Diagnosi ADHD: come funziona?

Scopri di più su come viene fatta la diagnosi dell'ADHD e quali sono i principali criteri diagnostici.

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Diagnosticare l'ADHD

Punti chiave

  • Cos'è la diagnosi adhd: è un processo clinico basato su test e osservazioni che identifica il disturbo del neurosviluppo legato all'attenzione e all'iperattività.
  • Come si manifesta l'ADHD? Si manifesta con disattenzione, irrequietezza e impulsività presenti in più contesti di vita; spesso si accompagna a disturbi dell'apprendimento o ansia.
  • Trattamento: una volta diagnosticato, l'ADHD si gestisce con percorsi educativi per la famiglia, supporto psicologico, strategie scolastiche e, se necessario, farmaci.

Come si fa la diagnosi dell'ADHD?

La diagnosi dell'ADHD viene effettuata da professionisti che somministrano test sulle funzioni esecutive per valutare la memoria, la pianificazione e la capacità di concentrazione. Per confermare il disturbo, i sintomi devono manifestarsi in almeno due contesti differenti, come casa e scuola, per garantire che le difficoltà non siano legate solo a un ambiente specifico.

La diagnosi dell'ADHD negli richiede solitamente una valutazione divisa in due fasi: una parte psicologica e una medica psichiatrica. Entrambe possono essere effettuate negli ospedali pubblici, nei servizi di neuropsichiatria territoriale o in centri privati specializzati.

La visita psicologica: a cosa serve?

La visita psicologica serve a ricostruire il funzionamento mentale e relazionale della persona per capire come i sintomi influenzano la sua quotidianità e confermare la diagnosi di adhd. Questo incontro non è un semplice colloquio, ma un'analisi strutturata che serve a distinguere l'ADHD da altre condizioni, come l'ansia o la depressione, che potrebbero manifestarsi con segnali simili. Vengono utilizzate per la visita psicologica:

  • Interviste cliniche: lo specialista indaga la storia personale e si approfondisce per capire se l'ADHD è presente già prima dei 12 anni per essere confermato.
  • Test e questionari: vengono utilizzati strumenti validati scientificamente che misurano oggettivamente la capacità di attenzione, la memoria di lavoro e il controllo dell'impulsività.
  • Osservazione comportamentale: lo psicologo osserva come il paziente gestisce il tempo, la comunicazione e lo spazio durante la seduta per raccogliere dati sul suo modo di agire spontaneo.
  • Analisi dei documenti: se disponibili, vengono esaminate le vecchie pagelle scolastiche o i giudizi dei maestri, che spesso contengono tracce preziose di disattenzione precoce.
La visita psicologica a cosa serve

La visita medica psichiatrica

La visita psichiatrica è il passaggio medico necessario per escludere cause fisiche ai sintomi e per stabilire se è necessaria una terapia farmacologica. Il percorso varia in base all'età: nei bambini con ADHD la valutazione è spesso avviata su segnalazione della scuola o del pediatra, mentre nell'ADHD negli adulti è più frequente una autosegnalazione o un invio dallo psichiatra. Lo psichiatra valuta l'aspetto biologico e neurologico del disturbo, assicurandosi che il trattamento sia sicuro per la salute generale del paziente.

Il protocollo della valutazione psichiatrica include:

  • Anamnesi medica: lo psichiatra analizza la storia clinica familiare e personale per verificare la presenza di ereditarietà, dato che l'ADHD ha una forte componente genetica.
  • Esami clinici mirati: possono essere richiesti esami del sangue, elettrocardiogramma o visite neurologiche per controllare che il cuore e il sistema nervoso siano pronti a un eventuale supporto farmacologico.
  • Diagnosi differenziale medica: il medico verifica che i problemi di attenzione non siano causati da altre patologie, come disturbi della tiroide, problemi del sonno o carenze vitaminiche.
  • Scelta della terapia: se i sintomi compromettono gravemente la vita del paziente, lo psichiatra prescrive farmaci specifici che aiutano il cervello a regolare i livelli di dopamina e noradrenalina.

Criteri diagnostici: i sintomi tipici dell’ADHD

Secondo il DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali), devono essere presenti almeno 6 sintomi di ciascuna categoria per l’ADHD di tipo combinato, oppure 6 di una sola categoria per il solo deficit di attenzione o l’iperattività.

