Sensibilità emotiva: cos’è, pro e contro

La sensibilità è la capacità di percepire e rispondere agli stimoli interni ed esterni, come emozioni, sensazioni fisiche e ambientali. Può variare notevolmente da persona a persona e può influenzare il modo in cui interagiamo con il mondo circostante.
Sensibilità emotiva e emozioni

In psicologia, avere sensibilità emotiva vuol dire accedere alle proprie emozioni e a quelle degli altri in modo sano e costruttivo. Quando siamo emotivamente sensibili, siamo in grado di riconoscere i nostri sentimenti e bisogni e questa caratteristica ci aiuta a prendere decisioni più consapevoli, ad affrontare meglio lo stress e la pressione quotidiana e ci consente di creare relazioni più profonde e significative.

Cos’è la sensibilità emotiva?

La sensibilità emotiva è un aspetto fondamentale dell’esperienza umana. Si riferisce alla capacità di una persona di riconoscere, comprendere e rispondere alle proprie emozioni e a quelle degli altri, di cogliere le sfumature dei sentimenti e di agire in modo empatico e consapevole.

Cosa vuol dire essere una persona sensibile?

Jung afferma che la persona sensibile è quella che rivolge la sua attenzione all’osservazione, all’ascolto e alla conoscenza del mondo. In questo modo, il significato di sensibilità emotiva indica la funzione psichica capace di generare un ponte simbolico tra noi stessi e la realtà presente.

Essere una persona emotiva vuol dire possedere una ricettività che ci rende più consapevoli non solo del nostro mondo interiore ma anche più attenti ai segnali emotivi che provengono dagli altri.

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Perché è importante la sensibilità emotiva?

Le emozioni hanno la funzione di farci reagire a ciò che percepiamo come importante, possono guidare le nostre scelte di vita e ci permettono di adattarci agli eventi positivi e negativi (C. Bonardo, 2021). La capacità di cogliere segnali sottili e di “sentire” le situazioni ci permette di prendere decisioni più ponderate e di anticipare potenziali ostacoli od opportunità.

La sensibilità crea e alimenta terreno fertile per la creatività, può contribuire a una maggiore conoscenza di sé e allo sviluppo personale, poiché gli individui sensibili tendono a riflettere maggiormente sulle proprie emozioni ed esperienze.

Perché è importante la sensibilità emotiva

Quale parte del cervello ci rende sensibili?

La sensibilità emotiva è legata all’attività di 3 diverse aree del cervello:

  • amigdala, responsabile dell’elaborazione delle emozioni come la paura e la rabbia;
  • ippocampo, struttura cerebrale coinvolta nella memoria e nell’apprendimento emotivo;
  • corteccia prefrontale, parte anteriore del lobo frontale del cervello che ci permette di regolare le nostre emozioni e di prendere decisioni consapevoli.

Uno studio pubblicato sulla rivista Biomolecules (G. Simic e colleghi, 2021) ha dimostrato che le persone sensibili hanno un’amigdala più attiva rispetto a chi è meno sensibile.

Come si riconoscono le persone sensibili?

Le persone profondamente emotive si riconoscono per la grande capacità di ascolto e comprensione e per l’elevata empatia che permette loro di comprendere e condividere le emozioni degli altri.

Hanno una mente fertile che li porta a sognare, a fantasticare e a trovare nuove soluzioni proprio grazie a questa capacità di percepire le sfumature sottili e invisibili ai più. Sono intuitive e hanno bisogno di trascorrere del tempo da sole per riflettere e per ritrovare le energie perché spesso, come vedremo, l’elevata sensibilità espone alle intemperie emotive del mondo. Infine, una caratteristica singolare nelle persone sensibili è quella di essere turbate da luci intense, folle di persone e rumori forti (L. Morellini e colleghi, 2023).

Come si riconoscono le persone sensibili

Sensibilità emotiva: Chi è un PAS e come capire se lo siamo

L’aroma del caffè, il canto melodioso di un uccello, il compagno di banco che strappa un foglio, una tenda che danza con il vento. Per la maggior parte di noi questi dettagli passano inosservati ma esistono persone capaci non solo di cogliere e di sentire questi input ma lo fanno in maniera intensa, coinvolgente: sono le persone altamente sensibili o PAS, un termine, coniato dalla psicologa Elaine Aron.

Una persona ipersensibile avverte in maniera amplificata tutte le proprie emozioni. La sua grande empatia la porta ad assorbire, come una spugna, le emozioni degli altri, e a sentirle intensamente.

Come si fa a capire se siamo PAS? La dottoressa Aron ha creato la Highly Sensitive Person Scale, un test per la sensibilità emotiva.

Sulla base di questa scala, potresti essere un PAS se sei:

  • facilmente sopraffatto da forti input sensoriali;
  • noti i sottili cambiamenti nel tuo ambiente;
  • senti gli stati d’animo degli altri;
  • sei sensibile al dolore;
  • hai bisogno di tempo da solo per ricaricarti dopo una giornata impegnativa;
  • ti ritrovi a sognare spesso a occhi aperti e ad avere una vivida immaginazione;
  • eviti spesso film o programmi TV violenti.

