Hikikomori o sindrome da isolamento sociale: capire cos'è e come affrontarla


“Hikikomori" è una parola giapponese che significa "stare in disparte". Viene utilizzato per riferirsi alle persone che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per periodi piuttosto lunghi rinchiudendosi letteralmente nella propria abitazione, senza avere contatti con il mondo esterno.
Una sindrome che fu individuata per la prima volta in Giappone, dove nel tempo è diventata una questione sociale di rilievo, e che colpisce principalmente i giovani. Basti pensare che le indagini ufficiali condotte finora dal governo giapponese hanno identificato oltre 1 milione di casi. La sindrome colpisce prevalentemente gli adolescenti, ma si riscontra anche nella fascia di popolazione over 40, poiché l’hikikomori può cronicizzare.
In Italia, come in molti dei Paesi economicamente sviluppati, questo fenomeno ha cominciato a essere rilevato circa 15 anni fa anche se, per il momento, non ci sono dati ufficiali sul numero di persone che ne soffrono.
In breve
| Età più colpita | Principalmente adolescenti e giovani adulti (14-30 anni), ma con casi di cronicizzazione over 40. |
| Genere prevalente | Maschi (circa il 90% dei casi individuati). |
| Durata minima del ritiro | Almeno 6 mesi consecutivi di isolamento domestico. |
| Sintomi chiave | Inversione del ritmo sonno-veglia, rifiuto di scuola/lavoro, interazioni sociali limitate a Internet e gaming. |
| Strumenti di diagnosi | Test psicometrico HQ-25 (Hikikomori Questionnaire). |
Sindrome da isolamento sociale o hikikomori: cos'è e come si manifesta
Hikikomori è quindi un termine utilizzato per descrivere una particolare sindrome che si manifesta attraverso il ritiro sociale, l’auto-esclusione dal mondo esterno, l’isolamento e il rifiuto totale, o quasi, per ogni forma di relazione.
Gli hikikomori sono persone che presentano un isolamento sociale che, in alcuni casi, si estende persino all’interno del proprio nucleo familiare. Spesso, chi soffre di questa sindrome, presenta anche un’alterazione dei ritmi circadiani (sonno-veglia).
Chi colpisce solitamente?
Uno studio condotto nel 2019 da Yong & Nomura ha dimostrato come tra gli hikikomori vi sia un elevato rischio di suicidio, soprattutto nei maschi, una storia di abbandono scolastico e precedenti trattamenti psichiatrici.
Tipologie di hikikomori
Il fenomeno del ritiro sociale non è identico per tutti. La sociologa francese Maïa Fansten ha individuato quattro modelli principali di hikikomori, differenziati in base alle motivazioni profonde che spingono una persona a isolarsi dal mondo (Fansten & Figueiredo, 2015):
- Ritiro alternativo (ribellione esistenziale): è una forma di protesta contro le dinamiche della società moderna, vissuta come opprimente. Il giovane rifiuta l'adolescenza "normata" per crescere secondo i propri ritmi, spesso a seguito di una profonda depressione esistenziale;
- ritiro reazionale (risposta a un trauma): nasce come reazione a contesti familiari difficili o a eventi fortemente traumatici vissuti a scuola o nel sociale (es. bullismo). Genera livelli acuti di ansia, vergogna e stress, che rendono impossibile gestire i rapporti interpersonali;
- ritiro dimissionario (fuga dalle pressioni): colpisce chi si sente schiacciato dalle aspettative di successo dei genitori o della società. Per non soccombere alla competizione scolastica o lavorativa, il soggetto decide di "non giocare" e si nasconde per alleviare la sofferenza. È il modello più diffuso in Giappone;
- ritiro a "crisalide" (rifiuto dell'età adulta): è il blocco evolutivo di chi teme le responsabilità della vita adulta e non si sente autonomo. L'hikikomori "congela il tempo" vivendo solo nel presente ed evitando i pensieri sul futuro, spesso invertendo il ritmo sonno-veglia per non percepire lo scorrere dei giorni.

I sintomi più comuni dell'hikikomori
Come si riconosce una persona che soffre di sindrome da ritiro sociale? Non esiste ancora una definizione dell’hikikomori a livello internazionale, ma alcune caratteristiche e sintomi specifici sono:
- ritiro tra le mura domestiche senza alcun accesso ai contesti esterni;
- totale mancanza di interesse verso le principali attività esterne (tra cui frequentare la scuola o avere un lavoro);
- persistenza del ritiro sociale non inferiore ai sei mesi;
- nessuna relazione esterna mantenuta con compagni o colleghi di lavoro;
Sintomi che però, per quanto caratteristici, possono variare per intensità e frequenza.
