Non volere figli: desiderio autentico o paura?

Quali sono le ragioni dietro la scelta di non volere figli? Leggi l'articolo e scopri se nasce da una consapevolezza dei propri desideri o è influenzata da timori interiori.

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Quello di avere una famiglia, ovvero una relazione stabile in cui siano coinvolti anche dei figli, è un desiderio comune a molte persone, ma non a tutti. Alcuni uomini e alcune donne, infatti, hanno la certezza di non volere figli e di non contemplare una famiglia tradizionale nel loro futuro, preferendo delimitarla alla coppia, alla sua intima unità e ai suoi ritmi indipendenti.

Del resto, quello di avere dei figli è un retaggio che la nostra società si porta appresso dai secoli passati, come se fosse quasi un obbligo, un dovere per ciascuna coppia stabile. Fino a che punto la pressione sociale ha un ruolo nel determinare i nostri progetti vita e fino a che punto ci permettiamo di esprimere la libertà delle nostre scelte e lo riteniamo legittimo? Di seguito scopriremo di più sul non volere figli, su quali sono i motivi e su quanto sia o meno giusto.

La realizzazione personale e il non volere figli

Arrivati a pieno titolo nell’età adulta, tutti sentiamo il bisogno di realizzarci, di trovare la nostra strada verso gli obiettivi che ci faranno sentire soddisfatti di quello che abbiamo costruito negli anni di gioventù. La realizzazione personale può riguardare tanti aspetti, che spaziano dalla carriera lavorativa alla conquista di un’indipendenza economica, fino al dare vita a una famiglia solida e unita.

Ma buona parte delle mete che ci poniamo sono determinate dalla società. Ad esempio, il trovare un lavoro rispettabile, il riuscire ad avere una casa di proprietà o lo sposarsi piuttosto che limitarsi a convivere. Ma che ne è dei nostri autentici desideri? O meglio, la vera domanda importante da porsi è: quanto le motivazioni a raggiungere questi scopi sono davvero le nostre e quanto, invece, sono il frutto di un adeguamento a dei principi stabiliti in maniera arbitraria dalla nostra cultura?

Per quanto riguarda la questione della famiglia, le pressioni da parte della società sono determinate non solo dalla cultura di appartenenza, ma anche dal modello appreso dalla famiglia di origine e dalle esperienze di amici e altre persone che fanno parte della nostra rete relazionale. In generale, le aspettative comuni convogliano tutte verso la costruzione di una famiglia unita, ma la realtà che ci troviamo di fronte ai nostri giorni è completamente diversa: in Italia le nascite sono in calo da anni e, di pari passo, aumenta non solo il numero di coppie senza figli, ma anche di persone single. Ma quali sono i fattori che determinano questa inversione di rotta rispetto ai valori tradizionali?

I motivi alla base del non volere figli

Il non volere figli rappresenta una scelta in opposizione ai canoni della nostra cultura, ma sottende un bisogno reale che richiede di essere soddisfatto o un comportamento messo in atto per evitare situazioni che possono mettere a disagio? Le motivazioni, ovviamente, possono essere le più diverse.

Quella forse più ovvia è che avere una famiglia numerosa è un impegno anche dal punto di vista economico e il nostro Paese, in questo momento, non offre prospettive molto ottimistiche da questo punto di vista. Un lavoro stabile viene trovato sempre più tardi, e sono di conseguenza sempre più i giovani che si trovano bloccati nei loro progetti perché non hanno disponibilità pecuniaria. Il risultato è che l’età della genitorialità si sposta sempre più avanti e molte coppie addirittura desistono. È una motivazione molto pratica, ma molto diffusa tra chi non vuole figli.

Ma molto importanti sono anche le motivazioni più strettamente psicologiche, ad esempio l’evoluzione della figura della donna in società e il cambiamento del modo in cui viene vista. Se fino a pochi decenni fa la donna ideale era identificata come moglie e madre, oggi questo modello è quasi del tutto perduto: la donna moderna può decidere di essere indipendente, di dedicare la sua vita alla carriera oppure alle sue passioni, ad esempio i viaggi, tutte cose che sarebbero molto più complicate da gestire con dei figli. Oggi le donne hanno la possibilità di esprimere i loro desideri senza essere ostacolare da stereotipi così marcati, e possono essere libere di perseguire i loro obiettivi. Non sempre questi includono il desiderio di avere dei figli. Di conseguenza, anche per gli uomini è più facile accettare che i figli non siano un obbligo, ma rappresentano un progetto di vita che può essere presente tra i disegni dell’individuo e della coppia come no.

