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Gli stili di attaccamento: quali sono i 4 e come riconoscerli

Gli stili di attaccamento influenzano le relazioni umane. Dalla sicurezza all'insicurezza, i vari modelli emotivi e comportamentali che si sviluppano dalle prime esperienze di attaccamento hanno un impatto duraturo sulle dinamiche relazionali nell'età adulta.
Scritto daDott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato13 ottobre 2021
•
Aggiornato06 ottobre 2026
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Stili di attaccamento

Un bambino di un anno gioca sul tappeto. La madre esce dalla stanza, lui piange; quando lei rientra le va incontro, si calma in un minuto e torna ai giochi. Quel minuto dice a quale dei quattro stili di attaccamento appartiene: sicuro, ansioso-ambivalente, evitante o disorganizzato. Sono schemi che nascono con chi ti ha accudito e restano attivi nelle tue relazioni adulte.

La classificazione è di Mary Ainsworth, che negli anni Settanta isolò in laboratorio i primi tre schemi; il quarto, il disorganizzato, lo aggiunsero Mary Main e Judith Solomon nel 1990. Non è un test di personalità e non è una condanna: descrive come hai imparato a chiedere vicinanza quando ne avevi bisogno. Uno schema imparato non è un destino: cambia più lentamente da adulti che da bambini, ma cambia, e più avanti trovi su cosa si lavora.

La teoria dell'attaccamento

La teoria dell'attaccamento nasce con John Bowlby e dice una cosa netta: il legame con chi accudisce non è un effetto collaterale del nutrimento, è un bisogno a sé. Il bambino cerca vicinanza perché la vicinanza lo tiene al sicuro, e da lì esplora il resto.

Bowlby chiama base sicura questa funzione, e Mary Ainsworth la porta in laboratorio. Nella genitorialità quotidiana la differenza non la fa la perfezione: la fanno la disponibilità e la coerenza con cui un adulto risponde, cioè quelle competenze genitoriali che il bambino misura ogni giorno sul campo.

Gli esperimenti alla base della teoria di Bowlby

Il primo indizio arriva dagli uccelli. Konrad Lorenz, nel 1935 sul Journal für Ornithologie, descrive l'imprinting: i pulcini appena nati seguono il primo oggetto in movimento che vedono, una persona o un guanto giallo, senza ricevere in cambio né cibo né calore.

Il secondo arriva dai macachi Rhesus. Nel 1959, su Science, Harlow e Zimmermann offrono ai piccoli due madri sostitute, una di metallo con il biberon e una di stoffa senza cibo: i cuccioli stanno aggrappati alla madre di stoffa e corrono da lei quando si spaventano. Nel momento del pericolo il conforto conta più del nutrimento, ed è su questo dato che Bowlby costruisce il resto.

Perché l'attaccamento è importante per i bambini piccoli?

Perché senza qualcuno a cui tornare, un bambino non esplora. Bowlby ha descritto quattro modi in cui il legame con il caregiver soddisfa i suoi bisogni:

  • il mantenimento della vicinanza: restare vicino a chi lo protegge è il modo più economico che ha di stare al sicuro;
  • il rifugio sicuro: un neonato non sa regolare da solo il proprio sistema nervoso, e usa l'adulto per attraversare la paura e la rabbia;
  • la base sicura: sapere di avere un posto dove tornare è la condizione che gli permette di allontanarsi e scoprire il mondo;
  • l'angoscia da separazione: il disagio per l'assenza è un segnale utile, spinge il bambino a ricercare chi può proteggerlo.

Mamma con bambina in braccio nel verde

La strange situation, la procedura che ha classificato gli stili

La strange situation è la procedura sperimentale con cui Ainsworth valuta il legame fra bambino e caregiver, e si fa con bambini fra i dodici e i diciotto mesi: otto episodi di tre minuti che alternano la presenza dell'adulto, l'ingresso di un estraneo, due separazioni e due ricongiungimenti. Quello che gli osservatori codificano non è la protesta quando il genitore esce, ma il comportamento del bambino quando il genitore rientra.

