Attacchi di ansia: sintomi, cause e come gestirli

Affronta gli attacchi di ansia: scopri sintomi, cause e strategie di gestione per affrontare efficacemente l'ansia improvvisa e ritrovare la tranquillità.
BMBarbara Mazzetti
Scritto daBarbara MazzettiPsicologa e Psicoterapeuta
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato25 luglio 2022
Aggiornato22 luglio 2026
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Attacchi d'ansia

Punti chiave

  • Definizione e sintomi: gli attacchi di ansia sono episodi improvvisi di ansia intensa, con sintomi fisici (tachicardia, sudorazione, tremori) e psicologici (paura, panico).
  • Cause principali: eventi traumatici, stress, disturbi pregressi come il disturbo d’ansia generalizzato o condizioni mediche possono scatenare gli attacchi.
  • Gestione e trattamento: tecniche di respirazione, rilassamento muscolare e psicoterapia (cognitivo-comportamentale, psicodinamica) aiutano a ridurre e superare gli attacchi.

Cosa sono gli attacchi d'ansia?

Gli attacchi di ansia sono episodi improvvisi e intensi di ansia che possono colpire improvvisamente, portando a una sensazione di perdita di controllo e a una serie di sintomi fisici avvertiti con grande intensità.

Questi episodi possono variare da attacchi di ansia improvvisi a attacchi d'ansia notturni, influenzando notevolmente la qualità della vita.

Attacchi di panico o attacchi d'ansia: qual è la differenza?

Ansia e panico sono collegati ma distinti. I due termini vengono spesso usati come sinonimi, ma dal punto di vista clinico descrivono esperienze diverse. Capire la distinzione è utile sia per riconoscere quello che si vive, sia per trovare il percorso più adatto.

L'attacco d'ansia si sviluppa in modo graduale, spesso in risposta a una situazione o preoccupazione specifica. I sintomi — tachicardia, respiro affannoso, tensione muscolare — si intensificano progressivamente e possono accompagnarci per minuti o ore.

L'attacco di panico, come definito dal DSM-5, è invece un episodio improvviso e intenso che raggiunge il picco in pochi minuti, spesso senza un trigger riconoscibile. Si accompagna a sintomi fisici acuti e, in molti casi, a pensieri come la paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire. Due sintomi particolarmente caratteristici sono la derealizzazione, la sensazione che il mondo intorno sembri "irreale", e la depersonalizzazione, ovvero sentirsi staccati dal proprio corpo. Il disturbo di panico si manifesta con attacchi di panico ricorrenti e può associarsi ad agorafobia, depressione, abuso di sostanze o altri disturbi d’ansia.

Inoltre, il disturbo di panico si manifesta con attacchi di panico ricorrenti e può associarsi ad agorafobia, depressione, abuso di sostanze o altri disturbi d'ansia, come descritto nella letteratura clinica sul disturbo di panico (Cackovic et al., 2023).

Un altro elemento distintivo del disturbo di panico è l'ansia anticipatoria: dopo uno o più episodi, molte persone iniziano a temere di averne un altro e modificano le proprie abitudini per evitare le situazioni associate. Questo circolo, se non affrontato, tende ad ampliarsi nel tempo.

Se gli episodi si ripetono e stai notando cambiamenti nel modo in cui vivi le situazioni quotidiane, può valere la pena esplorarne le cause con un professionista.

attacchi d'ansia notturni

Gli attacchi di ansia notturni

Gli attacchi di ansia notturni sono episodi di forte ansia o panico che si verificano durante il sonno o poco dopo essersi svegliati. Questi attacchi possono essere particolarmente spaventosi, poiché ci si sveglia improvvisamente e ci si trova a dover affrontare una sensazione di panico o di angoscia intensa.

Il motivo degli attacchi di panico notturni potrebbe trovarsi sia in delle esperienze traumatiche, che nella pratica di pensare al futuro durante la sera che potrebbe portare a stati ansiosi già prima di andare a letto.

I sintomi degli attacchi di ansia notturni sono uguali agli attacchi di ansia che possono venire di mattina, risultando in tachicardia, tremori e sudorazione.

Quanto dura un attacco di ansia?

La durata di un attacco di ansia può variare notevolmente da persona a persona e dipende da diversi fattori, tra cui:

  • la gravità del disturbo d'ansia
  • la risposta individuale
  • la presenza di fattori scatenanti specifici

In linea generale la durata degli attacchi di ansia varia da pochi minuti a mezz'ora, raggiungendo di solito il picco intorno ai 10 minuti. È importante notare che durante un attacco, la percezione del tempo può essere alterata, facendo sembrare che dieci minuti si estendano come un'ora.

