Rimorso: impatti emotivi e come riparare

Questo articolo parla di un’emozione a volte scomoda e difficile da elaborare. Perché si verifica? Scopriamolo insieme.
Il rimorso: cause, sintomi ed effetti

Il rimorso è considerato un’emozione che si verifica quando una persona si sente colpevole o pentita per un’azione passata, spesso correlata a un senso di responsabilità per aver causato danni o disagi a se stessi o agli altri. Il rimorso può manifestarsi attraverso una serie di sensazioni e pensieri, tra cui tristezza, vergogna, autocommiserazione e desiderio di fare ammenda per il proprio comportamento.

Definizione e caratteristiche del rimorso

L’emozione del rimorso può influenzare il benessere emotivo e la relazione con gli altri, spingendo la persona a riflettere sul proprio comportamento e ad adottare azioni correttive per migliorare la situazione. La Treccani lo definisce come:

Il rimordere della coscienza, la consapevolezza tormentosa di aver fatto del male.

Il rimorso riflette infatti lo stato d’animo che proviamo nel momento in cui ci rendiamo conto che in qualche frangente della nostra vita non abbiamo agito secondo coscienza, è un sentimento che precede il senso di colpa e, in assenza di elaborazione emotiva, a lungo andare può creare un forte disagio mentale e fisico.

Il contrario di rimorso

Il contrario di rimorso, in termini di emozioni, potrebbe essere considerato come un’assenza di rimorso o la mancanza di sensazioni di colpa o pentimento per un’azione passata. In tal senso potremmo identificare il suo contrario con l’emozione dell’indifferenza. L’ indifferenza indica una mancanza di interesse, preoccupazione o coinvolgimento emotivo nei confronti di un’azione passata o delle conseguenze delle proprie azioni.

Questa emozione può essere molto più complessa quando subentra una lettura di tipo psicologico dei sintomi associati a questa condizione.

Qual è la differenza tra rimorso e rimpianto?

Il verso di una celebre canzone degli anni Novanta recita “Nessun rimpianto nessun rimorso”: qual è la differenza tra queste due sensazioni?

Il rimorso è uno stato d’animo che proviamo nel momento in cui ci rendiamo conto di aver fatto o detto qualcosa che va contro la nostra coerenza morale ed emotiva.

Il rimpianto è legato a una mancata azione, a qualcosa che non è stato detto e non implica quella dimensione morale e sociale tipica del rimorso.

Sintomi del rimorso: il senso di colpa

Raskolnikov, il protagonista del romanzo “Delitto e Castigo” di Dostoevskij, dopo aver ucciso una vecchia usuraia, è tormentato dal rimorso e finisce per confessare il suo delitto: ma cosa vuol dire esattamente essere tormentati dal rimorso?

Il sintomo principale di questa profonda inquietudine è il senso di colpa accompagnato da sentimenti e pensieri negativi che generano grande disagio di fronte alla responsabilità degli errori.

Quante volte abbiamo sentito o pronunciato la frase “il peso dei nostri errori”? Secondo gli scienziati, non siamo in presenza di una semplice metafora ma di un vero e proprio sintomo del rimorso. Il corpo sembra pesare di più, facciamo fatica, spesso avvertiamo un peso e un dolore alla testa, alla schiena, al petto.

Ci si sente tesi, nervosi, irritabili, a volte ansiosi e stressati. Tendiamo a isolarci, il pentimento e l’accettazione dei propri errori sono accompagnati da un logorio che lede la nostra autostima e la fiducia in noi stessi.

Le cause del rimorso

L’origine del rimorso ha a che fare con lo sviluppo della coscienza morale ovvero quel processo che inizia nella nostra infanzia ed è influenzato dalle sia dall’educazione che riceviamo che dalla nostra individualità

Esistono però una serie di fattori psicologici che possono causare rimorsi e sensi di colpa. Tra i principali ricordiamo:

  • scarsa autostima;
  • perfezionismo;
  • pensieri disfunzionali;

Perché sperimentiamo rimorso e rimpianto per il passato?

Il rimpianto o il rimorso del passato possono derivare da una serie di motivi e fattori psicologici: Il rimpianto può sorgere quando una persona riflette sulle scelte o sulle opportunità che ha perso nel corso della sua vita, il rimorso da ciò che è stato fatto o detto in precedenza. Questo può includere rimpianti o rimorsi legati a decisioni lavorative, relazioni personali, opportunità di istruzione o di sviluppo personale.

