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Bias del pavone: uno dei “mali” dei tempi moderni

Il bias del pavone è uno dei “mali” dei nostri tempi: in cosa consiste e cosa bisogna fare per evitare di essere vittime di questo errore

Ognuno di noi può attivare, spesso inconsapevolmente, i bias cognitivi. Tuttavia, ce n’è uno che molto più di altri rappresenta un po’ l’epoca in cui stiamo vivendo. Parliamo del bias del pavone, un meccanismo mentale che abbiamo messo in atto praticamente tutti e non solo una volta nella vita, complice anche l’uso dei social network che per un processo come questo sono un terreno particolarmente fertile.

Cos’è il bias del pavone

Il bias del pavone è quel processo mentale che ci spinge a condividere maggiormente i nostri successi rispetto ai nostri fallimenti.

Chiamato anche self-enhancing transmission bias, ci fa mostrare solo gli aspetti positivi della nostra vita e, contemporaneamente, nascondere il più possibile quelli negativi perché li percepiamo come qualcosa che può screditare la nostra persona

Quasi tutti un po’ lo facciamo, e in molte circostanze non c’è assolutamente niente di male. In alcune persone, invece, questo comportamento è molto più acuto, tanto che si arriva persino ad alterare la realtà o a mentire.

Tutti postiamo la nostra foto più bella ed è anche giusto, il problema insorge in quelle persone che non possono fare a meno di nascondere ciò che non ritengono perfetto sulla base dei canoni della società. È una specie di ossessione di dover apparire sempre al top, super motivati e belli anche quando nei fatti non è così.

Perché scatta questo comportamento

A spiegarci perché, chi in misura minore e chi maggiore, mettiamo più o meno tutti in atto questo comportamento è una lunga ricerca svolta dalla Stanford University per mano dei dottori Han e Hirshleifer. Lo studio è incentrato sul mondo degli investimenti, ma può essere facilmente applicato alla vita quotidiana.

Dalla ricerca emerge che le persone tendono a condividere solo le transazioni andate a buon fine dimenticandosi degli errori e dei fallimenti. Gran parte della colpa è da ritrovare nel contesto in cui viviamo che in qualche maniera ci spinge, senza che ce ne rendiamo conto, a condividere la miglior versione di noi stessi perché pensiamo di non essere interessanti agli occhi degli altri se non lo facciamo.

Dall’altra, però, questa è una tendenza comportamentale che in realtà è sinonimo di forti insicurezze.

Bias del pavone, perché è stato scelto proprio questo animale

Il bias del pavone non è stato chiamato così a caso. Il motivo per cui è così soprannominato è che questo elegante animale simboleggia la vanità per via del suo modo di sbandierare il piumaggio durante il corteggiamento.

Ma non solo, perché il pavone maschio è anche associato all’inganno perché, durante l’accoppiamento, può persino fingere dei versi che fanno credere agli altri maschi che lui sia più esperto.

Chi sono le persone più colpite dal bias del pavone

Come vi abbiamo accennato sopra, capita a tutti di cadere nella “trappola” del bias del pavone e, come tutti i bias cognitivi, a volte possono essere anche una cosa positivi. In molte circostanze, infatti, i bias sono delle semplici strategie del nostro cervello che puntano a risparmiare energia e a semplificare la realtà.

In altre, purtroppo, si trasformano in vere e proprie distorsioni cognitive, che si traducono poi in pregiudizi astratti e inefficaci e che vanno ad agire in maniera negativa sul nostro benessere psicologico.

Il bias del pavone, in particolare, colpisce soprattutto le persone più insicure e facilmente influenzabili. Il motivo è spesso legato alla loro bassa autostima, al senso di inadeguatezza che percepiscono e alle preoccupazioni fisiche e/o psicologiche che possiedono.

I bias cognitivi più diffusi

Ad essere particolarmente diffuso non è solo il bias del pavone, perché nel corso degli studi psicologici sono stati contati all’incirca 200 bias cognitivi. Ne abbiamo selezionati alcuni:

  • bias di conferma: non prendere decisioni sulla base di dati reali ma selezionando solamente le informazioni che confermano le nostre convinzioni o ipotesi;
  • bias di proiezione: quando siamo convinti che la maggior parte delle persone la pensi come noi;
  • bias della negatività: porre un’eccessiva attenzione verso elementi negativi. In questo modo, diamo maggior peso ai nostri errori;
  • bias dello status quo: il cambiamento ci spaventa così tanto che cerchiamo di mantenere le cose come stanno;
  • overconfidence bias: quando abbiamo un’eccessiva fiducia nelle nostre capacità che non è però giustificata da dati reali.

Come difendersi dal bias del pavone

Come abbiamo spiegato sopra, a tutti noi piace un po’ pavoneggiare e, in molte circostanze, il bias del pavone ha anche aspetti positivi. Ne è un esempio un colloquio di lavoro, dove è molto importante presentare la parte migliore di sé e mettere in secondo piano eventuali fallimenti.

Tuttavia, occorre farlo con criterio e con cautela perché se sentiamo la necessità di mostrarci sempre e comunque al meglio e nascondere, contemporaneamente, ciò che riteniamo meno “vendibile”, forse, siamo di fronte a un problema.

La prima cosa da fare, quindi, è capire che la perfezione non esiste, perché quello che è perfetto per noi potrebbe non esserlo per voi. Bisogna anche limitare l’uso dei social network se l’obiettivo è solo ed esclusivamente quello di pavoneggiare.

In più, dobbiamo ricordarci che il mondo dei social network è soprattutto virtuale, e che nella vita di tutti i giorni è praticamente impossibile che tutto vada sempre al meglio.

Quali sono le conseguenze del bias del pavone

Il bias del pavone rischia di farci entrare in una sorta è di spirale dove reale e virtuale si ricorrono, senza però stare mai al passo l’uno con l’altro. Ciò vuol dire che questa condizione potrebbe generare in noi sensazioni di ansia e frustrazione, soprattutto quando dobbiamo affrontare le persone dal vivo e senza i filtri dei social network.

In sostanza, a lungo andare il bias del pavone potrebbe spingerci a diventare incapaci di relazionarci dal vivo e a vivere una vita serena. Senza dimenticare che potrebbe trasformarsi persino in una vera ossessione verso il proprio modo di apparire, e quindi in una patologia psicologica. Se vi siete riscontrati in queste parole, sia nell’uso dei social network che nella vita di tutti i giorni, la miglior cosa che potete fare è quella di affidarvi all’aiuto di un professionista della salute mentale.

Fonte

  • Han, B., & Hirshleifer, D. A. (2015). Self-enhancing transmission bias and active investing. Available at SSRN 2032697.

Serena Proietti Colonna

Dottoressa di Ricerca in Psicologia e Scienze Cognitive, fin da piccola, ho coltivato la passione per il contatto umano e l'indagine delle persone. Ho scelto di studiare psicologia per migliorare la qualità della vita degli individui. Amo viaggiare, ispirata dalla mia sorella assistente di volo.

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Revisori

reviewer

Dott. Raffaele Avico

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista certificato EMDR I

Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista EMDR. È membro della ESDT (European Society for Trauma and Dissociation) e socio AISTED (Associazione italiana per lo studio del trauma e della dissociazione).

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Dott. Rosario Urbani

Psicoterapeuta specializzato in cognitivo comportamentale

Ordine degli Psicologi della Campania num. 6653/A

Laureato in Neuroscienze presso la Seconda Università di Napoli. Specializzato presso l’istituto Skinner in psicoterapia cognitivo comportamentale. Analista del comportamento ABA e specializzato anche nella tecnica terapeutica dell'EMDR.

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Dott.ssa Maria Vallillo

Psicoterapeuta specialista in Lifespan Developmental Psychology

Ordine degli Psicologi del Lazio num. 25732

Laurea in Psicologia presso l'Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in psicoterapia e psicologia del ciclo di vita presso l’Università la Sapienza di Roma. Esperta in neuropsicologia e psicodiagnostica e perfezionata in psico-oncologia.