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Tutto quello che vuoi sapere sul binge eating e su come guarire

Guarire dal binge eating è possibile: tutto quello che devi fare per uscirne e cos’è questo particolare disturbo dell’alimentazione.

Entrato a far parte dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione solo nel DSM-5, il disturbo da binge eating (BED), detto anche disturbo da alimentazione incontrollata, ha alcuni aspetti in comune con altre dipendenze, come la bulimia, ma anche delle sue specificità. Maggiormente diffuso negli uomini e nelle persone obese, è correlato a una profonda sofferenza psicologica e a un marcato disagio psichico.

Il 15 marzo si commemora la “Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla“, dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare. Queste patologie rappresentano una sfida per la salute pubblica e richiedono un’attenzione particolare sia dal punto di vista sanitario che sociale, data la loro diffusione crescente e l’insorgenza sempre più precoce.

Cos’è il binge eating – disturbo da alimentazione incontrollata

Il binge eating è un disturbo dell’alimentazione caratterizzato dal consumo di grandi quantità di cibo in un breve periodo di tempo, insieme a una sensazione di perdita di controllo relativamente all’assunzione degli alimenti e a sentimenti di autodenigrazione.

Chiamato anche disturbo da alimentazione incontrollata,  come nella bulimia ci sono le abbuffate, ma con la differenza che non vengono seguite da comportamento di eliminazione o compensazione, per esempio il vomito autoindotto.

Chi è affetto da questa patologia è, di conseguenza, spesso obeso o in notevole sovrappeso e soffre a livello psicologico per questa condizione.

Le cause del binge eating

In letteratura sono presenti numerosi studi che cercano di comprendere le cause del binge eating, ma nessuno offre risposte completamente esaurienti. Tra le teorie più accreditate c’è quella multifattoriale che comprende:

  • fattori genetici;
  • fattori neuroendocrini;
  • fattori evolutivi e affettivi
  • fattori psicologici e sociali.

A rivestire un ruolo centrale negli esordi di questo disordine alimentare sono le difficili esperienze di vita infantili, la presenza di disturbi depressivi nei genitori, la tendenza all’obesità e la continua esposizione a commenti per niente positivi riguardo la forma fisica, il peso e la modalità di alimentazione.

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Binge eating come smettere

Smettere di soffrire di binge eating è possibile, ma per riuscire e capire come farlo è necessario prendere in considerazione un approccio multidisciplinare che coinvolga non solo il terapeuta individuale, ma anche una terapia di gruppo, figure medico nutrizioniste e, nel caso fosse necessario, cure psichiatriche.

A seguito di un inquadramento diagnostico iniziale che mira a raccogliere informazioni di vita, sintomatologiche e l’eventuale presenza di un disturbo di personalità, si procede con la terapia individuale.

L’obiettivo del percorso è quello di imparare un nuovo stile di vita in cui il cibo non è più la sola e unica fonte di gratificazione, vengono rafforzate le strategie che servono per affrontare eventuali ricadute e sono fissati incontri periodici per verificare i progressi. In alcuni casi potrebbero essere necessari anche colloqui con i familiari insieme a uno specialista.

Un approccio all’alimentazione spesso consigliato per migliorare il proprio rapporto con il cibo è quello della mindful eating. Si tratta di una pratica che incoraggia le persone a rallentare, ad essere attente alle sensazioni fisiche, emozionali e mentali legate all’atto di mangiare, e a prestare attenzione agli stimoli interni ed esterni che influenzano le scelte alimentari. Si basa dunque sull’essere consapevoli e presenti durante il consumo di cibo.

L’approccio psicoterapico che sembra dare i migliori risultati è la terapia cognitivo-comportamentale che mira a ridefinire il rapporto con il cibo. Ma non solo, seguendo questa terapia il paziente ottiene gli strumenti per reagire in modo corretto agli stimoli negativi che rappresentano il principale fattore principale per cui si scatenano le abbuffate.

In casi particolarmente gravi, può essere necessario un ricovero di alcune settimane o un periodo di day hospital, cui far seguire sedute psicoterapiche periodiche per alcuni mesi. La terapia cognitivo-comportamentale può anche essere associata a un trattamento farmacologico con antidepressivi.

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Psicoterapeuta: come scegliere

Una volta presa la decisione di farti aiutare da uno o una psicoterapeuta per prenderti cura di te, è il momento di trovare la persona giusta. La decisione non è semplice: ci sono diverse scuole di psicoterapia con diverse tecniche. Ma è proprio questo uno dei momenti più delicati, perché scegliere quella sbagliata potrebbe far fallire la terapia. Ecco qualche consiglio per intraprendere il percorso che fa per te:

  • Scegli qualcuno che non sia legato a parenti o amici: durante la terapia devi sentirti tranquillo o tranquilla e poterti aprire completamente. Questo avviene meglio con professionisti che non sono connessi alla tua sfera di conoscenze;
  • Trova uno o una psicoterapeuta con esperienza: per quanto tutti i terapeuti abbiano avuto una formazione completa, migliaia di ore di esperienza sul campo e una specializzazione sono garanzia di un percorso di successo;
  •  Scegli qualcuno con cui entri in sintonia: questo lo puoi sapere veramente solo provando una seduta, ma in fase di prenotazione puoi porre delle domande che ti aiuteranno a capire meglio se lo o la psicoterapeuta che hai scelto fa al caso tuo. Come sarà strutturato il percorso? Su cosa ci si concentrerà? Sono previsti esercizi e compiti a casa?

Una soluzione è il servizio di psicoterapia online di Serenis, il centro medico che, tra le altre cose, cura anche questo blog. Serenis ha solo psicoterapeuti esperti. Te ne assegna uno adatto alla tua situazione, con cui farai una prova gratuita e inizierai un percorso (e se per qualche motivo non entri in sintonia, puoi richiedere un terapeuta diverso con un clic). Ci sono anche molti altri modi per trovare uno psicoterapeuta valido: per esempio puoi chiedere al medico di base o rivolgerti a un consultorio nella tua zona. L’importante è fare il primo passo.

Sintomi del binge eating

Tra i sintomi del BED si possono trovare:

  • abbuffata compulsiva, che avviene soprattutto in solitudine e senza una vera e propria fame fisiologica;
  • provare sentimenti di scarsa autostima e scarsa autoefficacia, idee svalutanti e sintomi depressivi;
  • difficoltà a gestire le proprie emozioni in modo adeguato, scarsa capacità a riconoscere i propri bisogni e tendenza ad assecondare i bisogni altrui;
  • numero di diete fallite, l’aumento viene spesso percepito come il problema principale e chi ne soffre tenta inutilmente numerose diete che si rivelano spesso infruttuose.

Il binge eating disorder è riscontrabile soprattutto nelle persone che hanno la tendenza generale a mangiare più del dovuto rispetto a chi segue diete particolari.

Le persone che ne sono affette, infatti, mostrano grande preoccupazione, sia per la sensazione di perdita di controllo, sia per le conseguenze che le abbuffate possono avere sul peso corporeo e sulla salute in generale.

Tuttavia, binge eating e obesità non sono la stessa cosa: può succedere che una persona, pur presentando alcuni sintomi di questo disturbo, perda il controllo sul cibo con una frequenza non in grado di determinare il sovrappeso. Dall’altro lato, può accedere che un individuo obeso segua una dieta ipercalorica senza però perdere il controllo o manifestare sintomi che possano portare a diagnosticare il BED.

Tipi di disturbi alimentari: le differenze tra bulimia, binge eating e anoressia

I più rilevanti sono lanoressia nervosa, la bulimia nervosa e il binge eating, disordini che presentano alcune differenze:

  • l’anoressia nervosa si caratterizza per il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del minimo normale per la propria età, statura e sesso e dall’intensa e pressoché continua paura di ingrassare;
  • la bulimia nervosa vede l’insorgere di abbuffate e il conseguente utilizzo di condotte di compensazione, come il vomito autoindotto o l’esercizio fisico eccessivo;
  • il binge eating si distingue per u ricorrenti episodi di alimentazione incontrollata ed eccessiva, che causano sovrappeso.

