Nomofobia o dipendenza da cellulare: la paura di rimanere scollegati

Analizza la nomofobia, la paura di restare senza cellulare, delineando le cause, i sintomi e le strategie per affrontare questo disturbo d’ansia crescente nell’era digitale.
nomofobia

Ad oggi la definizione di nomofobia non è inserita nel Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM-5) ma spesso si tende a vedere la paura di rimanere offline come facente parte delle fobie specifiche, al pari:

  • della fobia scolare (paura di andare a scuola o rifiuto scolastico);
  • dell’agorafobia (paura degli spazi aperti);
  • della glossofobia (paura di parlare in pubblico).

Altri invece la inseriscono dentro la categoria delle dipendenze comportamentali che comprende tutti quei comportamenti incontrollati che un individuo mette in atto. Ecco perché si parla della definizione di nomofobia anche come di dipendenza da cellulare.

Chi ne soffre può avere un timore irrazionale e morboso di non avere accesso al proprio telefono, e, di conseguenza, alle possibilità relazionali da esso fornite.

Il nomofobico può sperimentare 3 sintomi principali:

  • ansia quando il telefono non è disponibile o non funziona correttamente;
  • panico all’idea di essere senza il telefono cellulare, che può portare a comportamenti irrazionali o evitare situazioni in cui il telefono potrebbe essere inaccessibile;
  • stress, con una forte necessità di controllare costantemente lo smartphone, anche in situazioni inappropriate o per attività non essenziali.

Quando rimane privo di smartphone o se si prospetta questo scenario. Può anche arrivare ad assumere atteggiamenti suicidari.

Ne parleremo in modo più approfondito nel corso di questo articolo.

Significato e definizione di nomofobia

La definizione di nomofobia è un termine che indica la dipendenza da cellulare e deriva dall’acronimo NO MObile PHOBIA, ovvero la paura di rimanere scollegati dal proprio smartphone. La definizione di nomofobia si riferisce a un vero e proprio disturbo d’ansia che implica la profonda sensazione di disagio che possiamo sperimentare quando il cellulare si perde, si scarica o si rompe. Dal punto di vista tecnologico, gli ultimi vent’anni hanno costituito un’epoca senza precedenti. Gli sviluppi nel campo della telefonia mobile, con il conseguente sorgere di app di messaggistica, social-network, etc., ci hanno indotto a sviluppare un rapporto sempre più stretto con i nostri smartphone. 

Con il telefono:

  • lavoriamo;
  • prendiamo appuntamenti;
  • facciamo dichiarazioni d’amore.

L’idea di essere, d’un tratto, “scollegati”, può farci perdere le coordinate. Tanto più se con il nostro smartphone abbiamo sviluppato un rapporto di forte dipendenza che, a parere di alcuni studi, non è poi dissimile dalla dipendenza da sostanze

Nomofobia: fobia specifica o dipendenza comportamentale?

La nomofobia è una condizione che può essere considerata in due modi:

  • fobia specifica
  • dipendenza comportamentale

A seconda dell’approccio e della prospettiva con cui viene analizzata.

La nomofobia può essere interpretata come una fobia specifica in quanto si manifesta come una paura irrazionale e persistente legata al fatto di rimanere senza il proprio telefono o di non poter utilizzare le funzionalità ad esso collegate.

In questo contesto, la nomofobia rientra nel quadro delle fobie, che sono caratterizzate da ansia e paura intense nei confronti di situazioni specifiche.

Allo stesso tempo, la nomofobia può essere vista anche come una forma di dipendenza comportamentale. Si manifesta attraverso:

  • l’incapacità di separarsi dalla tecnologia;
  • l’uso compulsivo del telefono cellulare, spesso a scapito di altre attività quotidiane e interazioni sociali.

Spesso una visione integrata considera entrambi gli aspetti come parte della complessità della nomofobia.

Etimologia di nomofobia

Il termine “nomofobia” è derivato da una combinazione di due parole: “no-mobile” e “phobia“.

La parte “no-mobile” deriva dalla locuzione inglese “no mobile phone” che significa “nessun telefono mobile”. “Phobia”, proviene dal greco antico e significa “paura” o “timore irrazionale”.

Questo termine è stato coniato per descrivere il crescente disagio e l’ansia associati alla dipendenza dai telefoni cellulari e alla costante connessione.