A volte, le persone tendono a idealizzare il passato, ricordando solo gli aspetti positivi delle esperienze passate e ignorando o minimizzando gli aspetti negativi. Quando la realtà attuale non corrisponde alle aspettative ideali del passato, possono sorgere sentimenti di rimpianto e insoddisfazione. Se una persona non accetta pienamente o non elabora adeguatamente eventi dolorosi o traumatici del passato, potrebbe sperimentare sentimenti di rimpianto o di dolore persistente legati a quegli eventi.

In generale, queste emozioni rappresentano comunque una risposta normale e naturale a esperienze dolorose o a scelte che hanno avuto conseguenze negative sulla vita di una persona.

Rimorso e personalità forti: come riconoscerle

Le personalità forti le riconosci subito: mostrano un forte autocontrollo, dicono chiaramente quello che pensano, sanno quello che vogliono, sono automotivati e disciplinati.

Esiste tuttavia un lato oscuro: le personalità forti in alcuni casi non sono persone empatiche, possono mostrare qualche problema nella gestione delle emozioni e in particolare del rimorso. Invece di riconoscere e riflettere sul senso di colpa, preferiscono ignorarlo e andare avanti senza interrogarsi su quello che hanno fatto o detto o preoccuparsi di come si sono sentiti gli altri. Se in un primo momento questo comportamento li aiuta a gestire lo stress quotidiano, a lungo andare può trasformarsi in uno schema ricorrente e disfunzionale.

Disturbi associati al rimorso patologico

Rimorsi e sensi di colpa sono necessari per una corretta convivenza sociale perché ci permettono di adattarci all’ambiente, avvisandoci quando trasgrediamo e violiamo le norme sociali e culturali del contesto nel quale viviamo.

Kathryn Schulz, celebre autrice statunitense e vincitrice del Premio Pulitzer, nel libro “Being Wrong: Adventures in the Margin of Error”, ha affermato che esistono 4 fasi specifiche del rimorso. Vediamole nel dettaglio:

1. Negazione

In un primo momento siamo convinti che non pensare al fatto commesso o negarlo può farlo sparire, in qualche caso l’autocommiserazione ci fa da scudo;

2. Smarrimento

in questa fase proviamo un senso di alienazione tale che fatichiamo a credere di aver causato quel determinato evento;

3. Punizione

Il processo del rimorso continua facendo nascere in noi il desiderio di punirci per la scelta sbagliata o l’errore commesso;

4. Rimuginio

Questo è il terreno della ruminazione: pensiamo costantemente a ciò che è accaduto, proviamo disprezzo e vergogna per noi stessi.

A questo punto dovremmo essere pronti per la fase in cui il pentimento e la redenzione ci permettono di elaborare il senso di colpa e la maggior parte delle volte è così. Esiste però anche una terra di confine in cui si instaura un loop cronico tra terza e quarta fase: non uscire da questo limbo trasforma il rimorso da occasione di crescita personale a un fardello che può trasformarsi in patologia. La mancata capacità di regolare le nostre emozioni, il dolore così’ intenso da gestire e il continuo rimuginio possono sfociare in:

Caratteristiche delle persone che non provano rimorso

In psicologia, una persona che non prova rimorso o che mostra una mancanza di rimorso può presentare delle caratteristiche specifiche, spesso correlate a disturbi di personalità. Un indicatore comune è costituito dall’alessitimia, una condizione in cui una persona ha difficoltà a identificare, comprendere e esprimere le proprie emozioni. Le persone con alessitimia possono avere difficoltà a riconoscere il rimorso o a sperimentare emozioni correlate come la vergogna o il senso di colpa.

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Associazioni con personalità sociopatiche e psicopatiche

La conditio sine qua non del rimorso è l’empatia: metterci nei panni degli altri ci aiuta a capire se abbiamo sbagliato.

La mancanza di empatia e l’assenza di rimorsi è patologica: vivere in società senza l’allarme tipico dei sensi colpa, ovvero senza quel segnale che adatta il nostro comportamento alle norme culturali, dà origine, in casi estremi, al comportamento psicopatico o sociopatico. La valutazione del rimorso è un indicatore importante nella pratica forense e, in particolare, nei processi giudiziari in cui l’imputato mostra dei disturbi mentali.

Nel disturbo antisociale di personalità, ad esempio, emerge un modello pervasivo di disprezzo e violazione dei diritti degli altri, accompagnato da comportamenti irresponsabili, impulsività e mancanza di rimorso per il danno causato agli altri.

