Bullismo a scuola: come riconoscerlo e intervenire


Il bullismo a scuola non è un semplice litigio tra compagni né una “ragazzata” da minimizzare. È un fenomeno relazionale complesso, fatto di comportamenti aggressivi, ripetuti nel tempo e caratterizzati da uno squilibrio di potere tra chi agisce e chi subisce.
Può manifestarsi già durante la scuola elementare, diventare più strutturato alla scuola media e assumere forme più sottili alla scuola superiore, durante l’adolescenza. In ogni fase, però, il bullismo può lasciare conseguenze importanti sul benessere psicologico, sull’autostima, sul rendimento scolastico e sulle relazioni sociali di bambini e giovani adulti.
In questo articolo vedremo che cos’è il bullismo a scuola, quali sono gli esempi più comuni per riconoscerlo e come intervenire in modo efficace.
Che cos’è il bullismo a scuola
Il bullismo a scuola è una forma di prevaricazione in cui uno studente, o un gruppo di studenti, mette in atto comportamenti aggressivi verso un compagno percepito come più vulnerabile o meno capace di difendersi.
Per parlare davvero di bullismo, di solito sono presenti tre elementi:
- intenzionalità: il comportamento ha lo scopo di ferire, umiliare, escludere o spaventare;
- ripetizione nel tempo: non si tratta di un episodio isolato, ma di azioni che si ripresentano;
- squilibrio di potere: esiste una disparità tra vittima e bullo, che può manifestarsi a livello fisico, psicologico, sociale o relazionale.
Questi tre fattori distinguono il bullismo da un conflitto occasionale tra compagni e aiutano a riconoscerlo come una dinamica dannosa, che può avere conseguenze serie sulla vittima.
Bullismo a scuola: esempi
Il bullismo a scuola può assumere forme diverse. Alcune sono evidenti, altre più difficili da riconoscere perché avvengono in modo indiretto o più subdolo.
Ecco alcuni esempi:
- bullismo fisico: spintoni, calci, pugni, strattoni, danneggiamento o furto di oggetti personali;
- bullismo verbale: insulti, prese in giro, soprannomi offensivi, minacce, commenti sull’aspetto fisico o sulle caratteristiche personali;
- bullismo psicologico: esclusione dal gruppo, isolamento, diffusione di pettegolezzi, manipolazione delle amicizie, umiliazioni;
- cyberbullismo: messaggi offensivi, foto o video condivisi senza consenso, derisione sui social, esclusione da gruppi online.
Se non vengono riconosciute e affrontate in modo tempestivo, queste forme di bullismo possono lasciare conseguenze emotive importanti, influenzando il modo in cui la vittima percepisce sé stessa, gli altri e il contesto scolastico.

Bullismo alla scuola elementare: come riconoscerlo
Nei bambini più piccoli, durante la scuola elementare, le prepotenze possono comparire attraverso spinte, esclusioni dal gioco, prese in giro ripetute, minacce o piccoli ricatti.
Spesso, a questa età, i bambini non hanno ancora gli strumenti per raccontare con precisione ciò che accade. Possono dire “non voglio andare a scuola”, oppure somatizzare il disagio con mal di pancia, mal di testa o difficoltà ad addormentarsi.
Altri segnali da osservare nel bambino sono:
- tendenza a isolarsi sia a casa che a scuola;
- tristezza, ansia, stanchezza o svogliatezza;
- perdita frequente del materiale scolastico o oggetti riportati a casa rovinati;
- perdita d’interesse nel frequentare i suoi compagni o a svolgere attività con loro;
- peggioramento improvviso del rendimento scolastico.
Bullismo alla scuola media e superiore
Il bullismo tra adolescenti alla scuola media e superiore assume forme più ambigue e complesse.
In questa fase può manifestarsi con prese in giro sul corpo, dando vita a fenomeni come il body shaming, sugli interessi, sulla religione o sull’orientamento sessuale reale o percepito, come nel caso del bullismo omofobico.
A questa età possono diventare più frequenti anche forme di bullismo relazionale e digitale: esclusioni dai gruppi, chat usate per deridere o isolare qualcuno, diffusione di voci, minacce o contenuti condivisi senza consenso. Anche quando non c’è violenza fisica, l’impatto psicologico può essere molto forte.
Cause del bullismo a scuola
Capire le cause del bullismo a scuola non significa giustificare chi lo mette in atto, ma leggere meglio il contesto in cui la prevaricazione nasce e si mantiene. Il bullismo raramente dipende da un solo fattore: può intrecciare caratteristiche individuali, dinamiche familiari, il clima che c’è in classe, un bisogno di appartenenza al gruppo e frequenti difficoltà degli adulti nel riconoscere i segnali precoci.
I fenomeni di bullismo a scuola possono essere collegati anche a difficoltà nelle abilità socio-cognitive. In particolare, l’empatia ha un ruolo importante: aiuta a comprendere e condividere le emozioni degli altri e facilita relazioni più rispettose. Quando questa capacità è poco sviluppata, può essere più difficile riconoscere l’impatto delle proprie azioni sulla sofferenza altrui.
Un altro fattore importante da considerare è la teoria della mente, cioè la capacità di comprendere pensieri, emozioni e intenzioni degli altri. In alcuni casi, chi mette in atto comportamenti di bullismo può usare questa capacità in modo strumentale: riconosce le vulnerabilità della vittima e le utilizza per colpirla, umiliarla o escluderla.
Per questo, oltre a sviluppare empatia, è importante educare alla responsabilità nelle relazioni e alla consapevolezza dell’impatto delle proprie azioni.

