Procrastinazione: perché continuiamo a rimandare e come smettere
La procrastinazione è il comportamento di rimandare l'esecuzione di compiti o attività, spesso a causa di motivi emotivi o psicologici, con conseguenze negative sulle prestazioni e sul benessere.

A nessuno piace dedicarsi ad attività percepite come noiose, difficili o poco urgenti. In certi casi è comune rimandare: quando però questo comportamento diventa abituale, si parla di procrastinazione.
La procrastinazione non è solo una questione di organizzazione del tempo, ma un fenomeno psicologico complesso che può ostacolare il raggiungimento dei propri obiettivi, incidendo sul benessere psicologico.
In questo articolo vedremo cos’è la procrastinazione, quali sono le principali cause e come smettere di procrastinare.
Cos'è la procrastinazione?
Procrastinare significa rinviare i propri impegni nel momento esatto in cui andrebbero svolti, posticipando le proprie responsabilità “allo scopo di guadagnare tempo o addirittura con l’intenzione di non fare quello che si dovrebbe” (Treccani). Il termine infatti deriva dal latino crastĭnus (cras, “domani” col prefisso pro, “a favore di”), che potremmo tradurre come “a favore di domani”.
Ognuno di noi può avere ragioni diverse per procrastinare: ma a differenza di chi riesce comunque a portare a termine i propri compiti (seppur con fatica), il procrastinatore seriale si distingue per la tendenza costante a rimandare ogni impegno.
Non si tratta necessariamente di pigrizia o di eccessiva stanchezza: la procrastinazione può anche rappresentare un modo di affrontare i problemi.
Alimentando emozioni come stress e ansia, la procrastinazione può portare possibili ripercussioni sulle prestazioni lavorative o accademiche. Questo fenomeno è infatti più diffuso di quanto si pensi: secondo uno studio dell’Università di Durham, circa il 20% degli adulti e oltre il 50% degli studenti procrastina regolarmente.

Chi è il procrastinatore?
“Lo faccio dopo”, “inizio lunedì”: queste sono alcune frasi tipiche di chi ha la tendenza alla procrastinazione. Il procrastinatore, infatti, spesso non si limita solo a rimandare: può sviluppare un vero e proprio schema di evitamento.
In molti casi entrano in gioco dei meccanismi di tipo cognitivo ed emotivo: da un lato si cerca di mantenere il controllo, dall’altro si evita il disagio legato al compito. Tra i comportamenti più comuni:
- perdersi a scrollare sullo smartphone prima di iniziare a lavorare;
- guardare “ancora una puntata” della propria serie TV preferita prima di iniziare un’attività;
- prolungare eccessivamente le pause;
- interrompersi frequentemente per controllare le notifiche;
- riempire la giornata con attività di scarsa importanza;
- iniziare un'attività urgente ed interromperla subito;
- occuparsi di richieste altrui evitando le proprie priorità;
- aspettare il momento o l’umore giusto per iniziare.

Tipi di procrastinatori
Non esiste un solo modo di procrastinare: esistono diversi "profili" di procrastinatore, che si distinguono in base alle motivazioni e ai meccanismi alla base del rinvio.
Per esempio:
| Procrastinatore "rilassato" o edonista | Ricerca continuamente ed esclusivamente ciò che lo appassiona, rimandando tutto ciò che non ama fare. |
|---|---|
| Procrastinatore disorganizzato | Non riesce a prevedere correttamente il tempo che ha a disposizione e quello richiesto dalle attività che deve svolgere. Per questo motivo è spesso preda di confusione mentale. |
| Procrastinatore “preoccupato” o evitante | Ha bassa autostima, scarsa fiducia nelle sue capacità e percepisce ansia e stress all’idea di dover affrontare alcuni compiti, preferendo rimandarli |
| Procrastinatore perfezionista | Rimanda ciò che deve fare quando ritiene che il risultato non sia perfetto e non possa diventarlo |
Procrastinazione e ADHD
Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è spesso associato alla procrastinazione, soprattutto negli adulti.
Tra i fattori e i sintomi che possono favorire la procrastinazione:
- difficoltà di concentrazione;
- impulsività;
- iperattività;
- frequenti dimenticanze;
- scarsa percezione del tempo;
- difficoltà di pianificazione e disorganizzazione personale;
- frustrazione;
- irritabilità;
- senso di insofferenza.
Queste difficoltà rendono più complesso gestire gli impegni e rispettare le scadenze, aumentando la tendenza a procrastinare.

