I 6 sintomi del disinnamoramento

Il disinnamoramento è lo spegnersi progressivo dell'interesse, del desiderio e del coinvolgimento affettivo verso la persona che hai accanto. Si distingue da una crisi passeggera perché non si riaccende quando il motivo del litigio è passato. Te ne accorgi tardi, quasi sempre: una sera qualunque il tuo partner racconta com'è andata la giornata e tu ti scopri senza nessuna domanda da fargli.
I sintomi del disinnamoramento sono sei, e riconoscerli serve a capire se hai davanti una fase o la fine. Serve anche a non scambiare per un verdetto sulla relazione quello che può essere il segno di altro, un periodo di stress o una fase depressiva.
Che tu ti stia disinnamorando o stia guardando una persona che si allontana, il dolore è reale da entrambe le parti. Un percorso, individuale o di coppia, non riaccende un sentimento per decreto, ma aiuta a capire cosa è successo e a decidere con la testa lucida.
Come nasce l'amore?
L'amore nasce in due modi, e nessuno dei due è più autentico dell'altro. A volte è un riconoscimento immediato, a volte un traguardo lento, arrivato dopo mesi in cui quella persona era solo qualcuno che conoscevi. Comunque sia cominciato, la sensazione finale è la stessa: hai trovato l'amore.
Lo confermano la voglia di stare insieme, i progetti a due, la certezza che andrà avanti così per sempre.
L'euforia dei primi mesi ha molto a che fare con la chimica. Le famose farfalle nello stomaco sono risposte fisiologiche e cambiamenti ormonali legati all'aumento della secrezione di dopamina nell'ipotalamo.
Questa fase ha una scadenza. Secondo l'articolo divulgativo «Love and the brain» della Harvard Medical School, l'euforia dell'innamoramento può durare da uno a due anni. Lo si vede anche nel sangue: uno studio su chi si era innamorato da poco (Marazziti e Canale, 2004) ha trovato assetti ormonali diversi da quelli di chi era single o in una relazione stabile, e a distanza di un anno quelle differenze non c'erano più.
Quello che viene dopo non è la fine. Il disincanto segna il passaggio a un legame di natura diversa, quello che la letteratura psicologica chiama amore di compagnia (companionate love), fatto di intimità, affetto e impegno. Meno euforico, più profondo.
Perché duri serve una scelta ripetuta: accettare l'altro com'è, con le sue virtù e le sue debolezze, i suoi successi e i suoi fallimenti. E se questa scelta non la fai più?
Cos'è il disinnamoramento?
Il disinnamoramento è il processo con cui l'interesse e il desiderio verso il partner si affievoliscono, giorno dopo giorno, fino a spegnersi. Non serve un evento eclatante come un tradimento: la maggior parte delle volte ti svegli e ti accorgi di guardare la persona accanto a te con occhi più disillusi.
È uno dei processi più dolorosi da attraversare, per chi lo subisce e per chi lo vive dall'interno. Lo trovi chiamato anche «disamoramento»: la parola cambia, il processo è lo stesso, e vale sia per chi si sta disinnamorando sia per chi si accorge di avere accanto una persona disinnamorata.
Quando capisci che i tuoi sentimenti non sono più gli stessi arriva la confusione, e con lei il senso di estraneità. Ti chiedi dove sia finita l'eccitazione che ti faceva sentire vivo, e il sentimento che alimentava progetti e sogni in comune.
A volte è una fase reversibile, a volte è l'inizio della fine del legame. Distinguere i due casi è il primo passo, e richiede tempo.
Potrebbe aiutarvi a capire dove state andando e perché.
- Centro medico autorizzato
- 100% professionisti qualificati
- Primo colloquio gratuito
Che cosa fa spegnere il legame
Il legame si spegne per accumulo, non per un singolo motivo. Le cause che si osservano più spesso sono quattro: la distanza che cresce, il conflitto che si ripete sempre uguale, il desiderio che cala, le aspettative che restano deluse.
