ADHD negli adulti: sintomi, cause, diagnosi e trattamento
Scopri di più sull'ADHD e su come possa impattare la vita degli adulti, sulle cause e le terapie disponibili per questo disturbo.

L'ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) non è una malattia, ma un disturbo del neurosviluppo. Si manifesta come un pattern di comportamento costante e pervasivo che interferisce con il funzionamento quotidiano in più ambiti (lavoro, casa, relazioni).
A differenza di quanto si pensava in passato, non è una condizione esclusivamente infantile: è una condizione cronica che persiste in forma sintomatica nel 50-90% dei casi dall'infanzia all'età adulta, con fluttuazioni tra periodi di stabilità e ricadute.
L'ADHD negli adulti: quanto è diffuso?
Secondo i dati di uno studio del 2020, la prevalenza dell'ADHD persistente nell'adulto (con esordio certificato nell'infanzia) è del 2,58%. Tuttavia, se consideriamo l'ADHD sintomatico nell'adulto (indipendentemente dal momento dell'esordio), la percentuale sale al 6,76%.
A livello globale, questo si traduce in circa 366 milioni di adulti che convivono con questa condizione, molti dei quali senza una diagnosi ufficiale.
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I sintomi dell’ADHD negli adulti
Tra i sintomi principali troviamo: disattenzione, iperattività/impulsività, disregolazione emotiva e difficoltà a regolare l'attenzione.
È necessario sottolineare che la manifestazione dei sintomi dell’ADHD negli adulti può essere molto varia. Gli adulti con ADHD possono avere problemi a concentrarsi su compiti o attività, essere irrequieti o impazienti, agire senza pensare alle conseguenze, essere disorganizzati, procrastinare spesso, avere difficoltà a completare compiti e influenzare le relazioni personali e professionali. Possono anche sperimentare sintomi fisici come nervosismo o inquietudine.
Disattenzione
Per quanto riguarda il deficit di disattenzione negli adulti, per una diagnosi negli adulti devono essere presenti almeno 5 tra i seguenti sintomi:
- incapacità di rivolgere l’attenzione verso i particolari;
- difficoltà a rimanere concentrati su un’attività di svago;
- i doveri lavorativi non vengono portati a termine secondo le istruzioni e le scadenze stabilite;
- difficoltà organizzative nella gestione del materiale, del carico di mansioni e del tempo concesso;
- evitamento, ogni volta che è possibile, di attività che richiedono impegno e sforzo, come la revisione di documenti o la stesura di relazioni;
- spesso la persona perde oggetti necessari alle sue attività, come documenti, occhiali, chiavi di casa;
- è facilmente distratta da stimoli esterni o interni, ovvero pensieri che non hanno nulla a che fare con ciò che sta facendo;
- nello svolgere le attività quotidiane è sbadata e grossolana, ad esempio dimentica un appuntamento o di fare una telefonata.

