La claustrofobia: la paura degli spazi chiusi

La persona claustrofobica può manifestare sintomi come ansia, sudorazione e palpitazioni quando si trovano in ambienti ristretti. Per affrontare questo problema, sono disponibili diverse opzioni di trattamento. Scopri quali!

claustrofobia

La claustrofobia (claustrophobia)è una fobia specifica di tipo situazionale che viene innescata da una paura intensa e irrazionale degli spazi ristretti o affollati.

Questo disturbo claustrofobico può manifestarsi in diverse situazioni, come:

  • essere rinchiuso all’interno di una stanza senza finestre;
  • essere bloccato in un ascensore affollato;
  • guidare su un’autostrada intasata.

Al contrario di fobie più comuni come:

La claustrofobia è una fobia specifica di tipo situazionale, al pari dell'agorafobia (paura degli spazi aperti) o della glossofobia (paura di parlare in pubblico).

In alcune persone potrebbe scomparire da sola con il tempo, mentre altre hanno bisogno di una terapia per riuscire a gestire i sintomi.

Di seguito cercheremo di definire in modo preciso cosa si intende esattamente per claustrofobia, facendoci aiutare dal DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali), e vedremo anche quali sono le possibilità di trattamento.

Cos'è la claustrofobia

La claustrofobia viene classificata dal DSM-5 nella sezione dei disturbi d’ansia e, precisamente, rientra tra le fobie specifiche, con le quali condivide tutte le caratteristiche e tutti i sintomi.

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Il significato della claustrofobia va oltre la semplice paura degli spazi chiusi; implica un sentimento profondo di angoscia e disagio che può influenzare significativamente la vita quotidiana.

La persona affetta da questa condizione tende a percepire gli spazi in maniera differente, anche quelli oggettivamente adeguati. Ad esempio, potrebbe avvertire una sensazione di soffocamento in:

  • ascensori;
  • gallerie;
  • durante l'uso di apparecchiature mediche come la TAC.
Cos'è la claustrofobia

Quest’ultimo infatti teme che, all’interno di un ambiente chiuso, non ci sia abbastanza aria e che ciò possa causare la morte per soffocamento. Alcune persone arrivano anche a temere che le pareti possano restringersi, schiacciandole.

Nonostante la sua diffusione, il grado di severità della claustrofobia varia: in alcuni casi può essere gestibile, mentre in altri può provocare attacchi di panico o una paura del chiuso che va oltre la mera paura dei luoghi chiusi.

Paura degli spazi chiusi e attacchi di panico

La claustrofobia talvolta è associata agli attacchi di panico. Molte persone che soffrono di questa fobia tendono a evitare gli spazi che innescano tale condizione.

Questa, tuttavia, potrebbe non essere una soluzione a lungo termine in quanto una situazione spaventosa potrebbe, alla lunga, verificarsi.

Per affrontare un attacco di panico:

  • respira profondamente e lentamente, concentrandoti sul respiro;
  • concentrati su qualcosa che è sicuro, come il tempo sull'orologio che scorre;
  • ricorda ripetutamente a te stesso che la paura e l’ansia passeranno;
  • ripetiti che la paura è irrazionale;
  • visualizza un luogo che ti dà calma.

L’ansia potrebbe aumentare oppure peggiorare l’attacco, per questo è importante chiedere aiuto.

Su Serenis, ad esempio, è possibile trovare un supporto psicologico grazie a un team di psicoterapeuti online pronti a fornire nuovi strumenti utili ad affrontare la problematiche.

I sintomi della claustrofobia

I sintomi della paura degli spazi chiusi si manifestano in seguito a un fattore che scatena la fobia, ad esempio trovarsi in una stanza chiusa oppure in uno spazio affollato. Le sensazioni avvertite durante questa situazione sono simili a quelle di un attacco di panico.

Si avvertono:

  • sudorazione;
  • tremori;
  • un'intensa paura o panico;
  • sensazione di soffocamento;
  • palpitazioni o tachicardia;
  • nausea;
  • sensazione di svenimento o vertigine;
  • derealizzazione o depersonalizzazione;
  • sensazione di stare per morire;
  • paura di perdere il controllo.
I sintomi della claustrofobia

Questi sintomi possono essere lievi o gravi.

Chi soffre di claustrofobia notturna potrebbe avvertire un'ansia particolarmente intensa durante la notte.

Come si comporta un claustrofobico?

Chi soffre di claustrofobia inoltre:

  • evita situazioni che attivano la fobia, come viaggi in aeroplano, metropolitana, in ascensori oppure in auto durante il traffico intenso;
  • cerca compulsivamente e automaticamente le uscite in ogni spazio in cui gli capita di entrare;
  • ha paura che le porte si chiudano mentre si trova in una stanza;
  • sosta vicino alle uscite mentre si trova in un luogo affollato.

Quali sono le situazioni che scatenano la claustrofobia?

Molte situazioni possono scatenare la claustrofobia fra cui:

  • trovarsi in una piccola stanza senza le finestre;
  • guidare una piccola macchina;
  • entrare in un ascensore pieno;
  • sottoporsi a una risonanza magnetica o TAC;
  • trovarsi in una stanza grande, ma affollata, ad esempio durante una festa;
  • stare in piedi in un armadio.
Come si comporta un claustrofobico?

Altri luoghi che possono scatenare la claustrofobia sono:

  • i bagni pubblici;
  • gli autolavaggi;
  • le porte girevoli;
  • gli spogliatoi di negozi;
  • i tunnel.