Come riconoscere l'hikikomori? Test e identikit
Riconoscere l’hikikomori non è facile in quanto è un disturbo multiforme, ma in generale la vita di queste persone si svolge all’interno della loro casa o camera da letto.
Le uniche interazioni che anno con tutto ciò che è esterno avviene grazie a Internet, l’uso di chat, social network e videogame, ovvero grazie alla tecnologia. In sostanza tentano di evitare qualsiasi tipo di relazione e comunicazione diretta con altre persone.
Una sindrome che sembra essere predominante in persone che presentano le seguenti caratteristiche (Santona et al. 2023):
- giovani tra i 14 e i 30 anni;
- estrazione sociale medio-alta;
- sesso maschile (nel 90% dei casi);
- figlio unico.
Altre caratteristiche possono comprendere una famiglia con entrambi i genitori laureati e spesso uno dei due, tendenzialmente il padre, risulta rivestire cariche lavorative dirigenziali, con conseguente assenza prolungata dal contesto familiare e interattivo con il figlio.
Negli ultimi anni le ricerche su questo fenomeno sono aumentate notevolmente portando anche allo sviluppo di alcuni test psicometrici che possono individuare meglio il disturbo e favorirne, di conseguenza, la diagnosi.
Tra questi c’è l’Hikikomori Questionnaire (HQ-25) sviluppato da Teo et al. nel 2018 e che è stato validato in 5 Paesi. Il questionario è composto da 25 item suddivisi in tre sotto-scale: socializzazione (11 item), isolamento (8 item) e supporto emotivo (6 item).
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Le principali cause della sindrome di hikikomori
Le cause dell’hikikomori, e quindi di un quasi totale isolamento sociale, possono essere diverse e riconducibili sia a fattori sociali, sia a fattori psicologici.
Dal punto di vista psicologico a incidere sullo sviluppo è che spesso gli hikikomori sono ragazzi intelligenti, ma con un carattere sensibile e inibito. Hanno un temperamento che alimenta loro difficoltà nell'instaurare relazioni soddisfacenti e durature, così come nell'affrontare in maniera positiva le difficoltà e le delusioni che fanno parte della vita.
Ad agire sullo sviluppo di questa sindrome c’è anche la possibile assenza emotiva del padre e l'eccessivo attaccamento alla madre, un pattern di attaccamento insicuro documentato in letteratura (Santona et al., 2023), così come la possibilità di essere stati vittime di forme gravi di bullismo scolastico.
Per quanto riguarda l’ambito sociale, invece, gli hikikomori hanno una visione molto negativa della società e soffrono particolarmente le tutto ciò che riguarda la realizzazione sociale, cercando in tutte le maniere di fuggirne.
Tutto ciò porta a una crescente difficoltà e mancanza di motivazione nel confrontarsi con le relazioni interpersonali, fino ad arrivare a un rifiuto completo.
Schizofrenia e hikikomori nei ragazzi: che relazione esiste?
Non esiste una vera e propria relazione tra la schizofrenia e l’hikikomori nei ragazzi. Sebbene il ritiro sociale risulti essere un sintomo che accomuna molte altre patologie psichiatriche, tra cui depressione, fobia sociale e schizofrenia, nell’hikikomori queste cause risultano essere assenti.
Solitamente si esclude una diagnosi di hikikomori nei casi in cui sia presente un disturbo psichiatrico di maggiore gravità che possa accavallarsi ai sintomi di ritiro sociale (schizofrenia, ritardo mentale, etc.) o ulteriori cause in grado di spiegare meglio il ritiro stesso.

Come affrontare e trattare la sindrome di hikikomori
Affrontare la sindrome di hikikomori è possibile anche se non è ancora stata del tutto definita una cura. Al momento, sono state provate alcune strategie terapeutiche che includono un lavoro sul contesto, sulla famiglia e sulle relazioni in generale, insieme a un percorso di psicoterapia individuale.
La cura dell’hikikomori implica un percorso di psicoterapia che prenda in carico sia il paziente che la sua famiglia, in contesti separati. Il trattamento psicoterapuetico può trattare diversi aspetti, tra cui, ad esempio, l’ansia sociale, il senso d’inadeguatezza e la bassa autostima. In molti casi, inoltre, la cura dell'hikikomori prevede l'assunzione di antidepressivi.
Nei casi più gravi, il primo passo dovrebbe prevedere visite domiciliari continuative per far sì che gli hikikomori escano fuori dalle loro stanze, oppure sessioni di psicoterapia online.
Hikikomori: testimonianze di chi ne è uscito
Anche se non esiste ancora una cura specifica per sconfiggere la sindrome di hikikomori, grazie all'aiuto di uno o più specialisti è possibile uscirne. A testimonianza di quanto appena detto ci sono le parole di alcune persone che ne sono uscite, o che lo stanno facendo.
