Bullismo a scuola: come riconoscerlo e intervenire

Il bullismo a scuola è un fenomeno complesso e dannoso che coinvolge comportamenti aggressivi, ripetuti e intenzionali da parte di uno o più studenti nei confronti di un'altra persona.
BMBarbara Mazzetti
Scritto daBarbara MazzettiPsicologa e Psicoterapeuta
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato16 giugno 2023
Aggiornato18 agosto 2026
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Bullismo a scuola

Il bullismo a scuola non è un semplice litigio tra compagni né una “ragazzata” da minimizzare. È un fenomeno relazionale complesso, fatto di comportamenti aggressivi, ripetuti nel tempo e caratterizzati da uno squilibrio di potere tra chi agisce e chi subisce.

Può manifestarsi già durante la scuola elementare, diventare più strutturato alla scuola media e assumere forme più sottili alla scuola superiore, durante l’adolescenza. In ogni fase, però, il bullismo può lasciare conseguenze importanti sul benessere psicologico, sull’autostima, sul rendimento scolastico e sulle relazioni sociali di bambini e giovani adulti.

In questo articolo vedremo che cos’è il bullismo a scuola, quali sono gli esempi più comuni per riconoscerlo e come intervenire in modo efficace.

Che cos’è il bullismo a scuola

Il bullismo a scuola è una forma di prevaricazione in cui uno studente, o un gruppo di studenti, mette in atto comportamenti aggressivi verso un compagno percepito come più vulnerabile o meno capace di difendersi.

Per parlare davvero di bullismo, di solito sono presenti tre elementi:

  1. intenzionalità: il comportamento ha lo scopo di ferire, umiliare, escludere o spaventare;
  2. ripetizione nel tempo: non si tratta di un episodio isolato, ma di azioni che si ripresentano;
  3. squilibrio di potere: esiste una disparità tra vittima e bullo, che può manifestarsi a livello fisico, psicologico, sociale o relazionale.

Questi tre fattori distinguono il bullismo da un conflitto occasionale tra compagni e aiutano a riconoscerlo come una dinamica dannosa, che può avere conseguenze serie sulla vittima.

Bullismo a scuola: esempi 

Il bullismo a scuola può assumere forme diverse. Alcune sono evidenti, altre più difficili da riconoscere perché avvengono in modo indiretto o più subdolo.

Ecco alcuni esempi: 

  • bullismo fisico: spintoni, calci, pugni, strattoni, danneggiamento o furto di oggetti personali;
  • bullismo verbale: insulti, prese in giro, soprannomi offensivi, minacce, commenti sull’aspetto fisico o sulle caratteristiche personali;
  • bullismo psicologico: esclusione dal gruppo, isolamento, diffusione di pettegolezzi, manipolazione delle amicizie, umiliazioni;
  • cyberbullismo: messaggi offensivi, foto o video condivisi senza consenso, derisione sui social, esclusione da gruppi online.

Se non vengono riconosciute e affrontate in modo tempestivo, queste forme di bullismo possono lasciare conseguenze emotive importanti, influenzando il modo in cui la vittima percepisce sé stessa, gli altri e il contesto scolastico.

Bullismo verbale e psicologico

Bullismo alla scuola elementare: come riconoscerlo

Nei bambini più piccoli, durante la scuola elementare, le prepotenze possono comparire attraverso spinte, esclusioni dal gioco, prese in giro ripetute, minacce o piccoli ricatti. 

Spesso, a questa età, i bambini non hanno ancora gli strumenti per raccontare con precisione ciò che accade. Possono dire “non voglio andare a scuola”, oppure somatizzare il disagio con mal di pancia, mal di testa o difficoltà ad addormentarsi.