Una relazione si consuma perché ci si sta allontanando e nessuno dei due lo dice, perché i litigi diventano quotidiani, perché il controllo e la possessività in amore tolgono spazio all'altro, perché la sfera sessuale diventa un terreno difficile, perché ingerenze esterne mettono alla prova la tenuta della coppia. A volte c'è un tradimento, fisico o mentale. A volte una disillusione che si deposita e non se ne va più.
Amore e disamore sono ciclici, e ogni coppia attraversa momenti di stanchezza in cui sembra che tutto stia per svanire. Il punto è un altro. Quando quel movimento si ferma e non riparte, la stanchezza ha smesso di essere una fase.
Il disinnamoramento improvviso esiste?
Quasi mai il sentimento si spegne da un giorno all'altro. Quello che è improvviso è l'accorgersene.
Il distacco matura per accumulo: conversazioni rimandate, delusioni non dette, richieste che non hanno avuto risposta. Ognuno di questi episodi, preso da solo, è troppo piccolo per essere raccontato, e resta fuori dalla consapevolezza finché un fatto qualsiasi (una vacanza, una domanda diretta, un incontro) non lo porta a galla tutto insieme. È il motivo per cui chi lo vive parla di «un interruttore». L'interruttore è il momento in cui l'ha visto, non il momento in cui è successo.
C'è però un caso diverso. Se il raffreddamento arriva in pochi giorni, senza nessun segnale prima, conviene guardare cosa c'è intorno: un lutto, una fase depressiva, un cambiamento esterno che si sta prendendo tutte le energie. Il calo del coinvolgimento può essere il sintomo di altro, e allora non è un verdetto sulla relazione.
Lasciare da parte i sensi di colpa aiuta a vedere più chiaro. Ci si disinnamora perché siamo umani e siamo fatti anche per questo. Quello che ti serve adesso è riconoscere i segnali, per capire se la coppia si può salvare e per ritrovare il tuo benessere.
Sulle radici più profonde di questo passaggio abbiamo scritto a parte: perché ci si disinnamora: le radici inconsce del distacco.

Quali sono i sintomi del disinnamoramento?
I sintomi del disinnamoramento sono sei e riguardano il corpo, le parole e i progetti. Quasi mai arrivano tutti insieme, e nessuno di loro, preso da solo, basta a dire che il legame è finito.
Lo psicologo John Gottman e Robert Levenson hanno seguito coppie sposate per anni, misurando cosa succede mentre discutono: l'equilibrio fra scambi positivi e negativi durante il conflitto è fra i segnali che predicono se una relazione reggerà (Gottman e Levenson, 1992). Sul blog del Gottman Institute quel rapporto è divulgato come cinque a uno (Rusnak, 2023): cinque scambi positivi (un gesto affettuoso, una battuta, un segno di ascolto) per ogni scambio negativo. È un rapporto osservato nelle coppie stabili, non una regola da applicare contando le battute.
Parti da qui. Chiediti se quegli scambi positivi esistono ancora nella tua coppia, o se recriminazioni, noia e disinteresse hanno preso il sopravvento. Accorgersene non è semplice, perché per non soffrire e per non fare soffrire l'altro si preferisce ignorarli e confidare nel tempo che aggiusta tutto.
I sintomi principali sono:
- mancanza di passione e attrazione sessuale;
- scarsa tolleranza;
- il noi che diventa io;
- assenza di progetti comuni;
- mancanza di comunicazione;
- aspettative disilluse.
1. Mancanza di passione e desiderio fisico
Quando ami, stare vicino al corpo dell'altro ti fa stare bene: lo cerchi, lo trovi attraente e desiderabile. Il disinnamoramento disinnesca quella miccia e con lei la connessione mentale che accendeva l'immaginazione. Il contatto diventa abitudine, poi cortesia, poi niente.
2. Scarsa tolleranza
L'amore ti fa accettare di buon grado i difetti del partner. Quando ti stai disinnamorando noti anche le imperfezioni più lievi: abitudini che trovavi piacevolmente bizzarre ora ti infastidiscono e ti mettono a disagio.
