Psicopatia: caratteristiche e approcci terapeutici

La psicopatia è un disturbo della personalità con tratti caratteristici che non appaiono per caso, ma sono determinati da alcune basi neurobiologiche.
Psicopatia cos'è e cause

“Un’anomalia diversa da tutte quelle finora riconosciute come dannose. La differenza più evidente? L’osservatore si trova di fronte a una maschera convincente di sanità mentale.” Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta della psicopatia con le parole di Hervey Cleckley, considerato uno dei massimi esperti in materia. Nel 1941 pubblicò uno studio, The Mask of Sanity, in cui tentò di dare una definizione sistematica del termine, fornendo per la prima volta un ritratto clinico di questo disturbo della personalità con un elenco di 16 criteri diagnostici (Vaugh & Howard, 2005).

Cos’è la psicopatia?

Quando sentiamo il termine psicopatico, la nostra mente elabora l’immagine di Hannibal Lecter, di Dexter, o di personaggi drammaticamente reali come Charles Manson o Ted Bundy. In realtà, questi archetipi sono piuttosto lontani dalla realtà perché non tutti gli psicopatici sono serial killer e la maggior parte dei criminali non sono psicopatici.

Qualche anno fa, Jon Ronson, giornalista e ricercatore statunitense, nel libro “The Psychopath Test: A Journey Through the Madness Industry” ha affermato che quasi il 4% dei manager aziendali presenta tratti psicopatici. Questo vuol dire che la psicopatia non è un disturbo che riguarda solamente i criminali ma anche le persone con cui entriamo in contatto quotidianamente. Uno studio pubblicato su Frontiers (A. Sanz-Garcia e colleghi, 2021) ha affermato che 1 persona su 22 può avere questo disturbo: ognuno di noi potrebbe conoscere o incontrare una persona psicopatica senza rendersene conto.

Ma in cosa consiste esattamente la psicopatia? Da un punto di vista strettamente clinico, la psicopatia nel DSM-5 fa parte della sezione III relativa ai “Modelli Emergenti e misure”, viene considerata un pattern del disturbo antisociale di personalità (ASPD) e rientra, insieme ai disturbi borderline, narcisistico e istrionico, nel cluster B. La caratteristica che accomuna queste patologie è la costante modalità disfunzionale di rapportarsi con il mondo e la presenza di gravi e pervasivi deficit sia a livello emotivo che interpersonale.

Il reale significato di psicopatia e la sua vera essenza sono racchiusi però nel termine maschera utilizzato da Cleckley. Le persone affette da questo disturbo possono ingannare, manipolare, sfruttare, minacciare, rubare o danneggiare fisicamente gli altri, sembrando, allo stesso tempo, amichevoli, affascinanti, adorabili o addirittura ben integrati nella società.

Cos'è la psicopatia

Psicopatia e Triade oscura della personalità

La psicopatia, insieme al machiavellismo e al narcisismo, fa parte della cosiddetta Triade oscura della personalità (Paulhus & Williams, 2002), un termine che non rappresenta una diagnosi clinica ufficiale ma che indica tre tratti comportamentali accomunati da una serie di caratteristiche come, ad esempio, la volontà di sfruttare o ferire gli altri per perseguire i propri scopi, il basso livello di moralità e di nevroticismo ma anche le elevate abilità cognitive, il senso di superiorità e di auto-esaltazione.

Le persone caratterizzate da questa triade sono fredde emotivamente, non sono empatiche, cercano forti emozioni, amano strumentalizzare e manipolare l’altro, sono impulsive, non conoscono il significato di rimorso e paura.

Una recente ricerca pubblicata su ScienceDirect (B. Bonfá-Araujo e colleghi, 2022) ha dimostrato che questo concetto di triade andrebbe modificato in tetrade quanto mancherebbe all’appello una quarta caratteristica: il sadismo.

Come relazionarsi con queste persone? I tratti della personalità che compongono la triade sono profondamente radicati nella loro psiche e resistenti a qualsiasi cambiamento. La migliore strategia è allontanarsene il più rapidamente possibile.

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I sintomi della psicopatia

Quali sono i segni distintivi di una personalità con disturbo psicopatico? Il nucleo sociale ed emotivo della psicopatia è quello che gli inglesi chiamano “Uncaring temperament” ovvero un temperamento indifferente. Questi individui non esprimono senso di colpa o rimorso dopo aver causato un danno fisico, emotivo, sociale o finanziario, non mostrano preoccupazione di fronte alle difficoltà altrui. Sono freddi, disinteressati, abili bugiardi ed esperti nell’arte manipolatoria.