Se la sensazione persiste per periodi più lunghi, come ore o giorni, e non sai più come combattere l'ansia, potrebbe non trattarsi di un attacco di ansia o panico, ma piuttosto di un elevato livello di ansia o di un disturbo d'ansia generalizzato (GAD).

Esiste anche la possibilità che una persona possa sperimentare più attacchi di panico o ansia in successione, creando onde di panico che possono protrarsi per un periodo più lungo.

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attacchi d'ansia sintomi

Sintomi degli attacchi d'ansia: come riconoscere quando sta accadendo?

I sintomi principali degli attacchi di ansia si dividono in psicologici e fisici.

Dal punto di vista psicologico, chi sperimenta un attacco d’ansia può avvertire:

  • Tensione
  • Timore immotivato
  • Angoscia
  • Apprensione
  • Senso di panico e una preoccupazione persistente difficile da controllare.

A questi segnali mentali si associano sintomi fisici molto evidenti. Tra i più comuni ci sono: 

  • Respirazione affannosa o senso di soffocamento
  • Sudorazione intensa
  • Tachicardia
  • Tremori
  • Vertigini
  • Nausea o disturbi gastrointestinali come crampi o diarrea

Alcune persone riferiscono anche sensazioni di confusione mentale, difficoltà di concentrazione e perdita temporanea di memoria.

Queste reazioni sono espressione di un sistema di allerta che si attiva in modo sproporzionato rispetto alla situazione reale, generando un forte malessere e spingendo la persona a cercare sollievo o fuga immediata.

Da cosa sono causati gli attacchi di ansia?

Le cause degli attacchi d’ansia possono essere molteplici, in particolare gli attacchi di ansia possono essere causati da una combinazione di fattori biologici, psicologici e ambientali. 

Tra le cause più comuni di un attacco d’ansia troviamo:

È importante sottolineare che ogni individuo può presentare una combinazione diversa dei fattori che portano all’attacco d’ansia.

Molti dei miei pazienti che arrivano in terapia per un disturbo DAP (Disturbo da Attacchi di Panico) hanno alle loro spalle una storia personale e familiare costellata da eventi traumatici con la t minuscola (piccoli traumi) e/o T maiuscola (grandi traumi) che per loro costituiscono un perenne trigger agli attacchi di panico per i quali son giunti in terapia. Il lavoro che svolgo con questi pazienti, dopo l’intervento psicoeducativo sull’ansia e la paura, è andare alla ricerca dei ricordi di esperienze traumatiche (con la t minuscola e/o maiuscola) immagazzinate in memoria senza una adeguata elaborazione delle emozioni, pensieri e sensazioni negative sperimentate al momento dell’evento. Il mio lavoro con questi pazienti consiste nel far riemergere quei ricordi e nel favorire la rielaborazione degli stessi sia sul piano cognitivo che emotivo e corporeo al fine di raggiungere una elaborazione completa ed adeguata del ricordo all’interno di un processo terapeutico che rende il paziente attore attivo della sua guarigione.

I fattori di rischio degli attacchi di ansia

Non tutti sviluppiamo attacchi d'ansia con la stessa frequenza. Alcune condizioni possono abbassare la soglia di tolleranza allo stress e rendere questi episodi più probabili:

  • storia familiare di disturbi d'ansia: una predisposizione genetica, combinata con pattern emotivi appresi in famiglia, può aumentare la vulnerabilità;
  • tratti di personalità specifici: chi tende al perfezionismo, ha un'elevata sensibilità emotiva o una forte reattività allo stress può essere più esposto;
  • periodi prolungati di stress: cambiamenti importanti — lavorativi, relazionali, familiari — possono abbassare la soglia di tolleranza e aumentare la frequenza degli episodi;
  • esperienze traumatiche non elaborate: eventi difficili del passato, anche quando sembrano lontani, possono restare attivi come trigger;
  • alcune condizioni mediche o sostanze: ipertiroidismo, eccesso di caffeina e alcune molecole farmacologiche possono produrre sintomi simili o amplificare la risposta ansiosa.

Riconoscere i propri fattori di rischio non è un'etichetta: è un punto di partenza per capire la propria storia emotiva.

attacchi d'ansia cause

Come calmare gli attacchi di ansia

Gestire un attacco d'ansia si impara: non è qualcosa che si sa fare d'istinto, ma una competenza che si costruisce nel tempo, con la pratica. Esistono tecniche che aiutano a ridurre l'intensità dei sintomi nel momento acuto e, con il tempo, ad attraversare gli episodi con meno fatica. Le trovi qui di seguito, a partire da cosa fare nei primi minuti di un attacco.