Come funziona la mente di un PAS?

Cosa si cela dietro questa sensibilità amplificata? La dottoressa Elaine Aron, pioniera nel campo della ricerca sulle PAS, ha identificato quattro tratti distintivi che definiscono questo particolare profilo (Modello Does):

  • Profondità di elaborazione
  • Sovrastimolazione
  • Reattività emotiva
  • Sensibilità sensoriale

Perché alcune persone sono molto sensibili?

Le cause dell’ipersensibilità potrebbero derivare da una combinazione di fattori genetici e ambientali.

L’elevata sensibilità, secondo i ricercatori, non è solo una caratteristica ma un tratto intrinseco, impresso nel nostro DNA fin dalla nascita. Lo studio dell’imaging cerebrale ha rivelato una realtà davvero interessante: i PAS possiedono un’attivazione amplificata nelle aree del cervello dedicate alla percezione e all’empatia. Questo si traduce in una maggiore intensità nel recepire e vivere le emozioni, sia positive che negative.

Le ricerche suggeriscono inoltre che il PAS sia un vantaggio evolutivo. Le persone altamente emotive, grazie alla loro acuta sensibilità all’ambiente circostante, possiedono un radar interno che le rende più vigili e pronte ad affrontare le sfide della vita. Questa predisposizione potrebbe aver contribuito alla sopravvivenza della specie nel corso dell’evoluzione.

La ricerca ha inoltre sottolineato che la mancanza di calore da parte dei genitori durante la crescita, traumi ed esperienze negative infantili possano causare nel bambino un’elevata sensibilità (C. Chen e colleghi, 2011).

Come funziona il cervello di una persona altamente sensibile?

Da cosa dipende questa estrema sensibilità emotiva? I neuroni che ci aiutano a capire cosa sta succedendo nella vita di un’altra persona in base alle loro azioni sono noti come neuroni specchio: queste cellule ci permettono di entrare in connessione con il mondo motivo altrui. Se vediamo qualcuno sorridere, i nostri neuroni specchio si attivano, ed è come se stessimo sorridendo anche noi. Nei PAS, i neuroni specchio sono più attivi. Questo aumento del livello di attività è ciò che li rende più empatici e compassionevoli (N. Fox e colleghi, 2020).

La dopamina è una sostanza chimica del cervello che ci spinge a completare determinate attività. Il cervello di un PAS presenta una minore reattività alla dopamina: questa caratteristica è proprio ciò che permette alle PAS di essere più riflessive e attente mentre elaborano le informazioni.

Il cervello di una persona altamente sensibile è come se fosse sintonizzato sugli altri. Quando ci troviamo in un contesto sociale, il nostro cervello diventa più attivo. Quando una persona altamente sensibile si trova in tale contesto, il suo cervello diventa più attento all’ambiente circostante e alle altre persone.

Come vive una persona sensibile?

Secondo gli esperti, la vita di una persona altamente sensibile è ricca di sfumature e complessità. La profonda empatia e la capacità di cogliere i dettagli permettono alle PAS di vivere il mondo con maggiore intensità e apprezzare la bellezza in ogni sua forma. Esiste però anche il rovescio della medaglia.

Un esempio può aiutarci a capire come vivono le persone dotate di un’alta sensibilità emotiva. Un lieve rimprovero sul lavoro: succede a tutti, ci si rimane male per un po’ e poi si passa oltre. Il PAS percepisce questa esperienza amplificandola, non volta pagina come gli altri, ma ci rimugina e la vive male perché ha difficoltà a gestire i conflitti, si sente responsabile delle aspettative degli altri e tende a evitare il confronto.

L’elevata sensibilità può esporre a un sovraccarico di stimoli, generando stress, ansia e difficoltà nel gestire le emozioni (disregolazione emotiva).

Inoltre, le PAS possono essere più vulnerabili a critiche e rifiuti, vivono in modo intenso emozioni come il senso di colpa, la vergogna. Sono più inclini al pianto, generalmente sono dotate di una bassa autostima. Particolare attenzione va posta nei rapporti perché le persone altamente sensibili possono essere facilmente vittime di persone affette da disturbo borderline di personalità, narcisisti e persone ad alto conflitto.

Perché le persone sensibili soffrono di più?

La ricerca scientifica ha dimostrato che queste persone soffrono di più anche a livello fisico.

Lo stress influisce sulla soglia del dolore e i PAS sperimentano tutto, compreso lo stress, in modo più intenso. La ragione di ciò potrebbe essere attribuita alle mutazioni genetiche trovate nelle PAS in tre neurotrasmettitori direttamente collegati allo stress e alla tolleranza al dolore. In una persona altamente sensibile sotto stress, queste sostanze neurochimiche diventano disregolate, diminuendo la capacità del sistema nervoso di far fronte al dolore sia a breve che a lungo termine (R. Richard, 2016).