Da quelle osservazioni (Ainsworth, 1978) escono le categorie dell'attaccamento infantile:

  • sicuro, attaccamento di tipo B;
  • insicuro evitante, attaccamento di tipo A;
  • insicuro ambivalente, attaccamento di tipo C;
  • disorganizzato, attaccamento di tipo D, aggiunto da Mary Main e Judith Solomon nel 1990 per i bambini che nella procedura non mostrano nessuna strategia coerente.

Attaccamento sicuro e insicuro: qual è la differenza

Le quattro etichette si raggruppano in due famiglie. L'attaccamento è sicuro quando il bambino ha imparato che chiedere funziona: se chiama, qualcuno arriva, e arriva più o meno sempre nello stesso modo. È insicuro quando a quella chiamata sono arrivate risposte fredde, imprevedibili o spaventanti, e il bambino si è organizzato di conseguenza.

Che cosa separa un attaccamento sicuro da uno insicuro

Non serve un genitore perfetto, serve un genitore prevedibile. Le forme di parenting che producono sicurezza hanno in comune la sensibilità al segnale del bambino e la coerenza della risposta, non la presenza ininterrotta.

L'attaccamento insicuro si forma quando quella base manca, spesso dentro problemi familiari che assorbono l'adulto e ne rendono le reazioni imprevedibili. Nel rapporto genitori-figli questo si traduce in interazioni poco coerenti, trascurate o abusive, e più avanti in ansia, evitamento e confusione nelle relazioni.

Il modello operativo interno

Quando lo schema si consolida, il bambino ne ricava una mappa: il modello operativo interno, cioè la rappresentazione mentale di come funzionano i legami. È una previsione, non un ricordo, e lavora in silenzio.

Da adulto quella mappa decide quanto ti aspetti di essere ascoltato quando chiedi aiuto, quanto valore ti dai dentro una relazione, quanto in fretta leggi un silenzio come l'inizio di un abbandono. È il motivo per cui certe dinamiche si ripresentano con partner diversi.

Bambino che abbraccia la mamma

Quali sono i 4 stili di attaccamento

I quattro stili descrivono un comportamento preciso, quello del bambino al ricongiungimento con il caregiver, non il suo carattere e non la sua intelligenza emotiva. Lo stesso schema torna nell'età adulta, dove però prende altri nomi.

Attaccamento sicuro

Il bambino sicuro esplora la stanza finché l'adulto è lì, si allarma quando esce e si lascia consolare in fretta quando rientra. Cerca il contatto nel momento del bisogno e lo lascia andare appena la paura passa.

Dietro a questo schema ci sono di solito risposte costanti e affettuose, ripetute abbastanza a lungo da diventare un'aspettativa. È lo stile più diffuso, ed è quello che l'attaccamento sicuro rende riconoscibile anche in età adulta.

Attaccamento ansioso-ambivalente

Qui la vicinanza non basta mai. È quello che da adulti si chiama attaccamento ansioso. Il bambino resta incollato al genitore, fatica a staccarsi per giocare, e quando l'adulto torna lo cerca e insieme lo respinge: si fa prendere in braccio inarcando la schiena, piange a lungo senza calmarsi.

La radice è l'imprevedibilità. Succede con figure di riferimento disponibili a intermittenza: un adulto affettuoso un giorno e distratto quello dopo basta, senza che ci sia niente di drammatico intorno. Capita con genitori iperprotettivi, che rispondono al bisogno proprio quando il bambino non lo sta chiedendo.

Attaccamento evitante

Il bambino evitante sembra il più autonomo della stanza. Gioca, si interessa agli oggetti, distingue poco l'estraneo dal genitore e alla separazione non reagisce; al ritorno dell'adulto continua per la sua strada, con un distacco che assomiglia all'indifferenza di un figlio verso i genitori.

La calma apparente non è indifferenza reale: nasce da un accudimento poco sensibile, o soffocante, in cui chiedere conforto è costato più di quanto rendesse. Da adulto diventa attaccamento evitante.

