Ablutofobia: cosa significa non avere voglia di lavarsi?

La paura di lavarsi provoca ansia e disagio estremo riguardo all’igiene personale. L’ablutofobia può portare a evitare attività come lavarsi le mani o fare la doccia. Scopri come superarla.
ablutofobia

Cos’è l’ablutofobia e come può essere identificata? Cosa causa questa paura inspiegabile dell’igiene personale? E soprattutto, ci sono rimedi per affrontare e superare questa fobia debilitante? Scopriremo tutto questo nel corso dell’articolo. Una volta letto, speriamo che tutti i tuoi dubbi su questa condizione siano chiariti e che possa esserti utile nel comprendere e affrontare l’ablutofobia, se la stai vivendo o se conosci qualcuno che ne è affetto.

Ablutofobia: una definizione

L’ablutofobia rientra nel quadro clinico dei disturbi fobici (paure irrazionali e immotivate relative a situazioni di varia natura) e indica la paura irrazionale di lavarsi. Coloro che ne soffrono, vivono con grande ansia e disagio l’idea di dovere entrare in contatto con articoli relativi all’igiene. 

Come altre fobie, anche l’ablutofobia può avere sintomi nel breve e nel lungo periodo, che comprendono: 

  • Sintomi psicofisici a breve termine (ansia, sudorazione, battito accelerato, etc.), che si sviluppano quando l’ablutofobico entra a contatto con una situazione relativa all’igiene.
  • Sintomi a lungo termine dovuti alla scarsa igiene personale: quali infezioni di varia natura, problematiche dermatologiche, etc.

Ma come si tratta l’ablutofobia? 

In breve, l’ablutofobia è un disturbo d’ansia che va trattato con un percorso di psicoterapia (talvolta accompagnato da farmaci) che mira a ridurre gli stimoli ansiosi nel paziente e a insegnargli come gestire la sua fobia specifica.

Scendiamo più nel dettaglio.

Ablutofobia: una definizione

Sintomi dell’ablutofobia

La persona affetta da ablutofobia sperimenta una paura di natura patologica e ingiustificata (fobia). Potrebbe sperimentarla in relazione all’idea di fare il bagno, la doccia e/o più in generale di entrare in contatto con qualsiasi forma di igiene personale (come lavarsi le mani, sciacquarsi il viso, etc.). 

Come ogni fobia, anche l’ablutofobia crea al soggetto che la vive una condizione di forte disagio. Quando entra a contatto con l’oggetto della propria fobia, difatti, il fobico vive sensazioni di ansia e addirittura di panico. 

Così, l’ablutofobico potrebbe sperimentare: 

  • attacchi di panico;
  • tachicardia;
  • fame d’aria;
  • sudorazione;
  • nausea;
  • e altri sintomi simili.

Tali sintomi, possono essere causati anche soltanto dall’idea di doversi lavare (in assenza di manifestazioni concrete dell’oggetto della fobia).

Per gestire l’ansia generata dalla fobia, l’ablutofobico potrebbe allora mettere in atto alcune soluzioni disfunzionali:

  • strategie di evitamento: che portano il soggetto fobico ad evitare tutte le situazioni in cui potrebbe entrare a contatto con prodotti relativi all’igiene, sviluppando così difficoltà a mantenere rapporti interpersonali e/o isolamento sociale;
Sintomi dell’ablutofobia
  • rituali ossessivi: che il soggetto fobico può mettere in atto per gestire la paura irrazionale.

Se non trattato, questo disturbo può quindi facilmente evolvere nel quadro clinico della patologia ossessiva-compulsiva.

Cosa causa l’ablutofobia? 

Le cause specifiche di questo disturbo fobico non sono facili da individuare. Come ogni patologia legata all’ansia, anche la paura di lavarsi potrebbe derivare da un trauma passato o da una interiorizzazione di comportamenti adottati dalle figure di riferimento o genitoriali.

In alternativa, la fobia potrebbe apparire totalmente ingiustificata e cioè legata a dinamiche del profondo. 

Sono i bambini/gli adolescenti a essere più colpiti da questo tipo di fobia. Si badi bene: l’ablutofobia non implica semplice rifiuto nei confronti del bagno e della doccia, ma profondo, persistente e patologico disagio di fronte a queste normalissime situazioni quotidiane. 

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Cosa succede a non lavarsi?

Come accennato, a lungo termine l’ablutofobico può sviluppare problematiche di natura sociale oltre che personale. Per non entrare in contatto con l’oggetto della fobia, infatti, potrebbe isolarsi e o abbandonare i contesti scolastici o lavorativi. 

Es. Se l’ablutofobico ha il timore di lavarsi le mani, eviterà di recarsi a cene/occasioni in cui questo gesto può essere esplicitamente o implicitamente richiesto.

I rimedi per l’ablutofobia

Come si cura l’ablutofobia?

Quando si parla di cura, nell’ambito dei disturbi fobici, non di rado si parla di trattamento relativo agli stimoli ansiogeni vissuti dal soggetto fobico. 

Ecco che, per curare l’ablutofobia, appare necessario andare a lavorare sulla risposta agli stimoli del soggetto fobico. Spieghiamolo con un esempio: se il soggetto fobico ha paura di una situazione X (lavarsi le mani), attraverso la terapia cognitivo-comportamentale si cercherà di andare a modificare la sua reazione allo stimolo esterno.

Come si cura l’ablutofobia?

Così, si metterà il paziente di fronte allo stimolo in un ambiente controllato (lo studio del terapeuta). Riuscendo ad affrontare lo stimolo in studio, a lungo andare il paziente riuscirà a ridimensionare il suo timore e, in taluni casi, anche a superare completamente la fobia.

L’ablutofobia si cura con i farmaci?

In alcuni casi, appare necessario affiancare alla terapia un percorso farmacologico. I farmaci sono consigliati soprattutto per gestire le reazioni ansiogene del paziente. Qui di seguito i più comuni nel trattamento del disturbo: 

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Revisori

reviewer

Dott. Domenico De Donatis

Medico Psichiatra

Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Pescara n. 4336

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma. Specializzazione in Psichiatria presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

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Dott. Federico Russo

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Neuropsicologo, Direttore Clinico di Serenis

Ordine degli Psicologi della Puglia n. 5048

Laurea in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale a indirizzo neuropsicologico presso l’Istituto S. Chiara di Lecce.

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Dott.ssa Martina Migliore

Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Ordine degli Psicologi dell'Umbria n.892

Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente e formatrice. Esperta in ACT e Superhero Therapy. Membro dell'Associazione CBT Italia, ACT Italia e SITCC. Esperta nell'applicazione di meccaniche derivanti dal gioco alle strategie terapeutiche evidence based e alla formazione aziendale.