Dipendenza da cellulare: i sintomi

Come ogni fobia specifica, anche la nomofobia può presentarsi a diversi gradi e con diverse intensità. La patologia può implicare un senso di disagio generalizzato o arrivare fino alla disperazione e agli attacchi di panico. 

Cosicché, in assenza dello smartphone o di fronte al possibile scenario, il nomofobico può sperimentare: 

  • attacchi d’ansia;
  • sudorazione intensa;
  • distacco dalla realtà;
  • vertigini;
  • nausea;
  • cefalee;
  • disperazione;
  • disorientamento;
  • tachicardia.

La nomofobia appare così come un disturbo d’ansia che ha un forte legame con le problematiche di dipendenza. Con esse, condivide alcuni fattori fondamentali che adesso indagheremo in breve.

Scopri se soffri di Ansia

Fai il test in 5 minuti e scopri il tuo livello di ansia

Test sull'Ansia

Le conseguenze della nomofobia e della dipendenza da smartphone

Non è un segreto che gli smartphone possano dare dipendenza. Ma perché questo accade? Conosciamo già i sintomi a lungo termine causati dall’abuso di telefono cellulare, che possono comprendere: 

Eppure, sappiamo poco sugli effetti che questi oggetti d’uso quotidiano hanno sul nostro sistema adibito alla ricompensa. Per dirla in breve, l’utilizzo di smartphone implica il rilascio di dopamina (un neurotrasmettitore che “segnala” lo stimolo di gratificazione). La medesima cosa accade quando:

  • consumiamo certi alimenti;
  • abusiamo di alcolici e di droga.

Ora, per ottenere la stessa gratificazione, saremo naturalmente portati a riutilizzare lo smartphone (esattamente come saremo portati a riutilizzare la cocaina). Allo stesso tempo, l’utilizzo prolungato di cellulare può atrofizzare alcune aree del cervello con effetti indesiderati a breve e a lungo termine.

Quali sono le cause della dipendenza da cellulare?

Le cause possono comprendere: 

  • rapporto di dipendenza con lo smartphone;
  • problematiche pregresse come un disturbo d’ansia;
  • depressione.

Cosa scatena la nomofobia?

La definizione di nomofobia, dal punto di vista psicologico, può essere spiegata attraverso diversi fattori interconnessi. Innanzitutto, c’è la questione della dipendenza e della gratificazione immediata. L’uso frequente del telefono cellulare può creare una sorta di dipendenza psicologica poiché offre una gratificazione istantanea attraverso le interazioni sociali, l’accesso a informazioni e l’intrattenimento. Quando una persona viene privata di questa gratificazione immediata, può sperimentare ansia e disagio.

Un altro aspetto è la dipendenza emotiva. Per alcune persone, il telefono cellulare rappresenta una fonte di conforto emotivo e sicurezza. La nomofobia può derivare da una dipendenza emotiva dal telefono, dove l’individuo si affida al dispositivo per affrontare ansie o paure esistenti.

Infine, c’è la dipendenza dalle routine e dalle abitudini alimentata dall’uso quotidiano del telefono.

L’ansia da telefono è correlata all’ADHD?

Esistono alcune evidenze scientifiche che suggeriscono una correlazione tra l’ansia da telefono e l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività).

Uno studio condotto da Kuscu TD e altri (2021) suggerisce che sia importante esaminare gli adolescenti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività o disturbo d’ansia. I punti chiave evidenziati sono:

  • Ansia e iperattività risultavano essere predittori significativi di nomofobia.
  • Tutti i sintomi di ansia e depressione erano correlati alla nomofobia.
  • Anche l’iperattività e i sintomi di opposizione erano correlati alla nomofobia.
  • L’ansia totale e l’iperattività sono stati identificati come predittori della nomofobia.

In sintesi, l’ansia, l’iperattività e i sintomi di disturbi mentali come la depressione sono fortemente correlati alla nomofobia, e questi fattori dovrebbero essere considerati quando si valuta e si interviene sulla nomofobia negli adolescenti.

Scopri se hai i sintomi dell'ADHD

Fai il test in 5 minuti

Test sull'ADHD

Come riconoscere un nomofobico?

