte parafilie non hanno di per sé un significato negativo. Sono fantasie o preferenze che non producono alcun danno quando restano fra adulti consenzienti, e che la società etichetta come perversione o devianza pur non essendo un disturbo. Non vale per tutte, però. Gli interessi che hanno per oggetto minori o persone non consenzienti comportano un danno per definizione, e richiedono un intervento clinico anche quando chi li prova non avverte alcun disagio.

Un'attenzione particolare va quindi ai disturbi parafilici, che possono avere risvolti pericolosi. Vengono diagnosticati quando le fantasie, gli impulsi o i comportamenti hanno queste tre caratteristiche.

  • Sono ricorrenti e intensi e durano da almeno sei mesi. È il criterio A del DSM-5, e non richiede che siano l'unica fonte di gratificazione sessuale.
  • Causano significativo disagio o problemi funzionali nella vita della persona, come difficoltà nelle relazioni interpersonali, al lavoro o in altre aree importanti.
  • Includono atti sessuali con individui non consenzienti, con possibili danni fisici o psicologici per sé o per gli altri, oppure comportano l'incapacità di resistere agli impulsi o alle fantasie sessuali che implicano comportamenti potenzialmente dannosi.

Quando si sviluppano e quanto durano i disturbi parafilici?

Le fantasie sessuali atipiche prendono forma di solito fra la fine dell'infanzia e l'inizio della pubertà, e si consolidano nel corso dell'adolescenza, quando l'interesse per la sessualità comincia evolutivamente a palesarsi. È in quel momento che si fissano parafilie e disturbi parafilici. Da qui in poi, secondo la panoramica sulle parafilie dei Manuali MSD (Brown, 2024), il decorso è caratterizzato dalla costanza.

Il DSM-5 chiede che la preferenza sessuale atipica sia intensa e persistente da almeno sei mesi. I sei mesi sono la soglia minima per porre la diagnosi, non la durata del disturbo, che tende invece a mantenersi stabile nel corso della vita.

Nel frattempo si susseguono episodi di fantasie atipiche molto eccitanti, che a volte vengono messe in atto. Non è raro che nella stessa persona convivano più parafilie o più disturbi parafilici. E i tipi di parafilia non si esauriscono in quelli descritti dal DSM: sono i più diffusi, e anche quelli che portano più spesso a conseguenze in ambito legale, come nel caso dell'esibizionismo o della pedofilia.

Sintomi delle parafilie

Cause della parafilia

Le cause delle parafilie non sono note, e il DSM-5 non le stabilisce, perché è un manuale diagnostico e definisce i criteri, non l'origine dei quadri che descrive. Le ipotesi disponibili arrivano da tre direzioni diverse, i modelli psicodinamici, la ricerca sui fattori di sviluppo (fra cui esperienze di abuso o di trauma nell'infanzia) e gli studi sui correlati biologici. Nessuna di esse spiega da sola perché un interesse parafilico si formi.

Nella psicoanalisi freudiana nevrosi e perversione stanno in relazione di reciprocità. La prima è il sintomo del compromesso che mettiamo in atto per inibire un impulso; la seconda rappresenta la fuga dalla nevrosi, dal complesso edipico e dall'angoscia di una punizione connessa a quel complesso, e il suo "merito" è consentire all'impulso di soddisfarsi. Per Freud ogni simbolo onirico era legato alla sessualità, cosa oggi confutata.

La Psicologia del Sé, la scuola fondata dallo psicoanalista Heinz Kohut, si concentra sui sintomi narcisistici e sull'incapacità di costruire un "sé" sano, capace di amarsi e di amare le altre persone, a causa di relazioni infantili errate. L'individuo ripete allora scenari di vecchie relazioni sbagliate con i genitori oppure, come nel caso del sadico, cerca di costruire un senso temporaneo e falso di fiducia gloriosa, un "sé" grandioso che non ha bisogno degli altri.