Cosa fare nel momento dell'attacco: strategie immediate

Sapere cosa fare nel momento in cui l'ansia si intensifica può fare la differenza tra attraversare l'episodio e alimentarlo. Questi cinque passi sono concreti e si possono mettere in pratica da subito.

  1. Riconosci quello che sta succedendo. Il primo passo è dirsi che si sta vivendo un attacco d'ansia, non un pericolo reale. I sintomi fisici che sentiamo (il cuore che accelera, il fiato che manca, i tremori) sono la risposta del sistema nervoso a un allarme percepito, non a una minaccia concreta. Dargli un nome riduce la seconda ondata di paura.
  2. Rimani dove sei, quando puoi. La spinta a fuggire è naturale, ma allontanarsi rafforza l'associazione tra quel luogo o situazione e il pericolo. Resistere a questo impulso, nei contesti in cui è sicuro farlo, è parte del percorso per spezzare il circolo.
  3. Àncora l'attenzione al presente. Usa i sensi per tornare qui e ora. Una tecnica pratica è il 5-4-3-2-1: nomina mentalmente cinque cose che vedi, quattro che puoi toccare, tre che senti, due che puoi odorare, una che puoi gustare. Aiuta a spostare l'attenzione dal flusso di pensieri ansiosi alla realtà intorno a te.
  4. Rilassamento muscolare progressivo: questa tecnica consiste nel contrarre e rilassare i muscoli del corpo in modo graduale. Si parte dai piedi e si sale fino alla testa. È necessario contrarre i muscoli per 5-10 secondi, per poi rilassarli per i successivi 10-15 secondi. Questo può facilitare il raggiungimento di uno stato di quiete.
  5. Regola il respiro, senza forzarlo. Porta attenzione al respiro e prova a rallentarlo gradualmente. La tecnica 7-11, ovvero inspirare contando fino a 7 ed espirare contando fino a 11, attiva il sistema parasimpatico, che controbilancia la risposta di allarme. Non deve essere perfetta per funzionare.
  6. Respirazione diaframmatica: respirare profondamente usando il diaframma può aiutare a raggiungere uno stato di maggiore calma e a ridurre i sintomi fisici dell'ansia. Si può praticare da seduti o da sdraiati, con una mano sul petto e una sull'addome. Si deve inalare lentamente dal naso, facendo in modo che la mano sull'addome si sollevi, poi espirare lentamente dalla bocca, facendo in modo che la mano sull'addome si abbassi.
  7. Ricorda che passerà. Un attacco d'ansia raggiunge il picco e poi si attenua: quasi sempre entro dieci minuti. Sapere che l'episodio ha una fine, anche quando sembra interminabile, è uno degli strumenti più concreti che possiamo usare mentre lo attraversiamo.

Psicoterapia per gestire gli attacchi di ansia: quale approccio è consigliato?

Per superare gli attacchi d’ansia è fondamentale che la persona sviluppi un ruolo attivo nel processo di cura, imparando a riconoscere le cause del disagio e a gestirlo con risorse personali. L’obiettivo è spostare il controllo percepito dall’esterno all’interno, rafforzando fiducia e autonomia.

Il trattamento più efficace, secondo le evidenze scientifiche, è la terapia cognitivo-comportamentale (TCC), considerata il primo approccio consigliato per la gestione dell’ansia (Bhattacharya et al., 2022). Questo modello si articola in due principali orientamenti:

  • Terapia cognitivo-comportamentale: aiuta la persona a comprendere il proprio funzionamento mentale e a modificare pensieri automatici negativi e convinzioni disfunzionali. Include la psicoeducazione sull’ansia, la ristrutturazione cognitiva e strategie per aumentare la tolleranza verso le emozioni spiacevoli.
  • Terapia metacognitiva (MCT): si concentra su meccanismi mentali che alimentano l’ansia, come il rimuginio e il controllo eccessivo dei pensieri. Mira a modificare le credenze disfunzionali su questi processi e a interrompere i comportamenti mentali che mantengono l’ansia nel tempo.

Esperienza reale

G. donna di 63 anni si presenta in terapia riferendo frequenti attacchi d’ansia durante la notte, caratterizzati da risvegli improvvisi, palpitazioni, paura intensa e difficoltà a riaddormentarsi. Descrive una crescente preoccupazione verso questi episodi, che la portano ad andare a letto già in allerta. Negli ultimi mesi ha vissuto alcuni cambiamenti stressanti nella sfera familiare e teme di “perdere il controllo” quando l’ansia la sveglia. Col tempo, le notti sono diventate un momento di vulnerabilità, alimentando stanchezza e apprensione anche durante il giorno.

