Pica o picacismo: cos'è, sintomi e cura

Punti chiave:
- Cos'è il picacismo: il picacismo (o pica) è un grave disturbo alimentare che consiste nell'ingestione persistente di sostanze non commestibili che possono variare da materiali inoffensivi (come i capelli) a oggetti pericolosi (come vetro, terra o piombo).
- Cause più comuni del picacismo: le cause sono multifattoriali e includono spesso disturbi psicologici come la schizofrenia, il disturbo ossessivo-compulsivo o traumi passati che causano sofferenza.
- Cura per il picacismo: il trattamento del picacismo è complesso e integrato. Solitamente si ricorre alla psicoterapia cognitivo-comportamentale o breve strategica che utilizza l'approccio di desensibilizzazione sistematica e tecniche di condizionamento per modificare il comportamento patologico.
Il picacismo è un disturbo alimentare che consiste nell'ingestione di cose non commestibili, ad esempio vetro o terra. Questo disturbo può causare gravi danni alla persona, come lesioni interne o infezioni batteriche. Per questo motivo le cause, spesso psicologiche, richiedono approfondimenti.
Cos'è il picacismo (o pica)
Il picacismo rientra nella categoria dei disturbi alimentari, insieme ad anoressia, bulimia, binge eating, ortoressia, vigoressia, tra gli altri. La persona che soffre di picacismo, tende ad ingerire oggetti d'uso comune, che possono comprendere materiali inoffensivi (come i capelli) o pericolosi per l'organismo (questo è il caso dei mozziconi di sigaretta, saponette, pezzi di carta, di plastica, materiale roccioso e altro ancora).
Quando si manifesta?
Il picacismo è anche detto pica e può coinvolgere in egual misura uomini e donne che abbiano superato l'età infantile.
Si manifesta tipicamente dopo i 2 anni di età, poiché prima di questa fase l’esplorazione orale degli oggetti è considerata una tappa normale dello sviluppo infantile. La prevalenza è significativamente più alta nei bambini con disturbi dello sviluppo.
- Autismo (ASD): si manifesta in circa il 23,2% dei bambini in età prescolare con ASD.
- Disabilità Intellettiva (ID): la prevalenza sale al 28,1% se l’autismo è associato a disabilità intellettiva. (Fields et al., 2021)
Se il picacismo si verifica durante i primi anni di vita, è naturale che non vada considerato come una patologia, ma come un comportamento che tenderà a scomparire grazie allo sviluppo e all'apprendimento. Nello specifico:
- sotto i 2 anni: l’esplorazione orale (mettere oggetti in bocca) è una fase fisiologica dello sviluppo sensomotorio. In questa fase, il comportamento non viene diagnosticato come picacismo perché è considerato parte del normale apprendimento.
- sopra i 2 anni: se il comportamento persiste oltre i 24 mesi, non è più considerato naturale. A questa età, il bambino dovrebbe aver acquisito la capacità discriminatoria tra ciò che è commestibile e ciò che non lo è. In questo caso, si configura come un disturbo della nutrizione se persiste per almeno un mese. (Sacco & Kelley, 2018)

Sintomi del picacismo: come si manifesta?
Il picacismo ha dei sintomi ben definiti, che aiutano il medico a fornire una corretta diagnosi. In genere, il soggetto che ne soffre tende ad ingerire oggetti non commestibili, affiancando all'abitudine patologica una dieta normale e talvolta addirittura equilibrata.
Chi soffre di pica, può ad esempio ingerire:
- feci - si parla in tal caso di coprofagia;
- carta, cartone o plastica;
- vetro - si parla di ialofagia;
- urine;
- ghiaccio - si parla di pagofagia;
- tessuti;
- capelli - si parla di tricofagia;
- detergenti o saponi;
- gomma per cancellare;
- mozziconi di sigaretta o cenere;
- oggetti taglienti;
- sassi, rocce e pietre - si parla di litofagia;
- argilla, terra o sabbia - si parla di geofagia;
- sangue.
Ognuna di queste forme di pica può presentarsi singolarmente o in concomitanza con altri disturbi specifici.
Per esempio, alcuni soggetti soffrono di picacismo solo per quel che riguarda l'ingestione dei materiali sabbiosi, ma potrebbero altresì avere la tendenza a ingerire sassi o materiali rocciosi.
Comprendere se si sta affrontando un DCA è il primo passo verso la guarigione. Se ti sei ritrovato nella descrizione dei sintomi, puoi fare un test per i DCA, uno strumento utile per comprendere i tuoi schemi alimentari e il tuo rapporto con l'immagine corporea, che però non fornisce una diagnosi. L'interpretazione e il trattamento spettano sempre e solo ai professionisti, psicoterapeuti e nutrizionisti esperti nei DCA.
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Criteri di diagnosi: come riconoscere la pica?
Tra i criteri di diagnosi della pica rientrano:
- consumare materiali non alimentari in modo continuo per almeno un mese;
- la pratica è sufficientemente grave e persistente da necessitare di un intervento medico;
- per i bambini sotto i due anni, l'ingestione di materiali non alimentari può essere una fase normale dello sviluppo e quindi non viene diagnosticata come pica;
- la valutazione include anche un controllo dello stato nutrizionale del paziente e la ricerca di sintomi correlati, come ostruzione intestinale o avvelenamento da piombo.
Inoltre, è possibile eseguire test specifici come esami del sangue e delle feci che aiutano a identificare eventuali avvelenamenti o infestazioni parassitarie.
Diagnosi differenziale
La diagnosi differenziale del picacismo è fondamentale per distinguere tra un disturbo dell’appetito isolato e manifestazioni secondarie di patologie psichiatriche o mediche più complesse.
Secondo i criteri del DSM-5-TR, il picacismo non può essere diagnosticato se il comportamento si verifica esclusivamente durante il decorso di un altro disturbo mentale.
Di seguito una tabella di confronto per la diagnosi differenziale con altri disturbi comuni.
| Disturbo | Sostanza Ingerita | Motivazione Primaria | Peso/Immagine Corporea |
|---|---|---|---|
| Picacismo | Non alimentare (terra, ghiaccio, ecc.) | Craving o bisogno sensoriale | Non rilevante |
| Anoressia nervosa | Non alimentare (carta, cotone) | Soppressione della fame | Disturbo dell’immagine, sottopeso |
| Ruminazione | Alimentare (rigurgitata) | Funzionale/Sensoriale | Spesso perdita di peso secondaria |
| Disturbo Fittizio | Spesso pericolosa (metalli, vetri) | Ottenere attenzione medica | Non rilevante |
Che rapporto c'è tra picacismo e autismo?
Il rapporto tra picacismo (pica) e Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) è clinicamente rilevante a causa dell’alta prevalenza e della gravità dei rischi associati in questa popolazione. Il picacismo è considerato una delle comorbidità comportamentali più comuni e pericolose nei bambini e negli adulti con autismo.
Il picacismo è significativamente più frequente negli individui con ASD rispetto alla popolazione generale e a quella con altre disabilità dello sviluppo. Negli studi su bambini in età prescolare (30-68 mesi), la prevalenza della pica è di circa il 23,2% nei soggetti con ASD, contro il 3,5% della popolazione generale. Il rischio aumenta ulteriormente se l’autismo è associato a disabilità intellettiva, raggiungendo il 28,1%. (Fields et al., 2021)
Cause più comuni del picacismo: fattori psicologici e carenze nutrizionali
Le cause del picacismo (pica) sono multifattoriali e variano significativamente in base all’età del paziente e al contesto clinico. Il disturbo è raramente isolato e spesso rappresenta un sintomo di una condizione sottostante, sia essa biochimica, neuropsichiatrica o ambientale.
Tra le cause più comuni del picacismo troviamo:
- disturbi psicologici, come schizofrenia, disturbi dello spettro autistico, disalibità intellettiva o disturbo ossessivo-compulsivo
- traumi del passato che causano sofferenza psicologica nel presente
- carenze nutrizionali, in particolare la carenza di ferro è la causa più comune nell’adulto e nella donna in gravidanza. Il desiderio compulsivo di ingerire ghiaccio (pagofagia) o terra (geofagia) è spesso un segnale precoce di deplezione delle riserve di ferro, anche prima che si manifesti un’anemia conclamata.
- iperattività, che può portare a difficoltà di concentrazione e aumentare il rischio di sviluppo della pica
- cambiamenti fisiologici (gravidanza), la gravidanza induce cambiamenti ormonali e metabolici che possono alterare il gusto e l’olfatto, scatenando voglie per sostanze non alimentari. La pica in gravidanza è spesso associata a nausea e vomito intensi.
Alcuni pazienti testimoniano una forte necessità di avere contatto orale con uno specifico materiale, talvolta a causa della consistenza o del sapore dello stesso.
Picacismo in gravidanza
Il picacismo (o pica) in gravidanza è un fenomeno clinico caratterizzato dal desiderio compulsivo e dall’ingestione di sostanze non alimentari o prive di valore nutritivo. Sebbene sia spesso trattato come una curiosità folkloristica, rappresenta un segnale d’allarme biochimico che richiede attenzione medica immediata per i rischi associati alla madre e al feto.