Come rimediare al rimorso: esempi pratici

  • identifica il comportamento che ti fa sentire in colpa;
  • accetta l’errore e trasformalo in un’occasione di cambiamento, crescita e apprendimento, evitando di etichettarlo come fallimento;
  • concediti la possibilità di non essere perfetto, soprattutto se hai la tendenza a pretendere troppo da te stesso;
  • esprimi verbalmente ciò che provi e il rammarico per l’errore commesso;
  • chiedi perdono;
  • ripara il danno.

Infine, un ultimo consiglio. Rendere costruttivo il rimorso vuol dire trasformare il senso di colpa, irrisolvibile per sua natura, in responsabilità ovvero in quel costrutto relazionale che ci permette di reindirizzare le nostre emozioni e di adattare il senso di libertà al nostro orizzonte etico.

Superare il rimorso con la psicoterapia

Superare i rimorsi richiede un processo terapeutico che si adatti alle esigenze e alle circostanze individuali del paziente. In terapia, il terapeuta lavora con il paziente per esplorare le radici dei rimorsi e sviluppare strategie per affrontarli in modo efficace.

Questo processo può coinvolgere diverse fasi:

  • Inizialmente, il terapeuta aiuta il paziente a esplorare i sentimenti di rimorso e a comprendere le cause sottostanti di tali emozioni. Questo può includere l’identificazione di schemi di pensiero distorti o credenze irrazionali che contribuiscono ai sentimenti di colpa e pentimento.
  • Successivamente, il terapeuta supporta il paziente nel processo di accettazione del passato e nel lasciar andare i rimorsi non produttivi. Questo può comportare la pratica del perdono di sé e degli altri, nonché lo sviluppo di una maggiore compassione e auto-comprensione
  • Durante il trattamento, il terapeuta può incoraggiare il paziente a sviluppare una visione più equilibrata delle proprie azioni passate e a imparare dagli errori. Questo può includere l’identificazione di lezioni apprese dalle esperienze passate e la formulazione di piani d’azione per il futuro. Nel corso del trattamento, il terapeuta può incoraggiare il paziente a sperimentare nuove prospettive e comportamenti, aiutandolo a costruire fiducia e autoefficacia nel gestire situazioni che potrebbero scatenare rimorsi.
  • Infine, il terapeuta fornisce sostegno continuo e incoraggiamento al paziente nel suo percorso di guarigione e crescita personale. Questo può includere la messa in pratica delle abilità apprese in terapia e il monitoraggio dei progressi nel gestire i rimorsi e sviluppare una visione più positiva del sé e della propria vita.

Il terapeuta può anche utilizzare tecniche di terapia cognitivo-comportamentale (TCC) per affrontare i pensieri negativi e autocritici associati ai rimorsi. Ciò può includere la ristrutturazione cognitiva per sfidare i pensieri distorti e il lavoro sulle abilità di autocompassione e auto-compassione.

Se rimorsi e sensi di colpa influiscono negativamente sulla tua vita, puoi rivolgerti a un professionista della salute mentale. Con gli psicoterapeuti di Serenis puoi imparare a gestire in maniera più funzionale e positiva le tue emozioni per ritrovare benessere ed equilibrio.

Fonti:

• The errors of our ways. (n.d.). The New York Times. https://www.nytimes.com/2010/07/25/books/review/Gilbert-t.html

• Weighed down by guilt: Research shows it’s more than a metaphor. (2013, October 8). Princeton University. https://www.princeton.edu/news/2013/10/08/weighed-down-guilt-research-shows-its-more-metaphor

• Mancini, A., Granziol, U., Gragnani, A., Femia, G., Migliorati, D., Cosentino, T., Luppino, O. I., Perdighe, C., Saliani, A. M., Tenore, K., & Mancini, F. (2022). Guilt Feelings in Obsessive Compulsive Disorder: An Investigation between Diagnostic Groups. Journal of Clinical Medicine, 11(16), 4673. https://doi.org/10.3390/jcm11164673

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Dott.ssa Martina Migliore

Approccio:
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Descrizione
Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.

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Revisori

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Dott. Domenico De Donatis

Medico Psichiatra

Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Pescara n. 4336

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma. Specializzazione in Psichiatria presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

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Dott. Federico Russo

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Neuropsicologo, Direttore Clinico di Serenis

Ordine degli Psicologi della Puglia n. 5048

Laurea in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale a indirizzo neuropsicologico presso l’Istituto S. Chiara di Lecce.

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Dott.ssa Martina Migliore

Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Ordine degli Psicologi dell'Umbria n.892

Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente e formatrice. Esperta in ACT e Superhero Therapy. Membro dell'Associazione CBT Italia, ACT Italia e SITCC. Esperta nell'applicazione di meccaniche derivanti dal gioco alle strategie terapeutiche evidence based e alla formazione aziendale.