Ludopatia o dipendenza da gioco d'azzardo: come curarla

La ludopatia, o dipendenza dal gioco d'azzardo, è un disturbo psicologico che porta ad una compulsione incontrollabile verso il gioco, con conseguenti problemi finanziari, relazionali e psicologici.
DsMDott.ssa Martina Migliore
Scritto daDott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato09 aprile 2024
Aggiornato13 agosto 2026
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Ludopatia

Cos'è la ludopatia? 

La ludopatia o gioco d’azzardo patologico (GAP) è una dipendenza comportamentale: la persona che ne soffre persona sente un bisogno compulsivo di giocare d'azzardo, nonostante tutte le conseguenze negative che ne derivano, come problemi finanziari, sociali e di salute.

Dal 2013, la ludopatia è classificata come dipendenza comportamentale nel DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, proprio come la dipendenza da videogiochi o il binge watching.

Cos'è la ludopatia.jpg

Quali sono i sintomi della ludopatia?

Secondo il DSM-5 per fare una diagnosi devono essere presenti 4 sintomi della ludopatia per almeno 12 mesi. I sintomi principali della ludopatia sono:

  • Si avverte la necessità di puntare somme di denaro sempre più elevate per raggiungere lo stesso "brivido" o livello di eccitazione.
  • Si compiono ripetuti tentativi falliti di controllare, ridurre o smettere di giocare d'azzardo.
  • Si provano sensazioni di irrequietezza, irritabilità o ansia quando si tenta di ridurre o smettere di giocare.
  • Il gioco d'azzardo viene utilizzato per fuggire da problemi personali.
  • Si mente a familiari, amici o professionisti per nascondere la gravità del proprio coinvolgimento nel gioco.
  • Il pensiero è costantemente rivolto al gioco, alla pianificazione della prossima sessione o alla ricerca di modi per ottenere denaro.
  • Il gioco mette a rischio o compromette relazioni importanti.
  • Si fa affidamento su altre persone per ottenere denaro con cui risolvere una situazione finanziaria disperata causata dal gioco.
  • Si continua a giocare nonostante le significative perdite di denaro, con l'illusione di poter recuperare le somme perse.
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Quali sono le fasi della ludopatia?

La dipendenza dal gioco d’azzardo è caratterizzata da 5 fasi:

FaseDescrizione
Fase vincenteLa persona gioca e sperimenta piccole vincite, che la incentivano a continuare a giocare.
Fase perdenteNonostante inizi a perdere denaro, il giocatore persiste nel tentativo di recuperare le perdite o di vincere di nuovo.
Fase di disperazioneLa consapevolezza dei problemi causati dal gioco inizia a emergere, ma il giocatore continua ad essere dominato dalla dipendenza, isolandosi dagli altri.
Fase criticaLa dipendenza diventa più evidente con crescenti debiti e problemi interpersonali. Il giocatore cerca di recuperare il controllo e riprendere i rapporti interrotti.
Fase di ricostruzioneIl giocatore si impegna in un percorso terapeutico e riceve sostegno psicologico per interrompere la dipendenza e adottare strategie di coping per resistere al gioco.

La dipendenza dal gioco d’azzardo può influenzare anche la sfera sessuale. I meccanismi della ludopatia favoriscono la ricerca del piacere e dello stimolo nel gioco piuttosto che nel piacere sessuale. La relazione con un ludopatico è difficile e spesso impossibile.

Quanto è diffusa la ludopatia in Italia?

La ludopatia non è un fenomeno di nicchia. Secondo lo studio epidemiologico condotto dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'Istituto Superiore di Sanità, oltre un terzo della popolazione italiana adulta, il 36,4% (circa 18.450.000 persone), dichiara di aver giocato d'azzardo almeno una volta negli ultimi 12 mesi.

All'interno di questo numero, la distribuzione per livello di rischio è la seguente:

  • 26,5% della popolazione adulta gioca senza sviluppare alcun problema.
  • 4,1% (circa 2 milioni di persone) rientra nel profilo di giocatore a basso rischio.
  • 2,8% (circa 1,4 milioni di persone) è un giocatore a rischio moderato.
  • 3% della popolazione adulta, circa 1,5 milioni di persone, rientra nel profilo di giocatore problematico.

Questi dati sono coerenti con le stime cliniche: secondo il Ministero della Salute, la prevalenza del disturbo da gioco d'azzardo nella popolazione adulta varia dall'1% al 3%, con una maggiore diffusione tra familiari e persone vicine a chi convive già con questo disturbo.

