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Perché sono sempre stanca e non ho voglia di fare niente?

A volte ci troviamo immersi in un vuoto d'energia, senza alcuna voglia di fare niente. Questo stato può derivare da molteplici fattori. Tuttavia, è importante riconoscere che anche in questi momenti di inerzia, c'è spazio per la rinascita. Attraverso piccoli passi verso l'autocura, possiamo gradualmente riacquistare un senso di vitalità.
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato05 luglio 2023
•
Aggiornato09 ottobre 2026
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Non ho voglia di fare niente

A tutti succede di sentirsi ogni tanto demotivati ​​o con poca energia. Può capitare di attraversare periodi in cui si è particolarmente stanchi, irritabili o di non aver voglia di fare niente. Talvolta questa sensazione si accompagna al non provare piacere per le attività o gli hobby che prima erano interessanti e alla diminuzione del desiderio di uscire di casa o socializzare con altri. Di per sé questa condizione è assolutamente normale ed è una risposta che ci si può aspettare quando si attraversano fasi della vita stressanti ad esempio un lutto, un divorzio o la perdita del lavoro. La mancanza di motivazione è dunque una reazione fisiologica ad un sovraccarico emotivo o cognitivo. Si tratta di una forma di difesa messa in atto dall'organismo per ristabilire un equilibrio interno. Per la maggior parte delle persone quindi non aver voglia di fare niente è una condizione temporanea che si risolve da sola. 

Se la sensazione di non aver voglia di fare niente, però, diventa persistente, può essere un campanello d'allarme della presenza di possibili disturbi psicologici che vanno considerati con serietà.

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Non aver voglia di fare niente

Una mancanza di motivazione o di voglia di fare le cose che perdura per un periodo di tempo prolungato potrebbe indicare la presenza di un sottostante disturbo psicologico. Esistono diversi sintomi che riguardano la sfera del desiderio, del piacere e della motivazione. In particolare, il non aver voglia di fare niente è una condizione presente in disturbi come la depressione, l'ansia, il disturbo bipolare, la schizofrenia e alcune forme di demenza. 

Ci sono diversi termini che in psichiatria si utilizzano per indicare la condizione di perdita della motivazione, dell'interesse o del piacere nel fare le cose. Per fare chiarezza, dunque, è importante definire i vari sintomi che prendono il nome di apatia, avolizione, anedonia e abulia.

Giovane donna appoggiata a una poltrona con gli occhi chiusi, senza voglia di fare niente

Apatia: la mancanza di interesse e passione

Quando manca la spinta a fare le cose e non si prova interesse per quello che accade intorno generalmente si parla di apatia. Il termine apatia viene dal greco e significa mancanza di pathos, cioè di passione, sentimenti o emozioni. Si tratta di un sintomo presente in disturbi mentali come la depressione maggiore e tendenzialmente dura per lunghi periodi di tempo. La persona apatica appare come annoiata o stanca, priva di spinte verso l'azione. C'è una condizione cronica di non aver voglia di fare niente e a nulla valgono le sollecitazioni da parte di amici o familiari. 

Spesso chi è apatico non trova la motivazione ad alzarsi dal letto al mattino e non trova stimoli per muoversi, agire o raggiungere un semplice obiettivo. Spesso è uno dei primi sintomi del morbo di Alzheimer e di altre forme di demenza che danneggiano il cervello. Uno studio sul tema riporta una prevalenza che arriva fino all'82% nella malattia di Alzheimer, con percentuali simili o superiori in altre forme di demenza (Parrotta, I. et al., 2024).

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Avolizione: la mancanza di motivazione

L'avolizione può sembrare simile all'apatia ma si presenta in modo ancora più intenso. L'avolizione è una totale mancanza di motivazione che rende difficile fare qualsiasi cosa. La persona che ne soffre si trova a non aver voglia di fare niente al punto da non essere più in grado di svolgere le più semplici attività quotidiane. Azioni come alzarsi dal divano per lavare i piatti o andare al supermercato possono sembrare imprese impossibili. Il problema dell'avolizione comporta un totale ritiro sociale che a sua volta compromette tutte le normali funzioni come l'impegno scolastico o lavorativo e lo svolgimento del ruolo genitoriale. Questo sintomo inoltre fa perdere di vista qualsiasi obiettivo fino ad arrivare ad una trascuratezza della persona stessa e della casa. 

