Capire la psicologia della repressione come difesa

Aggiornato il 21 novembre 2021

Contenuto/Avvertenza: Si prega di essere avvisati, il seguente articolo potrebbe menzionare argomenti legati a traumi che includono aggressioni sessuali e violenza che potrebbero essere potenzialmente scatenanti.

La repressione è ciò che accade quando una persona non riconosce un pensiero doloroso su un evento passato. L’individuo lo fa inconsciamente, incapace persino di riconoscere che l’evento abbia mai avuto luogo. La loro mente vuole far finta che non sia mai accaduto perché è stato troppo traumatizzante per l’individuo da gestire. Come tale, la repressione è una sorta di “dimenticanza motivata”, dove la mente attiva ma inconscia nasconde pensieri, ricordi, emozioni e idee indesiderate. Anche se la psicologia della repressione è sempre stata controversa, questo articolo spera di offrire fatti semplici e diretti su questo campo.

donna preoccupata

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Il concetto di repressione è stato dibattuto per anni. Alcune ricerche suggeriscono che le persone sono più motivate a dimenticare intenzionalmente un trauma che a reprimerlo. Questo si chiama soppressione. È stato anche sostenuto che la repressione è una componente multidimensionale composta da memoria, effetti patogeni e incoscienza. In questo caso, i ricordi di esperienze traumatiche a volte sopraffanno le persone e motivano la dimenticanza involontaria.

Come risultato, gli individui sperimentano un tipo di “amnesia” che li aiuta ad affrontare un’esperienza traumatica. Gli effetti patogeni si concentrano sulle distorsioni dei ricordi, e questo protegge il benessere dell’individuo a breve termine. Inoltre, l’inibizione temporanea delle emozioni può essere benefica per il benessere psicologico e generale di un individuo in certe situazioni. In altre parole, la repressione è usata dal cervello come un meccanismo di difesa psicologica.

Repressione: meccanismo di difesa

La repressione è stato il primo meccanismo di difesa che Freud ha scoperto, e la maggior parte degli esperti considera la repressione come il meccanismo di difesa più significativo che gli esseri umani possiedono. Sebbene Freud la considerasse una teoria importante, credeva anche che la repressione non fosse un meccanismo di difesa di grande successo. Questo tipo di meccanismo di difesa crea sentimenti indesiderati, come l’ansia o la rabbia, quando pensieri e ricordi vengono spinti nella parte inconscia della mente.

Freud definì i meccanismi di difesa come “strategie psicologiche che sono inconsciamente usate per proteggere una persona dall’ansia derivante da pensieri o sentimenti inaccettabili”. In altre parole, credeva che usiamo meccanismi di difesa per proteggerci da certi sentimenti, come la colpa o l’ansia. Questi sentimenti si verificano quando cominciamo a sentirci minacciati da parti del nostro cervello che sono diventate troppo esigenti, e Freud credeva che non sono sotto il nostro controllo.

uomo seduto sulle scale

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Come meccanismo di difesa, l’uso della repressione spesso aiuta il cervello a rimanere (temporaneamente) in uno stato più gioioso o positivo.

Difficoltà con la repressione

Nonostante l’entusiasmo iniziale per la sua teoria della repressione, Freud alla fine trovò un problema con essa. Scoprì che molti dei ricordi d’infanzia repressi dei suoi pazienti non erano veri. Allo stesso modo, la famosa psicologa statunitense Elizabeth Loftus ha recentemente dimostrato che è possibile impiantare con successo falsi ricordi nelle persone.

Di conseguenza, molti psicologi e psichiatri pensano che la vera repressione della memoria sia molto rara. È probabile che solo le persone che sperimentano traumi orrendi sperimentino la repressione, bloccando del tutto la memoria per continuare a funzionare. Detto questo, molti esperti credono che l’impatto del trauma rafforzi effettivamente il ricordo di un’esperienza dolorosa. Credono che questa vividezza si verifichi perché l’individuo ha sperimentato emozioni intense durante l’evento.

Anche se ulteriori ricerche hanno dimostrato il contrario, gli scettici credono che gli individui che tendono a usare la repressione per far fronte all’evento distorcano le informazioni o raggiungano false conclusioni. In molti casi, è stato anche ipotizzato che gli individui repressi abbiano difficoltà a recuperare le specifiche occorrenze di eventi orrendi, come l’abuso infantile, mentre sperimentano sintomi indicativi di abuso. In generale, le persone che reprimono i ricordi sembrano avere più difficoltà a recuperare i ricordi rispetto a quelli che non lo fanno. Perché? Vediamo come funziona nel cervello.

Una visione neuroscientifica

A livello neurobiologico, l’ippocampo permette di ricordare esperienze o eventi. Per sopprimere questi ricordi, la ricerca mostra che un’altra parte del cervello (la corteccia prefrontale laterale) deve disinserire l’attivazione dell’ippocampo per inibire il richiamo della memoria. In altre parole, il richiamo dei ricordi intrusivi fa sì che il cervello influenzi i ricordi indesiderati.

Inoltre, i ricercatori hanno sviluppato la teoria che la memoria può essere alterata durante eventi traumatici. Hanno anche concluso che l’amigdala può innescare il cervello per richiamare ricordi spiacevoli o traumatici, il che può creare l’esperienza di rivivere l’evento. Questo significa che le emozioni giocano una parte integrante nell’alterare il richiamo della memoria durante la fase di recupero. Anche se questa prospettiva è molto interessante, non ci dà necessariamente un’idea del perché le persone si impegnano in queste strategie di coping.