Il fenomeno riguarda anche i minori, nonostante il divieto di legge: secondo l'indagine ISS sulla popolazione scolastica, tra gli studenti che giocano, circa il 3% mostra un comportamento di gioco problematico.

Non tutti i giocatori sono uguali: le diverse tipologie

Nella letteratura psicologica sulle dipendenze comportamentali, il gioco d'azzardo viene distinto in base alla funzione che svolge per la persona, non solo in base alla frequenza. Riconoscere il proprio profilo può essere un primo passo utile per capire se il proprio rapporto con il gioco è ancora sotto controllo.

TipologiaCaratteristiche
Giocatore sociale/ricreativoGioca per svago o socializzazione, all'interno di un budget e un tempo prestabiliti. Il gioco non interferisce con obblighi familiari, lavorativi o sociali.
Giocatore per fuga/sollievo emotivoUsa il gioco per allontanarsi da stati emotivi difficili come ansia, noia, solitudine o rabbia. Il gioco ha una funzione più calmante che euforizzante.
Giocatore compulsivoHa perso il controllo sulla propria attività di gioco, che diventa un pensiero fisso e prende il sopravvento su relazioni, lavoro e vita quotidiana. È il profilo corrispondente alla diagnosi di ludopatia secondo il DSM-5.

Il passaggio da un profilo all'altro è spesso graduale: molte persone iniziano come giocatori sociali e, in presenza di determinati fattori di rischio, sviluppano nel tempo un pattern compulsivo.

Quali sono le cause della ludopatia?

Non esiste una causa specifica per la dipendenza dal gioco quanto piuttosto una combinazione di fattori che aumentano le possibilità di una persona di sviluppare il disturbo.

CategoriaCause
Cause biologicheLo sviluppo graduale della dipendenza dal gioco coinvolge il sistema di ricompensa del cervello, in particolare la sezione mesolimbica, dove gli stimoli del gioco influenzano la produzione di dopamina. La dopamina è coinvolta nelle emozioni piacevoli, nel rinforzare comportamenti e nell'attirare l'attenzione.
Cause ambientaliPossono contribuire alla dipendenza:
- pressioni a scuola o al lavoro;
- bullismo;
- isolamento sociale, soprattutto fuori dal mondo virtuale;
- mancanza di svago e hobby sani;
- assenza di limiti ben stabiliti sull'uso del gioco;
- considerazione del gioco come unica fonte di accettazione sociale;
- sensazione di appartenenza.
Cause psicologichePossono contribuire all'insorgere della ludopatia:
- bassa autostima;
- scarso autocontrollo degli impulsi;
- deficit nelle abilità sociali;
- eccessiva timidezza;
- disturbi dell'umore (Sharma & Weinstein, 2025);
- disturbi della personalità;
- disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività.

Queste situazioni sono fattori di rischio anche per altre dipendenze, come la dipendenza affettiva o la dipendenza da lavoro.

Le distorsioni cognitive tipiche della ludopatia

Oltre ai meccanismi legati al craving, chi convive con la ludopatia sviluppa spesso alcuni pensieri distorti specifici sul funzionamento del gioco stesso. Non si tratta di "credenze sbagliate" da correggere con un rimprovero, ma di pattern cognitivi consolidati che, secondo una recente revisione pubblicata sull'American Journal of Psychiatry (Brand et al., 2024), si accompagnano a una progressiva difficoltà dei circuiti prefrontali nel mantenere il controllo inibitorio sul comportamento di gioco. In altre parole, con il tempo diventa più difficile "fermarsi in tempo" non per mancanza di volontà, ma perché il cervello stesso fatica a intervenire su un impulso già attivato.

Tra le distorsioni più comuni:

  • Illusione del controllo. La convinzione di poter influenzare con abilità, strategia o rituali personali un esito che in realtà è determinato dal caso, ad esempio pensare che un certo numero o una certa slot sia "pronta" a uscire.
  • Fallacia del giocatore. L'idea che, dopo una serie di perdite, una vincita sia "più probabile" o "dovuta", quando ogni giocata resta statisticamente indipendente dalle precedenti.
  • Inseguimento delle perdite (chasing losses). La tendenza a continuare a giocare, spesso con puntate crescenti, nel tentativo di recuperare il denaro già perso. È uno dei meccanismi che più rapidamente aggrava la situazione economica, ed è anche uno dei criteri diagnostici del DSM-5 già visti sopra.

Riconoscere queste distorsioni non basta da solo a modificarle, ma è spesso il primo passo lavorato insieme a un professionista: la ristrutturazione cognitiva descritta nel percorso di terapia cognitivo-comportamentale nasce proprio per intervenire su questi pensieri automatici.