Il picacismo colpisce una percentuale significativa di gravidanze a livello globale, con variazioni geografiche importanti. Le tipologie comuni sono:
- pagofagia: consumo compulsivo di ghiaccio o sostanze ghiacciate (la forma più comune nei paesi sviluppati).
- geofagia: consumo di terra, argilla o sabbia.
- amilofagia: consumo di amidi crudi (es. amido di mais o farina secca).
- altre: carta, gesso, cenere, chicchi di caffè crudi.
Il picacismo in gravidanza non è generalmente un disturbo psichiatrico primario, ma una manifestazione di squilibri fisiologici come:
- carenza di ferro (anemia sideropenica): è la causa principale. La pica è spesso un sintomo sentinella che precede la diagnosi di anemia.
- nausea e vomito: è stata osservata una forte associazione tra pica e iperemesi o nausea gravidica, suggerendo che alcune sostanze (come l’argilla) vengano usate istintivamente per lenire il malessere gastrico.
- terzo trimestre: sebbene possa manifestarsi precocemente, la prevalenza può aumentare nel terzo trimestre a causa del picco della richiesta di ferro fetale.
Conseguenze del picacismo: rischi per la salute e conseguenze gravi
Il picacismo può avere conseguenze devastanti e talvolta mortali per il paziente. Nel caso dell'ingestione di feci, si può ad esempio andare incontro a infezioni batteriche gravi che possono compromettere la salute intestinale e dell'intero organismo.
I soggetti che tendono a ingerire oggetti taglienti, invece, possono subire lesioni interne e talvolta morire dissanguati. Lo stesso si dica per quei pazienti che ingeriscono pietre o materiali metallici: il rischio più grande, in questi casi, è quello di un'intossicazione da rame, mercurio o piombo, che può nei casi più gravi portare al coma e alla morte.
Trattare il picacismo non è semplice, perché la maggior parte dei pazienti soffre di psicopatologie gravi e non ha piena consapevolezza dei possibili rischi o delle conseguenze delle pica. In altri casi, i pazienti hanno questa consapevolezza, ma non riescono ad evitare il comportamento patologico e tendono a metterlo in pratica come una compulsione (ad esempio, per provare soddisfazione o in risposta allo stress).
Ricordiamo che la pica può presentarsi in concomitanza con atteggiamenti autolesivi e tentativi di suicidio.

Cura e trattamento: si può guarire dal picacismo?
I trattamenti per la pica possono comprendere:
- operazioni chirurgiche d'emergenza per salvare il paziente dal potenziale pericolo di morte;
- farmaci legati alla specifica psicopatologia che concausa il picacismo;
- terapia cognitivo-comportamentale o terapia breve strategica.
Entrambi gli approcci terapeutici, nel caso del picacismo, utilizzano un approccio volto alla desensibilizzazione sistematica del paziente. Lo fanno utilizzando il principio del condizionamento classico affinché il soggetto smetta di ingerire oggetti non commestibili.
Per esempio, in studio o online, il medico potrà:
- premiare il comportamento corretto del paziente, che tenderà a non ripetere il gesto patologico per ricevere in futuro il medesimo premio;
- utilizzare il condizionamento verbale per aiutare il paziente a distinguere tra oggetti commestibili e oggetti non commestibili e addirittura dannosi.
Accanto agli interventi psicologici e farmacologici, un ruolo importante è quello del supporto nutrizionale. Poiché il picacismo è spesso legato a carenze di ferro, zinco o altri micronutrienti, un percorso di cura efficace prevede tipicamente anche una valutazione da parte di un nutrizionista, che può individuare eventuali carenze e costruire un piano alimentare mirato a colmarle, in affiancamento e non in sostituzione del lavoro psicoterapeutico.
L'ipotesi di cura è comunque complessa e varia da caso a caso, dato che altrettanto variegate risultano essere le cause alla base della patologia.
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Quale percorso ti interessa?
Sitografia
Bibliografia
I disturbi alimentari — Gius. Laterza & Figli Spa
Ruggiero, G.M., Sassaroli, S. (2013)
L'anima ha bisogno di un luogo. Disturbi alimentari e ricerca dell'identità. — Tecniche Nuove
Marucci, S., Dalla Ragione, L. (2006)
Percezione e rappresentazione dell’immagine corporea in adolescenti con e senza disturbo alimentare. — Ricerche di Psicologia
Gatti, E., Confalonieri, E., Ionio, C. (2011)