3. Il noi diventa io
La coppia vive di prima persona plurale. Disinnamorarsi vuol dire sostituire il «noi» con l'«io» in modo impercettibile e inesorabile, prima nei racconti agli altri, poi nella testa.
4. Assenza di progetti comuni
Amarsi vuol dire condividere interessi, attività e obiettivi da raggiungere insieme. Quando il legame si spegne i progetti comuni diminuiscono: lo spazio individuale si prende quello condiviso, e i traguardi a due sfumano fino a scomparire.
5. Mancanza di comunicazione
Coppia e dialogo sono un binomio stretto: parlare di ogni cosa, confrontarsi, condividere anche solo un'impressione tiene in piedi l'intesa. Le capacità comunicative vengono meno quando l'amore finisce. Si litiga per motivi futili, le recriminazioni diventano quotidiane, oppure ci si riduce a scambiarsi monosillabi. Il dialogo sopravvive soltanto dentro la rabbia, che è il posto peggiore per farlo.
6. Le aspettative disilluse
All'inizio della storia tendi a idealizzare la persona che hai accanto. Con il tempo ti accorgi che le tue aspettative non sono state soddisfatte, e quello che provi è una frustrazione sorda ma costante, che si trasforma lentamente in rabbia.
Da qui in poi si finisce spesso intrappolati in una rete di rimproveri, intolleranza e recriminazioni sul passato. L'amore che finisce fa male a chi ama ancora e a chi si accorge che qualcosa si è rotto: ritrovare un equilibrio, insieme o separatamente, riguarda entrambi.
Potrebbe aiutarvi a capire dove state andando e perché.
- Centro medico autorizzato
- 100% professionisti qualificati
- Primo colloquio gratuito
Come capire se il partner non è più innamorato
Non esiste un segnale singolo che lo dimostri. Quello che puoi osservare è un cambiamento di abitudini che dura da settimane: il corpo si allontana, le conversazioni si svuotano, la curiosità sulla tua giornata si spegne. I segnali della mancanza di amore compaiono in più aspetti della relazione insieme, non in uno solo.
I segnali che non ti desidera più
Il primo posto in cui si vede è il contatto fisico spontaneo, quello che nessuno programma. Spariscono la mano sulla schiena mentre passa in cucina, il bacio senza motivo, il piede che cerca il tuo sul divano.
L'iniziativa sessuale cala, o si sposta tutta su di te. Chiedi tu ogni volta, e la risposta è un rinvio gentile. Nel letto e sul divano lo spazio tra i vostri corpi si allarga di qualche centimetro, e poi resta lì.
Anche i complimenti spariscono. Non li sostituiscono le critiche, ed è questo che rende il cambiamento difficile da nominare: semplicemente non ti dice più che ti sta bene quel maglione, e te ne accorgi mesi dopo.
Come capire se si è stancato della relazione
Le conversazioni diventano organizzative. Si parla della spesa, delle bollette, di chi passa a prendere i bambini, e quando l'organizzazione finisce non resta altro da dirsi.
I progetti si spostano al singolare. Racconta le vacanze, il corso, il trasloco con un «io» che prima era «noi», senza accorgersene e senza volerti escludere.
L'irritabilità arriva sulle abitudini che prima tollerava: il modo in cui carichi la lavastoviglie, la sveglia che suona due volte, il tono con cui parli al telefono. Insieme all'irritabilità si spegne la curiosità. Non ti chiede più com'è andata, e se glielo racconti tu la risposta arriva in ritardo.
Questi segnali si leggono insieme e nel tempo, mai uno alla volta. Una settimana storta non è un disinnamoramento, e tre mesi di distanza costante non sono una settimana storta.
C'è un'ultima cosa da tenere presente. Gli stessi comportamenti compaiono in fasi di stress, dopo un lutto, dentro una depressione: il ritiro, il calo del desiderio e l'irritabilità sono comuni a situazioni molto diverse tra loro. Prima di concludere che non ti ama più, conviene chiederglielo.