Chi è sensibile è più intelligente?

La relazione tra sensibilità e intelligenza è un tema complesso e ancora oggetto di studio. Uno studio pubblicato su PubMed (M.Plucker e colleghi, 2018) ha esaminato la relazione tra sensibilità e tratti di intelligenza, trovando che le PAS tendono ad avere punteggi più alti in alcune aree dell’intelligenza, come l’apertura all’esperienza e l’intelligenza.

Come fare per non essere troppo sensibili?

La sensibilità non è un difetto da correggere, ma un tratto distintivo che arricchisce la nostra esperienza del mondo. Convivere con questa nostra caratteristica vuol dire semplicemente comprenderla e imparare a gestirla attraverso una serie di consigli semplici ma efficaci:

  1. Riconosci i tuoi bisogni. Presta attenzione a come ti senti in diverse situazioni e identifica i fattori che scatenano le tue emozioni più intense.
  2. Crea spazi di tranquillità. Ritagliati momenti di solitudine e silenzio ogni giorno per ricaricare le tue energie e ritrovare l’equilibrio.
  3. Impara a dire di no. Non aver paura di impostare dei limiti e di rifiutare richieste che ti sembrano eccessive, fuori luogo. Impara a dire di no con gentilezza e assertività, senza sentirti in colpa.
  4. Comunica in modo efficace. Esprimere le tue emozioni e i tuoi bisogni in modo chiaro e assertivo può aiutarti a migliorare le relazioni interpersonali.
  5. Coltiva relazioni positive. Circondati di persone empatiche, comprensive e supportive che ti fanno sentire a tuo agio e che sono davvero capaci di comprendere la tua sensibilità.
  6. Sii gentile con te stesso. Impara ad accettarti con tutti i tuoi pregi e difetti, inclusa la tua sensibilità. Evita di giudicarti o colpevolizzarti.

Studi sulla sensibilità emotiva

Nel corso degli anni sono stati effettuati numerosi studi sulla sensibilità emotiva. Tra i più interessanti ricordiamo una ricerca pubblicata su ResearchGate (M. Baryła-Matejczuk e colleghi, 2020) che ha analizzato la sensibilità sensoriale nei bambini.

Intelligenza emotiva e sensibilità

L’intelligenza emotiva, la capacità di comprendere, gestire ed esprimere le proprie emozioni e quelle degli altri, è una risorsa fondamentale per il benessere psicologico e il successo personale. Non è una dote innata ma un’abilità che possiamo apprendere e sviluppare attraverso la pratica e la consapevolezza; secondo alcuni studi, gli uomini hanno meno fiducia nella propria intelligenza emotiva. Il contrario dell’intelligenza emotiva è l’alessitimia, una sorta di analfabetismo emotiva, una mancanza di sensibilità emotiva che non è un disturbo ma l’indice di un disagio psicofisico.

La psicoterapia può essere uno strumento prezioso per le Persone Altamente Sensibili. Gli psicoterapeuti di Serenis possono aiutarti ad aumentare la tua consapevolezza personale, a gestire le emozioni intense, a stabilire confini sani con gli altri e a trovare un equilibrio sostenibile tra la tua sensibilità e le esigenze del mondo esterno. Tutto questo grazie alla psicoterapia online, che ti permette di usufruire del supporto di un esperto comodamente da casa tua.

Fonti:

  • Sergerie, K., Chochol, C., & Armony, J. L. (2008). The role of the amygdala in emotional processing: A quantitative meta-analysis of functional neuroimaging studies. Neuroscience & Biobehavioral Reviews/Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 32(4), 811–830. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2007.12.002
  • Are you highly sensitive? (n.d.). https://hsperson.com/test/highly-sensitive-test/
  • Fox, N. A., Salo, V. C., Debnath, R., Morales, S., & Smith, E. G. (2020). The mirror neuron system and social cognition. In Cambridge University Press eBooks (pp. 495–519). https://doi.org/10.1017/9781108351959.018
Dott.ssa Martina Migliore

Approccio:
Titolo di studio
Descrizione
Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.

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Revisori

reviewer

Dott. Domenico De Donatis

Medico Psichiatra

Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Pescara n. 4336

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma. Specializzazione in Psichiatria presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

reviewer

Dott. Federico Russo

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Neuropsicologo, Direttore Clinico di Serenis

Ordine degli Psicologi della Puglia n. 5048

Laurea in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale a indirizzo neuropsicologico presso l’Istituto S. Chiara di Lecce.

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Dott.ssa Martina Migliore

Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Ordine degli Psicologi dell'Umbria n.892

Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente e formatrice. Esperta in ACT e Superhero Therapy. Membro dell'Associazione CBT Italia, ACT Italia e SITCC. Esperta nell'applicazione di meccaniche derivanti dal gioco alle strategie terapeutiche evidence based e alla formazione aziendale.