Mercoledì Addams e Tim Burton: due vite in parallelo tra diversità e salute mentale

Mercoledì Addams rappresenta un esempio di bambino con interessi e comportamenti non convenzionali

Siamo stati abituati al modo di fare cinema di Tim Burton che lo caratterizza dai tempi di capolavori come Edward Mani di Forbice: fuori dagli schemi, a tratti bizzarro, ma sicuramente peculiare e inconfondibile. Ma con la serie Netflix dedicata al personaggio di Mercoledì Addams il regista ha raggiunto uno dei momenti di maggiore soddisfazione dal punto di vista non solo professionale, ma anche personale. Infatti, de da una parte la serie ha riscosso tra il pubblico un successo strepitoso ed è diventata iconica a sua volta degna del personaggio che vede come protagonista, dall’altra è un canale di comunicazione tra Burton e il suo pubblico di estrema potenza.

In che modo tutto questo è possibile? Di seguito scopriremo quanto è profondo il legame tra la Mercoledì Addams rappresentata da Tim Burton e il suo padre cinematografico.

La salute mentale nel mondo del cinema: il caso di Mercoledì Addams


Il rapporto tra Tim Burton e Mercoledì Addams è più profondo di quanto potremmo essere indotti a pensare: da parte del regista non c’è solo l’amore per lo stile gotico e il desiderio di esplorare le mille sfaccettature della psiche umana, caratterizzata da una complessità che racchiude un’apparenza oscura che in realtà cela nell’ombra una grande umanità. Un esame più approfondito può rivelarci come la biografia di questo straordinario regista sia in realtà il perno sul quale sono stati costruiti i suoi lavori cinematografici.

Mercoledì Addams è solo l’ultimo esempio di come la storia di Burton abbia avuto influenza sulla sua carriera. Anzi, stavolta ha trovato proprio nel cinema la modalità privilegiata di espressione, dal momento che lo stesso Burton ha dichiarato, nel corso di una conferenza stampa, che Mercoledì Addams avrebbe benissimo potuto essere lui in età adolescenziale, e proprio questa parte di sé ha voluto trasmettere al suo pubblico, entrando in sintonia con il personaggio fino a creare qualcosa di completamente nuovo.

Le similitudini tra Tim Burton e Mercoledì Addams

Abbiamo detto che Mercoledì Addams, quindi, è un personaggio parzialmente autobiografico, ma in che modo? Nella trama della serie, Mercoledì è un’adolescente che proviene da una famiglia molto sui generis, da sempre identificata come composta da outsiders e persone non conformi a ciò che dalla società è considerato normale.

In parallelo, abbiamo Tim Burton e la sua storia fatta di una famiglia disfunzionale, vittima di bullismo e isolamento durante gli anni di crescita e, per buona parte della sua vita, disturbi dell’umore e ansiosi. Tutto ciò in associazione a un modo di essere del tutto peculiare che lo ha sempre distinto dalla folla, al punto di farlo sentire diverso. In questa particolarità alcune persone hanno visto la presenza di quella che, fino al DSM-IV (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali), era chiamata sindrome di Asperger, ovvero una forma di autismo senza disabilità intellettiva, anzi a volte accostata a un’intelligenza nettamente superiore alla norma.

Che questa ipotesi diagnostica sia fondata o meno, Burton si è sempre sentito non conforme alla società e al modo di essere e di comportarsi dei suoi coetanei, descrivendosi come un ragazzo (e poi un uomo) con una visione in bianco e nero, che dice sempre quello che pensa senza preoccuparsi del modo in cui lo fa o di apparire sensibile o comprensivo, ma mostrando il suo carattere per quello che è, con i suoi spigoli e le sue certezze che, però, nascondono la ricerca di un posto nel mondo in cui poter affermare la propria identità.

Questa diversità ha condotto Tim Burton, come regista, attraverso la produzione di storie che vedono al loro centro dei protagonisti confusi, che cercano di capire chi sono attraverso un viaggio psicologico tra i loro processi mentali e le loro emozioni. Questo è esattamente ciò che accade nella serie dedicata a Mercoledì Addams, che racconta il perenne conflitto che ha luogo nell’adolescenza tra il desiderio di rimanere al sicuro nel proprio mondo, in cui i genitori vegliano amorevolmente ma in modo fin troppo protettivo, e quello di essere indipendente.

Mercoledì Addams e la diversità

Abbiamo accennato alla sindrome di Asperger, che nella versione moderna del DSM la quinta), viene racchiusa tra i disturbi dello spettro autistico, in quanto si identifica in base a due caratteristiche principali che devono essere sempre presenti. La prima riguarda gli interessi della persona, che sono ristretti, inducono a mettere in atto comportamenti ripetitivi e possono risultare molto peculiari rispetto a quelli che normalmente le persone hanno.