Altri segnali da osservare nel bambino sono:

  • tendenza a isolarsi sia a casa che a scuola;
  • tristezza, ansia, stanchezza o svogliatezza;
  • perdita frequente del materiale scolastico o oggetti riportati a casa rovinati;
  • perdita d’interesse nel frequentare i suoi compagni o a svolgere attività con loro;
  • peggioramento improvviso del rendimento scolastico. 

Bullismo alla scuola media e superiore

Il bullismo tra adolescenti alla scuola media e superiore assume forme più ambigue e complesse. 

In questa fase può manifestarsi con prese in giro sul corpo, dando vita a fenomeni come il body shaming, sugli interessi, sulla religione o sull’orientamento sessuale reale o percepito, come nel caso del bullismo omofobico

A questa età possono diventare più frequenti anche forme di bullismo relazionale e digitale: esclusioni dai gruppi, chat usate per deridere o isolare qualcuno, diffusione di voci, minacce o contenuti condivisi senza consenso. Anche quando non c’è violenza fisica, l’impatto psicologico può essere molto forte.

Cause del bullismo a scuola

Capire le cause del bullismo a scuola non significa giustificare chi lo mette in atto, ma leggere meglio il contesto in cui la prevaricazione nasce e si mantiene. Il bullismo raramente dipende da un solo fattore: può intrecciare caratteristiche individuali, dinamiche familiari, il clima che c’è in classe, un bisogno di appartenenza al gruppo e frequenti difficoltà degli adulti nel riconoscere i segnali precoci.

I fenomeni di bullismo a scuola possono essere collegati anche a difficoltà nelle abilità socio-cognitive. In particolare, l’empatia ha un ruolo importante: aiuta a comprendere e condividere le emozioni degli altri e facilita relazioni più rispettose. Quando questa capacità è poco sviluppata, può essere più difficile riconoscere l’impatto delle proprie azioni sulla sofferenza altrui.

Un altro fattore importante da considerare è la teoria della mente, cioè la capacità di comprendere pensieri, emozioni e intenzioni degli altri. In alcuni casi, chi mette in atto comportamenti di bullismo può usare questa capacità in modo strumentale: riconosce le vulnerabilità della vittima e le utilizza per colpirla, umiliarla o escluderla.

Per questo, oltre a sviluppare empatia, è importante educare alla responsabilità nelle relazioni e alla consapevolezza dell’impatto delle proprie azioni.

Bullismo scolastico ed empatia

Conseguenze del bullismo a scuola

Il bullismo può avere conseguenze importanti sia nel breve sia nel lungo periodo. Non riguarda solo la vita scolastica: può influenzare la costruzione dell’identità di una persona, come si relaziona agli altri e interpreta il proprio valore.

Tra le conseguenze più comuni ci sono:

In alcuni casi, la vittima può sviluppare anche l’idea di non poter cambiare la situazione, arrivando a percepirsi completamente impotente

Per tutte queste ragioni è essenziale intervenire presto e far passare un messaggio chiaro: la responsabilità non è di chi subisce, e chiedere aiuto non significa essere deboli.

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Bullismo a scuola: come intervenire

Il bullismo è un fenomeno che richiede un intervento collettivo, tempestivo e coordinato tra scuola, famiglia e, quando serve, professionisti specifici. La vittima non dovrebbe essere lasciata sola a difendersi: ha bisogno del supporto emotivo e pratico degli adulti di riferimento.

È fondamentale creare un ambiente sicuro e inclusivo, in cui chi subisce bullismo possa sentirsi ascoltato e compreso. Per questo, quando si affronta il bullismo a scuola, è utile sapere a chi rivolgersi per ottenere il giusto supporto.

Ecco alcune opzioni:

  • personale scolastico: insegnanti, dirigenti scolastici, personale ATA o altri educatori possono fornire un aiuto immediato e attivare interventi per affrontare la situazione;
  • genitori o tutori: possono offrire sostegno emotivo e collaborare con la scuola;
  • consulenti o psicologi scolastici;
  • servizi di supporto telefonico: permettono di parlare in modo anonimo e confidenziale con operatori qualificati;
  • organizzazioni no-profit anti-bullismo;
  • servizi sanitari sul territorio: molte ASL dispongono di consultori familiari e adolescenti dove incontrare personale altamente qualificato.