Cause della procrastinazione: perché rimandiamo?
La necessità di procrastinare i propri impegni può nascere da diversi fattori, spesso concatenati o coesistenti tra loro.
Tra le cause della procrastinazione più frequenti ci sono:
- paura di scegliere, di decidere, di commettere errori o di ricevere un giudizio negativo;
- ricerca di gratificazione immediata, privilegiando attività più piacevoli;
- senso di sopraffazione di fronte a troppi compiti;
- scarso interesse o bassa motivazione;
- perfezionismo;
- difficoltà organizzative;
- pigrizia;
- disagio legato all’attività da svolgere.
Alcune persone procrastinano anche perché preferiscono lavorare sotto pressione (procrastinazione “da arousal”), mentre in altri casi può trattarsi di un comportamento “irrazionale”, legato per lo più a stati d'ansia.
In presenza di condizioni psicologiche come attacchi di panico, depressione o dopo eventi traumatici invece, si può parlare anche di procrastinazione psicologica, che rende più difficile concentrarsi e portare a termine le attività.

Sintomi, segnali e conseguenze del procrastinare
Chi non riesce a smettere di procrastinare può andare incontro a diverse conseguenze, a volte anche serie, alimentando un circolo vizioso. Per esempio, pensiamo a una persona che continua a rimandare la prenotazione di un’importante visita medica: nel frattempo, il problema di salute potrebbe aggravarsi.
Chi procrastina abitualmente manifesta una serie di segnali sul piano emotivo, cognitivo e comportamentale.
Tra i principali indicatori di una procrastinazione problematica ci sono:
- senso di colpa;
- accumulo di lavoro;
- insoddisfazione e frustrazione;
- tendenza alla ruminazione;
- senso di inadeguatezza e insicurezza;
- stress e ansia.
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La psicologia della procrastinazione
Il fenomeno della procrastinazione può essere spiegato da diverse teorie psicologiche, che evidenziano un aspetto comune: quanto la procrastinazione sia spesso legata alla gestione delle emozioni, più che alla semplice organizzazione del tempo.
| Teoria | Descrizione |
| Evitamento della frustrazione (Sigmund Freud) | La procrastinazione deriva dal desiderio di evitare la frustrazione e l'ansia associate a compiti difficili o poco gratificanti. Le persone tendono a giustificare razionalmente il loro rinvio, spesso senza rendersi conto delle conseguenze negative. |
| Teoria dell'autoregolazione (Roy F. Baumeister) | La procrastinazione è dovuta a una mancanza di autocontrollo emotivo e alla limitatezza delle risorse di energia disponibili. Questo comportamento può dunque nascere da una scarsa pianificazione e dall'incapacità di gestire lo stress, che portano al rinvio di compiti importanti. |
| Ricerca della gratificazione immediata (George W. Ainslie) | La procrastinazione è il risultato di una preferenza per ricompense più piccole ma immediate piuttosto che per ricompense più grandi, ma ritardate nel tempo. Le persone procrastinano per evitare lo sforzo, a discapito dei benefici futuri. |
| Teoria del puzzle (Timothy Pychyl) | La procrastinazione diventa un modo per evitare il giudizio degli altri e affrontare l'insicurezza personale. |