Tra gli elementi distintivi più importanti ricordiamo:

  1. Impulsività. Il loro modus operandi è dettato dall’impulsività. Agiscono senza riflettere sulle conseguenze delle loro azioni che spesso sono pericolose, illegali e dettate dal desiderio di ottenere un piacere immediato.
  2. Freddezza emotiva. Gli individui con tratti psicopatici possiedono una destabilizzante freddezza emotiva. Comprendono le emozioni altrui ma non riescono a sentirle realmente. Questa caratteristica li rende abili manipolatori, capaci di individuare e sfruttare le fragilità emotive degli altri.
  3. Ego smisurato. Si considerano superiori agli altri. Non tollerano critiche e sminuiscono i successi altrui, alimentando un’immagine distorta di sé stessi. L’universo e le persone ruotano intorno a loro.
  4. Rabbia e furia incontrollabili. Scatti d’ira improvvisi e violenti possono manifestarsi in qualsiasi momento, soprattutto quando si sentono criticati o quando i loro piani vengono ostacolati. La rabbia incontrollata li spinge a dominare e intimidire chi li circonda.
  5. Mancanza di empatia. Lo psicopatico non ha la capacità di mettersi nei panni degli altri, manca di simpatia emotiva, di altruismo, compassione, gentilezza e di una visione condivisa della moralità. La giustizia si misura su un unico principio ovvero su ciò che è bene per loro.

Psicopatia e sessualità

Gli studiosi ritengono che la psicopatia sia associata a molte abitudini sessuali che possono essere caratterizzate come clinicamente devianti quando presenti. Il termine psicopatia sessuale è utilizzato per definire quei comportamenti caratterizzati da un’aggressività sessuale inaccettabile o proibita e da una totale mancanza di rispetto per i sentimenti del partner, costretto a partecipare suo malgrado.

La psicopatia sessuale nasce da un impulso incontrollabile, senza logica, dominato da una pulsione forte e travolgente.

Sociopatia, psicopatia e disturbo antisociale di personalità

Psicopatia e sociopatia sono spesso utilizzati come sinonimi ma in realtà indicano due disturbi molto diversi tra loro. Il mancato rispetto delle norme, delle leggi e dei costumi; il disprezzo per i diritti degli altri; la tendenza al comportamento violento e la mancanza di senso di colpa e rimorso sono senza dubbio elementi comuni ma le differenze sono evidenti e sostanziali.

I sociopatici sono solitamente agitati e nervosi, vivono ai margini della società e raramente riescono a rimanere a lungo nelle relazioni, nel lavoro o negli ambienti. Sono volubili e presentano violente esplosioni emotive. Il sociopatico può far parte di un gruppo o creare un legame con qualcuno purché questo implichi la violazione delle norme ma le sue azioni sono meno pianificate e organizzate.

Esiste anche una sostanziale differenza tra psicopatia e disturbo antisociale, sebbene le due condizioni siano correlate e talvolta sovrapposte.

Il disturbo antisociale di personalità è caratterizzato da una tendenza permanente a ignorare e violare i diritti degli altri, dall’impulsività e dalla mancanza di rimorso. Le persone con psicopatia hanno molti di questi tratti, ma sono anche affascinanti, manipolatrici e prive di emozioni.

In conclusione, la maggior parte delle persone con psicopatia hanno anche una diagnosi di disturbo antisociale di personalità; la maggior parte dei pazienti con personalità antisociale non soffre di psicopatia.

Manca all’appello un’ultima differenza, quella tra psicopatia e psicosi. La psicosi si riferisce all’incapacità di distinguere la verità dalla fantasia. Le persone affette da questo disturbo possono avere allucinazioni o deliri e ricevere una diagnosi concomitante di schizofrenia o disturbo bipolare, patologie che non sono riconducibili alla psicopatia.

Psicopatia femminile e pregiudizi di genere

La psicopatia femminile si esprime con le parole, con l’arte dell’inganno e della manipolazione, raramente con la violenza.

I pregiudizi di genere giocano un ruolo fondamentale nella stima del disturbo psicopatico declinato al femminile. Secondo una recente ricerca pubblicata su ResearchGate (B. Gacono, 2024), le donne psicopatiche sono fino a cinque volte più comuni di quanto si pensasse in precedenza.