Quando parliamo di sintomi dell'ADHD dobbiamo distinguere tra sintomi tipici della disattenzione e sintomi tipici dell'iperattività e impulsività. Tra i primi troviamo, ad esempio:

  • difficoltà a mantenere l’attenzione per tempi prolungati
  • incapacità di concentrarsi sui dettagli
  • incapacità di portare a termine i compiti nei tempi stabiliti o mancato rispetto delle istruzioni
  • difficoltà organizzative
  • si distrae facilmente a causa di stimoli estranei all’attività svolta
  • dimenticanze frequenti
  • non ama svolgere attività che richiedono tempo e pazienza.
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Quali sono i sintomi di iperattività e impulsività?

Tra i sintomi di iperattività e impulsività ci sono:

  • movimenti incontrollati di mani e piedi
  • incapacità di rimanere seduti in situazioni strutturate (ad esempio in classe)
  • avversione per i giochi tranquilli
  • il bambino spesso corre o è spericolato
  • eccessiva loquacità
  • il bambino sembra caricato a molla da troppa energia
  • risposte impulsive, date senza riflettere
  • incapacità di rispettare il proprio turno
  • intromissioni frequenti in discorsi o attività.

In ogni caso, la presenza di questi sintomi deve essere abbastanza invasiva da compromettere il regolare svolgimento delle attività e causare difficoltà al bambino o al ragazzo in diversi contesti (ad esempio accademico e sociale).

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Diagnosi ADHD visita psichiatrica

L’importanza della diagnosi nell'ADHD

Visto l’enorme impatto dell’ADHD sulla vita quotidiana dell’individuo, avere una diagnosi è importante per moltissime motivazioni, in particolare perché permette di

  • comprendere il disturbo e di trattarlo in maniera accurata e quindi efficace;
  • ridurre la sensazione di frustrazione dovuta alla non comprensione della propria situazione;
  • relazionarsi con gli altri in maniera migliore: conoscere le proprie necessità e i propri bisogni permette di comunicarli agli altri in maniera migliore;
  • ottenere supporto nell’ambito scolastico e in quello lavorativo aiutando a raggiungere risultati migliori;
  • evitare le conseguenze che potrebbero insorgere se l’ADHD non viene trattato.

Il supporto psicologico nella diagnosi di ADHD

L’ADHD non è sempre un disturbo con cui è facile convivere. Oltre alle difficoltà causate direttamente dalla sintomatologia, possono presentarsene altre che possono aggravare lo stato di malessere della persona. Ad esempio, la percezione di essere socialmente inefficaci può portare a un crollo dell’autostima e a una crescente insicurezza che, nei giovani che sono particolarmente sensibili al tema dell’inclusione, può infine esitare in una sintomatologia depressiva o ansiosa.

Negli adulti, le difficoltà dell’ADHD possono rendere difficile mantenere il posto di lavoro e aumentare l’insoddisfazione per la propria vita sociale.

In tutte queste circostanze, può essere utile il supporto di un professionista della salute mentale, che aiuti la persona a trovare le sue risorse interne per affrontare i problemi che questa sindrome causa, anche indirettamente. 

Esperienza reale

In tenera età potrebbe risultare molto sottile la linea tra bambini che risultano essere “vivaci” e quelli che invece hanno delle vere difficoltà a tal proposito. F. ha 10 anni e fino ad ora non ha mai ricevuto una diagnosi di ADHD se non essere annoverato come un bambino eccessivamente vivace che a volte sfocia nella maleducazione. Accolgo l’intera famiglia che, su segnalazione della scuola, giunge al centro per una presa in carico. La famiglia è molto scoraggiata e stanca perchè non sa più cosa fare e come aiutare il figlio mentre F. è assai stanco dei continui rimproveri che riceve senza capirne il senso profondo. È subito evidente che qualcosa mette in difficoltà il bambino e che va aiutato necessariamente anche solo a capire chi è. L’intera famiglia viene accompagnata nel processo diagnostico, nella restituzione finale e nel piano di intervento. A fronte della diagnosi di ADHD, non solo il bambino verrà aiutato a trovare strategie migliori ma anche la famiglia verrà accompagnata nella gestione di ció che gli compete. 

Fonti:

Bibliografia

Diagnosis and management of ADHD in children. — American Family Physician, 90(7), pp. 456-464

Felt, B. T., Biermann, B., Christner, J. G., Kochhar, P., Van Harrison, R. (2014)

ADHD: Is objective diagnosis possible?. — Psychiatry (Edgmont), 2(11), pp. 44

Gualtieri, C. T., Johnson, L. G. (2005)

Adult ADHD: Diagnostic assessment and treatment. — Springer Science & Business Media.

Kooij, J. S. (2012)

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Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
FRFederico Russo
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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