Attaccamento disorganizzato

Il quarto schema è l'assenza di uno schema. Il bambino alterna avvicinamento e fuga, si blocca a metà strada, mostra gesti contraddittori davanti alla persona che dovrebbe rassicurarlo, come accade nei figli di genitori narcisisti.

Succede quando la stessa figura è insieme il rifugio e la fonte dello spavento. Una meta-analisi individua nel maltrattamento il fattore di rischio più forte del pattern disorganizzato (van IJzendoorn, Schuengel e Bakermans-Kranenburg, 1999, Development and Psychopathology). L'attaccamento disorganizzato è anche il meno frequente dei quattro.

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Ansioso o evitante? Come distinguerli

Nella strange situation i due schemi si leggono a occhio nudo, e vanno in direzioni opposte. Il bambino evitante non protesta quando il genitore esce e lo ignora quando rientra. L'ambivalente protesta moltissimo alla separazione, poi al ritorno cerca il contatto e non riesce a calmarsi, si aggrappa e spinge via nello stesso gesto.

Anche l'origine è diversa. L'attaccamento evitante si forma quando la richiesta di vicinanza viene respinta con regolarità, e il bambino smette di farla. L'attaccamento ansioso nasce invece da un accudimento imprevedibile, presente un giorno e assente quello dopo, e il bambino alza il volume della richiesta perché ogni tanto quel volume funziona.

Stili di attaccamento negli adulti

Per Bowlby il primo legame fa da stampo a quelli che vengono dopo. La coppia adulta resta un legame di attaccamento, con una differenza di forma: qui i due si accudiscono a vicenda, mentre tra genitore e bambino la cura va in una direzione sola.

A portare la teoria dentro la vita sentimentale è il lavoro che apre la ricerca sull'attaccamento adulto (Hazan e Shaver, 1987, Journal of Personality and Social Psychology): nelle relazioni romantiche ritrovano le stesse configurazioni descritte nei bambini. Le tue relazioni adulte non servono alla sopravvivenza fisica, ma soddisfano bisogni altrettanto concreti, dall'intimità all'appartenenza al sostegno nei momenti difficili.

Le etichette adulte sono un'altra classificazione: il modello a quattro categorie di Bartholomew e Horowitz (1991, Journal of Personality and Social Psychology) distingue lo stile sicuro, il preoccupato, il distanziante e il timoroso-evitante, e le due forme di evitamento non coincidono con quelle dei bambini.

Lo schema resta più malleabile nell'infanzia e nell'adolescenza che in età adulta: da adulti i modelli sono più stabili, ma cambiano ancora in risposta a esperienze relazionali significative (Fraley e Roisman, 2019, Current Opinion in Psychology).

Attaccamento sicuro in età adulta

Chi ha uno stile sicuro tiene i confini senza irrigidirli: sta dentro la relazione per intero e non perde di vista né sé stesso né l'altro. L'ansia per la stabilità del legame, semplicemente, occupa poco spazio.

Parla anche degli argomenti scomodi, perché non teme che nominare un problema faccia crollare tutto. Ha un'identità che regge da sola, e questo lo rende meno spaventato dall'idea di restare senza una relazione.

Attaccamento preoccupato, l'ansioso-ambivalente da adulto

L'adulto preoccupato vive la relazione con un fondo costante di allarme. Ha bisogno di rassicurazione e di approvazione, e a volte ingigantisce un conflitto o lo anticipa, perché parlare del problema insieme è il modo che conosce per sentire l'altro vicino.

Il paradosso è che la richiesta di prove allontana proprio chi sta cercando di tenere. La lettura delle situazioni tende al pessimismo: un messaggio senza risposta diventa subito la conferma di quello che teme.

Attaccamento distanziante, l'evitante da adulto

L'adulto distanziante può apparire freddo o poco coinvolto. Impegnarsi fino in fondo gli costa, e spesso dichiara apertamente quanto gli pesi sentirsi vincolato.

