L’effetto Mandela: uno sguardo scientifico sui falsi ricordi

L’effetto Mandela è il fenomeno per cui un nutrito gruppo di persone condivide il ricordo di un evento che non è mai accaduto o che si è svolto in maniera diversa da come viene ricordato. Scopri come la psicologia e le scienze cognitive spiegano questo fenomeno.
ACAgnese Cannistraci
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato08 giugno 2023
Aggiornato29 agosto 2026
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Scopri cos'è l'effetto Mandela

Il cervello ha delle capacità straordinarie e alcune funzioni, come la memoria, sono attive in ogni momento della nostra giornata, andando a comporre la nostra storia e chi siamo. Ma paragonare il cervello a una macchina sarebbe poco realistico e scorretto: molti fattori possono incidere, ad esempio, sui nostri ricordi, fino ad alterarli. La memoria, quindi, non è perfetta e a volte può fallire.

Non solo potremmo avere delle lacune o dejà-vu ma può capitare di avere dei veri e propri falsi ricordi. Quando questi sono condivisi da un numeroso gruppo di persone, ecco che parliamo di Effetto Mandela.

Effetto Mandela: che cos’è?

L’effetto Mandela o "Sindrome dei falsi ricordi" è un fenomeno psicologico in cui una persona o un gruppo di persone condividono un falso ricordo, un avvenimento che non è mai accaduto come viene ricordato.

La causa principale è legata alla memoria che è soggetta a degli errori e alla tendenza del cervello di creare delle storie coerenti per riempire i "vuoti di memoria", chiamata anche "confabulazione".

Perché si chiama "Effetto Mandela"

L’espressione "Mandela Effect" deriva da un evento accaduto nel 2009. Durante una conferenza dedicata alla morte dell’ex presidente sudafricano, l’autrice Fiona Broome raccontò con convinzione un episodio relativo alla scomparsa di Nelson Mandela in carcere durante gli anni ‘80. Tuttavia all’epoca l’ex-presidente sudafricano era ancora vivo (morì infatti soltanto nel 2013) ma quel ricordo era condiviso con altre persone e molto ricco di dettagli, al punto che l’autrice non si era mai interrogata sulla sua veridicità.

Il fatto che questo presunto ricordo fosse comune a più persone ha portato gli psicologi sociali a ipotizzare che l’effetto Mandela sia legato al concetto di memoria collettiva. In pratica, a volte queste convinzioni nascono dall’opinione della massa, che interpreta in maniera scorretta le informazioni creando una specie di ricordo comune che viene dato per vero senza mai essere messo in discussione, per il semplice fatto che tutti la pensano così. Ciò accade quando non ci ricordiamo qualcosa: partendo da un fallimento della nostra memoria, diamo per buona l’opinione della maggioranza senza verificare che corrisponda alla realtà, e ce ne convinciamo a tal punto da confondere l’informazione appresa con un nostro ricordo.

Effetto Mandela: gli esempi più comuni

Nella cultura popolare sono numerosissimi gli esempi di falsi ricordi comuni alla maggior parte delle persone, un fenomeno dimostrato empiricamente da uno studio pubblicato su Psychological Science. Eccone alcuni:

  • l’omino del Monopoly e il monocolo: tutti noi ricordiamo l’omino del Monopoly con indosso un frac, il cilindro in testa e un monocolo sull’occhio ma quest’ultimo particolare non esiste nell’illustrazione del celebre gioco in scatola.
  • Forrest Gump: la famosa frase “la vita è come una scatola di cioccolatini” non è mai stata pronunciata in questo modo dal protagonista del film, che afferma invece che “La vita è uguale a una scatola di cioccolatini”.
  • Star Wars: rimanendo in ambito cinematografico, anche l’iconica frase “Luke, io sono tuo padre”, non viene pronunciata nel modo in cui tutti ce la ricordiamo. L’antagonista della trilogia di Guerre Stellari svela infatti la sua identità a Luke ma senza pronunciare il suo nome.
  • Biancaneve e lo specchio: quasi tutti ricordano la Regina che chiede "Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?", ma nel doppiaggio italiano originale del 1938 la frase è "Specchio, servo delle mie brame".
  • l'uomo di Piazza Tienanmen: in molti sono convinti che l'uomo che nel 1989 si oppose ai carri armati sia stato poi travolto e ucciso, ma le riprese dell'epoca mostrano che i mezzi si fermarono e lui rimase illeso.

Di seguito invece ecco alcuni esempi comuni italiani:

  • Mike Bongiorno e la gaffe con la signora Longari: in molti ricordano la battuta "Ahi ahi ahi signora Longari, mi è caduta sull'uccello!" come una delle gaffe più celebri della televisione italiana, ma non è mai stata pronunciata.
  • il rigore di Roberto Baggio a USA '94: una parte consistente del pubblico ricorda che il pallone colpì la traversa, ma le immagini dell'epoca mostrano che il tiro finì alto, sopra la porta.
  • il Pallone d'Oro di Paolo Maldini: molti sono convinti che Maldini lo abbia vinto in carriera, ma non è mai accaduto.
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Come nasce una confabulazione?

Le confabulazioni, talvolta chiamate falsi ricordi, possono essere distinte in due tipologie in base al modo in cui si sono formate:

  • Spontanee, se avvengono senza che ci sia stato uno stimolo;
  • Provocate, se si formano nel momento in cui alla persona viene chiesto di ricordare qualcosa che però ha dimenticato in buona parte e, nel tentativo di rievocarlo, il ricordo viene riempito con un contenuto di fantasia.

La confabulazione si distingue dal delirio che invece spesso presenta un contenuto assurdo e non viene mai messo in discussione dalla persona, che continua a credervi anche se ci sono delle prove schiaccianti che ne dimostrano la falsità.

È fondamentale distinguere l’Effetto Mandela da condizioni patologiche:

CaratteristicaEffetto MandelaConfabulazione Clinica
PopolazioneSoggetti sani (fenomeno normativo)Pazienti con danni neurologici (es. Sindrome di Korsakoff)
ConsensoCollettivo (molte persone condividono lo stesso errore)Individuale e spesso bizzarro
ConsapevolezzaIl soggetto è convinto della realtà del ricordo fino alla prova contrariaIl soggetto può non avere critica del falso ricordo (anosognosia)

Come riconoscere un falso ricordo

Determinare con certezza se un singolo ricordo sia falso è una sfida complessa, poiché il cervello umano non distingue intrinsecamente tra un ricordo reale e uno ricostruito. Tuttavia, la ricerca psicologica e le neuroscienze hanno identificato diversi criteri (metacognitivi e fenomenologici) che possono aiutare a valutare la probabilità che un ricordo sia distorto.

  • analisi della sorgente, chiedersi come e dove è stata acquisita l’informazione.
  • coerenza vs staticità, i falsi ricordi spesso rimangono estremamente statici e cristallizzati, quasi come se si stesse recitando un copione. I ricordi reali invece tendono a cambiare leggermente ogni volta che vengono rievocati.
  • trappola della vividezza e dell'emozione, un errore comune è credere che un ricordo molto vivido o emotivamente intenso debba essere per forza vero.

In ambito clinico e di ricerca si utilizzano strategie metacognitive per smascherare i falsi ricordi:

StrategiaDescrizioneSegnale di Falso Ricordo
Recall-to-RejectTentare di ricordare dettagli che contraddicono il falso ricordo.Se trovo un dettaglio reale incompatibile (es. “quel giorno non potevo essere lì”), il ricordo è falso. (Deason et al., 2017)
Distinctiveness HeuristicChiedersi: “Se fosse successo davvero, non dovrei ricordare anche [dettaglio X]?”Se manca un dettaglio che dovrebbe essere indimenticabile, il ricordo è sospetto. (Bodner et al., 2016)
Source JudgmentValutare se l’immagine mentale deriva da un sogno, un film o un racconto.Difficoltà a distinguere tra l’aver fatto qualcosa e l’aver solo pensato di farla. (Lange et al., 2017)
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Il DOC di falsi ricordi è un tipo di disturbo ossessivo-compulsivo?

Sì, il cosiddetto “DOC da falsi ricordi” è un sottotipo clinico riconosciuto del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). Non è una diagnosi separata nel DSM-5, ma descrive una presentazione specifica in cui le ossessioni riguardano il dubbio patologico su eventi passati.

A differenza dell’Effetto Mandela, che è un fenomeno di memoria collettiva in soggetti sani, il DOC da falsi ricordi è una condizione clinica debilitante basata sull’ansia e sul dubbio.

Nel DOC da falsi ricordi, il paziente è tormentato dal dubbio di aver commesso un’azione terribile nel passato (es. un crimine, un’aggressione o un incidente) senza rendersene conto o avendolo dimenticato.

Le cause dell'effetto Mandela

Le cause psicologiche dell’Effetto Mandela non risiedono in una patologia, ma in una serie di scorciatoie e limiti intrinseci del sistema cognitivo umano. Il fenomeno è il risultato dell’interazione tra come il cervello elabora le informazioni (meccanismi individuali) e come queste informazioni si diffondono nei gruppi (meccanismi sociali).

La sua natura collettiva lo rende inoltre un esempio perfetto di come la memoria umana sia un processo sociale oltre che individuale.

Di seguito sono elencate le principali cause identificate dalla ricerca psicologica.

Cause cognitive

La teoria della traccia sfuocata (detta anche fuzzy trace theory) ha provato a trovare una spiegazione a questo processo: la memoria normalmente registra i ricordi su più livelli, in modo disgregato, dividendo diversi elementi come i dettagli fisici o i significati. Quando un significato si sovrappone alla traccia di un’esperienza vera si crea un falso ricordo.

Sono quindi diversi frammenti a produrre una confabulazione e questa dinamica viene studiata principalmente da due ambiti: le neuroscienze, che si occupano di illustrarla, e la psicopatologia, l’ambito in cui essa è più facile da osservare.

Studi di risonanza magnetica funzionale hanno confermato questo meccanismo a livello cerebrale: una ricerca pubblicata su PLOS Biology ha mostrato che l'esposizione a informazioni fuorvianti aumenta la somiglianza dei pattern di attività neurale tra soggetti diversi nelle aree occipito-temporali e parietali, a conferma che si tratta di un fenomeno condiviso e fisiologico, non di un errore isolato.

Meccanismi sociali

L’Effetto Mandela è, per definizione, collettivo. La componente sociale è fondamentale per la sua diffusione e persistenza.

Quando una persona esprime un falso ricordo con sicurezza, gli altri membri del gruppo tendono a incorporare quell’errore nei propri ricordi. Questo effetto è amplificato online, dove un errore può essere condiviso da migliaia di utenti simultaneamente.

L’esposizione a informazioni errate dopo un evento può alterare il ricordo originale. Se leggiamo su internet che “Pikachu aveva la punta della coda nera”, questa nuova informazione si sovrappone al ricordo corretto, sovrascrivendolo.

Effetto mandela e malattie associate

L'effetto Mandela si osserva più spesso in persone che soffrono di determinate malattie psichiatriche o condizioni, come ad esempio

  • Nella sindrome di Korsakoff, causata da una carenza di vitamina B1 che molte volte si associa all’alcolismo;
  • Nella demenza di Alzheimer, in cui la memoria è una funzione compromessa in modo evidente. 

Si tratta di condizioni in cui sono presenti delle vere lacune, che il cervello non tollera e sostituisce con fantasie o falsi ricordi. Ad esempio, una persona che soffre di amnesia dopo aver avuto un ictus cerebrale, ha subito un trauma o è affetta da demenza, si trova con dei grandi buchi di memoria che semplicemente riempie con la versione più scontata, la successione di eventi più probabile che sarebbe potuta accadere. 

Generalmente questi sono plausibili, al punto che potrebbero essere scambiati con eventi realmente successi e diventare così impossibili da distinguere dai ricordi veri. Diventano a pieno titolo parte della nostra memoria. 

falsi ricordi e effetto mandela

Lo studio dell’effetto Mandela in psicologia e psichiatria

L'effetto Mandela non ha ancora trovato una spiegazione definitiva ed esaustiva, ma tra i fattori probabili che possono determinare queste distorsioni della memoria c’è sicuramente la suggestionabilità. Si tratta, infatti, di un fenomeno che si verifica più spesso in persone che facilmente si lasciano convincere da quanto detto da altri o dal senso comune, senza preoccuparsi di metterlo in discussione.

A livello clinico, però, la confabulazione è considerata come un sintomo quando si accompagna a un disturbo mentale ma non come una sindrome a sé stante, anche se può dare luogo a una sofferenza importante. Ad esempio, se l’effetto Mandela consegue da un trauma subito, la persona può avere un vissuto di paura, vergogna e timore che la situazione possa degenerare fino a farle perdere il controllo sulla propria memoria e la propria capacità di distinguere ciò che è reale da ciò che è invenzione. Inoltre, un comportamento che può essere messo in atto come conseguenza è l’isolamento.

Se senti il bisogno di parlare con uno psicoterapeuta per i falsi ricordi scaturiti ad esempio da traumi, puoi rivolgerti al nostro centro medico. Con il primo colloquio gratuito, potrai chiedere maggiori informazioni su questo fenomeno allo psicoterapeuta e, se necessario in base alla tua situazione personale, iniziare un percorso di terapia individuale. 

Fonti:

Sitografia

The Visual Mandela Effect as Evidence for Shared and Specific False Memories Across People

Psychological Science (SAGE)

Shared memories of event details in the human brain are altered by misinformation and test expectations.

PLOS Biology

The use of metacognitive strategies to decrease false memories in source monitoring in patients with mild cognitive impairment.

Cortex

Getting at the source of distinctive encoding effects in the DRM paradigm: evidence from signal-detection measures and source judgments.

Memory

Testing the Motor Simulation Account of Source Errors for Actions in Recall.

Frontiers in Psychology

Alcune domande che potresti avere sull'effetto Mandela

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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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