Anginofobia: la paura di deglutire

Tagli il boccone in pezzi sempre più piccoli, mastichi finché non resta quasi niente, mandi giù con un sorso d'acqua per sentirti al sicuro. A tavola con gli altri sorridi, ma in testa stai contando le deglutizioni. L'anginofobia è la paura di deglutire sostenuta dal terrore di soffocare, e riguarda una gola che agli esami risulta perfettamente sana.
Punti chiave
- Cos'è l'anginofobia: è la paura intensa di ingoiare, con il timore irrazionale che il cibo, la saliva o piccoli oggetti possano causare soffocamento.
- Sintomi: chi soffre di anginofobia prova ansia, tachicardia, sudorazione e una forte paura di soffocare, anche solo al pensiero di deglutire. Nei casi più gravi, si possono sviluppare strategie di evitamento.
- Trattamento: la psicoterapia aiuta a modificare l’associazione tra deglutizione e pericolo. Nei casi più gravi si usano farmaci per gestire ansia e ossessioni.
Che cos'è l'anginofobia?
L'anginofobia è una fobia specifica, cioè una paura intensa e irrazionale di deglutire, dettata dal timore di soffocare. Non è una difficoltà fisica a mandare giù il cibo, quella che i medici chiamano disfagia. È un disturbo d'ansia, e come tale si porta dietro i suoi evitamenti, dal menù ridotto ai soli cibi liquidi alle pillole frantumate in polvere.
In letteratura questa fobia si chiama fagofobia, e la difficoltà di deglutizione che ne deriva senza causa organica si chiama pseudodisfagia. «Anginofobia» è il nome con cui la stessa condizione circola in italiano, mentre nelle fonti in inglese indica più spesso la paura del dolore toracico e dell'angina. Qui parliamo della paura di deglutire e di soffocare.
Quanto è diffusa? Non esistono stime dedicate all'anginofobia. Le fobie specifiche nel loro insieme interessano il 5,5% della popolazione adulta nell'arco di dodici mesi e il 7,4% nel corso della vita, secondo le World Mental Health Surveys dell'OMS su quasi 125.000 adulti in 22 paesi. Cominciano presto, con un'età mediana di esordio di 8 anni, e riguardano le donne circa il doppio degli uomini (7,7% contro 3,3% a dodici mesi).

Sintomi dell'anginofobia
L'angoscia arriva prima del cibo, perché basta pensare al pranzo di domani e il corpo si prepara al pericolo. Nei casi più intensi la paura prende la forma di un pensiero fisso, come morire soffocato per una briciola andata di traverso.
L'ansia accompagna tutto il pasto, e si vede in due modi. Il primo è quello che fai per tenerla a bada:
- masticazione eccessiva, fino a ridurre il cibo in poltiglia;
- cibo tagliato in pezzi molto piccoli;
- controllo rigido delle consistenze, meglio molle o stracotto, mai crudo o duro;
- rifiuto delle pillole, a meno di frantumarle;
- mangiare solo in compagnia, per avere qualcuno vicino in caso di emergenza;
- un sorso d'acqua dopo ogni boccone, per spingere giù quello che hai masticato;
- ispezione ossessiva del piatto alla ricerca di lische e ossicini;
Il secondo è quello che fa il corpo mentre lo fai:
- tachicardia, sudorazione e respiro corto durante il pasto, fino all'attacco di panico alla sola idea di mangiare;
- sensazione persistente di un nodo alla gola, il cosiddetto bolo isterico;
- nausea e conati appena il boccone arriva in fondo alla bocca;
- bocca secca, che rende ancora più faticoso mandare giù;
- gola che si stringe e muscoli del collo contratti mentre provi a deglutire;
- vertigini o testa leggera, effetto del respiro corto.
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Evitamento e controllo
Evitamento e controllo sono le due strategie con cui tieni a bada la paura, e sono anche quelle che la tengono in vita.
Con l'evitamento togli di mezzo lo stimolo, quindi mangi il meno possibile, riduci il menù a tre o quattro cibi sicuri, salti la cena fuori. Con il controllo lo stimolo lo affronti, ma blindato dai rituali: frulli, sminuzzi, mastichi per minuti interi, bevi a ogni boccone.
Nell'immediato l'ansia scende, nel tempo si conferma. Il repertorio dei cibi tollerati si restringe, i rituali si irrigidiscono e arrivano a somigliare alle compulsioni di un disturbo ossessivo-compulsivo, senza però coincidere con esso.