Conseguenze del bullismo a scuola
Il bullismo può avere conseguenze importanti sia nel breve sia nel lungo periodo. Non riguarda solo la vita scolastica: può influenzare la costruzione dell’identità di una persona, come si relaziona agli altri e interpreta il proprio valore.
Tra le conseguenze più comuni ci sono:
- bassa autostima;
- ansia;
- tristezza persistente;
- vergogna;
- senso di colpa e inadeguatezza per non essere capaci di difendersi;
- isolamento sociale che in alcuni casi può contribuire alla sindrome dell’hikikomori;
- difficoltà di concentrazione;
- calo del rendimento scolastico;
- disturbi del sonno;
- sintomi psicosomatici.
In alcuni casi, la vittima può sviluppare anche l’idea di non poter cambiare la situazione, arrivando a percepirsi completamente impotente.
Per tutte queste ragioni è essenziale intervenire presto e far passare un messaggio chiaro: la responsabilità non è di chi subisce, e chiedere aiuto non significa essere deboli.
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Bullismo a scuola: come intervenire
Il bullismo è un fenomeno che richiede un intervento collettivo, tempestivo e coordinato tra scuola, famiglia e, quando serve, professionisti specifici. La vittima non dovrebbe essere lasciata sola a difendersi: ha bisogno del supporto emotivo e pratico degli adulti di riferimento.
È fondamentale creare un ambiente sicuro e inclusivo, in cui chi subisce bullismo possa sentirsi ascoltato e compreso. Per questo, quando si affronta il bullismo a scuola, è utile sapere a chi rivolgersi per ottenere il giusto supporto.
Ecco alcune opzioni:
- personale scolastico: insegnanti, dirigenti scolastici, personale ATA o altri educatori possono fornire un aiuto immediato e attivare interventi per affrontare la situazione;
- genitori o tutori: possono offrire sostegno emotivo e collaborare con la scuola;
- consulenti o psicologi scolastici;
- servizi di supporto telefonico: permettono di parlare in modo anonimo e confidenziale con operatori qualificati;
- organizzazioni no-profit anti-bullismo;
- servizi sanitari sul territorio: molte ASL dispongono di consultori familiari e adolescenti dove incontrare personale altamente qualificato.
Bullismo scolastico: normativa in Italia
Il bullismo scolastico è un fenomeno molto diffuso e monitorato anche dalle istituzioni nazionali e internazionali: le recenti indagini delle Nazioni Unite, ad esempio, dimostrano che circa uno studente su tre subisce bullismo durante la carriera scolastica, tra i 13 e i 15 anni.
La normativa italiana si concentra soprattutto su prevenzione, tutela dei minori, responsabilità della scuola e procedure di intervento.
Un primo riferimento importante è la Legge 71 del 2017, dedicata alla prevenzione e al contrasto del cyberbullismo. La norma ha introdotto strumenti di tutela per i minori coinvolti, sia come vittime sia come autori di condotte dannose, e ha valorizzato il ruolo della scuola attraverso attività educative, azioni di sensibilizzazione e figure di riferimento interne.
Inoltre, l'aggiornamento del 2021 delle Linee Guida per la prevenzione e il contrasto del Bullismo e del Cyberbullismo, stabilito con il Decreto ministeriale 18 del 13 gennaio 2021, ha fornito agli insegnanti e ai dirigenti scolastici strumenti e pratiche innovative per affrontare questi fenomeni, rafforzando le risposte educative e organizzative delle scuole.
Più recentemente, con la legge n.70 del 2024 e col decreto legislativo n.99 del 2025, sono state introdotte diverse novità, tra cui il potenziamento del servizio “Emergenza infanzia 114”, campagne di sensibilizzazione, attività di monitoraggio e risorse dedicate alle scuole per azioni di contrasto e prevenzione.
L'azione legislativa, supportata da politiche educative aggiornate, è fondamentale per garantire scuole rispettose e sicure, tutelando il benessere dei bambini e degli adolescenti.
Bullismo a scuola: è reato?
Una domanda frequente è se il bullismo a scuola possa essere reato. Il termine “bullismo” descrive un fenomeno relazionale, ma alcuni comportamenti che rientrano in questa dinamica possono integrare reati o illeciti.
La denuncia per bullismo a scuola alle autorità può essere necessaria quando ci sono episodi di minacce, violenze fisiche, ricatti, diffamazioni, stalking, diffusione di immagini, danneggiamenti o altri comportamenti potenzialmente rilevanti sul piano legale.
In caso di cyberbullismo, è utile conservare prove come screenshot, messaggi, link, date e nomi degli account coinvolti. Nei casi più gravi, l’assistenza legale può essere richiesta tramite un avvocato, oppure ci si può rivolgere alla Polizia Postale.
In ogni caso è importante non agire d’impulso e farsi accompagnare da figure competenti: scuola, servizi territoriali, professionisti della salute mentale o consulenti legali nei casi più delicati.
Prevenire il bullismo a scuola
Nel bullismo non ci sono solo bullo e vittima. C’è quasi sempre anche un pubblico: compagni che ridono, osservano, tacciono o si allontanano.
Per questo, la prevenzione del bullismo non si costruisce solo con incontri occasionali o campagne simboliche. Richiede continuità, educazione emotiva e una responsabilità condivisa tra adulti e ragazzi.
Alcune strategie efficaci sono:
- promuovere empatia e ascolto attivo;
- formare insegnanti e personale scolastico sulle dinamiche e sulle forme di bullismo;
- attivare sportelli di ascolto a scuola;
- educare all’uso consapevole del digitale;
- intervenire ai primi segnali di esclusione o prevaricazione.