Il percorso terapeutico inizia con una psicoeducazione sul funzionamento dell’ansia e sui risvegli notturni, per aiutare la paziente a comprendere i meccanismi fisiologici che alimentano il circolo paura–attivazione. Si procede poi con un’esplorazione delle recenti fonti di stress e dei pensieri catastrofici che emergono durante la notte, favorendo una maggiore consapevolezza emotiva. Successivamente, vengono introdotte tecniche di respirazione lenta, rilassamento e routine pre-sonno, con l’obiettivo di ridurre l’arousal e preparare il corpo al riposo. Infine, si lavora sull’aumento del senso di controllo e sicurezza, attraverso la costruzione di strategie pratiche per gestire i risvegli ansiosi e la ristrutturazione dei pensieri che li mantengono.

I farmaci per gli attacchi d'ansia

In alcuni casi, la terapia farmacologica viene valutata come parte del trattamento, soprattutto quando gli attacchi sono frequenti, molto intensi o associati a un disturbo d'ansia diagnosticato.

Le classi di farmaci più comunemente considerate dai professionisti includono:

  • SSRI e SNRI (inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina): sono la prima scelta nel trattamento a lungo termine dei disturbi d'ansia. Richiedono alcune settimane per mostrare il loro effetto;
  • benzodiazepine: a volte usate a breve termine nella gestione acuta, ma il loro uso continuativo non è consigliato per il rischio di dipendenza;
  • betabloccanti: possono ridurre alcuni sintomi fisici dell'ansia — come tachicardia e tremori — in contesti specifici.

Qualsiasi trattamento farmacologico deve essere valutato, prescritto e monitorato da un medico o da uno psichiatra. I farmaci non sostituiscono la psicoterapia: in molti casi le due strade vengono usate insieme, perché il farmaco può abbassare la soglia di attivazione e rendere il lavoro terapeutico più accessibile.

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Quando rivolgersi a un professionista?

Avere un attacco d'ansia ogni tanto, soprattutto in momenti di forte stress, non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va. Ma esistono segnali che vale la pena non ignorare:

  • gli episodi si ripetono con frequenza e non riesci a capire cosa li scatena;
  • hai iniziato ad evitare luoghi, situazioni o attività per paura di avere un attacco;
  • l'ansia sta cambiando il tuo sonno, il tuo lavoro o le tue relazioni;
  • dopo un episodio ti senti esausto o rimani in allerta per ore;
  • le tecniche che provi non bastano, o riesci ad applicarle solo a costo di grande fatica.

Chiedere aiuto non significa che la situazione sia grave: significa scegliere di non affrontarla da soli quando c'è un professionista in grado di accompagnarti. La psicoterapia cognitivo-comportamentale ha una solida evidenza scientifica nel trattamento dei disturbi d'ansia, e spesso è possibile iniziare a costruire strumenti utili già dalle prime sedute.

Fonti:

Sitografia

Efficacy of Cognitive Behavioral therapy for Anxiety-Related Disorders: A Meta-Analysis of Recent Literature.

Current Psychiatry Reports, 25(1)

Panic disorder.

StatPearls - NCBI Bookshelf.

Mindfulness-Based Stress Reduction vs Escitalopram for the Treatment of Adults With Anxiety Disorders.

JAMA Psychiatry, 80(1), 13.

Effects of exercise and physical activity on anxiety.

Frontiers in Psychiatry, 4, 27.

Bibliografia

Anxiety and DSM-5. — Dialogues in clinical neuroscience, 17(3), pp. 245-246

Kupfer D. J. (2015)

Anxiety disorders. — The Lancet, 397(10277), pp. 914-927

Penninx, B. W., Pine, D. S., Holmes, E. A., Reif, A. (2021)

The impact of anxiety upon cognition: perspectives from human threat of shock studies. — Frontiers in Human Neuroscience, 7, 203.

Robinson, O. J., Vytal, K., Cornwell, B. R., Grillon, C. (2013)

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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
OGOrnella Gidiuli
Ornella GidiuliPsicologa e Psicoterapeuta
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Dopo la Laurea in Psicologia Sperimentale mi sono specializzata in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale. Nel mio lavoro come Psicologa e Psicoterapeuta ci metto tutta me stessa nella ferma fiducia che ognuno di noi possa modificare, attraverso un percorso di conoscenza personale fatto anche di obiettivi condivisi all'interno del setting terapeutico, ciò che nel presente lo fa stare scomodo.
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