Binge eating disorder: sintomi, cause e cura

Affrontare il binge eating può portare a una maggiore consapevolezza emotiva e comportamentale, consentendo di gestire in modo più sano l'alimentazione e di migliorare il benessere complessivo. Su Serenis trovi nutrizionisti esperti in DCA e psicoterapeuti pronti a sostenerti in un percorso integrato e personalizzato.
ACAgnese Cannistraci
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato28 settembre 2023
Aggiornato04 agosto 2026
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Binge Eating Disorder

Cos'è il Binge Eating Disorder (BED)? La traduzione dall’inglese aiuta a comprenderne meglio il significato: binge eating vuol dire letteralmente “abbuffata di cibo”, espressione che descrive in modo diretto il nucleo del disturbo.

In questo articolo vedremo cos’è il binge eating, quali sono i suoi sintomi principali, le sue cause e quali percorsi terapeutici si sono dimostrati più efficaci. 

Binge Eating Disorder: cos'è?

Conosciuto anche come disturbo da alimentazione incontrollata, il binge eating è a tutti gli effetti un disturbo alimentare. Secondo il DSM-5, il binge eating disorder viene diagnosticato quando si verificano episodi ricorrenti di abbuffate, durante i quali la persona consuma una quantità di cibo molto superiore al normale in un tempo ristretto, accompagnata da una netta sensazione di perdita di controllo.

Oltre ai criteri diagnostici, il DSM-5 definisce anche una classificazione della gravità basata sul numero di episodi settimanali:

  • lieve: 1–3 episodi a settimana
  • moderata: 4–7 episodi a settimana
  • grave: 8–13 episodi a settimana
  • estrema: 14 o più episodi a settimana

Questa scala consente di valutare l’impatto del disturbo sulla vita quotidiana e orientare un percorso terapeutico adeguato.

A differenza della bulimia nervosa, le abbuffate del binge eating non sono seguite da condotte compensatorie come vomito autoindotto, digiuno o esercizio fisico estremo.

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Criteri diagnostici del binge eating disorder secondo il DSM-5

Per parlare di binge eating disorder in senso clinico, il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) richiede la presenza contemporanea di più criteri, non solo dell'abbuffata occasionale.

1. Episodi ricorrenti di abbuffata 
Mangiare, in un periodo di tempo limitato (in genere entro due ore), una quantità di cibo nettamente superiore a quella che la maggior parte delle persone consumerebbe nello stesso lasso di tempo e in circostanze simili.

2. Perdita di controllo
Durante l'episodio, la persona sente di non riuscire a fermarsi o a controllare cosa e quanto sta mangiando.

3. Almeno tre dei seguenti comportamenti

  • mangiare molto più rapidamente del normale;
  • mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni;
  • mangiare grandi quantità di cibo anche senza fame;
  • mangiare da soli per l'imbarazzo legato alla quantità ingerita;
  • provare disgusto verso sé stessi, depressione o forte senso di colpa dopo l'abbuffata.

4. Sofferenza marcata legata alle abbuffate.

5. Frequenza: gli episodi si verificano, in media, almeno una volta a settimana per tre mesi consecutivi.

6. Assenza di condotte compensatorie: a differenza della bulimia nervosa, non seguono comportamenti come vomito autoindotto, uso di lassativi o digiuni prolungati.

Questi criteri servono a distinguere il binge eating disorder da un'abbuffata occasionale o da altri disturbi alimentari, ed è proprio la loro presenza combinata, non un singolo comportamento isolato, a orientare la diagnosi da parte di un professionista.

Sintomi del binge eating disorder

Quali sono i sintomi del binge eating disorder?

II sintomi del binge eating includono una serie di comportamenti ed emozioni ricorrenti che aiutano a riconoscere il disturbo. 

Gli episodi di abbuffata causano sofferenza emotiva e sono associati a comportamenti tipici come:

  • consumare cibo molto rapidamente;
  • continuare a mangiare fino a sentirsi dolorosamente pieni;
  • alimentarsi anche in assenza di fame;
  • mangiare da soli o isolarsi per evitare che altri assistano all’episodio;
  • provare disgusto, tristezza, perdita di autostima o forte senso di colpa dopo l’abbuffata.

Questi sintomi tendono a creare un circolo vizioso in cui emozioni negative, abbuffate e restrizioni alimentari si rinforzano a vicenda, rendendo difficile interrompere il disturbo senza un supporto adeguato.