L’errore deriverebbe sia dal fatto che gli studi hanno sempre esaminato criminali psicopatici di sesso maschile sia dalla credenza errata che vede tratti come la manipolazione, la freddezza emotiva, la mancanza di empatia come caratteristiche tipicamente maschili e quindi non ascrivibili al sesso femminile.

Test sulla psicopatia

All’inizio del XVIII secolo, medici e psichiatri tentarono di capire perché molti criminali aggressivi e violenti non mostrassero i classici segni della follia.

Le descrizioni di questi pazienti e i tentativi di creare per loro categorie appropriate sono considerati in letteratura il momento iniziale dello studio della psicopatia (Hare & Neumann, 2008). Il pioniere in tal senso fu il medico francese Philippe Pinel che, nel 1801, utilizzò per la prima volta il termine “mania senza delirio” per definire la condizione di alcuni pazienti che, pur adottando comportamenti estremamente violenti verso gli altri o verso se stessi, mostravano una perfetta comprensione del carattere irrazionale delle loro azioni che non potevano essere considerate deliranti (Arrigo & Shipley, 2001).

Dopo il fondamentale contributo di Cleckley alla psicopatia, si fa strada la necessità di “misurare” empiricamente la psicopatia per poter effettuare una diagnosi efficace e puntuale. Il test di Hare sulla psicopatia (PCL-R) e la Psychopathy Checklist Screening Version (PCL-SV) pubblicata da Hart, Cox e Hare nel 1995 sono due test tra i più utilizzati e affidabili in ambito clinico.

Psicopatia infantile

La psicopatia si manifesta durante l’infanzia o in età adolescenziale ma non può essere diagnosticata. I più piccoli ricevono infatti una diagnosi relativa al disturbo della condotta, caratterizzato da modello persistente di infrazione di norme comportamentali e violazione dei diritti altrui.

Il disturbo della condotta si risolve nella maggior parte dei casi in età adulta ma esiste un sottotipo noto come disturbo della condotta con insensibilità emotiva che può evolvere in psicopatia.

Caratteristiche neurobiologiche

I tratti caratteristici di questo disturbo non appaiono per caso ma sono determinati da alcune basi neurobiologiche che possiamo considerare causa della psicopatia.

Uno studio del 2021 condotto dall’Università di Turk in Finlandia ha esaminato la struttura e la funzione del cervello in un campione composto da detenuti psicopatici e volontari sani. Dopo aver esaminato con la risonanza magnetica l’attività cerebrali dei partecipanti, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che nei criminali psicopatici, la densità delle aree cerebrali coinvolte nel controllo cognitivo e nella regolazione delle emozioni era sostanzialmente compromessa.

Nel corso dei decenni, gli studiosi hanno individuato nell’amigdala la base neuronale della psicopatia. Questo agglomerato di nuclei nervosi è infatti coinvolto in tutti quei processi che, una volta compromessi, danno origine al comportamento disfunzionale tipico della psicopatia. Oggi, alla luce delle scoperte effettuate tramite tecniche di neuroimaging, sappiamo quindi che la disfunzione dell’amigdala rappresenta uno dei sistemi neurali fondamentali coinvolti in questa patologia. (Blair, Morris e Frith, 1999).

In particolare, un’anomalia nel funzionamento dell’amigdala sarebbe la causa di due tratti caratteristici della psicopatia. Il primo è relativo all’assenza di empatia: un’amigdala compromessa non permetterebbe il riconoscimento delle emozioni altrui; autismo e psicopatia rappresentano il grado zero dell’empatia.

Il secondo invece riguarda la bassa reattività dimostrata di fronte a pericoli, minacce e a eventi nocivi, una caratteristica che determinerebbe quindi una profonda insensibilità alle punizioni e una scarsa rilevanza alle norme morali e sociali.

La psicopatia è ereditaria?

Esistono varianti genetiche che delineano una maggiore tendenza alla violenza, come, ad esempio, i geni CDH13 e MAOA. Tutti possiamo ereditare questo tipo di varianti dai nostri genitori ma questo non vuol dire che in futuro ci trasformeremo in psicopatici o criminali violenti.

Nella maggior parte dei casi è necessario che intervengano altri fattori di rischio come la mancanza di attaccamento, gli abusi infantili, o particolari situazioni di stress e di ansia che possono provocare un cambiamento progressivo nel cervello e nel comportamento del bambino.

Caratteristiche emozionali della psicopatia

Uno degli aspetti peculiari della personalità psicopatica è la capacità di sfruttare e manovrare le persone il più delle volte con esiti positivi: perché non ci accorgiamo di essere usati e strumentalizzati da queste persone? Perché sono così abili?

