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Diagnosticare l’ADHD

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Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, più comunemente conosciuto come ADHD, è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da una difficoltà nel mantenere l’attenzione e/o nel controllare gli impulsi. A seconda che prevalga la prima o la seconda caratteristica, si possono definire diversi pattern. Ad esempio, può essere più evidente l’incapacità di rimanere concentrati come nel caso dell’ADD (Disturbo da deficit dell’Attenzione) oppure l’iperattività, ma altre volte sono presenti entrambe le componenti in maniera significativa.

Queste situazioni possono dare luogo a una serie di difficoltà che, a diversi livelli, possono compromettere il funzionamento del bambino o del ragazzo in vari contesti. La diagnosi rappresenta il primo passo per ottenere degli aiuti, ad esempio economici in caso di certificazione di invalidità (a seconda di quanto il caso è grave), di supporto scolastico e anche di tipo sanitario, con la facilitazione dell’accesso ad alcuni servizi.

In questo articolo spiegheremo come si diagnostica e quali sono le caratteristiche dell’ADHD.

Che cos’è l’ADHD

Come abbiamo detto, l’ADHD è un disturbo di matrice neurologica, è possibile osservare l’Adhd nei bambini già in tenera età ma che può persistere anchein seguito trasformandosi in ADHD dell’età adulta, interferendo nella vita di uomini e donne.

Il primo accesso all’intervento di diagnosi richiede l’intervento dei genitori, che hanno il compito di riportare allo specialista le difficoltà manifestate dal figlio, ma viene richiesta anche la collaborazione degli insegnanti. È importante precisare che essere bambini vivaci non significa avere l’ADHD: si tratta di un pattern di comportamento costante che non ha a che fare con il temperamento della persona.

Una volta certificato il disturbo, sarà possibile impostare un piano di intervento che, generalmente, prevede una parte di psicoeducazione per i genitori, a volte la stesura di un piano educativo o didattico personalizzato (PEI o PDP) e, in casi particolarmente eclatanti, anche l’utilizzo di farmaci che possano aiutare il contenimento dei sintomi.

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Come diagnosticare l’ADHD

Ma come diagnosticare l’ADHD? Abbiamo detto che si tratta di un pattern, perciò è necessario che siano presenti contemporaneamente diversi sintomi. Secondo il DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali), devono essere presenti almeno 6 sintomi di ciascuna categoria per l’ADHD di tipo combinato, oppure 6 di una sola categoria per il solo deficit di attenzione o l’iperattività.

Ecco i sintomi tipici della disattenzione:

  • difficoltà a mantenere l’attenzione per tempi prolungati;
  • incapacità di concentrarsi sui dettagli;
  • il bambino sembra non ascoltare quando gli si parla;
  • incapacità di portare a termine i compiti nei tempi stabiliti o mancato rispetto delle istruzioni;
  • difficoltà organizzative;
  • il bambino perde spesso i suoi oggetti;
  • si distrae facilmente a causa di stimoli estranei all’attività svolta;
  • spesso dimentica le cose;
  • non ama svolgere attività che richiedono tempo e pazienza.

L’iperattività e la mancanza di controllo degli impulsi, invece, si manifestano così:

  • movimenti incontrollati di mani e piedi;
  • incapacità di rimanere seduti in situazioni strutturate (ad esempio in classe);
  • avversione per i giochi tranquilli;
  • il bambino spesso corre o è spericolato;
  • eccessiva loquacità;
  • il bambino sembra caricato a molla da troppa energia;
  • risposte impulsive, date senza riflettere;
  • incapacità di rispettare il proprio turno;
  • intromissioni frequenti in discorsi o attività.

In ogni caso, la presenza di questi sintomi deve essere abbastanza invasiva da compromettere il regolare svolgimento delle attività e causare difficoltà al bambino o al ragazzo in diversi contesti (ad esempio accademico e sociale).

Come diagnosticare l’ADHD

ADHD: riconoscere i sintomi precoci

Ma quando arrivano i primi segnali di ADHD? Abbiamo detto che si tratta di un problema legato ad attenzione e impulsività, per questo motivo diventa più evidente man mano che le richieste scolastiche aumentano. Ma l’ADHD ha sintomi precoci che possono manifestarsi già in età prescolare e riguardano soprattutto la difficoltà a comunicare e interagire in maniera adeguata.

Quando arrivano alle scuole elementari, appaiono molto agitati e continuamene distratti, oltre a manifestare comportamenti irruenti (ad esempio rispondere a una domanda prima che questa sia stata conclusa) e dare l’impressione di essere molto disorganizzati.

In ogni caso, l’ADHD non è un disturbo comportamentale, motivo per cui questi ragazzini non sono aggressivi più della media dei compagni. Piuttosto, è frequente l’associazione con altri disturbi tipici dell’infanzia (secondo lo studio di Reale e colleghi, questo valore supera il 60%), come:

Inoltre, buona parte dei bambini con ADHD accusa anche un Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Queste situazioni di comorbilità rendono ancora più difficile portare a termine i compiti assegnati, specialmente in modo accurato e puntuale.