Test: scopri se soffri di binge eating

Se alcuni dei sintomi descritti sopra ti sembrano familiari, puoi provare un test sui disturbi alimentari. Non fornisce una diagnosi ufficiale, ma può aiutarti a individuare eventuali pattern disfunzionali nel tuo rapporto con il cibo e le emozioni.

Ricorda: l’unico modo per ottenere una diagnosi accurata è rivolgersi a professionisti esperti, come gli psicoterapeuti e i nutrizionisti esperti in DCA di Serenis.

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Quali sono le cause del binge eating disorder?

Le cause del binge eating disorder possono essere diverse e rappresentano spesso la combinazione di fattori che, nel tempo, alterano profondamente il rapporto con il cibo. Comprendere questi meccanismi è fondamentale per interpretare i sintomi e capire cos’è davvero il disturbo da alimentazione incontrollata.

Di seguito analizziamo le principali origini del binge eating.

Cause comportamentali 

Una delle motivazioni più comuni riguarda le persone che seguono diete rigide o impongono severe limitazioni all’assunzione di cibo. Questa forma di deprivazione può aumentare frustrazione, stress e desiderio di cibo, diventando una delle principali scintille che scatenano le abbuffate.

In altri casi si osservano pattern simili a una dipendenza da cibo, caratterizzati da craving intensi e perdita di controllo: meccanismi che alimentano ulteriormente il circolo vizioso delle abbuffate.

È importante considerare, inoltre, che il disturbo può manifestarsi anche dopo periodi di restrizione alimentare marcata o dopo precedenti storie di altri disturbi alimentari.

Cause psicologiche e biologiche 

Il binge eating può rappresentare una risposta emotiva a vissuti difficili da gestire: un modo disfunzionale per affrontare emozioni negative o senso di inadeguatezza.

Le radici possono affondare in esperienze profonde, come:

  • esperienze di abuso o traumi;
  • critiche ricevute durante l’infanzia per l’aspetto fisico o il peso;
  • esposizione a continui conflitti familiari;
  • scarsa autostima;
  • sensazione di non essere mai abbastanza o di non sentirsi accettati.

Sul piano biologico, come descritto in una revisione pubblicata su Nature Reviews Disease Primers, gli ormoni coinvolti nella regolazione della fame e della sazietà, come insulina e leptina, possono contribuire alla comparsa delle abbuffate, influenzando il comportamento alimentare (Giel et al., 2022).

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Chi è più a rischio di binge eating?

Il binge eating può colpire persone di qualsiasi età, ma alcune categorie risultano più a rischio di sviluppare il disturbo. In generale, è più frequente nelle donne, ma è molto diffuso anche tra gli uomini, più di quanto accada con altri disturbi alimentari come l’anoressia maschile.

La fascia d’età maggiormente coinvolta è quella dei giovani adulti tra i 20 e i 30 anni, che mostrano una maggiore vulnerabilità soprattutto in presenza di stress o difficoltà emotive.

Cause del binge eating disorder

Binge eating disorder: quanto è diffuso in Italia e nel mondo?

Il binge eating disorder non è un fenomeno di nicchia: è uno dei disturbi alimentari più diffusi, anche se resta spesso il meno riconosciuto rispetto ad anoressia e bulimia.

Secondo la survey condotta dall'Istituto Superiore di Sanità (febbraio 2021), tra le diagnosi di disturbi del comportamento alimentare in Italia il binge eating disorder rappresenta il 12,4% dei casi, contro il 36,2% dell'anoressia nervosa e il 17,9% della bulimia nervosa. Lo stesso report segnala un aumento della patologia di quasi il 40% rispetto al 2019: nel primo semestre 2020 sono stati rilevati 230.458 nuovi casi, contro i 163.547 dello stesso periodo del 2019.

A livello internazionale, secondo l'American Psychiatric Association (2013, criteri DSM-5), la prevalenza del binge eating disorder nella popolazione generale si colloca tra l'1% e il 3%, con una maggiore incidenza nelle donne ma una presenza significativa anche tra gli uomini, un dato che ridimensiona lo stereotipo del disturbo "prevalentemente femminile". Una revisione più recente, pubblicata nel 2022 su Nature Reviews Disease Primers, stima una prevalenza globale tra lo 0,6% e l'1,8% nelle donne e tra lo 0,3% e lo 0,7% negli uomini: un dato che conferma la maggiore diffusione nel sesso femminile ma con una presenza tutt'altro che trascurabile negli uomini (Giel et al., 2022).