Bullismo scolastico: normativa in Italia

Il bullismo scolastico è un fenomeno molto diffuso e monitorato anche dalle istituzioni nazionali e internazionali: le recenti indagini delle Nazioni Unite, ad esempio, dimostrano che circa uno studente su tre subisce bullismo durante la carriera scolastica, tra i 13 e i 15 anni. 

La normativa italiana si concentra soprattutto su prevenzione, tutela dei minori, responsabilità della scuola e procedure di intervento.

Un primo riferimento importante è la Legge 71 del 2017, dedicata alla prevenzione e al contrasto del cyberbullismo. La norma ha introdotto strumenti di tutela per i minori coinvolti, sia come vittime sia come autori di condotte dannose, e ha valorizzato il ruolo della scuola attraverso attività educative, azioni di sensibilizzazione e figure di riferimento interne.

Inoltre, l'aggiornamento del 2021 delle Linee Guida per la prevenzione e il contrasto del Bullismo e del Cyberbullismo, stabilito con il Decreto ministeriale 18 del 13 gennaio 2021, ha fornito agli insegnanti e ai dirigenti scolastici strumenti e pratiche innovative per affrontare questi fenomeni, rafforzando le risposte educative e organizzative delle scuole.

Più recentemente, con la legge n.70 del 2024 e col decreto legislativo n.99 del 2025, sono state introdotte diverse novità, tra cui il potenziamento del servizio “Emergenza infanzia 114”, campagne di sensibilizzazione, attività di monitoraggio e risorse dedicate alle scuole per azioni di contrasto e prevenzione.

L'azione legislativa, supportata da politiche educative aggiornate, è fondamentale per garantire scuole rispettose e sicure, tutelando il benessere dei bambini e degli adolescenti.

Bullismo a scuola: è reato?

Una domanda frequente è se il bullismo a scuola possa essere reato. Il termine “bullismo” descrive un fenomeno relazionale, ma alcuni comportamenti che rientrano in questa dinamica possono integrare reati o illeciti.

La denuncia per bullismo a scuola alle autorità può essere necessaria quando ci sono episodi di minacce, violenze fisiche, ricatti, diffamazioni, stalking, diffusione di immagini, danneggiamenti o altri comportamenti potenzialmente rilevanti sul piano legale.

In caso di cyberbullismo, è utile conservare prove come screenshot, messaggi, link, date e nomi degli account coinvolti. Nei casi più gravi, l’assistenza legale può essere richiesta tramite un avvocato, oppure ci si può rivolgere alla Polizia Postale.

In ogni caso è importante non agire d’impulso e farsi accompagnare da figure competenti: scuola, servizi territoriali, professionisti della salute mentale o consulenti legali nei casi più delicati.

Prevenire il bullismo a scuola

Nel bullismo non ci sono solo bullo e vittima. C’è quasi sempre anche un pubblico: compagni che ridono, osservano, tacciono o si allontanano.

Per questo, la prevenzione del bullismo non si costruisce solo con incontri occasionali o campagne simboliche. Richiede continuità, educazione emotiva e una responsabilità condivisa tra adulti e ragazzi.

Alcune strategie efficaci sono:

  • promuovere empatia e ascolto attivo;
  • formare insegnanti e personale scolastico sulle dinamiche e sulle forme di bullismo;
  • attivare sportelli di ascolto a scuola;
  • educare all’uso consapevole del digitale;
  • intervenire ai primi segnali di esclusione o prevaricazione.
Segnali bullismo a scuola

Cosa possono fare i genitori di adolescenti bullizzati

I genitori hanno un ruolo fondamentale. La prima cosa da fare è ascoltare attivamente, senza minimizzare: promuovere una comunicazione aperta tra genitori e figli aiuta questi ultimi a sentirsi creduti, accolti e meno soli. Incoraggiare la comprensione e l’educazione contro il bullismo contribuisce a costruire un ambiente in cui rispetto e inclusione diventino valori essenziali, sia a casa sia a scuola.

