Stigma: cos'è, tipologie e conseguenze psicologiche


Punti chiave
- Significato di stigmatizzare: attribuire a una persona o a un gruppo un marchio negativo che porta alla discriminazione, sulla base di pregiudizi e convinzioni errate.
- Le cause dello stigma: una combinazione di ignoranza, pregiudizi radicati e isolamento sociale, alimentata dalla paura di ciò che si conosce poco.
- Come ridurre lo stigma: informazione, contatto diretto con chi vive la condizione stigmatizzata e un linguaggio più attento fanno la differenza concreta.
Cos'è lo stigma?
Lo stigma è l'insieme di atteggiamenti negativi, pregiudizi e comportamenti discriminatori rivolti verso persone o gruppi percepiti come "diversi" rispetto a uno standard sociale considerato normale.
Il termine ha origine nell'antica Grecia, dove indicava un marchio fisico impresso sul corpo di schiavi, criminali o traditori, per segnalarne pubblicamente lo status di emarginati. Nel tempo il concetto si è spostato dal piano fisico a quello simbolico: oggi non parliamo più di un segno visibile sulla pelle, ma di un'etichetta sociale altrettanto capace di escludere.
In salute mentale, lo stigma resta uno degli ostacoli principali alla ricerca di aiuto. Chi vive un disagio psicologico spesso rimanda la richiesta di supporto proprio per paura di essere etichettato.
Stigma e stigmatizzare: qual è la differenza?
Stigmatizzare è il verbo, l'azione: significa attribuire attivamente a una persona o a un gruppo quel marchio negativo di cui parlavamo sopra. Lo stigma, invece, è il fenomeno nel suo complesso, la condizione che ne deriva.
Quando si stigmatizza qualcuno, lo si riduce alla sua condizione, patologia o caratteristica ritenuta deviante, cancellando tutto il resto della sua identità. Non si parla più di "una persona che soffre di depressione", ma semplicemente de "il depresso". Questo passaggio linguistico, apparentemente piccolo, ha conseguenze molto concrete sul modo in cui la persona viene trattata e su come finisce per percepire se stessa.
Stigma, stereotipo, pregiudizio e discriminazione: le differenze
Nel linguaggio comune questi quattro termini vengono spesso usati come sinonimi, ma indicano fasi diverse dello stesso processo:
- Stereotipo: è la credenza, l'idea generalizzata e semplificata su un gruppo di persone, spesso trasmessa culturalmente più che verificata direttamente.
- Pregiudizio: è la reazione emotiva che accompagna lo stereotipo, il grado di accordo che una persona sviluppa verso quella credenza, con le conseguenti emozioni negative come paura o disagio.
- Discriminazione: è il comportamento concreto che ne deriva, l'azione con cui si escludono, penalizzano o trattano diversamente le persone appartenenti a quel gruppo.
- Stigma: è il fenomeno che tiene insieme tutti questi elementi, il risultato sociale complessivo di stereotipi, pregiudizi e comportamenti discriminatori che si rinforzano a vicenda nel tempo.
Capire questa distinzione aiuta a intervenire nel punto giusto. Contrastare solo il comportamento discriminatorio, senza lavorare sullo stereotipo di partenza, difficilmente basta a ridurre lo stigma nel lungo periodo.
Le tipologie di stigma
Lo stigma non si manifesta sempre allo stesso modo. Riconoscere le sue diverse forme aiuta a capire dove e come intervenire.
- Stigma pubblico o sociale, è la forma più visibile: la condivisione di stereotipi e comportamenti negativi da parte di un'ampia fetta della popolazione nei confronti di persone con determinate condizioni, per esempio un disturbo psichico o una disabilità.
- Stigma istituzionale o strutturale, riguarda leggi, regolamenti e procedure burocratiche che, anche indirettamente, privano alcune persone di diritti e opportunità. Un esempio storico è la difficoltà di accesso al lavoro per chi ha avuto un ricovero psichiatrico, anche a distanza di anni.
- Stigma interiorizzato (auto-stigma), è forse la forma più dolorosa, perché non arriva dall'esterno ma si insinua dentro. L'auto-stigma si sviluppa attraverso tre passaggi: la persona diventa consapevole dello stereotipo negativo diffuso nella società, finisce per essere in parte d'accordo con esso, e infine interiorizza quel giudizio fino a farlo proprio. Il risultato è un calo dell'autostima e, spesso, la sensazione di non meritare aiuto o comprensione.
- Stigma affiliato, una forma meno discussa ma altrettanto reale: riguarda chi sta accanto alla persona stigmatizzata, come familiari, partner o caregiver. Anche loro possono sperimentare isolamento sociale ed essere trattati con diffidenza, semplicemente per il legame che li unisce a chi vive la condizione stigmatizzata
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La definizione di stigma di Goffman per la salute mentale
Il primo a teorizzare in modo sistematico il concetto di stigma applicato alla vita sociale fu Erving Goffman, sociologo canadese che nel 1963 pubblicò l'opera che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento in questo campo.
