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Apofenia: quando la nostra mente associa eventi scollegati tra loro

L’apofenia ci porta a trovare un collegamento, e quindi un significato, anche quando due eventi non c’entrano nulla l’uno con l’altro

La nostra mente è un meraviglioso mondo complesso e che spesso ci fa mettere in atto comportamenti dei quali nemmeno ce ne rendiamo conto. Ci sono circostanze, tra le altre cose, in cui ci fa associare due eventi che in realtà non sono affatto collegati tra loro. Una tendenza del tutto naturale, ma che in alcune situazioni può rivelarsi il sintomo di una psicopatologia. Il fenomeno in questione si chiama apofenia.

In questo articolo scopriremo insieme di cosa di stratta, quali sono le conseguenze e come evitare di cadere nella sua trappola.

Cos’è l’apofenia

Il primo studioso a parlare di apofenia fu lo psichiatra tedesco Klaus Conrad che, nel 1958, descrisse questo fenomene come “osservazione immotivata di connessioni [tra fenomeni accompagnata] da una precisa sensazione di anormale significatività”.

Per lui, quindi, l’apofenia era strettamente collegata a una forma patologica, mentre in studi successivi viene descritta anche indipendentemente dalle condizioni psichiatriche.

Spiegata in termini semplici, l’apofenia è un pregiudizio della nostra mente che ci porta a vedere uno schema o una connessione tra vari oggetti o eventi che però, nella realtà dei fatti, non sono per niente collegati tra loro.

Capita a tutti, nessuno di noi è esente da episodi di apofenia, ma come vi abbiamo accennato sopra ci sono alcuni condizioni in cui è necessario approfondire, soprattutto in quei casi in cui questo pregiudizio è l’unico con cui riusciamo ad osservare il mondo intorno a noi.

Esempi di apofenia

Per capire ancora meglio che cos’è l’apofenia abbiamo deciso di riportare alcuni esempi in cui, molto probabilmente, vi riscontrerete anche voi.

Uno dei più classici episodi è quando stiamo andando a fare qualcosa di estremamente importante come può essere, per esempio, un esame universitario. Ecco, camminando per la strada ci può capitare di incontrare diverse persone che ci sorridono e, secondo il nostro cervello, quello è un segno che andrà tutto bene.

Al contrario, può succedere di vedere spesso la stessa ora sull’orologio (per esempio, 22:22) e interpretiamo questa situazione come qualcosa di cui preoccuparci.

Il fenomeno dell’apofenia può verificarsi anche quando pensiamo a qualcuno che non vediamo da tanto tempo e, quasi come per magia, in quell’esatto momento squilla il telefono e la chiamata in arrivo è la sua. Quando questo accade, la nostra mente arriva a pensare di aver scatenato il contatto con i pensieri.

Il prossimo esempio è davvero capitato a tutti i cuori spezzati: ci siamo appena lasciati con il nostro partner, eppure continuiamo a sentire il suo nome e la sua canzone preferita ovunque. Il problema è che lo interpretiamo come un segno che gli manchiamo e che quindi dovremmo tornare insieme a lui.

Perché accade

Come abbiamo visto, siamo tutti soggetti ad apofenia e nella maggior parte delle circostanze non c’è assolutamente da preoccuparsi. Tuttavia, gli studiosi hanno cercato di capire perché accade questo fenomeno, e secondo loro le spiegazioni sono da trovare nel fatto che, come si può leggere su un articolo pubblicato su Scientific American, il nostro cervello funziona seguendo degli schemi a cui deve trovare un significato.

Ma non solo, stando a uno studio del neurologo svizzero Peter Brugger, gli esseri umani possiedono una tendenza che li spinge a trovare ordine in tutto, anche nelle situazioni casuali. In più, secondo lui l’apofenia ha un forte legame con la creatività.

Poi ancora uno studio pubblicato sul Journal of Cognitive Neuroscience dimostrerebbe che alti livelli di dopamina determinano una maggiore comparsa di questo particolare fenomeno.

Gli aspetti negativi dell’apofenia

Abbiamo capito che l’apofenia è quell’atteggiamento di chi è convinto di una certa idea e che trova conferme dappertutto, anche se il resto del mondo non vende collegamenti tra le cose.

In sostanza, alla base sembrerebbe esserci una sorta di pensiero magico, tanto da essere promossa anche da certe correnti religiose e movimenti spirituali.

Non è un disturbo mentale, ma un meccanismo che scatta nel nostro cervello in risposta a un bisogno di sicurezza. Non a caso è molto più probabile che si attivi nelle persone insicure.

Purtroppo però non è finita qui: come riporta un articolo pubblicato su Psychiatry Research, se questo fenomeno di percepire eventi indipendenti come connessi tra loro compare con molta frequenza, e se questo è l’unico modo che abbiamo di vedere il mondo, probabilmente siamo di fronte a una psicosi: l’apofenia è parte dei sintomi della schizofrenia.

Un caso particolare di apofenia: la pareidolia

La pareidolia è un caso molto particolare di apofenia che si verifica quando troviamo forme riconoscibili in uno stimolo visivo vago o casuale. Anche per questo fenomeno facciamo un esempio in modo di comprendere meglio di cosa stiamo parlando: quando vediamo figure di animali tra le nuvole.

Come è possibile intuire, sia l’una che l’altra sono delle esperienze che ci portano a dare significati a oggetti o eventi che in realtà non ne hanno. Per questo motivo, non è mai opportuno sottovalutarli perché il rischio che si corre è quello di trovare un ordine, un simbolismo o un significato di cui convincerci e sul quale plasmare i nostri comportamenti, che in realtà non hanno.

Come superare l’apofenia

Nella maggior parte delle situazioni il fenomeno dell’apofenia non deve assolutamente preoccuparci perché non è pericoloso. Ciò non toglie che dobbiamo tenere in considerazione che ci può portare a prendere delle decisioni sbagliate e che se accade con una certa frequenza e intensità ci può persino disconnette dalla realtà.

In questo senso, quindi, occorre intervenire analizzando per bene i fatti, le prove e le osservazioni in modo da formulare un giudizio che non sia frutto di un fenomeno come questo.

Inoltre, bisogna anche evitare il consumo di droghe e sostanze che predispongono all’apofenia. Infine, ricordatevi che a vostra disposizione c’è sempre il valido aiuto di un professionista della salute mentale.

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Fonti

  • Klaus Conrad, 1958, Die beginnende Schizophrenie. Versuch einer Gestaltanalyse des Wahns. Stuttgart: Thieme.
  • Shermer, M. (2008). Patternicity: Finding meaningful patterns in meaningless noise. Scientific American, 299(5), 48.
  • Brugger, P. (2001). From haunted brain to haunted science: A cognitive neuroscience view of paranormal and pseudoscientific thought. Hauntings and poltergeists: Multidisciplinary perspectives, ed. J. Houran & R. Lange, 195-213.
  • Krummenacher, P., Mohr, C., Haker, H., & Brugger, P. (2010). Dopamine, paranormal belief, and the detection of meaningful stimuli. Journal of cognitive neuroscience, 22(8), 1670–1681.
  • Rominger, C., Schulter, G., Fink, A., Weiss, E. M., & Papousek, I. (2018). Meaning in meaninglessness: the propensity to perceive meaningful patterns in coincident events and randomly arranged stimuli is linked to enhanced attention in early sensory processing. Psychiatry Research.