Un ulteriore dato utile a inquadrare il fenomeno arriva da uno studio più risalente ma ancora citato in letteratura (Spitzer et al., 1993): circa il 29% delle persone coinvolte in programmi di controllo del peso soddisfa i criteri diagnostici per il binge eating disorder. Questo spiega perché il disturbo venga così spesso confuso, o del tutto assorbito, nella narrazione più ampia del sovrappeso e dell'obesità, con il rischio concreto che chi ne soffre non riceva mai una diagnosi specifica e un trattamento mirato.

Conseguenze e rischi del binge eating

Le conseguenze del binge eating disorder possono interessare sia il corpo che la sfera emotiva, generando rischi che nel tempo compromettono il benessere generale. Per comprenderne l’impatto, è utile distinguere tra conseguenze fisiche e psicologiche.

Conseguenze fisiche 

Tra gli effetti fisici più comuni del binge eating disorder troviamo:

  • aumento di peso e tendenza al sovrappeso o obesità;
  • problemi gastrointestinali, gonfiore e dolore addominale;
  • mancanza di energia, sonnolenza e fiacchezza;
  • reflusso acido, crampi e bruciori di stomaco;
  • diarrea e costipazione;
  • pressione sanguigna elevata e aumento del rischio di sviluppare diabete di tipo 2;
  • aumento del rischio di malattie cardiovascolari e resistenza all'insulina.

Conseguenze psicologiche e relazionali 

Oltre ai sintomi fisici, il binge eating può influire profondamente anche sulla salute mentale e sulle relazioni. Tra gli effetti più frequenti:

  • sentimenti di colpa e vergogna dopo le abbuffate;
  • aumento del rischio di disturbi dell'umore;
  • sentimenti negativi riguardo al proprio corpo e alle proprie abitudini alimentari;
  • tendenza a mangiare in solitudine per evitare il giudizio.

Considerate nel loro insieme, queste conseguenze evidenziano la complessità del disturbo e la necessità di un intervento mirato che affronti sia gli aspetti fisici che quelli emotivi.

Come si cura il binge eating?

Il trattamento per guarire dal binge eating deve essere il più possibile multidisciplinare. Un team composto da medici, psicologi, psichiatri e nutrizionisti può garantire un intervento globale che copra tutti gli aspetti della vita del paziente. I centri specializzati in disturbi alimentari offrono un supporto prezioso per affrontare e superare il binge eating e altri comportamenti disfunzionali legati all'alimentazione.

Psicoterapia per superare il binge eating 

Gestire lo stress, avere il controllo dei propri pensieri e riconoscere le proprie emozioni sono aspetti fondamentali per la cura del binge eating: la psicoterapia può essere un grande aiuto per chi soffre di disturbi alimentari.

In particolare, la terapia cognitivo-comportamentale ha dei protocolli precisi con forte evidenza scientifica:

  • CBT-E (Cognitive Behavior Therapy-Enhanced): un protocollo strutturato e manualizzato con compiti a casa, auto-monitoraggio, piani anti-abbuffata e lavoro su pensieri/credenze riguardo a peso, forma del corpo e controllo;
  • IPT (Terapia Interpersonale): una forma di intervento che si focalizza sulla qualità delle relazioni della persona e su come difficoltà interpersonali, tensioni o cambiamenti importanti nella vita possano influenzare il disagio emotivo.

Con Serenis puoi intraprendere un percorso di psicoterapia online con i nostri professionisti, scegliendo il più adatto alle tue esigenze. 

Cura e psicoterapia per il binge eating disorder

Quali trattamenti funzionano davvero per il binge eating disorder?

Una volta riconosciuto il disturbo, la domanda naturale è: quale percorso scegliere? Non esiste un'unica risposta valida per tutti, la scelta dipende dalla persona, dalla gravità e dalla presenza di altre condizioni associate, ma la ricerca ha individuato alcuni approcci con evidenze solide. Vediamo i principali:

  • CBT (terapia cognitivo-comportamentale). È considerata il trattamento di prima linea. Lavora su pensieri e comportamenti disfunzionali legati al cibo e all'immagine corporea, aiutando a rompere il circolo tra emozione negativa, abbuffata e senso di colpa. Una meta-review di network meta-analisi conferma che la CBT resta l'approccio con il profilo di efficacia e sicurezza migliore rispetto ai trattamenti farmacologici (Monteleone et al., 2022).
  • CBT-E (Cognitive Behavior Therapy–Enhanced). Una versione della CBT sviluppata specificamente per i disturbi alimentari: protocollo strutturato con auto-monitoraggio, piani anti-abbuffata e lavoro mirato su peso, forma del corpo e senso di controllo.
  • DBT (terapia dialettico-comportamentale). Indicata soprattutto per chi fatica a regolare le proprie emozioni. Offre strumenti concreti per gestire gli stati emotivi intensi che spesso precedono l'abbuffata, invece di agirli attraverso il cibo.
  • IPT (terapia interpersonale). Si concentra sulla qualità delle relazioni della persona, partendo dall'idea che tensioni o cambiamenti significativi nella vita possano alimentare il disagio che sfocia nell'abbuffata.
  • Supporto nutrizionale. Un nutrizionista esperto in DCA affianca il lavoro psicologico aiutando a ristabilire un rapporto più equilibrato con il cibo, senza sovrapporsi al lavoro sulle emozioni.
  • Farmacoterapia. In alcuni casi può essere prescritta per ridurre la frequenza delle abbuffate o trattare sintomi associati come ansia o depressione. Va sempre integrata, mai sostituita, a un percorso psicoterapeutico. Alcuni farmaci, come il topiramato, hanno mostrato una riduzione significativa della frequenza delle abbuffate in una meta-analisi su 528 pazienti (Nourredine et al., 2020), sebbene con effetti collaterali che ne limitano la tollerabilità. La lisdexamfetamina è l'unico farmaco approvato dalla FDA specificamente per il binge eating disorder da moderato a severo, non è invece approvata dall'EMA e resta quindi off-label in Europa (Schneider et al., 2021).

Nessuno di questi approcci sostituisce una valutazione professionale: la combinazione più adatta va costruita insieme a chi ti segue, tenendo conto della tua storia e dei tuoi tempi.

Mindful eating e consapevolezza alimentare

Un approccio all'alimentazione spesso consigliato per migliorare il proprio rapporto con il cibo è quello della mindful eating. Si tratta di una pratica che incoraggia le persone a rallentare, a essere attente alle sensazioni fisiche, emozionali e mentali legate all'atto di mangiare, e a prestare attenzione agli stimoli interni ed esterni che influenzano le scelte alimentari. Si basa dunque sull'essere consapevoli e presenti durante il consumo di cibo.

Ho seguito un paziente di quasi 50 anni con binge-eating, autolesionismo e ideazione paranoide. Il trattamento integrato, psicoterapeutico e farmacologico, ha avuto cadenza bisettimanale e si è protratto per circa un anno. Durante questo periodo, si è osservata una significativa diminuzione dell'autolesionismo e un miglior controllo dell'ideazione paranoide, migliorando la gestione degli affetti negativi. Le abbuffate sono diventate occasionali con quantitativi di cibo ridotti. Nel follow-up a 8 mesi, sono stati necessari aggiustamenti della terapia farmacologica per prevenire la ricorrenza dei sintomi paranoidi e ossessivi.

 

Sensibilizzazione: cos'è la giornata del Fiocchetto Lilla?

Il 15 marzo si commemora la "Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla", dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare (DCA). Queste patologie rappresentano una sfida per la salute pubblica e richiedono un'attenzione particolare sia dal punto di vista sanitario che sociale, data la loro diffusione crescente e l'insorgenza sempre più precoce. 

Oltre ai disturbi più noti esistono comportamenti disfunzionali (es. chewing and spitting) e quadri correlati come la dismorfofobia muscolare (vigoressia), che richiedono comunque una valutazione specialistica.

Fonti:

Sitografia

Binge eating disorder and obesity.

International Journal of Obesity, 25(S1)

Psychological treatments for binge eating disorder.

Current Psychiatry Reports, 14(4)

Binge eating disorder treatment: A systematic review of randomized controlled trials.

International Journal of Eating Disorders, 40(4)

Binge eating disorder.

Nature Reviews Disease Primers, 8(1), 16.

Treatment of eating disorders: A systematic meta-review of meta-analyses and network meta-analyses.

Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 142, 104857.

Efficacy and safety of topiramate in binge eating disorder: a systematic review and meta-analysis.

CNS Spectrums, 26(5)

Lisdexamfetamine and binge-eating disorder: A systematic review and meta-analysis of the preclinical and clinical data with a focus on mechanism of drug action in treating the disorder.

European Neuropsychopharmacology, 53

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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
JRJacopo Rizzuti
Jacopo RizzutiPsicologo e Psicoterapeuta
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Sono psicologo e psicoterapeuta. Dopo la laurea in psicologia dinamico-clinica mi sono specializzato in psicoterapia psicoanalitica. Nella mia attività clinica do pari priorità sia all'ascolto attento ed empatico del paziente e del suo mondo interno, sia alla costruzione di un intervento efficiente e utile al benessere del paziente stesso. Queste penso che siano le colonne portanti per arrivare ad un vero cambiamento interno.
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