Secondo Goffman, lo stigma è un attributo che riduce chi lo porta da persona "completa" a persona "screditata" agli occhi degli altri, un marchio che compromette l'identità sociale prima ancora di quella reale. Questa definizione resta sorprendentemente attuale: ancora oggi, in molte circostanze, l'oggetto principale della stigmatizzazione è proprio chi convive con un disturbo psichico.
Chi vive questa condizione spesso si sente escluso, si vergogna di sé e della propria situazione, e finisce per rifugiarsi nella solitudine, proprio quando avrebbe più bisogno di supporto, per esempio attraverso una prima seduta con uno psicologo.

Il modello di Link e Phelan: i 5 elementi dello stigma
Nel 2001, i sociologi Bruce Link e Jo Phelan hanno proposto una lettura più articolata dello stigma, individuando cinque elementi che devono coesistere perché il fenomeno si manifesti pienamente:
- etichettamento, quando una caratteristica viene isolata e usata per identificare la persona
- stereotipizzazione, quando a quella caratteristica vengono associate credenze negative
- separazione, quando si crea una distinzione netta tra "noi" e "loro"
- perdita di status, quando la persona etichettata viene percepita come meno degna di rispetto o opportunità
- discriminazione, l'esito finale in termini di esclusione concreta
Immaginiamo il caso di un dipendente che, dopo aver comunicato al proprio responsabile un percorso di cura per un disturbo d'ansia, viene gradualmente escluso dai progetti più delicati (etichettamento e separazione), percepito come meno affidabile dai colleghi (stereotipizzazione), fino a vedere rallentata la propria carriera (perdita di status e discriminazione). Gli autori sottolineano inoltre un elemento spesso trascurato: perché lo stigma esista davvero, serve che qualcuno abbia il potere sociale di renderlo accettabile e di farlo valere concretamente.
Le cause dello stigma
Le cause dello stigma nascono dall'intreccio di più fattori che si alimentano a vicenda.
- Ignoranza: la mancanza di informazioni corrette su una condizione, patologia o disturbo genera timori spesso sproporzionati rispetto alla realtà.
- Pregiudizi: alimentati da mezzi di informazione, cultura popolare e rappresentazioni distorte, che tendono a semplificare fenomeni complessi.
- Isolamento storico: in Italia, la chiusura dei manicomi avvenuta nel 1978 con la legge Basaglia ha segnato un passaggio culturale importante, restituendo dignità e diritti alle persone con disturbi psichici. Nonostante questo, molte famiglie continuano ancora oggi ad affrontare la malattia mentale in una condizione di sostanziale solitudine, senza reti di supporto adeguate.
La paura di ciò che non si conosce resta, ancora oggi, uno dei motori principali dello stigma.

Stigma e malattia: non solo salute mentale
Sebbene lo stigma legato alla salute mentale sia tra i più studiati, il fenomeno riguarda molte altre condizioni di salute. Le persone con diabete, per esempio, riferiscono spesso di sentirsi costantemente giudicate e controllate, sia sul lavoro sia nelle relazioni personali. Chi vive con HIV affronta uno stigma particolarmente radicato, capace di isolare anche in contesti familiari e sanitari.
Un caso emblematico è quello dell'obesità, arrivata a essere descritta da alcuni studiosi come "l'ultimo pregiudizio socialmente accettabile". Lo stigma legato al peso corporeo può paradossalmente peggiorare la condizione che intende colpire, riducendo la motivazione al cambiamento e favorendo comportamenti alimentari disfunzionali. Chi riconosce in queste dinamiche un proprio percorso di disturbo alimentare può trovare beneficio in un supporto specialistico dedicato.
Anche l'Alzheimer porta con sé forme di stigmatizzazione, non solo verso chi ne è affetto, escluso spesso già nelle fasi iniziali della malattia dalla vita sociale, ma anche verso chi se ne prende cura.
Le conseguenze psicologiche dello stigma
Le conseguenze dello stigma vanno ben oltre il disagio del momento e possono avere un impatto profondo sul benessere psicologico complessivo.
- Mancato riconoscimento della sofferenza: chi lotta contro una condizione, specialmente se poco visibile o poco riconosciuta socialmente, rischia di essere etichettato come debole o pigro, con un conseguente mancato riconoscimento della sua reale sofferenza.
- Auto-stigmatizzazione: come visto, interiorizzare il giudizio esterno porta a rassegnazione, sconforto e talvolta al rifiuto di iniziare o proseguire un percorso di cura.
- Abbassamento dell'autostima: convinzioni come "sono incapace" o "sono difettoso" rendono più difficile chiedere aiuto, sia a livello professionale sia personale. Approfondire il tema della bassa autostima può aiutare a riconoscerne i segnali.
- Peggioramento della condizione: lo stigma non si limita a influenzare la percezione della malattia, ma può contribuire al suo effettivo aggravamento, come visto nel caso dell'obesità.