Il craving nella ludopatia: perché il desiderio di giocare è così difficile da controllare

Uno degli elementi che rende la ludopatia difficile da gestire senza aiuto è il craving: il desiderio impulsivo e intenso di giocare, anche quando la persona è consapevole delle conseguenze negative. Non si tratta di una semplice mancanza di forza di volontà, ma di un meccanismo neurobiologico reale.

Come accennato sopra, secondo una recente revisione pubblicata sull'American Journal of Psychiatry (Brand et al., 2024), il sistema dopaminergico non si attiva solo mentre si gioca, ma già quando la persona anticipa mentalmente la possibilità di farlo. Questo spiega perché, tra i sintomi della ludopatia, compaia così spesso il pensiero persistente rivolto al gioco: pianificare la prossima giocata produce di per sé una scarica di dopamina, mantenendo vivo il desiderio anche nei momenti in cui non si sta giocando.

Il craving può inoltre essere innescato da elementi esterni associati al gioco, i cosiddetti "trigger": un'insegna di una sala scommesse, una notifica di un'app di betting, o anche solo un momento di noia o di tensione emotiva possono attivare, per condizionamento, il bisogno impulsivo di giocare. Riconoscere questi trigger è uno dei primi passi lavorati in psicoterapia, perché aiuta la persona a intervenire prima che il craving si trasformi in comportamento.

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Cura e trattamento della ludopatia

Il trattamento della ludopatia deve affrontare sia gli aspetti psicologici che quelli comportamentali della dipendenza, e solitamente implica un approccio integrato. I principali metodi di cura includono:

  1. Psicoterapia: la terapia cognitivo-comportamentale è uno degli approcci più efficaci, aiutando a modificare i pensieri disfunzionali e le abitudini che alimentano la dipendenza. Si concentra sull’identificazione delle cause sottostanti e sulla gestione degli impulsi, supportando il paziente nel resistere alla voglia di giocare.
  2. Supporto sociale e gruppi di auto-aiuto: le persone che soffrono di ludopatia possono beneficiare molto del supporto di gruppi come Gamblers Anonymous, dove si condividono esperienze e strategie per rimanere sobri. La forza del gruppo aiuta ad affrontare la solitudine e il senso di vergogna che spesso accompagnano questa dipendenza.
  3. Terapia farmacologica: nei casi più gravi, i farmaci possono essere utili per trattare condizioni correlate, come ansia, depressione o compulsività. Sebbene non esistano farmaci specifici per la ludopatia, l’uso di antidepressivi o stabilizzatori dell’umore può essere prescritto da uno psichiatra per supportare il trattamento psicoterapico.
  4. Educazione e prevenzione: per prevenire la dipendenza, è fondamentale sensibilizzare il pubblico sui pericoli del gioco d’azzardo e sulle sue conseguenze. Le campagne educative possono fornire strumenti per riconoscere i primi segnali di dipendenza e promuovere comportamenti più sani.

Ricordiamo che il supporto del territorio è un aspetto fondamentale nel trattamento della ludopatia e merita attenzione. Infatti, il coinvolgimento delle comunità locali, delle associazioni e dei servizi pubblici può fare una grande differenza nella risoluzione di questo problema.

Il supporto territoriale include l’accesso a servizi di consulenzacentri di recupero che operano a livello locale, offrendo trattamenti personalizzati per chi soffre di dipendenza. Spesso, queste strutture sono più facilmente accessibili e creano un contesto più familiare e accogliente, che facilita l’integrazione del paziente nel percorso di cura.

Come funziona un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale per la ludopatia

La terapia cognitivo-comportamentale resta l'approccio più utilizzato nel trattamento della ludopatia. Un percorso strutturato si sviluppa generalmente in fasi successive:

  1. Analisi funzionale. Il terapeuta e la persona individuano insieme quali situazioni, emozioni o pensieri precedono ogni episodio di gioco, e quali conseguenze lo mantengono nel tempo.
  2. Lavoro sulle distorsioni cognitive. Molte persone con ludopatia sviluppano convinzioni distorte sul controllo, la fortuna o la probabilità di vincita (ad esempio pensare di poter "prevedere" un esito casuale). Il lavoro terapeutico aiuta a riconoscere e modificare questi pensieri.
  3. Automonitoraggio del craving. La persona impara a riconoscere i primi segnali del desiderio impulsivo di giocare, per intervenire prima che si trasformi in comportamento.
  4. Rafforzamento delle abilità di coping. Si lavora su gestione dello stress, assertività e strategie alternative per affrontare le emozioni che in passato venivano gestite tramite il gioco.
  5. Prevenzione delle ricadute. Nella fase finale si costruisce insieme un piano concreto per riconoscere le situazioni ad alto rischio e affrontarle senza tornare al gioco, considerando la ricaduta come un processo da monitorare, non un singolo evento definitivo.

