Metilfenidato nella cura dell'ADHD: benefici e controindicazioni
Il metilfenidato, usato per trattare l'ADHD, agisce migliorando l'attenzione e riducendo l'impulsività aumentando i livelli di neurotrasmettitori nel cervello. Ma funziona? Scoprilo insieme a come assumerlo e quali sono gli effetti indesiderati.

Punti chiave
- Cos'è il metilfenidato: è un farmaco psicostimolante che aumenta dopamina e noradrenalina nel cervello per potenziare la concentrazione e ridurre l'impulsività nei pazienti con ADHD.
- Dopo quanto fa effetto? La versione a rilascio immediato agisce in 30 minuti e dura fino a 5 ore, mentre quella a rilascio prolungato copre l'intera giornata.
- Trattamento e prescrizione: il metilfenidato richiede prescrizione medica specialistica e deve sempre integrare terapie comportamentali per gestire effetti collaterali come perdita di appetito o insonnia.
Il metilfenidato è uno dei farmaci attualmente disponibili per il trattamento dell'ADHD che si suddividono in due categorie:
- farmaci psicostimolanti: metilfenidato, anfetamine
- farmaci non stimolanti: atomoxetina, guanfacina, clonidina
Anche se le opzioni di farmaci per l’ADHD mostrano buoni risultati negli studi a breve termine e hanno una buona tollerabilità complessiva, i ricercatori sostengono la necessità di migliorare le attuali strategie farmacoterapeutiche e la necessità di sviluppare nuovi farmaci (Mechler et al., 2022).

Cos’è il metilfenidato per il trattamento dell'ADHD?
Il metilfenidato appartiene alla categoria dei farmaci stimolanti del sistema nervoso centrale e agisce aumentando i livelli di alcuni neurotrasmettitori come la dopamina e la noradrenalina a livello cerebrale. Il metilfenidato viene prescritto dal medico nell'ambito di un piano multimodale di trattamento per bambini con forme gravi di Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD).
La sua azione viene potenziata dal supporto psico-educativo e comportamentale che contribuiscono a migliorare la concentrazione, il controllo degli impulsi e la capacità di attenzione.
Metilfenidato per disturbi dell'attenzione e iperattività
Il metilfenidato è lo psicostimolante più utilizzato al mondo per il trattamento farmacologico dell'ADHD (Groom & Cortese, 2022) e si trova come principio attivo all'interno dei farmaci dal nome commerciale Concerta, Ritalin e Adderall. La molecola interviene stimolando maggiormente le attività cognitive rispetto a quelle motorie inducendo in questo modo una maggiore capacità di concentrazione e diminuendo l'impulsività.
Quando i sintomi dell'ADHD riguardano sia la prevalenza di comportamenti disattentivi che irrequietezza motoria si parla di ADHD combinato. In questi casi, a seconda della gravità del disturbo, la sostanza avrà un effetto calmante capace di diminuire l'impatto dei sintomi sullo svolgimento di attività finalizzate ad un obiettivo (Dendasck, 2021).

Metilfenidato: come agisce e dopo quanto tempo fa effetto?
Generalmente i primi effetti del metilfenidato a rilascio immediato si mostrano dopo circa 30 minuti dalla somministrazione orale e raggiungono il picco di attività dopo un’ora. Nel complesso l'attività terapeutica del metilfenidato dura tra le 3 e le 5 ore. Per questo si possono presentare alcune difficoltà nella somministrazione dei farmaci a rilascio immediato per bambini con ADHD:
- il picco plasmatico del metilfenidato potrebbe essere raggiunto in momenti della giornata in cui si rivela poco utile o dannoso come ad esempio durante il percorso di rientro a casa da scuola o durante il riposo dopo pranzo;
- difficoltà nella somministrazione della dose intermedia durante l’orario scolastico ad esempio a causa della indisponibilità del personale scolastico oppure per evitare i pregiudizi associati alla sua assunzione nei contesti pubblici.
Per ovviare a queste difficoltà negli ultimi anni sono state sviluppate diverse preparazioni a rilascio prolungato che appaiono particolarmente utili quando insorgono tali problemi. A questo proposito il Servizio Sanitario Nazionale ha indirizzato una nota in cui stabilisce la possibilità di avere il rimborso totale delle prescrizioni di metilfenidato nella sola formulazione a rilascio immediato per l’ADHD negli adulti che risultano già in trattamento farmacologico prima del compimento del diciottesimo anno di età.
Per quanto tempo si può assumere il metilfenidato?
La durata del trattamento con metilfenidato varia da persona a persona e dipende dalla gravità dei sintomi. In alcuni casi il farmaco può essere assunto per periodi prolungati ma è importante monitorare attentamente la risposta individuale e valutare eventuali aggiustamenti della terapia con il medico curante. Il metilfenidato viene spesso prescritto per lunghi periodi di tempo.
Una recente meta-analisi dell'utilizzo prolungato di farmaci contenenti il principio attivo del metilfenidato afferma che qualsiasi trattamento psicotropo a lungo termine durante l'infanzia solleva preoccupazioni sui possibili esiti neurologici e psichiatrici avversi (Krinzinger et al., 2019).