Lo si vede nella distribuzione del tempo, tra lavoro e interessi personali e una vita sociale attiva da cui il partner resta fuori. I bisogni li comunica di lato, raramente li nomina, e si allontana proprio quando la relazione diventa più intima: l'autonomia viene prima.

Attaccamento timoroso-evitante, il disorganizzato da adulto

Qui convivono le due spinte: il desiderio di intimità e la paura di ciò che l'intimità comporta. Il partner si trova davanti oscillazioni tra ricerca di vicinanza e distacco improvviso, difficoltà a fidarsi e una regolazione emotiva che salta nei momenti di tensione.

Possono comparire sintomi di ansia o depressione, oppure attacchi di rabbia verso il partner difficili da contenere. È il legame che Feeney e Noller hanno mostrato per primi: lo stile costruito da bambini pesa sulle relazioni romantiche successive (Feeney e Noller, 1990, Journal of Personality and Social Psychology).

Bambina con le mani davanti al viso

Attaccamento e relazioni sentimentali: come gli stili di attaccamento influenzano le relazioni

Lo schema non decide chi scegli. Decide cosa ti aspetti che succeda quando chiedi qualcosa, e su quell'aspettativa si muove tutto il resto. Agisce in tre punti precisi.

  • Quanto in fretta ti fidi. Chi ha imparato che chiedere funziona concede fiducia presto e la ritira solo su prove; chi ha imparato il contrario la concede a rate, e ogni ritardo nella risposta è una conferma.
  • Cosa fai quando la relazione si fa seria. È il momento in cui gli schemi si vedono: l'ansioso stringe, l'evitante prende aria, il sicuro resta dov'è.
  • Come leggi un silenzio. Lo stesso messaggio senza risposta diventa «sarà occupato» oppure «sta per lasciarmi», e non dipende dal messaggio.

Il punto è che l'aspettativa orienta la risposta che ricevi: chiedere conferme con insistenza allontana chi le darebbe, e tenersi a distanza per non dipendere ottiene esattamente la distanza che si temeva. Lo schema pesa anche su decisioni grandi, compresa quella di avere figli (Rholes, Simpson e colleghi, 1997, Journal of Personality).

La trappola ansioso-evitante

Da adulti il volume resta dove l'hanno lasciato. L'ansioso chiede vicinanza, rassicurazione e conferme; l'evitante abbassa la richiesta fino a spegnerla, e chiama indipendenza quella che è distanza. È il motivo per cui i due si cercano: ciascuno conferma all'altro la previsione che si porta dietro.

Attaccamento e paura dell'abbandono

La sindrome dell'abbandono è una paura intensa e persistente di perdere le persone a cui tieni. Può nascere da separazioni, lutti o traumi, e spesso poggia su esperienze di attaccamento infantile problematiche che si ripetono lungo il ciclo di vita familiare.

Lo stile ansioso-ambivalente è il più esposto alla dipendenza affettiva: paura della separazione, bisogno continuo di vicinanza, pensieri che tornano sempre sul partner (Simpson e Rholes, 2017, Current Opinion in Psychology).

Che tipo di attaccamento ho? Come capire se è insicuro

Il primo indizio non è un questionario, è una scena. Guarda che cosa fai quando il partner si allontana: se te ne accorgi appena, se hai bisogno di una risposta immediata, se ti ritiri prima che lo faccia lui. Lo stesso vale davanti a un conflitto e davanti alla vulnerabilità, tua e sua.

I test sugli stili di attaccamento

Lo strumento clinico di riferimento è l'Adult Attachment Interview (AAI). Non è un questionario: è un'intervista semistrutturata sulle esperienze con le figure di accudimento, che un professionista formato somministra, trascrive e codifica. Quello che restituisce non è l'etichetta del bambino, ma lo stato della mente dell'adulto rispetto all'attaccamento, cioè sicuro o autonomo, distanziante, preoccupato, oppure irrisolto rispetto a un lutto o a un trauma. Conta più il modo in cui racconti la tua storia dei fatti che racconti.