Dopo l’ascolto, è importante raccogliere informazioni, contattare la scuola, chiedere un confronto con docenti o dirigente e monitorare l’evoluzione della situazione. 

I genitori e il bullismo dei figli

Storie di bullismo

Chi subisce bullismo spesso pensa di essere l’unico a vivere la sua situazione. Leggere o ascoltare storie simili può aiutare a sentirsi meno soli, a riconoscere dinamiche comuni e a trovare il coraggio di chiedere aiuto.

Le storie di bullismo e le citazioni sul tema, infatti, non servono a spettacolarizzare il dolore, ma a dare voce a esperienze che spesso restano nascoste. Possono diventare uno strumento di consapevolezza per chi subisce, per chi assiste e per gli adulti che vogliono imparare a riconoscere i segnali in tempo.

La psicoterapia online di Serenis per il bullismo 

Il bullismo può lasciare ferite profonde. A volte, anche dopo la fine degli episodi, restano paura, vergogna, sfiducia, difficoltà a stare con gli altri o la sensazione di non valere abbastanza.

Uno psicologo può aiutare la vittima a dare un nome a ciò che è successo, ricostruire il proprio senso di sicurezza, lavorare sull’autostima e trovare strategie per affrontare la situazione. Può essere utile anche per i genitori, che spesso si sentono impotenti o confusi su come muoversi.

Su Serenis, centro medico autorizzato, puoi trovare uno spazio di ascolto con uno psicologo online e iniziare con un primo colloquio gratuito. Le sedute successive avranno un costo di 49€ ciascuna. 

Esperienza reale

In una classe del primo anno di scuola secondaria di secondo grado sono emersi episodi di bullismo verbale, legati in particolare ad accuse di “copiare” o “barare” durante le verifiche e all’uso di espressioni svalutanti. Tali comportamenti hanno alimentato la formazione di due gruppi contrapposti e un clima relazionale teso, caratterizzato da diffidenza e conflittualità tra gli studenti.

A fronte di questa situazione, si è scelto di proporre un percorso di intervento di gruppo.

Il primo incontro è stato di tipo psicoeducativo, centrato sulla comprensione del fenomeno del bullismo e delle conseguenze psicologiche sulla vittima, sul gruppo e sulla responsabilità collettiva con lo scopo di aiutare gli studenti a riconoscere il proprio ruolo all’interno delle dinamiche.

Nel secondo incontro, condotto in modalità di circle time, si è dato spazio al dialogo aperto sugli episodi specifici accaduti nella classe e sulle emozioni ad essi connesse. Ciò ha permesso di favorire l’ascolto reciproco, la condivisione dei punti di vista e l’avvio di un processo di riflessione comune sul clima di classe.

Infine, sono stati proposti giochi cooperativi e attività di gruppo orientati a rafforzare l’identità collettiva, la fiducia reciproca e la collaborazione tra pari. Le attività sono state pensate per favorire un’esperienza diretta di cooperazione positiva e per contrastare la logica di contrapposizione tra “fazioni”.

Parallelamente, è stato coinvolto il corpo docente, con l’indicazione di monitorare quotidianamente le interazioni tra studenti e di rinforzare comportamenti collaborativi e inclusivi. 

Fonti:

Sitografia

Bullismo e cyberbullismo.

Ministero della Salute

Bibliografia

Bullying among school children: prevalence and association with common symptoms in childhood. — Indian J Pediatr. 78(3). doi: 10.1007/s12098-010-0219-6. PMID: 20960076, pp. 307-310

(2010)

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Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
FRFederico Russo
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.