La parafilia indicherebbe quindi una "mancanza" o, come scrive lo psicoanalista Robert Stoller in Perversion: The Erotic Form of Hatred (1975), nei casi come il sadismo "una forma di odio erotico", la ripetizione degli incubi infantili che rinnega l'amato e si volge verso altri oggetti del proprio odio.

Alcuni studi condotti su campioni clinici e forensi hanno poi esplorato i correlati biologici dei disturbi parafilici, osservando in una parte dei pazienti:

  • disturbi del livello ormonale;
  • sintomi neurologici;
  • disturbi cromosomici;
  • epilessia;
  • EEG anormali;
  • gravi disturbi psichiatrici;
  • disabilità intellettiva.

Esiste una correlazione elevata anche tra disturbi parafilici e anomalie cerebrali, che potrebbero influenzare negativamente i giudizi sociali della persona o farle perdere il controllo sugli impulsi sociali.

Cura delle parafilie

Cura e trattamento della parafilia

Il trattamento delle parafilie è una sfida complessa, perché queste condizioni coincidono spesso con disturbi psichiatrici come i disturbi di personalità, e perché pesano altri fattori, la vergogna, la riservatezza dei pazienti e la difficoltà di parlare dei propri problemi.

Anche il terapeuta influenza il processo di cura. Un buon trattamento si basa su un'alleanza terapeutica solida, fatta di comprensione, empatia e comunicazione efficace. La terapia delle parafilie, come per altri disturbi sessuali, può avere diversi obiettivi:

  • riduzione dei desideri sessuali;
  • sensibilizzazione del paziente;
  • controllo degli stimoli esterni;
  • trattamento dei disturbi concomitanti.

La psicoterapia per la cura delle parafilie

Di seguito riportiamo i vari approcci terapeutici descritti nello studio di Saadat (2014).

  • La psicoterapia, in generale, offre ai pazienti la possibilità di comprendere le dinamiche e gli eventi scatenanti del proprio interesse parafilico. Consente di riconoscere gli eventi quotidiani che provocano impulsi sessuali e di risolvere eventuali preoccupazioni, migliorando l'autostima e le abilità interpersonali e trovando tecniche sessuali accettabili.
  • La psicoanalisi esplora le origini profonde dell'interesse parafilico, rievocando emozioni e focalizzandosi sulle relazioni significative.
  • La psicoterapia dinamica è utile per ridurre e bilanciare le tensioni legate al disturbo parafilico e per ripristinare gli aspetti della vita liberi dall'interferenza del disturbo.
  • La terapia di gruppo, condotta da un esperto in sessuologia, è molto comune e utile, e fornisce procedure e linee guida specifiche per i pazienti.
  • La terapia cognitivo-comportamentale è oggi l'approccio più utilizzato nei disturbi parafilici. Lavora sul riconoscimento delle situazioni che innescano l'impulso, sulla ristrutturazione dei pensieri che lo precedono, sulle strategie per non agirlo e sulla prevenzione delle ricadute.

Con Serenis, hai la possibilità di lavorare su te stesso/a attraverso la psicoterapia online: rispondi al questionario, scopri il nome del terapeuta più adatto alle tue esigenze e prenota un colloquio gratuito.

F., 32 anni, proveniente da una famiglia benestante e apparentemente realizzato, si presenta con problemi nella sfera sessuale, in particolare con il travestitismo. Trova eccitante indossare indumenti intimi femminili, ma questo comportamento lo mette a disagio e lo porta a dubitare della sua identità di genere, nonostante la sua attrazione per il sesso opposto. Il disagio lo ha spinto alla tossicodipendenza, poiché solo sotto l’effetto delle sostanze riesce a esprimere liberamente questo comportamento. La terapia si è concentrata su due fronti: eliminare l’uso di sostanze e normalizzare la sua preferenza sessuale attraverso psicoeducazione e legittimazione. In un anno, il suo rapporto con la sessualità è migliorato significativamente, riducendo la necessità del travestitismo a un gioco occasionale con la partner. Sebbene il trattamento sia ancora in corso, i progressi nel gestire il disturbo parafilico sono evidenti.