Un tipico lavoro svolto da un bambino con ADHD si presenta costellato di errori e imprecisioni, come se gli avesse dedicato solo superficialmente la sua attenzione, oltre che disordinato e poco curato.

Come farsi diagnosticare l’ADHD

Se le caratteristiche che abbiamo descritto ti sembrano famigliari, vorrai sapere come farsi diagnosticare l’ADHD. Prima di tutto, è necessario rivolgersi a un centro specializzato in ADHD oppure a una struttura del proprio distretto sanitario di riferimento e richiedere una visita neuropsicologica o neuropsichiatrica.

Come farsi diagnosticare l’ADHD

Come abbiamo detto, la diagnosi si basa sulla presenza di un certo numero di sintomi e sulla loro frequenza, quindi viene valutato anche se questi sono presenti in più ambiti della vita del bambino. Solitamente occorre che siano osservabili in almeno due ambienti, come casa e scuola, per escludere ogni variabile situazionale.

Allo stesso modo, questi sintomi devono risultare inadeguati rispetto all’età del paziente ed essere presenti da almeno 6 mesi.

È importante prestare attenzione a tutti questi aspetti, dal momento che il rendimento scolastico non è sempre un buon indicatore: i bambini disattenti possono comunque compensare con altre capacità (leggi ADHD e genialità), passando abbastanza inosservati dal punto di vista dell’individuazione precoce.

Test per diagnosticare l’ADHD nei bambini

Ci sono anche dei test per diagnosticare l’ADHD nei bambini. Quello maggiormente usato dai professionisti è il Conners 3, adatto a bambini e adolescenti dai 6 ai 18 anni. Questo strumento permette una valutazione approfondita dei sintomi e delle possibili comorbilità, considerando anche problemi famigliari, legati all’umore o all’ansia e le difficoltà di apprendimento.

Ci sono poi specifiche scale che consistono in questionari somministrati a genitori e insegnanti per avere un quadro più completo, osservato da diversi punti di vista. Solitamente viene anche richiesto al paziente di autovalutarsi e definire i suoi limiti e difficoltà.

Ovviamente nessun test è sufficiente a porre una diagnosi accurata: il giudizio clinico del professionista è fondamentale.

Test per diagnosticare l’ADHD negli adulti

E per gli adulti? Ci sono molti casi di mancata diagnosi che hanno, come conseguenza, una crescita difficoltosa e, infine, adulti che presentano difficoltà al lavoro o sul piano relazionale senza riuscire a trovare una spiegazione. Anche in questi casi è possibile diagnosticare l’ADHD.

Il processo diagnostico si baserà su colloqui individuali e, anche stavolta, sull’utilizzo di test, ovviamente diversi da quelli utilizzati per i giovani.

Test per diagnosticare l'ADHD negli adulti

Tra i test per diagnosticare l’ADHD negli adulti il più impiegato è il DIVA 2.0, il più utilizzato a livello mondiale per la sua affidabilità.

L’importanza del supporto psicologico per le persone con ADHD

L’ADHD non è sempre un disturbo con cui è facile convivere. Oltre alle difficoltà causate direttamente dalla sintomatologia, possono presentarsene altre che possono aggravare lo stato di malessere della persona. Ad esempio, la percezione di essere socialmente inefficaci può portare a un crollo dell’autostima e a una crescente insicurezza che, nei giovani che sono particolarmente sensibili al tema dell’inclusione, può infine esitare in una sintomatologia depressiva o ansiosa.

Negli adulti, le difficoltà dell’ADHD possono rendere difficile mantenere il posto di lavoro e aumentare l’insoddisfazione per la propria vita sociale.

In tutte queste circostanze, può essere utile il supporto di un professionista della salute mentale, che aiuti la persona a trovare le sue risorse interne per affrontare i problemi che questa sindrome causa, anche indirettamente. In Serens, possiamo dare a tutte le persone che vivono una condizione di sofferenza un aiuto per ritrovare la serenità, accettare se stesse e i propri limiti per imparare a vivere una vita piena e soddisfacente.

La psicoterapia online di Serenis per l’ADHD

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Redazione

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Revisori

reviewer

Dott. Raffaele Avico

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista certificato EMDR I

Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista EMDR. È membro della ESDT (European Society for Trauma and Dissociation) e socio AISTED (Associazione italiana per lo studio del trauma e della dissociazione).

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Dott. Rosario Urbani

Psicoterapeuta specializzato in cognitivo comportamentale

Ordine degli Psicologi della Campania num. 6653/A

Laureato in Neuroscienze presso la Seconda Università di Napoli. Specializzato presso l’istituto Skinner in psicoterapia cognitivo comportamentale. Analista del comportamento ABA e specializzato anche nella tecnica terapeutica dell'EMDR.

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Dott.ssa Maria Vallillo

Psicoterapeuta specialista in Lifespan Developmental Psychology

Ordine degli Psicologi del Lazio num. 25732

Laurea in Psicologia presso l'Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in psicoterapia e psicologia del ciclo di vita presso l’Università la Sapienza di Roma. Esperta in neuropsicologia e psicodiagnostica e perfezionata in psico-oncologia.