Ad esempio, Riccardo, di 20 anni, ha dichiarato: “difficile individuare una singola causa che mi abbia spinto all’isolamento. Ci sono più delle vicende, vissute intorno ai 16 anni, che hanno peggiorato il mio stato come la delusione per la scuola e la perdita di fiducia nel prossimo, prima per una storia d’amore finita male, poi per il tradimento di alcuni amici che hanno agito alle mie spalle. Oggi che ho riconosciuto il problema e che lo sto affrontando non voglio crearmi delle aspettative per il futuro. Non so cosa farò da grande, ma spero con tutto il cuore che non mi capiti qualche altro evento catastrofico che mi faccia precipitare in una nuova depressione. Il motivo è molto semplice: voglio guarire”.
Flavia, anche lei di 20 anni, ci ha raccontato che dopo un rifiuto iniziale: “mia madre mi disse che sarebbe venuto uno psicologo a casa. Io le risposi che non c’era nessun problema perché non sarei mai uscita da quella stanza, ma lo psicologo trovò il modo di entrare infilando sotto alla porta dei bigliettini. Dopo qualche tempo le cose hanno iniziato a prendere una piega diversa perché pian piano ho cominciato a dare un significato a quello che mi stava succedendo. Sono tornata a scuola dopo molto tempo recuperando gli anni in alcuni istituti privati. Lo psicologo mi ha aiutata molto a superare il disagio, ma credo che sia stata fondamentale anche la vicinanza dei miei genitori. Ora sono felice di potermi guardare intorno e di poter essere di nuovo guardata senza vergogna e senza paura.”
Cosa fare se sospetti un caso di Hikikomori?
Se sospetti di essere un hikikomori, o se hai il dubbio che lo sia qualcuno che ti è particolarmente vicino, è fondamentale che ti rivolga al tuo medico curante e, se necessario, a uno specialista.
È importante anche iniziare un trattamento psicologico il prima possibile.
Nei casi di hikikomori, per vincere le resistenze iniziali può essere utile un trattamento, almeno nelle prime fasi, a domicilio o in modalità online.
Anche se chi soffre di questa sindrome può mostrare del disinteresse nelle terapie che gli vengono proposte, rimane fondamentale stimolare l’interazione e stabilire un contatto costante.
A seguito di questi primi approcci si può cominciare anche a fare uscite sul territorio per stabilire un contatto più diretto con la realtà sociale.
È fondamentale, perciò, rivolgersi a degli esperti che possano aiutarti a guarire con le giuste terapie. Su Serenis, per esempio, è possibile trovare un supporto psicologico grazie a un team di psicoterapeuti online pronti a fornire gli strumenti per curare la sindrome di hikikomori.
Come aiutare un figlio hikikomori: consigli pratici per i genitori
Relazionarsi con un figlio che ha scelto la via del ritiro sociale è un compito estremamente delicato. Ci si trova davanti a un muro di sfiducia, pessimismo e disillusione nei confronti dei rapporti umani. Per non essere respinti ed evitare che il ragazzo si chiuda ancora di più in se stesso, i genitori devono abbattere le barriere con empatia, umiltà e totale assenza di giudizio.
Di seguito, trovi alcune linee guida sui comportamenti raccomandati e sugli errori più comuni da evitare, fermo restando che ogni situazione è unica e richiede il supporto di un professionista.
| 🟩 COSA FARE (DO's) | 🟥 COSA EVITARE (DON'Ts) |
|---|---|
| Validare la sofferenza: mostra empatia verso il suo disagio. | Giudicare o colpevolizzare: alimenta solo la chiusura e il silenzio. |
| Allentare le pressioni: riduci le aspettative su scuola e voti, ad esempio. | Forzare il rientro sociale: spingere per uscite o scuola crea panico. |
| Essere trasparenti: condividi e concorda ogni decisione. | Agire alle spalle: distrugge la fiducia nel rapporto. |
| Farsi aiutare come genitori: il percorso parte dall'intero nucleo. | Trattarlo da malato: provoca un rifiuto per orgoglio. |
| Responsabilizzare alla pari: concedi autonomia e privacy. | Essere iperprotettivi: sostituirsi a lui blocca la crescita. |
| Focalizzarsi sul benessere: pensa prima a farlo stare bene, non alla scuola. | Usare la forza (es. togliere Internet): rischia di isolarlo ancora di più. |
| Preservare la propria vita: mantieni i tuoi spazi e la tua serenità. | Annullarsi per il figlio: aumenta il suo senso di colpa. |
Cosa fare: i comportamenti che aiutano
Se sei il genitore di un figlio hikikomori puoi:
- riconoscere la sofferenza: anche se la scelta dell'isolamento può sembrare incomprensibile, è fondamentale sforzarsi di comprendere il profondo disagio sociale ed esistenziale del ragazzo, senza mai sminuirlo.