L'avolizione è un sintomo spesso presente in gravi disturbi mentali come la schizofrenia. Può anche manifestarsi nei disturbi dell'umore come il disturbo bipolare e la distimia oppure come effetto collaterale di alcuni psicofarmaci come gli antipsicotici. 

L'avolizione può comparire anche nelle persone che non ricevono abbastanza stimoli, come, ad esempio, può capitare ai malati allettati oppure ai detenuti in isolamento. Se non viene diagnosticata in tempo, l'avolizione può influenzare ogni aspetto della vita, dalle relazioni al lavoro.

Anedonia: la mancanza di piacere e desiderio

Diverso è il caso della mancanza di desiderio. Bisogna prestare attenzione quando il non aver voglia di fare niente si traduce nella perdita del desiderio di fare le cose che prima si facevano volentieri. Nella sua condizione più intensa questo atteggiamento si chiama anedonia ed è il sintomo di disturbi mentali come la depressione maggiore o disturbi di personalità. Il soggetto con anedonia perde la capacità di provare piacere o di divertirsi anche nelle situazioni che dovrebbero procurare gioia. Si tratta di una sorta di insensibilità patologica che, insieme all'apatia e all'avolizione, rappresenta la condizione estrema del non aver voglia di fare niente.

È importante distinguere l'anedonia da un più semplice momento di tristezza: capita a chiunque di sentirsi triste e senza voglia di fare niente per un giorno o due, senza che questo significhi soffrire di anedonia. La tristezza è infatti un'emozione transitoria, che va e viene in risposta a eventi specifici e non impedisce di provare piacere in altri momenti della giornata. L'anedonia, al contrario, è una condizione più pervasiva e duratura, che spegne la capacità di provare contentezza anche di fronte a ciò che prima la suscitava.

Persona stanca e apatica che non ha voglia di fare niente

Abulia: la mancanza di volontà e intenzionalità

Un altro sintomo che può sembrare simile ai precedenti è l'abulia. In questo caso si parla di mancanza di intenzionalità, cioè l'assenza di volontà nel perseguire un'azione o raggiungere un obiettivo. La persona che manifesta questo sintomo attribuisce la sua incapacità di prendere una decisione al non aver voglia di fare nulla. 

A seconda del disturbo psicologico in cui si manifesta, l'abulia assume differenti connotazioni. Si va da una completa assenza di capacità decisionali ad uno stato di perenne perplessità e confusione. L'abulia è una condizione che può manifestarsi in disturbi mentali come la schizofrenia catatonica che si caratterizza per l'immobilismo del paziente e la sua condizione di estrema difficoltà nel comunicare. Essendo l'abulia un sintomo che colpisce l'aspetto della capacità di iniziativa, può esprimersi con una grave forma di passività e insensibilità emotiva verso qualsiasi tipo di stimolo.

A volte può comparire anche un pensiero diverso: “vorrei fare tante cose ma non faccio nulla”. In questi casi a bloccare è la paura di fallire, che paralizza ancora prima di iniziare. Una ricerca su oltre 300 studenti universitari ha confermato che la paura del fallimento media il legame tra perfezionismo e procrastinazione, alimentando un blocco che tende ad autoalimentarsi (Yosopov, L. et al., 2024).

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Mi annoio ma non ho voglia di fare niente: è normale?

Quando non aver voglia di fare niente è una condizione temporanea potrebbe trattarsi semplicemente di noia. Dopo un periodo molto pieno di impegni, ad esempio, è possibile avere voglia di staccare la spina, fare una vacanza o semplicemente stare sdraiati su un divano a non fare niente tutto il giorno. La noia è un buon segnale quando si presenta per bloccare un eccessivo dispendio di energie. A volte è il corpo a manifestare i primi segni di un possibile esaurimento nervoso. In questi casi vale la pena ascoltare questo bisogno e fermarsi un attimo in mezzo alla frenesia degli eventi. Annoiarsi e non avere voglia di fare niente sono quindi comportamenti raccomandati per mantenere il benessere psico-fisico.

Non ho voglia di fare niente, solo dormire: cosa significa?

Quando si ha sempre sonno e l'unico desiderio è dormire, la causa può essere un sonno non ristoratore o un'ipersonnia, non solo la stanchezza accumulata. In questi casi, il riposo non è sufficiente a restituire energia, concentrazione e motivazione.