Strategie per smettere di procrastinare
È importante sottolineare che la procrastinazione non è un tratto fisso della personalità, ma un comportamento che può essere corretto. Esistono diverse strategie utili per smettere di procrastinare:
- suddividere i compiti in attività più piccole;
- iniziare con pochi minuti per superare il blocco iniziale;
- ridurre le distrazioni;
- pianificare in modo realistico i propri compiti, proiettandosi verso l’obiettivo;
- accettare l’imperfezione, imparando a tollerare il disagio iniziale;
- definire priorità chiare;
- aiutarsi con la mindfulness o altre tecniche di gestione dell’ansia.
Aumentare la motivazione
La motivazione gioca un ruolo centrale nella procrastinazione: quando è bassa, è molto più facile cercare alternative gratificanti ai compiti più impegnativi.
Per lavorare sulla motivazione e sulla propria crescita personale, può essere utile:
- fissarsi degli obiettivi a lungo termine;
- trovare delle gratificazioni estrinseche (un premio, un riconoscimento);
- sviluppare gratificazioni intrinseche (sentirsi bravi e complimentarsi per aver portato a termine un compito);
- riconoscere i propri progressi.
È infatti molto importante evitare l’autocritica eccessiva: colpevolizzarsi tende ad aumentare il blocco psicologico, certamente non a risolverlo. Imparare a perdonarsi è un primo passo utile per interrompere il ciclo della procrastinazione, comprendendo che non si può essere sempre all'altezza di ogni situazione.
M., 26 anni, laureato in ingegneria, soffre di procrastinazione legata a un vissuto depressivo e perfezionistico, causato da un'esperienza lavorativa fallimentare. La terapia si è concentrata sulla ristrutturazione delle sue credenze disfunzionali e sull'incremento di comportamenti più funzionali. Attraverso il nostro lavoro, M. ha imparato a gestire l'ansia e la paura del fallimento, riducendo la procrastinazione e migliorando la sua capacità di affrontare compiti come la stesura del curriculum. Questo ha contribuito a diminuire il senso di colpa e aumentare la sua autostima.
Psicoterapia per la procrastinazione
Quando la procrastinazione finisce per interferire con la vita quotidiana, diventa fondamentale chiedere aiuto.
Per esempio, la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è molto utile a:
- individuare i pensieri che alimentano il rinvio;
- modificare le proprieconvinzioni disfunzionali (perfezionismo o timore del fallimento);
- sviluppare strategie pratiche di gestione del tempo.
Per lavorare sulla procrastinazione puoi rivolgerti a Serenis, il nostro centro medico autorizzato.
Puoi scegliere lo psicologo online più adatto alle tue esigenze e obiettivi, oppure iniziare un percorso di coaching online.
Esperienza reale
E. è un italiano che vive all'estero e che comincia il suo percorso perché vuole conoscere degli aspetti di sé e della sua famiglia, come approfondimento della sua vita. Ci vogliono alcuni colloqui per poter evidenziare la sua tendenza alla procrastinazione e condividere con lui questo pensiero per poter capire insieme da cosa dipende e come poter gestire la situazione. E. non compie passi evolutivi, sentimentalmente e professionalmente parlando, poiché è estremamente spaventato dal cambiamento. Lui ha trovato la sua dimensione di comfort nella situazione attuale: lavorare se pur con poca soddisfazione e molto malessere. Questa sua tendenza nasce da una dimensione relazionale familiare difficile da scardinare e che lo sta mettendo a dura prova negli ultimi mesi. Dopo aver individuato l’origine con lui si delinea un lavoro di elaborazione del passato e di costruzione di strategie per la gestione del presente e del futuro.
Bibliografia
Se non ora quando? Procrastinazione: origine e trattamento. — Cognitivismo Clinico 14.2, pp. 93-113
Salvatori, Cristina
Percezione di fallimento cognitivo e autostima nella procrastinazione decisionale. — GIPO Giornale Italiano Di Psicologia Dell'Orientamento
Di Fabio, Annamaria. (2005)
Il ruolo dell'apprendimento autoregolato nella procrastinazione accademica. — Psicologia di comunità: gruppi, ricerca azione e modelli formativi: 1, pp. 48-56
Miceli, Silvana, et al. (2017)
Se non ora… quando? — EIFIS Editore
Bertani D., Pedrazzoli E. (2021)