- allentare la pressione sociale: la casa deve essere un rifugio sicuro, non un luogo di giudizio. Bisogna eliminare le aspettative e le pressioni esterne (scuola, successo, carriera) da cui il giovane sta fuggendo.
- adottare un'ottica sistemica: l'hikikomori non è un problema del singolo, ma coinvolge l'intero nucleo. Il supporto terapeutico deve partire innanzitutto dai genitori e agire sui fattori familiari e scolastici.
- responsabilizzare ed essere trasparenti: tratta tuo figlio alla pari (soprattutto se adulto) concedendogli autonomia e spazi, ma rendendolo consapevole dell'impatto dei suoi gesti sugli altri. Evita di agire alle sue spalle: ogni iniziativa va condivisa per non distruggere la fiducia.
- spezzare la routine e puntare al benessere: prova a proporre attività che creino una discontinuità con l'isolamento giornaliero. Ricorda che l'obiettivo prioritario è far stare meglio il ragazzo, non il recupero immediato della scuola o della vita sociale.
- cercare il confronto costruttivo: evitare la pressione non significa evitare il conflitto. Se gestito per stimolare un dialogo critico e sincero (e non per manipolare), il confronto può sbloccare la situazione.
Cosa non fare: gli errori da evitare
Se tuo figlio sta vivendo un periodo di forte isolamento sociale, sarebbe meglio evitare di:
- intraprendere azioni coercitive: punizioni o imposizioni non funzionano. Staccare forzatamente la connessione a Internet, scambiando la tecnologia per la causa e non per il sintomo, rischia solo di isolare ancora di più il ragazzo in modo pericoloso.
- essere iperprotettivi o assistenzialisti: sostituirsi al figlio in tutto o proteggerlo da qualsiasi frustrazione blocca la sua crescita psicologica, impedendogli di imparare a gestire i fisiologici insuccessi della vita.
- trattarlo come un malato o giudicarlo: se il ragazzo percepisce di essere visto come un "malato da curare" o viene colpevolizzato per la sua condizione, reagirà per orgoglio allontanando la famiglia.
- pressarlo per il rientro a scuola o le uscite: spingere continuamente per far ritornare il figlio in classe o con gli amici genera l'effetto opposto, aumentando il senso di colpa e la sensazione di non essere capito.
- annullarsi come genitori: rinunciare al proprio benessere personale nel tentativo di salvare il figlio è controproducente: non fa altro che aumentare la pressione e il carico emotivo sulle spalle del ragazzo.

Hikikomori in Italia: dati e statistiche
I dati indicano che il ritiro sociale prolungato non è riconducibile a dinamiche comportamentali transitorie o alla mera dipendenza tecnologica, bensì a una severa sofferenza relazionale che evidenzia una crescente rilevanza statistica e sociale in Italia.
A confermarlo sono i dati del sondaggio 2025 di Hikikomori Italia Genitori, condotto su un campione di 456 famiglie. L'identikit emerso fotografa una realtà netta: l'hikikomori tipo nel nostro Paese è un giovane maschio di circa 22 anni , il cui ritiro ha avuto inizio nel cuore dell'adolescenza, intorno ai 14-16 anni , spesso in seguito a traumi relazionali pesanti come il bullismo (20%) o a un senso di inadeguatezza legato alle prestazioni scolastiche (15%).
Non si tratta di una fase passeggera: ben il 55% di questi ragazzi è isolato da un periodo compreso tra i 3 e i 10 anni , scivolato in un limbo (la cosiddetta "Fase 2" del ritiro) caratterizzato da un'alterazione cronica del ritmo sonno-veglia (61%) e da una profonda sofferenza psicologica che si manifesta con depressione, scoppi di rabbia e una costante ansia del giudizio altrui.
Il dato più allarmante, tuttavia, riguarda l'isolamento in cui versano le stesse famiglie. Sebbene la stragrande maggioranza dei ragazzi sia consapevole del problema , il 65% rifiuta categoricamente qualsiasi aiuto esterno e il 58% non è seguito da alcuno specialista. Di fronte a questo muro, i genitori denunciano un vuoto istituzionale drammatico: circa il 70% dichiara di aver ricevuto un aiuto scarso o del tutto nullo sia dalla scuola che dalle strutture sanitarie pubbliche. In questo scenario di abbandono, l’unica vera ancora di salvataggio resta l’associazionismo e il mutuo aiuto tra genitori, giudicati fondamentali dall'85% dei rispondenti per non affondare insieme ai propri figli.
Sitografia