La sonnolenza, infatti, non è soltanto una percezione soggettiva: uno studio ha osservato che la sonnolenza agisce come una vera e propria spinta motivazionale, capace di ridurre l'interesse per attività sociali o fisiche e di aumentare invece il desiderio di riposare o di essere accuditi (Axelsson, J. et al., 2020). In pratica, quando il corpo chiede sonno, anche la mente tende ad avere meno energia per iniziare o portare avanti altre attività.

Se questa sensazione persiste anche dopo aver dormito molto, può valere la pena approfondire l'ipersonnia, soprattutto se il bisogno di dormire limita il lavoro, lo studio, le relazioni o le attività quotidiane.

Cosa fare quando non si ha voglia di fare niente?

Può capitare di attraversare momenti in cui manca la motivazione a fare le cose. A volte è il corpo stesso a chiedere una pausa, altre volte è la mente a segnalare che serve rallentare. In questi casi, può essere utile accogliere questa fase come un'opportunità per ricaricare le energie e ritrovare motivazione.

Alcune strategie che possono essere messe in pratica per accettare il momento, ma anche trarne spunti positivi, includono:

  • concedersi un breve pisolino: dormire anche solo 5–15 minuti può migliorare attenzione e performance cognitive per diverse ore (Lovato, 2010);
  • fare una passeggiata all’aria aperta: camminare riduce i sintomi di ansia e depressione, e favorisce il buon umore;
  • coltivare passioni e relazioni significative: dedicare tempo a hobby e persone care riduce lo stress emotivo.

Se però la sensazione di “non voler fare nulla” diventa persistente e inizia a limitare la vita quotidiana, può essere un segnale da non trascurare. 

In questi casi, rivolgersi a uno psicoterapeuta può aiutare a capire le cause e a trovare strategie concrete per affrontare il momento. Se vuoi, puoi provare Serenis. Attraverso un breve questionario, potrai trovare uno psicoterapeuta adatto alle tue esigenze e fare un colloquio conoscitivo gratuito. 

Nel caso in cui la stanchezza e la sensazione di non voler fare nulla siano gravi e risultanti da problemi psichiatrici, oltre al percorso psicoterapeutico potrebbe essere necessaria anche una valutazione farmacologica da parte di uno psichiatra. Lo psichiatra, infatti, valuterà con attenzione la situazione del paziente e, se necessario, stilerà un trattamento farmacologico apposito per il paziente che possa aiutarlo, insieme al trattamento psicoterapeutico. 

La prima visita con un nostro psichiatra costa 89 € e la puoi prenotare compilando il nostro questionario. Le visite successive costano invece 77 € l'una.

Fonti:

Sitografia

Motivation and cognitive control in depression.

Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 102

The effects of napping on cognitive functioning.

Progress in Brain Research

Boredom as the originator of a desideratum - reflections on the creative and suppressive consequences of boredom in the school context.

Frontiers in Sociology, 8.

Sleepiness as motivation: a potential mechanism for how sleep deprivation affects behavior.

Sleep, 43(6), zsz291.

Failure Sensitivity in Perfectionism and Procrastination: Fear of Failure and Overgeneralization of Failure as Mediators of Traits and Cognitions.

Journal of Psychoeducational Assessment, 42(6).

Prevalence, treatment, and neural correlates of apathy in different forms of dementia: a narrative review.

Neurological Sciences, 45(4)

Alcune domande che potresti avere sulla stanchezza

Queste cose non le sa nessuno
In Italia parliamo di "benessere mentale" solo da qualche anno: molte persone non hanno grande consapevolezza di quello che si nasconde dietro le emozioni. Se conosci qualcuno che avrebbe bisogno di leggere questo articolo, puoi condividerlo da qui.
Scritto da
Agnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
Leggi la biografia
Dopo la laurea in Psicologia Clinica a Roma, mi sono specializzata in Gruppoanalisi e ho conseguito certificazioni in Psicodiagnostica Giudiziaria e Clinica, Tecniche Psicodrammatiche e Formazione alle Dinamiche Istituzionali. Credo che nel mio lavoro sia fondamentale generare uno spazio relazionale in cui la persona si senta vista e ascoltata, sia dal terapeuta che da se stessa, motivo per cui ho svolto un master in Sustainability Management, con l'intento di integrare gli aspetti clinici con un approccio volto alla promozione di benessere e sostenibilità individuali, organizzativi e sociali.
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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