La seconda, invece, è una carenza nella capacità di interfacciarsi con le altre persone. Le persone che hanno un disturbo appartenente a questa sfera, sono disinteressate a intessere delle relazioni significative con gli altri e, quando ci provano, risultano inadeguate perché non sanno assumere il loro punto di vista e comprenderne le emozioni (infatti si ipotizza che nelle persone con disturbo dello spettro autistico sia scarsa anche la capacità di teoria della mente), anche se alcuni individui riescono a compensare queste difficoltà costruendo delle regole sulla base della loro esperienza, mettendo così in pratica attraverso un ragionamento ciò che le persone generalmente fanno in modo spontaneo.

Queste due caratteristiche, nel loro complesso, contribuiscono a dare un’impressione di stranezza, che viene a sua volta alimentata dalla difficoltà della persona a inserirsi in un gruppo sociale. Lo stesso tipo di ostacolo nel riuscire a conformarsi alle regole di una società che risulta incomprensibile è quella riscontrabile nella serie Mercoledì Addams, in cui la protagonista assume il ruolo della freak rispetto a una società che ama le convenzioni e fa fatica ad accettare e gestire la diversità.

Oltre a essere una problematica che può venire acuita da certe fasi della vita ben delimitate, come l’adolescenza, quando molti ragazzi si sentono sbagliati, fuori posto, le pecore nere o le voci fuori dal coro che non riescono a trovare il compromesso per far parte di un gruppo, nonostante i loro desideri, questa diversità è un modo di essere costante, che trascende le fasi dello sviluppo e, una volta che si è strutturata, diventa parte della persona per tutta la vita.

Al giorno d’oggi gli studi più all’avanguardia ci dicono che non è del tutto corretto pensare all’autismo (o alla sindrome di Asperger) come a una malattia, quanto piuttosto si dovrebbe intenderla come una neurodiversità, un modo di essere peculiare che è proprio anche di alcuni geni che brillano nel loro settore, a persone che soffrono per la fatica ad adattarsi in una società che non sentono come loro e che li vede come diversi.

Mercoledì Addams e l’accettazione di sé

Il viaggio psicologico di Mercoledì Addams, messo in scena nella serie, passa attraverso delicate fasi che includono l’accettazione della propria diversità, accogliendola non come difettuale, ma come un valore aggiunto in grado di renderci unici e di distinguerci da tutti gli altri. Al pari del percorso che dall’adolescenza porta all’età adulta, anche l’affermazione di sé è una strada che richiede fatica e forza di non sottostare e non conformarsi ai valori che convenzionalmente sono ritenuti giusti solo perché da sempre si fa così e si deve essere così.

A questo proposito, Mercoledì Addams, con il suo carisma, si scaglia contro gli ideali di bellezza e normalità, lasciando spazio all’espressione della propria personale bellezza che consiste nell’essere unici e irripetibili. Ma l’accettazione di sé passa anche per i periodi bui della nostra vita, e qui è evidente il riferimento ai disturbi mentali e all’esperienza personale di Tim Burton, che ne è stato fortemente segnato. Anche lo stare male fa parte di noi e contribuisce a delineare la nostra storia, attraverso una lotta continua per impedire che il malessere abbia il sopravvento sulla nostra determinazione.

Anche questo tema viene affrontato in modo forte in Mercoledì Addams come in tutta la cinematografia di Burton, che si schiera a favore dell’accogliere anche i periodi di sofferenza psicologica come parte integrante della nostra identità, nella consapevolezza che anche in presenza di un malessere ciascuno mantiene intatto il suo lato umano e una forza interiore che non può mai spegnersi.

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Revisori

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Dott. Domenico De Donatis

Medico Psichiatra

Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Pescara n. 4336

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma. Specializzazione in Psichiatria presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

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Dott. Federico Russo

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Neuropsicologo, Direttore Clinico di Serenis

Ordine degli Psicologi della Puglia n. 5048

Laurea in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale a indirizzo neuropsicologico presso l’Istituto S. Chiara di Lecce.

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Dott.ssa Martina Migliore

Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Ordine degli Psicologi dell'Umbria n.892

Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente e formatrice. Esperta in ACT e Superhero Therapy. Membro dell'Associazione CBT Italia, ACT Italia e SITCC. Esperta nell'applicazione di meccaniche derivanti dal gioco alle strategie terapeutiche evidence based e alla formazione aziendale.