Se in certi casi il non volere figli fa parte di un progetto autentico che rispecchia la realizzazione della propria identità, in altri casi può essere presente il desiderio di una famiglia, non le risorse per realizzarlo. Alcune persone, infatti, sono molto spaventate dall’idea di diventare genitori e ritengono che sia un compito troppo difficile per loro, per il quale non si ritengono adatte e non pensano di avere le qualità per poter assumere degnamente questo ruolo.

Una parte della responsabilità sembra essere dovuta al modello di attaccamento acquisito da piccoli. Con questa espressione si intende la modalità relazionale instaurata con il genitore che si prende cura del bambino, allo scopo di mantenerlo vicino in senso fisico ed emotivo. Questo concetto venne studiato per la prima volta dall’etologo John Bowlby, che individuò l’instaurarsi dei cosiddetti modelli operativi interni nei primi tempi di vita secondo uno stile che avrebbe guidato tutte le interazioni successive con i genitori. Questi modelli riemergono quando l’individuo a sua volta diventa genitore, dato che tende a riproporre al figlio le stesse modalità che metteva in atto la sua figura di riferimento. Il problema è che non tutti hanno avuto un attaccamento lineare che era fonte di sicurezza: chi ha avuto dei genitori più in difficoltà con la gestione dell’emotività del piccolo, tene a sua volta di non essere in grado di soddisfare le aspettative e piuttosto sceglie di rinunciare a volere dei figli.

Infine, il mondo in cui attualmente viviamo è caratterizzato da una profonda insicurezza su diversi fronti, un’insicurezza così cronica che alcune persone arrivano a vedere il mettere al mondo dei figli come un gesto egoistico, o piuttosto di non curanza rispetto al futuro incerto che inevitabilmente sarà destinato a questi bambini che un giorno saranno adulti e dovranno affrontare mille difficoltà. In questo modo, paradossalmente, ciò che prima era considerato un comportamento normativo e quasi un dovere, oggi è considerato, in parte come il suo opposto.

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Non volere figli: una scelta legittima, non un obbligo sociale

Al netto del fatto che le motivazioni che spingono una coppia a non volere figli possono essere le più disparate, costringersi a mettere in atto un ragionamento razionale allo scopo di voler trovare una spiegazione per forza non è la soluzione corretta: quella di non volere figli non è una decisione che deve per fora essere motivata e contestualizzata, ma può anche essere presa senza un motivo apparente, ad esempio perché la persona non ha mai contemplato questa possibilità e ha sempre lasciato la famiglia fuori dai suoi progetti di vita perché non desidera calarsi nel ruolo di genitore.

Quindi, il formare una famiglia con figli dovrebbe essere visto come un desiderio, un diritto, non un obbligo: è qualcosa che abbiamo la possibilità di raggiungere, ma ciò non significa che tutti debbano per forza farlo.

Consideriamo, infatti, che alcune persone non hanno la predisposizione a diventare genitori, perché sentono di non presentare le caratteristiche caratteriali e le competenze giuste. In questo modo, i figli rimangono fuori dallo spazio d’azione della persona e dal suo progetto di vita.

In tal caso, quindi, la persona non aderisce al classico modello proposto dalla società, anzi risulta meno conforme e incline ad adeguarsi agli standard. Il passaggio fondamentale è distinguere il non sentire il bisogno di avere dei figli per potersi dire realizzati dalla paura o da un altro ostacolo che costringono a prendere questa decisione per evitare il problema. In quest’ultimo caso, un percorso di supporto psicologico o di psicoterapia può essere una buona soluzione. Una volta giunti a una comprensione di quali siano le vere motivazioni per non volere figli, sarà possibile liberarsi definitivamente dalle pressioni sociali per realizzare il proprio progetto di vita ed essere se stessi.

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Domenico De Donatis
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Domenico De Donatis è un medico psichiatra con esperienza nella cura dei disturbi psichiatrici. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Parma, ha poi ottenuto la specializzazione in Psichiatria all'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Registrato presso l'Ordine dei Medici e Chirurghi di Pescara con il n° 4336, si impegna a fornire trattamenti mirati per migliorare la salute mentale dei suoi pazienti.

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Dott.ssa Martina Migliore
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.

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Federico Russo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048.

Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara.

Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.