Se stai già seguendo un percorso, puoi chiedere al tuo terapeuta di somministrartela. Accanto agli strumenti clinici esistono questionari autosomministrati, il più usato dei quali è l'Experiences in Close Relationships-Revised (ECR-R) di Fraley, Waller e Brennan (2000, Journal of Personality and Social Psychology): non assegna un'etichetta, ti colloca su due dimensioni continue, l'ansia rispetto all'abbandono e l'evitamento dell'intimità. Sono un orientamento, non una diagnosi.

Come alleviare il disagio relazionale legato allo stile di attaccamento

Riconoscere il proprio schema non lo scioglie, ma toglie l'effetto sorpresa: sai che cosa stai per fare mentre lo stai facendo. Da lì si lavora su due fronti.

Il primo è la storia. Guarda che cosa è successo prima: chi rispondeva quando chiedevi aiuto, in che modo, con quanta regolarità. Non serve per attribuire colpe, serve per capire quale previsione ti sei costruito.

Il secondo sono i comportamenti concreti, e sono la parte che si muove davvero. Cambiare uno schema profondo sembra un'impresa, ma quello che cambia sono azioni piccole e ripetute: dire un bisogno invece di aspettare che venga indovinato, restare in una conversazione difficile altri dieci minuti, chiedere una volta sola e non cinque.

Se lo schema ti costa relazioni, un percorso di psicoterapia è il posto giusto in cui portarlo. Se invece lo riconosci ma non ti sta rovinando la vita, va detto con altrettanta chiarezza: uno stile insicuro non è un disturbo e non richiede una terapia per definizione.

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Fonti:

Sitografia

Attachment style as a predictor of adult romantic relationship.

Journal of Personality and Social Psychology, 58

The impact of attachment styles and defense mechanisms on psychological distress in a non-clinical young adult sample: a path analysis.

Journal of Affective Disorders, 273

Adult attachment, stress, and romantic relationships.

Current Opinion in Psychology, 13

The development of adult attachment styles: four lessons.

Current Opinion in Psychology, 25

Adult attachment styles, the desire to have children, and working models of parenthood.

Journal of Personality, 65(2)

Affectional responses in the infant monkey.

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Romantic love conceptualized as an attachment process.

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Attachment styles among young adults: a test of a four-category model.

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Disorganized attachment in early childhood: meta-analysis of precursors, concomitants, and sequelae.

Development and Psychopathology, 11(2)

An item response theory analysis of self-report measures of adult attachment.

Journal of Personality and Social Psychology, 78(2)

Bibliografia

Patterns of attachment: A psychological study of the strange situation. — Lawrence Erlbaum Associates Publishers.

Ainsworth M.D.S., Blehar M.C., Waters E., Wall S. (1978)

Costruzione e rottura dei legami affettivi. — Raffaello Cortina Editore.

Bowlby, J. (1982)

Attaccamento e perdita, Vol.3: la perdita della madre. — Boringhieri.

Bowlby, J. (1982)

Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento. — Raffaello Cortina.

Bowlby, J. (1989)

Dalla teoria dell'attaccamento alla psicopatologia dello sviluppo. — Rivista di Psichiatria, 2.

Bowlby, J. (1988)

Alcune domande che potresti avere sugli stili di attaccamento

Queste cose non le sa nessuno
In Italia parliamo di "benessere mentale" solo da qualche anno: molte persone non hanno grande consapevolezza di quello che si nasconde dietro le emozioni. Se conosci qualcuno che avrebbe bisogno di leggere questo articolo, puoi condividerlo da qui.
Scritto da
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
Susanna FerreliPsicologa e Psicoterapeuta
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Sono la Dott.ssa Susanna Ferreli, sono laureata in Psicologia clinica e sono specializzata in psicoterapia rogersiana, orientamento fenomenologico esistenziale. Nella pratica professionale, mi ritengo un compagno di viaggio che guida la persona verso l'autorealizzazione, in termini di trovare o ritrovare la propria salute psichica, favorire il cambiamento, raggiungere gli obiettivi, conoscersi e/o approfondire la conoscenza di sé, affrontare e superare i momenti critici del ciclo di vita.
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