Metilfenidato per l'adhd: serve la ricetta medica?
Per evitare che il metilfenidato possa rientrare tra i farmaci d’abuso l'Agenzia Italiana del Farmaco ne ha vincolato la prescrizione ai seguenti parametri:
- l'impiego del farmaco è esclusivo per i pazienti affetti da ADHD
- il farmaco può essere prescritto solo dopo aver fatto una corretta diagnosi differenziale
- l'uso del farmaco deve avvenire sempre in associazione con una terapia psico-comportamentale
- il metilfenidato deve rientrare all'interno di un piano terapeutico definito da uno dei Centri di neuropsichiatria infantile presenti su scala regionale
Questo percorso terapeutico prevede che siano effettuati controlli periodici sull'uso del farmaco e consente di monitorare costantemente il livello di tollerabilità e di efficacia individuale della terapia farmacologica. L'obiettivo è duplice. Si evita infatti che il metilfenidato possa essere utilizzato in modo improprio e allo stesso tempo viene garantita la disponibilità del farmaco soltanto ai casi di reale necessità. La somministrazione del metilfenidato è dunque soggetta ad una prescrizione medica individualizzata per indirizzare la necessità del trattamento in base alla situazione specifica del paziente.
Il metilfenidato funziona per l'ADHD?
Secondo le Linee Guida del SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) al momento il metilfenidato rappresenta il farmaco che produce migliori risultati nel trattamento dell'ADHD risultando efficace in circa il 70% dei soggetti che ne fanno uso. Nonostante molti studi randomizzati e controllati supportino l’efficacia, la tollerabilità e la sicurezza del farmaco a breve termine i dati sulla sicurezza e tollerabilità a lungo termine sono però ancora scarsi (Man et al., 2023).
E' dunque importante tenere conto di un insieme di variabili al fine di individuare il trattamento più efficace per ogni singolo caso. Non bisogna infatti dimenticare che il metilfenidato è uno psicostimolante che può avere delle controindicazioni e diversi effetti collaterali.
Ancora oggi numerosi studi scientifici stanno cercando conferme cliniche sulla validità di nuovi farmaci non-psicostimolanti che potrebbero essere potenzialmente più efficaci del metilfenidato nella terapia a lungo termine dell’ADHD (Ribeiro et al., 2021).
Parlane con un professionista specializzato, compila il questionario per trovare quello più adatto a te.
- Primo colloquio gratuito
- Sedute online
- 97% recensioni positive
Metilfenidato adhd: controindicazioni
Nel foglio illustrativo del farmaco distribuito con il nome commerciale di Ritalin contenente il principio attivo del metilfenidato si legge che il medicinale non va assunto in presenza di:
- allergia al metilfenidato
- problemi alla tiroide
- glaucomi
- tumori alla ghiandola surrenale
- disturbi del comportamento alimentare (DCA)
- pressione alta
- problemi cardiaci
- assunzione di farmaci antidepressivi
- diagnosi di un disturbo mentale come il disturbo di personalità borderline, la schizofrenia e disturbi dell’umore
Vanno anche considerate le seguenti condizioni che fungono da controindicazioni per il trattamento con il metilfenidato:
- disturbi al fegato o ai reni
- epilessia
- abuso di alcool o sostanze stupefacenti
- gravidanza e allattamento
- altri problemi di salute mentale come il disturbo bipolare, eccessiva aggressività, allucinazioni, pensieri ossessivi, paranoia, sentirsi agitato e ansioso

Quali sono gli effetti collaterali?
Le tipologie di effetti collaterali dei farmaci che contengono metilfenidato è generalmente simile per tutti i composti anche se differiscono per forma di dosaggio (capsule, compresse, sospensioni orali e cerotti), per durata dell'effetto e per tipo di biodisponibilità (a rilascio immediato o ritardato).
Sebbene i prodotti siano simili, i singoli pazienti possono avere una risposta o una tollerabilità migliore verso una particolare classe o formulazione. Come con qualsiasi farmaco, l'uso di metilfenidato può comportare effetti collaterali. Alcuni pazienti potrebbero sperimentare:
- disturbi del sonno
- battito cardiaco irregolare
- sbalzi d'umore
- perdita di appetito
- irritabilità
- alterazioni della personalità
Ci sono alcuni effetti indesiderati particolarmente gravi che si manifestano in meno di una persona su 100 tra cui:
- ideazione suicidaria
- allucinazioni
- sindrome di Tourette
- segnali allergici come eruzioni cutanee, gonfiore e difficoltà respiratorie
È fondamentale informare il medico della presenza di eventuali effetti indesiderati per valutare la necessità di modificare o interrompere la terapia.
Nello specifico, gli effetti avversi del metilfenidato più comuni sono:
- diminuzione dell'appetito;
- conseguente perdita di peso;
- forte dolore addominale.
Cefalea, irritabilità, insonnia, ansia e propensione al pianto sono meno comuni mentre neutropenia e l'eosinofilia sono da considerarsi effetti collaterali rari del metilfenidato.

Bibliografia
Neurological and psychiatric adverse effects of long-term methylphenidate treatment in ADHD: A map of the current evidence — Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 107, pp. 945-968
Krinzinger, H., Hall, C. L., Groom, M. J., , Ansari, M., (2019)
Evidence-based pharmacological treatment options for ADHD in children and adolescents. — Pharmacology & Therapeutics
Mechler, K., Banaschewski, T., Hohmann, S., Häge, A. (2022)
An update on the clinical pharmacology of methylphenidate: therapeutic efficacy, abuse potential and future considerations. — Expert Review of Clinical Pharmacology, 13(8), pp. 825-833
Shellenberg, T. P., Stoops, W. W., Lile, J. A., Rush, C. R. (2020)