Esistono alcuni elementi discriminanti che ci permettono di distinguere un nomofobico:

  • utilizza il telefono regolarmente e per buona parte della giornata;
  • dispone sempre di caricabatteria portatile;
  • prova nervosismo quando si prospetta la possibilità di rimanere senza smartphone (o quando il suo social preferito si blocca o va incontro ad un guasto);
  • non riesce a discutere del problema e tende a minimizzarlo;
  • guarda costantemente lo schermo del telefono per vedere se sono stati ricevuti messaggi o chiamate;
  • costante controllo della batteria del dispositivo.

Per i familiari di un nomofobico (spesso un adolescente), la problematica è grave e va affrontata nel migliore dei modi. Se ti interessa saperne di più sui benefici e i rischi della tecnologia, leggi questo articolo su Internet e adolescenti.

Nomofobia test

Ad oggi, l’NMP-Q sviluppato nel 2015 da Yoldrim e Correia, è l’unico test per la nomofobia scientificamente validato per la lingua italiana. È possibile autosomministrarsi il questionario per valutare il grado di dipendenza dall’uso dello smartphone.

Come calcolare il grado di dipendenza in base ai risultati del test?

  • <20: comportamenti d’uso dello smartphone del tutto sani e funzionali;
  • 21-59: parliamo di forme leggere di nomofobia, che non comportano alcun problema funzionale per l’individuo;
  • 60-99: indica livelli moderati di nomofobia di cui è bene essere consapevoli per evitare che si arrivi a sviluppare forme di rapporto con lo smartphone che interferiscono gravemente con la vita, il lavoro e i rapporti affettivi e sociali;
  • >200: indica severi stati d’ansia quando al soggetto non è possibile accedere costantemente al suo telefono.

Se credi di soffrire di nomofobia o se sei interessata/o a capire se manifesti i sintomi della dipendenza da smartphone, puoi provare a fare il test, scaricandolo dal link NMPQ-Serenis Test.

Quanto è diffusa la nomofobia e chi è più a rischio?

La definizione di nomofobia comprende la paura di non essere online, una condizione che colpisce il 40% degli italiani, con una maggiore incidenza tra i lavoratori e chi vive nelle grandi città.

Una ricerca commissionata da Italian Tech e Telefono Azzurro e condotta da SWG ha inoltre esaminato le abitudini e i timori legati all’uso dei dispositivi tecnologici. I risultati completi dello studio sono stati presentati alla Camera dei Deputati in occasione della Giornata della Sicurezza su Internet.I risultati mostrano che il 75% dei bambini tra i sei e i nove anni utilizza già uno smartphone, una percentuale che aumenta al 96% nella fascia d’età compresa tra i 10 e i 13 anni. Un terzo di questi bambini utilizza lo smartphone in totale autonomia, senza la supervisione dei genitori, che utilizzano il parental control nel 36% dei casi.

La dipendenza da telefono è reale?

Nel mese di marzo 2024, la total digital audience dei dati raccolti da Audiweb è stata di 44,4 milioni di utenti unici mensili, il che rappresenta il 76,1% della popolazione dai 2 anni in su. Questi utenti hanno passato complessivamente 73 ore e 35 minuti online. Le donne di 18-74 anni hanno navigato da questi device quasi mezz’ora in più degli uomini, mentre i 18-24enni, con 3 ore abbondanti in questo mese di rilevazione, mantengono il primato del tempo speso online da Mobile.

Le ricerche esplorano la prevalenza della nomofobia principalmente negli adolescenti e negli studenti universitari, attenzionando le Istituzioni ad un reale problema che coinvolge tanto la salute fisica quanto la salute mentale dei più giovani.

Nomofobia e rischi connessi all’uso delle immagini

La nomofobia è strettamente connessa alla paura dell’isolamento sociale. Il telefono cellulare è diventato un mezzo principale di comunicazione e connessione. Questo disturbo può svilupparsi quando una persona teme di essere tagliata fuori dalla propria rete sociale e di perdere contatti importanti o informazioni cruciali. L’uso di immagini contribuisce ad alimentare gli effetti psicologici delle persone che ne sono affette. Spesso sui social network, si guardano immagini di altre persone che sembrano avere una vita socialmente più ricca o appagante: questo fenomeno crea un senso amplificato di inadeguatezza in chi soffre di nomofobia, con dinamiche associate normalmente alla FOMO.