Crisi di coppia o disinnamoramento: come capire la differenza
La differenza non sta nel numero dei litigi, sta nella temperatura. Nella crisi il conflitto è acceso proprio perché entrambi volete ancora qualcosa dall'altro, e quello che fa soffrire è la distanza. Nel disinnamoramento il conflitto si spegne in indifferenza, e quello che fa soffrire è il senso di colpa, o la sensazione di vivere accanto a un estraneo.
Orientano verso la crisi:
- si litiga, ma poi si cerca la riconciliazione;
- si continua a fare progetti, anche mentre si litiga;
- quando l'altro non c'è, ti manca.
Orientano verso il disinnamoramento:
- le discussioni non ti interessano più, nemmeno per vincerle;
- stare da solo ti riposa, e quando l'altro non c'è non ti manca;
- quando immagini l'anno prossimo, ti immagini da solo.
Un modo pratico per distinguerle è guardare cosa provi il giorno dopo una discussione. Nella crisi resti agitato, ripassi le frasi, cerchi il modo di rimettere le cose a posto anche se non lo dici. Nel disinnamoramento il giorno dopo sei sollevato che sia finita, e a quella conversazione non pensi più.
Il litigio, per quanto logori, è ancora una forma di domanda: chi discute sta chiedendo di essere considerato. Quando quella domanda smette di essere fatta, il silenzio che resta somiglia alla pace ed è tutt'altro.
La distinzione non si fa in un giorno, e il tempo da solo non decide niente. Una crisi lasciata ferma per mesi si trasforma, un disinnamoramento riconosciuto presto a volte si arresta. Se ti riconosci nella prima lista, come superare una crisi di coppia ti riguarda più di questo articolo.
Quanto dura il disinnamoramento?
Non esiste una durata media, e chi te ne dà una la sta inventando. Il disinnamoramento è un processo graduale che dipende dalla storia di quella coppia: da quanto reggeva su un equilibrio già stanco, da quanto è stato detto e quanto tenuto dentro, da cosa succede intorno mentre accade.
Quello che si può dire è cosa lo allunga e cosa lo accorcia.
Lo allungano il non detto, perché un distacco che nessuno nomina resta sospeso per anni. Lo allungano anche la convivenza tenuta in piedi dalle circostanze, la paura della solitudine e le riconciliazioni che rimandano la conversazione invece di farla.
Lo accorciano una conversazione esplicita, anche dura, e una decisione presa. Chi decide di provarci davvero e chi decide di chiudere escono prima dalla sospensione, in direzioni opposte.
Quando senti dire che è stato improvviso, quasi sempre si sta descrivendo il momento in cui qualcuno se n'è accorto, non il tempo che il distacco ha impiegato a formarsi. Sono due durate diverse, e la seconda è sempre più lunga della prima.
Le conseguenze psicologiche del disinnamoramento
Il disinnamoramento lascia dei segni, e assomigliano a quelli di un lutto. Nelle settimane che seguono il tono dell'umore si abbassa, il sonno si frammenta o si allunga troppo, l'appetito cambia in una direzione o nell'altra. Seguendo giorno per giorno chi era appena uscito da una relazione, Sbarra ed Emery (2005) hanno visto tristezza e rabbia scendere piuttosto in fretta, e l'amore per la persona lasciata restare molto più a lungo: è la parte che sorprende chi la vive, e non vuol dire che la decisione fosse sbagliata. Non è debolezza di carattere: stai elaborando una perdita, anche se sei tu ad aver smesso di amare.
Le due posizioni fanno male in modo diverso. Chi si disinnamora porta il senso di colpa, la sensazione di fare del male a una persona che non se lo merita, e di solito lo tiene per sé. Chi viene lasciato porta l'autosvalutazione, la domanda su cosa non andasse in lui, la tentazione di rileggere anni di storia cercando il difetto.
In entrambi i casi arriva il ritiro sociale. Declini gli inviti, eviti gli amici comuni, smetti di raccontare, un po' per non spiegare e un po' perché non ne hai l'energia.