Lo psicopatico presenta un deficit molto importante ovvero non riesce a decifrare i processi emozionali altrui. Questa incapacità e questa mancanza di reciprocità affettiva con gli altri rende ancora più efficace la sua capacità di persuasione.

L’altro è semplicemente un oggetto da usare ed è proprio questa convinzione a sgombrare il campo da qualsiasi rimorso e senso di colpa per le proprie azioni.

Caratteristiche cognitive

Lo psicopatico è capace di distinguere il concetto di giusto da quello di “moralmente sbagliato”? La risposta è negativa: la letteratura scientifica ha infatti dimostrato che il giudizio morale espresso dallo psicopatico porta con sé una connotazione assolutamente utilitaristica. Concentrati sul traguardo da raggiungere, ovvero il vantaggio per sé, violano regole e norme sociali perché non riescono a valutare il costo morale del proprio comportamento.

Il processo cognitivo dello psicopatico è inoltre caratterizzato da un bias rigido e inflessibile: questi individui vedono se stessi come forti, autonomi, vincitori, e gli altri deboli, sopraffatti e “degni” di essere sfruttati.

Psicopatia e processi di decisione

Le decisioni sono una costante nelle nostre vite. Molte volte facciamo delle scelte veloci, quasi automatiche, soprattutto se ci troviamo in situazioni familiari: l’esperienza maturata sul campo ci permette di capire al volo cosa funziona e cosa no.

Quando invece ci troviamo a dover affrontare una situazione nuova o inusuale, abbiamo bisogno di tempo per valutare rischi, benefici e per impostare la nostra linea d’azione. Il processo decisionale che andiamo a utilizzare si basa su processi mentali che sono influenzati da ricordi, emozioni, ragione e pregiudizi. Sulla base di questa scala, valutiamo i benefici, i rischi, i costi delle nostra azioni e ci prepariamo ad affrontare le conseguenze.

Feedback negativi

Diversi studi incentrati sul legame tra decision making e psicopatia hanno rilevato una sostanziale incapacità da parte dello psicopatico di imparare dai feedback negativi delle esperienze passate e di frenare la necessità di ottenere una gratificazione immediata.

L’attesa spasmodica della ricompensa immediata unita a una sostanziale indifferenza e insensibilità rispetto a pene e punizioni, comporta un processo decisionale alterato, caratterizzato da conseguenze negative per il soggetto psicopatico ma anche per le persone che vivono con lui e per la società stessa.

Psicopatia e moralità

Gli psicopatici falliscono nel controllare i propri impulsi, ma non sono inabili nel controllarli; sono perfettamente capaci di ragionare, riconoscere e scegliere l’azione moralmente corretta ma non lo fanno: perché?

Da un punto di vista teorico possiamo affermare che lo psicopatico sa cos’è la moralità ma non ne conosce il senso. Sul piano dello sviluppo cognitivo, questi individui saltano uno step fondamentale rappresentato dalla socializzazione morale. Le loro azioni sono guidate da valutazioni egoistiche prive di quei meccanismi evolutivi che ci impediscono di attuare condotte lesive dell’altro.

Fonti:

  • Robert D. Hare. (n.d.). La psicopatia. valutazione diagnostica e ricerca empirica (2009). Astrolabio Ubaldini.
  • Blair, R. J. R. (2003). Neurobiological basis of psychopathy. British Journal of Psychiatry, 182(1), 5–7. https://doi.org/10.1192/bjp.182.1.5
  • Psychopaths know right from wrong but don’t care. (n.d.). PubMed. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2840845/
Dott.ssa Martina Migliore

Approccio:
Titolo di studio
Descrizione
Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.

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Revisori

reviewer

Dott. Domenico De Donatis

Medico Psichiatra

Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Pescara n. 4336

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma. Specializzazione in Psichiatria presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

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Dott. Federico Russo

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Neuropsicologo, Direttore Clinico di Serenis

Ordine degli Psicologi della Puglia n. 5048

Laurea in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale a indirizzo neuropsicologico presso l’Istituto S. Chiara di Lecce.

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Dott.ssa Martina Migliore

Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Ordine degli Psicologi dell'Umbria n.892

Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente e formatrice. Esperta in ACT e Superhero Therapy. Membro dell'Associazione CBT Italia, ACT Italia e SITCC. Esperta nell'applicazione di meccaniche derivanti dal gioco alle strategie terapeutiche evidence based e alla formazione aziendale.