L’utilizzo precoce degli smartphone nei ragazzi più giovani presenta non solo il rischio di dipendenza o nomofobia, ma anche quello del sexting. La condivisione di immagini diffuse senza consenso può essere particolarmente dannosa per i bambini e gli adolescenti.

È importante educare i giovani sui rischi associati alla tecnologia, alla diffusione di immagini e alle dipendenze dei social network, fornendo loro le competenze necessarie per navigare in modo sicuro e responsabile nel mondo digitale.

Sono dipendente dal telefono: cura per la nomofobia

Una volta compresa la definizione di nomofobia, occupiamoci del suo trattamento. Ad oggi, i trattamenti per la nomofobia sono molto limitati. Sappiamo che le fobie specifiche sono categorizzate come disturbi d’ansia: si potrà per principio andare a lavorare sulla problematica di ansia per trattare la patologia.

Più in generale, di volta in volta, si tratterà di comprendere la causa individuale del problema e agire di conseguenza: 

  • vi è forse un disturbo dello spettro ansioso che avvicina il nomofobico al mondo digitale per farlo fuggire da quello reale?
  • la problematica riguarda un principio di depressione?
  • vi è dipendenza dallo smartphone?

Come abbiamo visto, la nomofobia può essere vista o come fobia specifica o come dipendenza comportamentale, in entrambi i casi le terapie consigliate sono:

  • la terapia cognitivo comportamentale;
  • la terapia breve strategica.

Potresti pensare di intraprendere un percorso di psicoterapia online con Serenis, con centinaia di psicoterapeuti e psicoterapeute con in media circa 10 anni di esperienza sulla gestione di fobie e dipendenza.

I nostri articoli sulle fobie

Fonti

  • Yildirim C  Correia AP (2015). Exploring the dimensions of nomophobia: Development and validation of a self-reported questionnaire. Computers in Human Behavior, 49, 130-137.
  • Bhattacharya S, Bashar MA, Srivastava A, Singh A. NOMOPHOBIA: NO MObile PHone PhoBIA. J Family Med Prim Care. 2019 Apr;8(4):1297-1300. doi: 10.4103/jfmpc.jfmpc_71_19. PMID: 31143710; PMCID: PMC6510111.
  • Notara V, Vagka E, Gnardellis C, Lagiou A. The Emerging Phenomenon of Nomophobia in Young Adults: A Systematic Review Study. Addict Health. 2021 Apr;13(2):120-136. doi: 10.22122/ahj.v13i2.309. PMID: 34703533; PMCID: PMC8519611.
  • Kuscu TD, Gumustas F, Rodopman Arman A, Goksu M. The relationship between nomophobia and psychiatric symptoms in adolescents. Int J Psychiatry Clin Pract. 2021 Mar;25(1):56-61. doi: 10.1080/13651501.2020.1819334. Epub 2020 Sep 17. PMID: 32940094.
Dott.ssa Martina Migliore

Approccio:
Titolo di studio
Descrizione
Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.

Questa pagina è stata verificata

I nostri contenuti superano un processo di revisione in tre fasi.

Scrittura

Ogni articolo viene scritto o esaminato da uno psicoterapeuta prima di essere pubblicato.

Controllo

Ogni articolo contiene una bibliografia con le fonti citate, per permettere di verificare il contenuto.

Chiarezza

Ogni articolo è rivisto dal punto di vista stilistico, per agevolare la lettura e la comprensione.

Revisori

reviewer

Dott. Domenico De Donatis

Medico Psichiatra

Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Pescara n. 4336

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma. Specializzazione in Psichiatria presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

reviewer

Dott. Federico Russo

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Neuropsicologo, Direttore Clinico di Serenis

Ordine degli Psicologi della Puglia n. 5048

Laurea in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale a indirizzo neuropsicologico presso l’Istituto S. Chiara di Lecce.

reviewer

Dott.ssa Martina Migliore

Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Ordine degli Psicologi dell'Umbria n.892

Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente e formatrice. Esperta in ACT e Superhero Therapy. Membro dell'Associazione CBT Italia, ACT Italia e SITCC. Esperta nell'applicazione di meccaniche derivanti dal gioco alle strategie terapeutiche evidence based e alla formazione aziendale.