Repressione vs. soppressione

Come meccanismi di difesa, la repressione e la soppressione sono spesso confusi o usati in modo intercambiabile, quando in realtà sono due concetti diversi. Come definito sopra, la repressione è ciò che accade quando un individuo dimentica inconsciamente un evento e può persino credere che non abbia mai avuto luogo. La loro mente vuole fingere che non sia successo perché è stato altamente traumatizzante.

La soppressione, invece, è uno sforzo cosciente di nascondere o fingere che i propri sentimenti, pensieri e desideri non esistano. Qualcuno che si impegna nella soppressione è consapevole del sentimento, pensiero o desiderio, ma si rifiuta attivamente di pensarci. Questo pensiero, sentimento o desiderio può essere inappropriato, inopportuno o altrimenti indesiderabile.

La differenza principale tra i due è se un individuo è cosciente o meno della sua decisione di ignorare il ricordo. Secondo la psicologia, la repressione è più frequentemente usata come meccanismo di difesa perché coinvolge la mente subconscia, ma entrambi gli approcci possono causare problemi.

volto di donna

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Mentre la soppressione può portare a sentimenti di conflitto e rabbia, le ripercussioni della repressione sono solitamente simili, ma molto peggiori. È relativamente facile richiamare e gestire le emozioni represse, ma è molto più difficile gestire qualcosa che è stato represso perché l’individuo di solito non ne è consapevole. Questo potrebbe portare a seri problemi.

Per esempio, riconoscendo la rabbia repressa, si può affrontarla efficacemente parlando con la persona che l’ha causata o meditando. Tuttavia, la rabbia repressa può trasformarsi in amarezza e risentimento senza alcuna spiegazione. Se non sei consapevole della rabbia, non puoi elaborarla. In questo caso, potresti iniziare a provare risentimento verso una persona sulla base di una discussione e rifiutare di impegnarti in un dialogo maturo.

La soppressione è generalmente considerata un meccanismo di difesa più positivo perché tende ad essere più socialmente accettabile della repressione. Detto questo, non è salutare usare entrambi i meccanismi di difesa per un lungo periodo di tempo perché entrambi potrebbero portare a problemi psicologici in futuro. Per il bene del vostro benessere mentale ed emotivo, è importante imparare a sentire ed elaborare le vostre emozioni.

La repressione nella psicologia contemporanea

Gli psicologi contemporanei usano spesso il termine “repressione” quando si riferiscono ai ricordi repressi. Si tratta di episodi della vita che un individuo non può ricordare senza l’assistenza di un terapeuta. Per aiutare un paziente a ricordare queste istanze, un terapeuta potrebbe impiegare strumenti terapeutici come l’ipnosi, ma come detto in precedenza, la terapia per i ricordi repressi è estremamente controversa. Molte persone sono diffidenti sulla possibilità di impiantare falsi ricordi.

Durante la fine del 20° secolo, i terapeuti usavano spesso l’ipnosi per aiutare le persone a ricordare episodi di abuso sessuale, ma in alcuni casi, l’abuso sessuale non è mai avvenuto. Ulteriori ricerche hanno determinato che le persone sono altamente suggestionabili sotto ipnosi, quindi i terapeuti potrebbero aver inavvertitamente suggerito falsi ricordi che sono stati integrati dai loro pazienti.

A causa di casi come questi, gli psicologi ora sostengono che i ricordi repressi non sono comuni, e molti clinici credono che, una volta che un ricordo è perso, non può essere recuperato.

La terapia può aiutare

La repressione è un argomento controverso. Se stai reprimendo dei ricordi, è improbabile che tu lo sappia, ma puoi imparare di più su questo concetto. Se sei interessato a esplorare i ricordi repressi o soppressi, considera di lavorare con un terapeuta di persona o online.

La terapia online può essere particolarmente utile se hai a che fare con un trauma e non vuoi lasciare la tua casa per il trattamento o non riesci a trovare un trattamento dove vivi. Uno studio che ha coinvolto 126 donne partecipanti che hanno ricevuto una terapia in videoconferenza o di persona per i loro sintomi di PTSD ha mostrato che entrambi i gruppi hanno visto una riduzione significativa dei loro sintomi. Lo studio ha concluso che la terapia online è paragonabile alla terapia tradizionale ed è anche utile per trattare la depressione e l’ansia.

Come Serenis può aiutarti

Serenis offre una terapia accessibile con terapeuti autorizzati che possono guidarti attraverso i tuoi ricordi e aiutarti a imparare ad affrontare gli eventi difficili. Grazie alla piattaforma online di Serenis, puoi incontrare il tuo terapeuta dalla comodità della tua casa o da qualsiasi altro luogo in cui tu abbia una connessione internet.

Conclusione

Se siete curiosi di sapere qualcosa sulla repressione o sulla soppressione, potete saperne di più parlando con un terapeuta abilitato. Non importa cosa stai vivendo, l’aiuto è disponibile. Fai il primo passo oggi.

Bibliografia e Approfondimenti


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Revisori

reviewer

Dott. Raffaele Avico

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista certificato EMDR I

Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista EMDR. È membro della ESDT (European Society for Trauma and Dissociation) e socio AISTED (Associazione italiana per lo studio del trauma e della dissociazione).

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Dott. Luca Barbieri

Psicologo clinico di Milano

Ordine degli Psicologi della Lombardia num. 23251

Psicologo clinico. Ha una laurea in scienze psicologiche e una in psicologia criminologica e forense. Sta svolgendo il percorso di specializzazione in psicoterapia presso l'istituto CIPA di Milano.

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Dott. Raffaele Avico

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista certificato EMDR I

Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822

Si occupa di divulgazione scientifica e comunicazione scritta e video in ambito di salute mentale, psicologia e psichiatria. E' membro della ESDT (European Society for Trauma and Dissociation) e socio AISTED (Associazione italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione).