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Che cos’è la belonefobia? La paura degli aghi

Se stai cercando risposte rapide e immediate, consulta le nostre risposte chiave.

  • La belonefobia è definibile come la fobia degli aghi, che comprendono in generale qualsiasi oggetto acuminato (spilli e simili).
  • La belonefobia non riguarda una semplice paura, ma una paura patologica che può presentarsi come pensiero invadente e stressante per il soggetto interessato.
  • I soggetti belonefobici sono spesso anche emofobici (hanno cioè la fobia del sangue). 
  • Tra le cause della belonefobia individuiamo: cause ambientali, caratteriali e biologico-genetiche.
  • Le ipotesi di trattamento implicano trattamenti terapeutici, utilizzo di farmaci o altre strategie.

Scendiamo più nel dettaglio.

Belonefobia e paura degli aghi: una definizione

Le fobie sono considerate come disturbi d’ansia. I soggetti fobici hanno cioè paure o timori incontrollati relativi a specifici oggetti/situazioni/occasioni della vita quotidiana.

La belonefobia è una fobia particolare: sembra infatti che, oltre ad essere condivisa da un gran numero di individui, abbia anche delle cause genetiche difficili da individuare. Inoltre, la belonefobia potrebbe legarsi all’emofobia (fobia del sangue): cosicché, la paura degli aghi, diverrebbe tanto più invadente quanto più legata alla possibilità di ricevere punture e simili.

Anche in tal caso, distinguere la fobia da una semplice paura non è semplice. Per farlo, possiamo servirci di alcuni elementi: 

  • La paura è un’emozione naturale che si attiva di fronte a situazioni di pericolo.

Ora, la vista di un ago o di un oggetto appuntito può attivare nel nostro cervello le aree preposte alla paura. Un processo di razionalizzazione, però, dovrebbe essere sufficiente a ridimensionare la paura e a non trasformarla in un vero e proprio disturbo fobico.

Cause della belonefobia

Passiamo all’analisi delle cause. Quali sono le cause principali della belonefobia?

D’istinto, verrebbe da dire che la paura degli aghi è una paura naturale e ingiustificata. In realtà, anche se la causa può essere di natura biologico-genetica, è possibile individuarla ed isolarla attraverso un lavoro di formalizzazione.

Prima causa

  • Causa biologico-evolutiva

Alcuni modelli visivi sono legati, per cause biologico-evolutive, all’emozione della paura e del pericolo. Per esempio, nel passato, vi era molta più probabilità di sopravvivere se si evitavano ferite causate da armi da taglio o da fuoco.

Ecco che, per fattori biologico-evolutivi, siamo portati a considerare naturalmente tali ferite come legate all’emozione della paura.

Ora, le perforazioni causate dagli aghi sembrano partecipare degli stessi modelli visivi delle ferite sopracitate: ecco perché tendono, in via del tutto naturale e cioè genetica, a suscitare l’emozione della paura.

Seconda causa

  • Causa ambientale

Un’altra causa di belonefobia potrebbe essere un’esperienza traumatica relativa a tagli e simili. Anche se l’esperienza traumatica è stata vissuta da qualcuno a noi vicino, potremmo psicologicamente percepirla come nostra e quindi sviluppare tale fobia.

Altre cause caratteriali o ambientali possono comprendere: 

  • ipersensibilità al dolore;
  • costrizioni fisiche durante la prima infanzia.

Sintomi della belonefobia

Quali sono i sintomi della belonefobia? Come per tutti gli altri disturbi fobici, anche in questo caso i sintomi sono simili a quelli di un attacco d’ansia. 

Cosicché, davanti agli aghi o all’idea degli aghi, il soggetto potrebbe sperimentare: 

  • brividi; 
  • tachicardia;
  • secchezza delle fauci;
  • tremori;
  • nausea;
  • sensazione di svenimento;
  • vertigini;
  • pruriti;
  • confusione mentale.

E altro ancora.

Aggiungiamo che, in tali situazioni, spesso i soggetti belonefobici sperimentano anche una certa vergogna: potrebbero allora cercare di dissimulare i sintomi che provano, con un conseguente peggioramento della sensazione di ansia e perdita di controllo.

Come curare la belonefobia?

Esistono dei modi per curare la belonefobia o fobia degli aghi? 

La risposta, ovviamente, è sì: attraverso l’approccio terapeutico è possibile insegnare al soggetto fobico a razionalizzare la propria paura e/o a reagire in maniera controllata agli stimoli ansiogeni. 

Per esempio, la terapia cognitivo-comportamentale è considerata un buon approccio ai disturbi fobici in generale. Questo perché tale terapia tenta di modificare gli schemi cognitivi di un certo individuo.

Andando a modificare gli schemi cognitivi, si modifica anche il comportamento e cioè la reazione a determinati stimoli. In questa maniera, sembra possibile agire anche sulla belonefobia e in generale sui disturbi d’ansia legati a fobie specifiche. 

Altri interventi

Altri interventi possono comprendere tecniche di rilassamento (respirazione controllata, meditazione), che spingono il paziente a sviluppare un maggior senso di rilassatezza e di autocontrollo.

In alternativa, è possibile affidarsi alla somministrazione di farmaci ansiolitici che fungano da medicamento sintomatico.

Ricordiamo che le terapie farmacologiche devono sempre essere prescritte da un medico psichiatra e che la strada dell’auto-prescrizione può avere conseguenze anche gravi.

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Revisori

reviewer

Dott. Raffaele Avico

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista certificato EMDR I

Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista EMDR. È membro della ESDT (European Society for Trauma and Dissociation) e socio AISTED (Associazione italiana per lo studio del trauma e della dissociazione).

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Dott. Rosario Urbani

Psicoterapeuta specializzato in cognitivo comportamentale

Ordine degli Psicologi della Campania num. 6653/A

Laureato in Neuroscienze presso la Seconda Università di Napoli. Specializzato presso l’istituto Skinner in psicoterapia cognitivo comportamentale. Analista del comportamento ABA e specializzato anche nella tecnica terapeutica dell'EMDR.

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Dott.ssa Maria Vallillo

Psicoterapeuta specialista in Lifespan Developmental Psychology

Ordine degli Psicologi del Lazio num. 25732

Laurea in Psicologia presso l'Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in psicoterapia e psicologia del ciclo di vita presso l’Università la Sapienza di Roma. Esperta in neuropsicologia e psicodiagnostica e perfezionata in psico-oncologia.