Stigma e relazioni interpersonali
Chi si sente stigmatizzato tende progressivamente a ritirarsi dalle interazioni sociali, per timore del giudizio altrui. Questo comportamento, se protratto nel tempo, alimenta un circolo vizioso: meno contatti sociali significano meno opportunità di sentirsi compresi, con un rischio maggiore di scivolare verso l'isolamento. Sul piano lavorativo, la paura di essere giudicati può portare a nascondere informazioni importanti, come nel caso di Marta, con effetti negativi sia sul benessere personale sia sulla qualità delle relazioni professionali.
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Come si manifesta lo stigma nella vita quotidiana
Lo stigma raramente si presenta come un episodio eclatante. Più spesso si nasconde in piccoli gesti quotidiani, difficili da individuare mentre accadono: una battuta apparentemente innocua su chi "va dallo psicologo", uno sguardo di troppo quando qualcuno menziona una terapia farmacologica, l'esclusione implicita da una conversazione perché si teme di "dire la cosa sbagliata".
Capita spesso, nella pratica clinica, di sentire pazienti raccontare episodi in cui non si è trattati diversamente in modo esplicito, ma percepiscono comunque un cambiamento sottile nel modo in cui i colleghi o gli amici si rivolgono a loro dopo aver saputo di una diagnosi. È proprio questa sottigliezza a rendere lo stigma difficile da contrastare: non sempre chi lo mette in atto ne è consapevole.
Le strategie per ridurre lo stigma
Contrastare lo stigma richiede un impegno che coinvolge sia il livello individuale sia quello collettivo.
- Informazione: una maggiore conoscenza delle condizioni di salute mentale e fisica aiuta a smontare stereotipi radicati e a costruire empatia reale.
- Contatto sociale: il confronto diretto con persone che vivono determinate condizioni riduce sensibilmente le distanze e i pregiudizi, molto più di qualsiasi campagna informativa astratta.
- Formazione mirata: programmi educativi nelle scuole e nei luoghi di lavoro possono modificare in modo duraturo le attitudini verso chi vive difficoltà psicologiche.
- Attenzione al linguaggio: sostituire espressioni come "il diabetico" o "l'ansioso" con formulazioni person-first, per esempio "una persona con diabete" o "una persona che convive con l'ansia", restituisce centralità alla persona invece che alla sua condizione.
Il ruolo dello psicologo può essere determinante in questo percorso, non solo nel trattamento diretto delle conseguenze dello stigma, ma anche nell'aiutare la persona a sviluppare strumenti concreti per affrontarlo.
Se riconosci in questi meccanismi qualcosa che ti riguarda da vicino, parlarne con un professionista della salute mentale può aiutarti a capire come lo stigma stia influendo sul tuo benessere, e valutare insieme se intraprendere un percorso di supporto.
Cosa fare se ti senti vittima di stigma
Chi vive lo stigma sulla propria pelle può iniziare a contrastarlo parlando apertamente, quando si sente pronto, della propria condizione, come si farebbe per qualsiasi altro problema di salute. Non è un passaggio semplice né obbligatorio, e i tempi vanno rispettati.
È altrettanto importante non rinunciare al supporto di un esperto della salute mentale, e valutare, quando possibile, il coinvolgimento di familiari e amici fidati. Il contatto sociale e la consapevolezza condivisa possono davvero contribuire a invertire la rotta, sia per chi vive la condizione sia per chi gli sta accanto.
La differenza, spesso, la fanno proprio le persone intorno, l'ambiente e le istituzioni. Il cambiamento parte da lì, e si riflette poi anche su chi lo sperimenta in prima persona.
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Esperienza reale
D. 36 anni soffre di disturbi dell’umore dall’età dell’adolescenza. Il suo processo di cambiamento è iniziato quando, stanca di sentirsi dare della “pazza” da tutti (famiglia compresa), ha deciso di chiedere aiuto e di mettersi in gioco, rendendosi protagonista della sua vita e tirandosi fuori dal ruolo di “malata”. Con l’approccio centrato sulla persona abbiamo anzitutto lavorato sulla natura e la causa dei suoi disturbi: renderla consapevole dei triggers che potevano influenzare l’umore, aiutarla a riconoscere e gestire le emozioni, spiegarle la natura del suo disturbo, le hanno dato degli strumenti in più di autogestione e di comunicazione agli altri del proprio malessere. Nel suo caso è stato anche necessario richiedere l’intervento di uno psichiatra per stabilizzare l’umore, passo che prima di iniziare la psicoterapia si rifiutava di fare per timore che lo stigma potesse peggiorare. La farmacoterapia ha però ridotto i sintomi depressivi, consentendole di inserirsi nel mondo del lavoro e di percepirsi, quindi, come persona competente e capace.
Sitografia
Bibliografia
Stigma, l’identità negata. — Laterza ed.
Goffman, E. (1970)
Stigma and mental health challenges in medical students — BMJ case reports
Hankir, A. K., Northall, A., Zaman, R. (2014)
Mental Health, Discourse and Stigma — BMC psychology, 11(1),, pp. 180
Zayts-Spence, O., Edmonds, D., Fortune, Z. (2023)
Stigma: Notes on the Management of Spoiled Identity — Prentice-Hall.
Goffman, E. (1990)