Quali sono le cause dell'anginofobia?
All'origine c'è quasi sempre un'esperienza: un boccone andato di traverso, un soffocamento visto accadere a qualcun altro, un attacco di panico a tavola che il corpo ha archiviato come minaccia. La fobia attecchisce più facilmente se convivi già con un disturbo d'ansia o con l'abitudine a monitorare le funzioni del tuo corpo.
Poi ci sono le condizioni che provocano una disfagia vera e propria, le malattie neurologiche degenerative come la sclerosi laterale amiotrofica o il morbo di Parkinson, alcune malattie autoimmuni che colpiscono muscoli e nervi, i tumori dell'esofago o della faringe. Non sono cause dell'anginofobia, sono le condizioni da escludere prima di parlarne. Se ci sono, la paura ha un fondamento fisico e si cura quello per primo. Di anginofobia si parla quando gli accertamenti non trovano nulla.
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Come si cura l'anginofobia?
La cura lavora su due piani insieme, quello psicologico e quello del comportamento a tavola.
Il primo passo è mettere in sicurezza l'alimentazione. Con il terapeuta concordi, per un tempo breve e definito, le consistenze che riesci a tollerare, mentre peso e apporto nutrizionale restano sotto controllo. Non è una dieta da mantenere. Evitare la carne fibrosa, il pane secco, la pasta asciutta e le verdure crude abbassa l'ansia sul momento e la rinforza nel tempo: il contenimento serve ad aprire l'esposizione graduale, non a sostituirla.
Per le fobie specifiche il trattamento di prima scelta è la terapia cognitivo-comportamentale con esposizione graduale. La meta-analisi di Wolitzky-Taylor e colleghi su Clinical Psychology Review mostra che i trattamenti basati sull'esposizione sono più efficaci degli interventi psicologici che non la usano. Un'alternativa è la Terapia Breve Strategica, che lavora sugli stessi meccanismi di controllo ed evitamento. In seduta il terapeuta ti accompagna a deglutire di nuovo, un passo alla volta, e dove serve aggiunge rilassamento o esercizi di respirazione per abbassare l'attivazione.
Se esiste una componente organica entrano in campo anche il neurologo, l'otorino o il logopedista, che trattano la difficoltà reale di deglutizione.
Esperienza reale
S. ha 35. Dopo qualche mese di terapia per difficoltà nella gestione delle emozioni spiacevoli e una forma di ipocondria che sfocia in attacchi di panico, apre la seduta parlando del fatto che da un po’ di tempo ha difficoltà a deglutire e che sta facendo tutta una serie di indagini mediche perché, da brava ansiosa, non sa più se la sua difficoltà sia reale o se la sta ingigantendo; fatto sta che non riesce più a mangiare cibi solidi e non esce più a cena con gli amici perché si sente a disagio e non sopporta che si preoccupino per lei, anche perché la loro preoccupazione ha come unico risultato quello di alimentare la sua di preoccupazione.
Usando l’approccio centrato sulla persona, accolgo la sua paura e la invito a rintracciare quelle strategie di coping che possono aiutarla a gestire questa situazione e affrontarla ad hoc; è chiaro che da un punto di vista medico ha le mani legate: sta ai medici fare il loro lavoro e continuare il processo diagnostico ed eventualmente terapeutico; ma per quello che riguarda l’alimentazione e la vita di tutti i giorni, cosa potrebbe esserle di aiuto? Optiamo per la sospensione delle cene con gli amici fintanto che non riesce ad alimentarsi normalmente (può pure vederli dopo cena, mica è obbligatorio cenare con loro) e ricominciare progressivamente ad alimentarsi (come se dovesse svezzarsi di nuovo) esclusivamente in contesti che la facciano stare serena e magari scegliendo alimenti che le siano più appetibili.
Nella seduta successiva, mi aggiorna sul fatto che effettivamente la difficoltà a deglutire è dovuta ad un problema fisico, per cui si dovrà operare al naso. Nel frattempo le strategie trovate insieme si sono rivelate utili, portandola a mangiare un po’ più serenamente. Nel suo caso specifico, l’anginofobia, proprio perché dovuta ad una condizione organica, rientrerà definitivamente dopo l’operazione.
Anginofobia: quali esercizi aiutano e cosa si può fare da soli
Prima del pasto respira con il diaframma, inspirando contando fino a quattro ed espirando più lentamente, finché le spalle si abbassano.
Poi la gerarchia delle consistenze, che scrivi con il terapeuta: dal liquido al semiliquido, al morbido, al solido. Un gradino alla volta, ripetuto finché l'ansia scende, e solo dopo si sale. È l'esposizione graduale.
Intanto lascia cadere i comportamenti protettivi, masticare all'infinito, bere a ogni boccone, sminuzzare in pezzi microscopici, perché sono loro a tenere in piedi la paura.
Per conto tuo arrivi ai gradini bassi. Con perdita di peso, rifiuto dei solidi o attacchi di panico ai pasti, l'esposizione autogestita peggiora il quadro e serve il terapeuta.
Sitografia