Molti claustrofobici sperimentano ansia in situazioni specifiche come durante una risonanza magnetica o in aereo. Anche luoghi come grotte o spazi chiusi come gli armadi possono essere problematici.

Test per la claustrofobia

Se i sintomi della claustrofobia sono persistenti e interferiscono sulla vita quotidiana di una persona è fondamentale rivolgersi a uno specialista. Una diagnosi precoce può aiutarti a riconoscere la claustrofobia e a gestire i sintomi.

Lo psicologo esaminerà non solo i sintomi, ma anche la storia di paura eccessiva che:

  • non è associata ad altre condizioni;
  • può essere causata dall'anticipazione di un evento;
  • scatena attacchi di ansia che sono legati all'ambiente;
  • interrompe le attività quotidiane normali.

Cause della claustrofobia

A oggi si sa molto poco riguardo le cause della claustrofobia. Un ruolo importante può essere svolto dai fattori ambientali, mentre in genere le persone tendono a sviluppare questa fobia durante l’adolescenza o l’infanzia.

La claustrofobia potrebbe essere legata alla disfunzione dell’amigdala, ossia la zona del cervello deputata a controllare la modalità in cui viene elaborata la paura.

Questo problema può essere provocato da un evento traumatico come:

  • restare bloccati in uno spazio affollato e ristretto per un lungo periodo di tempo;
  • sperimentare una turbolenza durante il volo;
  • subire come punizione quella di essere rinchiuso in un piccolo spazio, come un bagno;
  • rimanere bloccati su un trasporto pubblico affollato;
  • essere lasciati per sbaglio in uno spazio ristretto, come un armadio.
Cause della claustrofobia

Chi cresce con un genitore o un familiare claustrofobico possiede un rischio maggiore di sviluppare la fobia. Durante l’infanzia infatti se un bambino vede una persona che considera fondamentale avere paura di uno spazio piccolo e chiuso, potrebbe iniziare ad associare a situazioni simili sensazioni di ansia e paura.

Come superare la claustrofobia

Curare la claustrofobia, vincere la paura, superare l’ansia e curare gli attacchi di panico è possibile.

Da questa fobia si guarisce grazie diversi tipi di consulenza che possono aiutare le persone a gestire i fattori scatenanti e a superare le paure. Rivolgersi a un professionista consentirà di individuare il tipo migliore di terapia.

Il trattamento può includere:

  • terapia cognitivo comportamentale (CBT) – utile per gestire i pensieri negativi derivati da situazioni che scatenano la claustrofobia. Riconoscendo e mutando i pensieri è possibile modificare la reazione a tali situazioni;
  • una terapia emotiva comportamentale razionale (REBT) – una forma di CBT che si concentra sul presente ed è orientata al presente. Ha lo scopo di affrontare atteggiamenti, emozioni e comportamenti dannosi, includendo la contestazione delle convinzioni irrazionali. In questo modo il claustrofobico può sviluppare alternative sane e realistiche;
Come superare la claustrofobia
  • rilassamento e visualizzazione – i terapisti consigliano varie tecniche di visualizzazione e rilassamento da usare in situazioni di claustrofobia per alleviare il panico;
  • desensibilizzazione – la terapia espositiva viene utilizzata per trattare condizioni di fobia e ansia. La persona claustrofobica viene esposta a ciò che la spaventa in una situazione controllata e non pericolosa.

Farmaci per la claustrofobia

Per curare la paura degli spazi stretti, si può ricorrere a cure farmacologiche, assumendo ansiolitici e antidepressivi, come:

  • Xanax per la claustrofobia;
  • gocce per la claustrofobia.

Le gocce per la claustrofobia, che spesso contengono ansiolitici, possono essere prescritte per gestire i sintomi acuti dell'ansia. Queste sono particolarmente utili in situazioni in cui l'esposizione a spazi chiusi è inevitabile, come durante un viaggio in aereo.

xanax per la claustrofobia

Tuttavia, la loro efficacia è generalmente considerata una soluzione a breve termine. Quando prescritti i medicinali vanno affiancati alla psicoterapia.

Trattamenti innovativi per la paura degli spazi chiusi

Negli ultimi anni, i trattamenti per la claustrofobia hanno fatto significativi progressi, estendendosi ben oltre le tradizionali terapie di confronto e desensibilizzazione.

Un'area di particolare interesse è l'uso della realtà virtuale (VR) per curare la claustrofobia.

Come superare la claustrofobia

Questa tecnologia permette agli individui di sperimentare in modo sicuro e controllato situazioni che scatenano la loro fobia, incrementando gradualmente il loro livello di comfort e riducendo l'ansia.

In alcuni casi specifici, come durante la risonanza magnetica o la scintigrafia ossea, la claustrofobia può rappresentare un ostacolo significativo. In questi contesti, oltre alla preparazione psicologica, possono essere impiegate tecniche di distrazione, come la musica o la visualizzazione guidata, per aiutare i pazienti a rimanere calmi durante la procedura.

Nel caso del PET e di altre procedure diagnostiche, è fondamentale un approccio che includa sia il supporto psicologico sia strategie pratiche per gestire l'ansia.

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Domenico De Donatis è un medico psichiatra con esperienza nella cura dei disturbi psichiatrici. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Parma, ha poi ottenuto la specializzazione in Psichiatria all'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Registrato presso l'Ordine dei Medici e Chirurghi di Pescara con il n° 4336, si impegna a fornire trattamenti mirati per migliorare la salute mentale dei suoi pazienti.

DsMDott.ssa Martina Migliore
Dott.ssa Martina Migliore
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.

FRFederico Russo
Federico Russo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048.

Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara.

Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.