Farmaci e terapie ormonali per il trattamento delle parafilie

Il trattamento farmacologico non sostituisce la psicoterapia. Viene valutato e prescritto da un medico, di norma uno psichiatra, quando il disturbo parafilico si accompagna a un altro quadro psichiatrico oppure quando il rischio di danno per altre persone è elevato. Secondo la panoramica sulle parafilie dei Manuali MSD (Brown), antipsicotici e antidepressivi possono essere indicati quando il quadro si accompagna a schizofrenia o a depressione.

I farmaci che abbassano il testosterone, l'acetato di ciproterone in Europa e l'acetato di medrossiprogesterone negli Stati Uniti, riducono l'intensità degli impulsi — sono la classe che le linee guida internazionali sul trattamento biologico delle parafilie (Thibaut e colleghi, 2020) riservano ai quadri più gravi e dei comportamenti ipersessualiSono riservati ai disturbi parafilici gravi, con rischio di danno per altre persone. Si prescrivono con il consenso informato della persona e richiedono controlli medici periodici, perché incidono su assetto ormonale, densità ossea e funzionalità epatica. Gli agenti serotoninergici come la fluoxetina (Prozac) hanno mostrato un'efficacia limitata in alcuni casi.

Quando chiedere aiuto

Non serve aver fatto niente. Puoi chiedere aiuto per una fantasia che non hai mai agito, e anzi è il momento migliore per farlo. Nessuno ti chiederà di giustificarti per il contenuto di un pensiero.

Il momento di rivolgersi a un professionista è quando la fantasia diventa insistente e ti occupa tempo e attenzione, quando condiziona le tue relazioni, o quando compare il timore di non riuscire a controllarla. Sono segnali di carico, non di colpa. Se ti riconosci in uno solo di questi punti, hai già una ragione sufficiente per parlarne.

Il primo passo è un colloquio con uno psicologo o uno psichiatra, che serve a capire di cosa si tratta e se serve un percorso. Nel servizio pubblico i riferimenti sono il centro di salute mentale e i consultori del territorio, che puoi contattare direttamente.

C'è un caso in cui la richiesta di aiuto non è rimandabile. Quando l'interesse riguarda minori o persone non consenzienti, chiedere aiuto prima di agire l'impulso è la via per non arrivare a un danno, per l'altra persona e per te. Un professionista è il posto in cui quel pensiero si può dire.

Se preferisci partire da casa e senza liste d'attesa, la psicoterapia online di Serenis di cui abbiamo parlato sopra è un modo per iniziare.

Fonti:

Sitografia

Panoramica sulle parafilie e sui disturbi parafilici.

Manuali MSD Edizione Professionisti, consultata ad agosto 2026.

What exactly is an unusual sexual fantasy?

The Journal of Sexual Medicine, 12(2)

The prevalence of paraphilic interests and behaviors in the general population: a provincial survey.

The Journal of Sex Research, 54(2)

The World Federation of Societies of Biological Psychiatry (WFSBP) guidelines for the treatment of adolescent sexual offenders with paraphilic disorders.

The World Journal of Biological Psychiatry, 21(6)

Alcune domande che potresti avere sulle parafilie

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Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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Monica CelestePsicologa e Psicoterapeuta
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Dopo la laurea in Psicologia, ho frequentato diverse specializzazioni: mi sono formata in Psiconcologia e specializzata in Psicoterapia Gestalt Analitica. Il mio lavoro ha un focus principale: offrire la possibilità di vivere autenticamente, di compiere delle scelte responsabilmente e in linea con i propri bisogni e desideri e soprattutto aiutare a comprendere che un cambiamento e una scelta diversa sono sempre possibili, anche quando non sembrano esserci alternative.
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