Cosa possono fare i genitori di adolescenti bullizzati
I genitori hanno un ruolo fondamentale. La prima cosa da fare è ascoltare attivamente, senza minimizzare: promuovere una comunicazione aperta tra genitori e figli aiuta questi ultimi a sentirsi creduti, accolti e meno soli. Incoraggiare la comprensione e l’educazione contro il bullismo contribuisce a costruire un ambiente in cui rispetto e inclusione diventino valori essenziali, sia a casa sia a scuola.
Dopo l’ascolto, è importante raccogliere informazioni, contattare la scuola, chiedere un confronto con docenti o dirigente e monitorare l’evoluzione della situazione.

Storie di bullismo
Chi subisce bullismo spesso pensa di essere l’unico a vivere la sua situazione. Leggere o ascoltare storie simili può aiutare a sentirsi meno soli, a riconoscere dinamiche comuni e a trovare il coraggio di chiedere aiuto.
Le storie di bullismo e le citazioni sul tema, infatti, non servono a spettacolarizzare il dolore, ma a dare voce a esperienze che spesso restano nascoste. Possono diventare uno strumento di consapevolezza per chi subisce, per chi assiste e per gli adulti che vogliono imparare a riconoscere i segnali in tempo.
La psicoterapia online di Serenis per il bullismo
Il bullismo può lasciare ferite profonde. A volte, anche dopo la fine degli episodi, restano paura, vergogna, sfiducia, difficoltà a stare con gli altri o la sensazione di non valere abbastanza.
Uno psicologo può aiutare la vittima a dare un nome a ciò che è successo, ricostruire il proprio senso di sicurezza, lavorare sull’autostima e trovare strategie per affrontare la situazione. Può essere utile anche per i genitori, che spesso si sentono impotenti o confusi su come muoversi.
Su Serenis, centro medico autorizzato, puoi trovare uno spazio di ascolto con uno psicologo online e iniziare con un primo colloquio gratuito. Le sedute successive avranno un costo di 49€ ciascuna.
Esperienza reale
In una classe del primo anno di scuola secondaria di secondo grado sono emersi episodi di bullismo verbale, legati in particolare ad accuse di “copiare” o “barare” durante le verifiche e all’uso di espressioni svalutanti. Tali comportamenti hanno alimentato la formazione di due gruppi contrapposti e un clima relazionale teso, caratterizzato da diffidenza e conflittualità tra gli studenti.
A fronte di questa situazione, si è scelto di proporre un percorso di intervento di gruppo.
Il primo incontro è stato di tipo psicoeducativo, centrato sulla comprensione del fenomeno del bullismo e delle conseguenze psicologiche sulla vittima, sul gruppo e sulla responsabilità collettiva con lo scopo di aiutare gli studenti a riconoscere il proprio ruolo all’interno delle dinamiche.
Nel secondo incontro, condotto in modalità di circle time, si è dato spazio al dialogo aperto sugli episodi specifici accaduti nella classe e sulle emozioni ad essi connesse. Ciò ha permesso di favorire l’ascolto reciproco, la condivisione dei punti di vista e l’avvio di un processo di riflessione comune sul clima di classe.
Infine, sono stati proposti giochi cooperativi e attività di gruppo orientati a rafforzare l’identità collettiva, la fiducia reciproca e la collaborazione tra pari. Le attività sono state pensate per favorire un’esperienza diretta di cooperazione positiva e per contrastare la logica di contrapposizione tra “fazioni”.
Parallelamente, è stato coinvolto il corpo docente, con l’indicazione di monitorare quotidianamente le interazioni tra studenti e di rinforzare comportamenti collaborativi e inclusivi.
Bibliografia
Bullying among school children: prevalence and association with common symptoms in childhood. — Indian J Pediatr. 78(3). doi: 10.1007/s12098-010-0219-6. PMID: 20960076, pp. 307-310
(2010)