Entro certi limiti è una reazione attesa, e passa. Vale la pena portarla a un professionista quando compare uno di questi tre elementi:
- la persistenza: i sintomi non si attenuano con le settimane, restano identici o peggiorano;
- la compromissione del funzionamento quotidiano: non riesci più a lavorare, a occuparti di te, a mangiare o a dormire con regolarità;
- i pensieri di morte: pensare che non valga la pena, o farti del male.
Sul terzo punto non si aspetta e non si valuta da soli. Se ci sei dentro adesso, parlane oggi con qualcuno, anche solo con il tuo medico di base.
Cosa fare quando ti accorgi di esserti disinnamorato
La prima cosa è non decidere subito. Accorgersi che il sentimento si è raffreddato non è una decisione, è un'informazione, e va tenuta ferma abbastanza a lungo da capire da dove arriva.
Poi c'è la conversazione, la parte che si rimanda di più. Ogni mese di rinvio la rende più difficile per entrambi, e chi ha accanto una persona che si sta disinnamorando di solito lo sente già: il silenzio gli toglie soltanto la possibilità di capirci qualcosa.
Guarda anche cosa c'è intorno, prima di attribuire tutto alla relazione. Un lavoro che ti sta divorando, una fase depressiva, un lutto recente cambiano il modo in cui senti ogni cosa, compreso il tuo partner.
Se dopo mesi il quadro non cambia, la domanda non è più se lo ami, ma cosa vuoi fare. A quel punto la scelta è tra provare a ricostruire e chiudere, e nessuna delle due riesce bene da soli e di fretta.
Disinnamoramento: un aiuto dalla psicologia
La psicoterapia serve a mettere ordine in quello che stai attraversando e a decidere con la testa lucida, invece che nel mezzo di una discussione. Le strade sono due:
- individuale;
- di coppia.
La terapia individuale ti aiuta a riconoscere i comportamenti che ripeti da una relazione all'altra e a elaborare il dolore, lasciando andare quello che ti fa stare male.
La terapia di coppia serve a ristabilire una comunicazione chiara in un ambiente protetto. L'obiettivo è trovare una nuova chiave di lettura dei vostri comportamenti e cambiare quello che si può cambiare, se lo volete entrambi, oppure capire se interrompere una relazione.
A cosa non serve: a riaccendere un sentimento per decreto, o a convincere qualcuno a restare. Se la decisione di chiudere è già presa e chiara per tutti e due, un percorso di coppia può aiutarvi a separarvi meglio, non a tornare indietro.
Se senti la necessità di iniziare un percorso di terapia di coppia, puoi rivolgerti ai terapeuti di Serenis. I nostri terapeuti hanno in media 13 anni di esperienza e il primo colloquio è gratuito. Le sedute successive costano 59 € l'una.
Esperienza reale
L. ha 56 anni ed è sposata da 30 anni con P., da cui ha avuto tre figli, ormai grandi. Da diversi anni purtroppo il loro matrimonio è in crisi, poichè lei si è resa conto di non essere più innamorata del marito, ogni suo gesto la infastidisce, a volte anche la sua sola presenza. Inoltre non hanno più rapporti sessuali da circa cinque anni. L. decide di iniziare un percorso terapeutico perchè si sente in difetto, soprattutto nei confronti dei figli, poichè si è fatta l’idea che loro si aspettino che debba restare per sempre con il padre. Il lavoro con L. si è basato sul prendere consapevolezza ed accattare che nulla è per sempre, che la fine di un matrimonio non è un fallimento ma un evento che può capitare quando la coppia non ha più obiettivi comuni. Inoltre, coinvolgendo anche i figli, abbiamo lavorato sull’idea che si era costruita dell’immagine che rimandava di sè, di madre perfetta, asservita alla famiglia, fortemente in contrasto con quello che loro invece si aspettavano da lei, e cioè che fosse semplicemente felice.
Sitografia
Bibliografia
The magic ratio: the key to relationship satisfaction. — The Gottman Institute.
Rusnak, K. (2023)