Se senti la necessità di iniziare un percorso di psicoterapia o hai bisogno di una valutazione farmacologica da parte di uno psichiatra, puoi rivolgerti al nostro centro medico. Noi di Serenis offriamo percorsi di psicoterapia e di psichiatria che possono supportarti nei tuoi momenti di difficoltà. Per poter prenotare una prima visita o un primo colloquio con i nostri professionisti, ti basta compilare il nostro questionario.

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Quanto è efficace la terapia cognitivo-comportamentale per la ludopatia?

Le revisioni sistematiche più recenti confermano che la terapia cognitivo-comportamentale riduce in modo significativo la gravità della ludopatia, la frequenza del gioco e le somme scommesse, con un effetto che va da moderato a elevato al termine del percorso. Secondo una revisione pubblicata su Clinical Psychology Review su oltre 5.300 persone (Pfund et al., 2023), chi segue un percorso CBT ottiene risultati migliori rispetto a chi non riceve trattamento in una quota consistente dei casi, con benefici significativi anche su ansia e depressione correlate al gioco.

Il formato non è secondario: secondo una meta-analisi su 29 studi controllati (Eriksen et al., 2023), gli interventi svolti in presenza, individuali o di gruppo, tendono a produrre gli effetti più consistenti, ma anche i programmi digitali guidati da un terapeuta (iCBT) mostrano risultati sovrapponibili alla terapia tradizionale in presenza, secondo uno studio condotto su pazienti reali in Svezia (Molander et al., 2024), un'informazione utile per chi valuta un percorso online.

È onesto dire che i benefici non sono automaticamente stabili nel tempo: una parte delle persone che raggiunge la remissione può attraversare una fase di ricaduta nei primi due anni, spesso legata a eventi di vita stressanti. Per questo motivo, la fase di prevenzione delle ricadute descritta sopra non è un dettaglio accessorio del percorso, ma una delle componenti più importanti per mantenere i risultati nel tempo.

Supporti statali per la ludopatia

Se hai fino a 35 anni e stai pensando di affrontare la lotta contro la ludopatia, i nostri psicoterapeuti sono pronti a fornirti tutto il supporto che necessiti. Serenis offre convenzioni agevolate della Carta Giovani Nazionale, dando diritto ad alcune sedute a prezzo convenzionato per i possessori della carta. Se sei un giovane adulto, ti basterà inserire il codice nella sezione dedicata.

Inoltre, Il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità offre supporto attraverso il Telefono Verde Nazionale. Puoi contattare il numero 800 558822 attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 16.00. Puoi contattare anche la tua ASL di competenza.

Aiuti economici per ludopatia

La legge 3/2012 ha introdotto una procedura nota come "composizione della crisi da sovraindebitamento" per assistere i ludopatici nel gestire i problemi finanziari derivanti dalla dipendenza dal gioco d'azzardo. Questa procedura è stata creata per affrontare il fatto che la dipendenza dal gioco può portare i giocatori a accumulare debiti in modo involontario, compromettendo gravemente la loro situazione economica.

Il decreto legge 14 agosto 2020, n. 104 ha apportato modifiche significative al Testo unico delle leggi sulla pubblica sicurezza, specificamente riguardo agli apparecchi di divertimento e al software utilizzato nei giochi d'azzardo. Queste modifiche sono state introdotte con l'obiettivo di proteggere i soggetti sensibili o predisposti alla ludopatia da messaggi ingannevoli sulle reali possibilità di vincita nei giochi d'azzardo, cercando di ridurre il rischio di sviluppare o aggravare la dipendenza.

Fonti:

Sitografia

A longitudinal study of gambling motives, problem gambling and need frustration.

Addictive Behaviors, 144, 107733.

Ludopatia - Consulenza Linguistica

Accademia della Crusca. (n.d.).

Dipendenza da Gioco d’azzardo: pubblicata la mappa dei Centri di cura del Ssn

ISS

Gambling disorder comorbidity a narrative review.

Dialogues in Clinical Neuroscience, 27(1)

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Psychological intervention for gambling disorder: A systematic review and meta-analysis.

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Current advances in behavioral addictions: From fundamental research to clinical practice.

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Cognitive-behavioral treatment for gambling harm: Umbrella review and meta-analysis.

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American Psychiatric Association, DSM-5 Task Force. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders: DSM-5™ (5th ed.).

American Psychiatric Publishing, Inc.

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FRFederico Russo
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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