Iperattività e impulsività
Anche per l’iperattività, che per gli adulti si presenta più spesso come impulsività, nell'individuo devono essere presenti almeno 5 tra questi sintomi:
- incapacità di rimanere fermo sulla sedia, o necessità di muovere i piedi e tamburellare le dita, dimenarsi da seduto;
- irrequietezza, agitazione ed eccesso di energia;
- logorrea;
- fatica a rispettare il proprio turno nella conversazione, parlare in maniera eccessiva e tendenza a sovrastare gli altri e completare le loro frasi;
- si dimostra spesso invadente, ad esempio inserendosi in un gruppo di cui non fa parte.
Disregolazione emotiva
Questo aspetto, spesso centrale negli adulti, riguarda la difficoltà a gestire le emozioni. Le persone con ADHD possono esperire:
- Iper-reattività: reazioni emotive intense e sproporzionate rispetto allo stimolo.
- Bassa tolleranza alla frustrazione: scatti d'ira o scoraggiamento immediato di fronte agli ostacoli.
- Labilità affettiva: rapidi cambiamenti di umore nell'arco della giornata.
Difficoltà nella regolazione dell'attenzione
L'ADHD non è una mancanza di attenzione, ma una difficoltà a regolarla.
- Iperfocusing: la capacità di concentrarsi in modo totale e ossessivo su un'attività che risulta estremamente stimolante, perdendo la cognizione del tempo e dell'ambiente circostante.
- Mindwandering: il vagabondaggio mentale. La mente "scivola" via dal compito presente per rincorrere pensieri associativi, rendendo difficile tornare al punto di partenza.
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ADHD negli adulti: come si comportano?
Oltre ai criteri clinici, esistono comportamenti tipici che fungono da "campanelli d'allarme" che possono far pensare alla presenza di ADHD:
- Procrastinazione cronica: rimandare tutto ciò che non offre una gratificazione immediata.
- Shopping impulsivo: difficoltà a controllare le spese, comprando oggetti sull'onda dell'entusiasmo momentaneo.
- Guida spericolata: tendenza a correre o a distrarsi al volante.
- Difficoltà a seguire routine: la noia è vissuta come un dolore fisico, rendendo i compiti ripetitivi quasi impossibili da gestire senza un enorme sforzo di volontà.
Come si diagnostica l'ADHD negli adulti?
Negli adulti la diagnosi dell’ADHD è un processo complesso che porta a una valutazione clinica dettagliata, attraverso alcuni passaggi tipici coinvolti nel processo diagnostico:
- interviste;
- questionari e scale;
- esclusione di altre condizioni;
- storia dell'infanzia.
Nella versione rivista del manuale (DSM-V), la diagnosi di ADHD include anche un criterio temporale, specificando che i sintomi devono essere presenti da almeno sei mesi in modo costante ed essere stati osservati prima dei 12 anni.

Esiste un test per l'ADHD negli adulti?
Attualmente non esiste un singolo test definitivo per diagnosticare l'ADHD negli adulti. I professionisti della salute mentale come psicologi, psicoterapeuti o psichiatri, diagnosticano l'ADHD negli adulti attraverso l'utilizzo di strumenti standardizzati come:
- interviste e questionari come la semi-structured Diagnostic Interview for ADHD in adults (DIVA 2.0) o la Conners' Adult ADHD Diagnostic Interview for DSM-IV (CAADID);
- osservazioni comportamentali;
- Conners Adult ADHD Rating Scales (CAARS);
- l'Adult ADHD Self-Report Scale (ASRS).
Proprio a causa del problema nella diagnosi, alcuni studi hanno dimostrato che l'intervista semi-strutturata DIVA 2.0 fornisce una maggiore accuratezza diagnostica rispetto alle diagnosi ottenute con l'intervista CAADID. Inoltre, sono emerse buone correlazioni tra DIVA 2.0 e diverse scale di valutazione auto-riferite, inclusa la Wender Utah Rating Scale, la ADHD-Rating Scale e l'Inventario delle Disfunzioni di Sheehan.

Cause dell’ADHD negli adulti
Le cause dell’ADHD sono multifattoriali e comprendono influenze genetiche, prenatali e ambientali. Secondo un recente studio i fattori da considerare possono essere:
- Fattori genetici: familiari con ADHD aumentano il rischio che insorga il disturbo;
- Fattori prenatali, perinatali, postnatali: nascita prematura, basso peso alla nascita, stress/trauma materno, obesità materna;
- Fattori materni in gravidanza: fumo, uso droghe/alcol, farmaci (come corticosteroidi o antidepressivi), problemi di salute mentale, ipertensione, ipertiroidismo;
- Fattori ambientali: esposizione a piombo, inquinanti, pesticidi o altre tossine;
- Fattori del neurosviluppo: maturazione neuronale anomala, lesioni cerebrali.
Conseguenze dell'ADHD non trattato negli adulti
Tra le varie aree che vengono infliuenzate dall'ADHD, per gli adulti le principali sono:
- Lavoro:l'adulto può cambiare spesso impiego a causa della noia o di licenziamenti dovuti a disorganizzazione e ritardi. La produttività è spesso "a scatti", con picchi di efficacia seguiti da periodi di totale blocco.
- Relazioni: nelle relazioni interpersonali, l'impulsività può portare a conflitti frequenti. Il partner può sentirsi trascurato se l'adulto con ADHD si dimentica impegni importanti o sembra non ascoltare (distrazione). Questo può portare a un senso di solitudine per entrambi.
- Invalidità civile: la diagnosi di ADHD in età adulta può, in alcuni casi, contribuire al riconoscimento dell'invalidità civile, ma questo dipende dalla gravità dei sintomi e dal loro impatto sulle attività quotidiane e lavorative.

Trattamento dell’ADHD negli adulti
Esistono diversi trattamenti mirati alla gestione dell'impatto dell’ADHD negli adulti. La gestione dell'impulsività e dell'iperattività negli adulti con ADHD può essere favorita con dei percorsi di psicoterapia per l'ADHD e praticando discipline meditative come la mindfulness, che possono aiutare il paziente a rafforzare le sue capacità attentive e di autocontrollo.
La terapia cognitivo-comportamentale per l'ADHD negli adulti
Numerose ricerche hanno confermato l’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale (TCC) nel ridurre i sintomi dell’ADHD come inattenzione, iperattività e impulsività e nell’alleviare le difficoltà emotive che questa condizione comporta nella vita quotidiana, con aumento di autostima e qualità della vita.
Questo approccio si rivela particolarmente utile quando è strutturato e prevede interventi mirati che includano:
- interventi psicoeducativi con focus su abilità organizzative, gestione del tempo, regolazione emotiva, problem solving, relazioni sociali e strategie per migliorare l’autocontrollo;
- interventi comportamentali: i pazienti possono così sperimentare nella vita di tutti i giorni le tecniche imparate durante le sessioni terapeutiche;
- strategie cognitive, come il riconoscimento e la gestione dei pensieri automatici negativi, la correzione di schemi di pensiero disfunzionali e l’applicazione di tecniche di ristrutturazione cognitiva.
In alcuni casi, la TCC viene integrata con la terapia farmacologica, piuttosto che utilizzata come unico approccio terapeutico, portando a un beneficio aggiuntivo.
Coaching per l'ADHD
Il coaching per l’ADHD è un intervento psicologico mirato in cui lo psicologo supporta la persona nell’individuare strategie personalizzate per raggiungere obiettivi e completare attività. Fondato su tecniche di derivazione cognitivo-comportamentale (CBT), si concentra sul momento presente e sulle esigenze pratiche dell’individuo.
Questo approccio tiene conto delle basi biologiche del disturbo e propone un ampio ventaglio di strumenti utili per affrontare con efficacia le sfide della vita quotidiana, sia in ambito domestico che scolastico, lavorativo, emotivo e relazionale.
Il coaching non si limita a fornire supporto pratico, ma incoraggia una maggiore consapevolezza delle proprie caratteristiche personali, favorendo lo sviluppo e il consolidamento dell’autonomia e di una gestione più efficace delle sfide di ogni giorno.

Terapia farmacologica per l’ADHD negli adulti
Il trattamento elettivo è uno psicostimolante che si chiama metilfenidato, mentre nei casi in cui questo non si riveli adatto o efficace si procede con la somministrazione di atomoxetina, un principio attivo che, invece, non è psicostimolante.
Finora, per trattare il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), si sono usati principalmente farmaci stimolanti. Tuttavia, in certi casi (come la presenza di una dipendenza da sostanze o un disturbo d'ansia) vengono adottate alternative non stimolanti che agiscono sulle sostanze chimiche nel cervello come la noradrenalina e la dopamina, perché tendono ad avere meno effetti collaterali e sono spesso preferite dai pazienti.
Tra queste opzioni c'è la viloxazina, un farmaco non stimolante recentemente approvato per il trattamento dell’ADHD negli adulti che agisce principalmente aumentando la noradrenalina nel cervello e modulando il sistema serotoninergico. È considerata sicura ed efficace, con potenziali benefici anche in condizioni come depressione e ansia.
Esperienza reale
Ho seguito un uomo di 34 anni con diagnosi recente di ADHD, arrivato in terapia per difficoltà nella gestione del tempo e forte autosvalutazione. Dopo una prima fase di psicoeducazione, abbiamo lavorato su strategie pratiche: suddivisione dei compiti, uso di timer, organizzazione dell’ambiente e routine brevi ma strutturate. Parallelamente abbiamo introdotto tecniche di regolazione emotiva per ridurre l’impulsività. In poche settimane ha iniziato a portare maggiore continuità, meno caos mentale e un miglior rapporto con se stesso. Mi ha detto: “Ora so dove perdo attenzione, e so anche cosa fare quando succede.”
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