Controdipendenza affettiva: che cos’è e come si manifesta

La controdipendenza affettiva si manifesta con sintomi come la filofobia e un’eccessiva insicurezza emotiva, ostacolando la capacità di costruire relazioni sane.
cause della controdipendenza affettiva

Ognuno di noi ha il proprio modo di affrontare le relazioni e l’affettività: alcuni di noi sono più autonomi, mentre altri preferiscono relazioni più strette. La controdipendenza affettiva è un concetto che riguarda quei comportamenti e atteggiamenti che contrastano la dipendenza emotiva e affettiva. In altre parole, si tratta di un modo di essere che privilegia l’indipendenza emotiva e cerca di evitare legami o relazioni.

Cosa si intende per controdipendenza affettiva?

La controdipendenza affettiva è una condizione in cui un individuo rifiuta completamente la dinamica naturale di bisogno di affetto e connessione emotiva che coinvolge gli esseri umani. Contrariamente al normale desiderio di amare e essere amati, chi soffre di controdipendenza affettiva tende a evitare legami emotivi profondi e rapporti significativi (Gregg Henriques).

Cosa si intende per controdipendenza affettiva

Possono manifestare sintomi come la filofobia, ovvero la paura di innamorarsi o di creare legami intimi, o possono sperimentare un’insicurezza emotiva così intensa da anestetizzare la propria capacità di provare sentimenti.

D’altra parte la codipendenza affettiva è un rapporto disfunzionale in cui una personasi sacrifica in modo eccessivo per soddisfare i bisogni emotivi e fisici di un’altra persona, a discapito dei propri bisogni e benessere.

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Caratteristiche e sintomi della controdipendenza affettiva

Le dinamiche di dipendenza affettiva possono coinvolgere diverse tipologie di personalità, e possono generare rapporti disfunzionali, spesso legati a disturbi della personalità come narcisismo o personalità borderline. La controdipendenza affettiva, spesso trascurata, può rappresentare un problema significativo, generando un profondo disagio psico-emotivo che ostacola la capacità di stabilire legami emotivi sani.

Le persone controdipendenti tendono ad evitare di chiedere aiuto, persino quando sarebbe ragionevole farlo, e cercano di essere completamente autosufficienti. Questo atteggiamento spesso si accompagna a un’autocritica eccessiva, che può sfociare in sentimenti di solitudine e depressione. Inoltre, possono cercare costantemente di evitare di apparire vulnerabili, mostrandosi perfette in ogni situazione. Questo genera un costante conflitto interiore, alimentato dalla paura del giudizio altrui e dalla vergogna nel manifestare bisogno di vicinanza (Janae e Barry Weinhold).

I sintomi principali della controdipendenza affettiva includono anche:

  • il rifiuto di instaurare legami profondi,
  • la paura di esprimere le proprie emozioni,
  • incapacità di elaborare i vissuti emotivi,
  • profondo distacco emotivo dai genitori e dai partner,
  • possono manifestare difficoltà nel contatto fisico, come baci e abbracci, e nel piangere o nel chiedere aiuto.

Anche se un individuo controdipendente può apparire come una persona autonoma e interessata alla propria libertà personale, dietro questo comportamento possono celarsi esperienze dolorose vissute nell’infanzia o situazioni traumatiche.

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Cause e fattori di rischio

Tra le cause di controdipendenza affettiva, possiamo ricordare le relazioni esperite durante l’età infantile. In effetti, gran parte delle dinamiche relazionali che ci interessano come adulti derivano dallo stile di attaccamento che abbiamo vissuto con le nostre figure genitoriali.

Non sorprende che il controdipendente abbia una storia spesso complicata, segnata dall’assenza di quella che negli studi dello psicologo John Bowlby si chiama base sicura.

La base sicura è fornita da un legame solido con le figure genitoriali, presenti nel momento del bisogno durante la prima infanzia eppure non iperprotettive.

Quando la base sicura viene a mancare, e la figura di riferimento si presenta come assente o ambivalente, possono prodursi problematiche a lungo termine. Lo stile di attaccamento ansioso-ambivalente compare tra queste.

Si tratta di uno stile di attaccamento causato dal rapporto con figure di riferimento spesso assenti, che non hanno fornito abbastanza sicurezza al bambino durante la fase della crescita. In alternativa, le attenzioni del genitore potrebbero essere state scostanti e difficilmente prevedibili.

Il bambino ha così sviluppato controdipendenza affettiva: un meccanismo di difesa atto a proteggere da relazioni che si temono simili a quelle vissute con i genitori.

L’assenza della base sicura porta a rifiutare ogni rapporto fondato sulla dipendenza, dato che essa viene percepita come pericolosa e come fonte di profondo dolore.

Controdipendenza affettiva: come cambiare?

La corazza del controdipendente affettivo può essere messa in crisi da un incontro, che va a oltrepassare la barriera costruita per nascondere la profonda fragilità emotiva.

In tal caso, il controdipendente può provare vergogna e imbarazzo per i propri sentimenti, o non riuscire a comprenderli essendo vittima di anestesia emotiva.

Il controdipendente vive in questi momenti una profonda crisi, perché si trova davanti ad una persona che non conosce e che si rifiuta da sempre di conoscere: se stesso. Per fuggire a tale incontro, può abbandonare una possibile relazione sul nascere così da continuare a coltivare un’immagine grandiosa di sé stesso maturata per proteggersi dal ricordo traumatico.

Per questa ragione è difficile che un controdipendente affettivo si rivolga ad un terapeuta: ciò significherebbe guardare in faccia la realtà e andare alla radice del profondo dolore e del vuoto interiore che si nasconde dietro al rifiuto di ogni legame. Se pensi di aver bisogno di uno psicologo, Serenis può aiutarti attraverso la psicoterapia online. Prendersi cura di sé stessi è importante: non rimandare.

Fonti:

  • Kupers, Terry A. “Dependency and counter-dependency in couples.” Journal of Couples Therapy 7.1 (1997): 39-47.
  • Weinhold, Janae B., and Barry K. Weinhold. The flight from intimacy: Healing your relationship of counter-dependency-the other side of co-dependency. New World Library, 2008.
  • Resnick, J. “The clinical implications of dependency and counter-dependency.” Psychotherapy in Australia 10.3 (2004): 52-9.
Dott.ssa Martina Migliore

Approccio:
Titolo di studio
Descrizione
Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.

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Revisori

reviewer

Dott. Domenico De Donatis

Medico Psichiatra

Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Pescara n. 4336

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma. Specializzazione in Psichiatria presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

reviewer

Dott. Federico Russo

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Neuropsicologo, Direttore Clinico di Serenis

Ordine degli Psicologi della Puglia n. 5048

Laurea in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale a indirizzo neuropsicologico presso l’Istituto S. Chiara di Lecce.

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Dott.ssa Martina Migliore

Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Ordine degli Psicologi dell'Umbria n.892

Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente e formatrice. Esperta in ACT e Superhero Therapy. Membro dell'Associazione CBT Italia, ACT Italia e SITCC. Esperta nell'applicazione di meccaniche derivanti dal gioco alle strategie terapeutiche evidence based e alla formazione aziendale.