In particolare, anoressia e bulimia si differenziano per la presenza di eccessiva magrezza e il rifiuto di recuperare o mantenere il proprio peso al di sopra del minimo normale nel primo caso, e persone normopeso o in leggero sovrappeso nel secondo.

Per quanto riguarda bulimia e binge eating, nella prima le abbuffate sono seguite da condotte compensatorie allo scopo di disinnescare la preoccupazione di aumentare di peso o il senso di colpa, mentre il paziente con binge eating non attua tali condotte.

Infine, a differenza di chi soffre di bulimia, chi è affetto da BED è, a causa delle caratteristiche del disturbo, quasi sempre in sovrappeso. Tra i DCA meno noti ma ugualmente diffusi vi è l’atto di masticare e sputare (chewing and spitting) e la vigoressia.

Test – Misurare il binge eating

Se sospetti di soffrire di binge eating, a tua disposizione ci sono alcuni testi per misurare il disturbo. Uno di questi è la Binge Eating Scale, un questionario di sedici voci utilizzato per valutare la presenza di comportamenti di alimentazione incontrollata come il BED.

Oppure, il Three-Factor Eating Questionnaire, uno dei test più frequentemente impiegati a livello internazionale e sviluppato specificamente per lo studio del comportamento alimentare nei pazienti obesi. Esso misura su tre diverse scale:

  • restrizione alimentare;
  • disinibizione;
  • suscettibilità alla fame.

Questi test non hanno valore diagnostico, ma possono essere utilizzati da specialisti per aiutarsi nella diagnosi.

Binge eating, dieta e digiuno

Le persone che soffrono di binge eating hanno l’impulso di mangiare senza riuscire a controllare praticamente niente: né la quantità, né la qualità del cibo. Gli episodi di abbuffate possono alternarsi a brevi regimi di digiuno o semidigiuno.

Digiunare, infatti, dà l’illusione di riuscire a controllarsi, per poi sfociare di nuovo in una perdita di controllo. Comportamenti che danno origine a un circolo vizioso perché il digiuno provoca la successiva abbuffata, alla quale si rimedia con un nuovo digiuno.

Si rivela fondamentale, quindi, evitare le tentazioni di ascoltare il proprio corpo, affidandosi a un professionista. Inoltre, per guarire è importante seguire una dieta di recupero che prevede che il paziente mangi poco ma spesso. Ciò vuol dire che chi soffre di binge eating dovrebbe essere rieducato a mangiare.

Binge eating: psicologia, rimedi e terapie farmacologiche

Dal punto di vista della psicologia il binge eating disorder può essere collegato a problematiche legate alla difficile gestione delle emozioni. Il cibo diventa una specie di anestetizzante per le emozioni negative e momenti di crisi, comportando però forti sensi di colpa e di disagio.

Una cura che possa essere efficace nel combattere questo disturbo deve prendere in considerazione sia la parte medica, sia quella nutrizionale, sia la componente psicologica.

Centrale è certamente l’aspetto psicologico: se soffri di binge eating è importante che tu riesca separare le emozioni dal cibo e a imparare modi nuovi che ti facciano affrontare e gestire nella giusta maniera i tuoi affetti.

I rimedi principali per il binge eating si concentrano anche sul tuo mondo interiore e sull’imparare a prenderti cura delle tue abitudini per abbracciare uno stile di vita salutare.

Spesso, i trattamenti psicologici per il binge eating vengono accompagnati da farmaci antidepressivi come i serotoninergici, cioè gli inibitori della ricaptazione della serotonina.

Testimonianze

Guarire dal binge eating è possibile e, soprattutto, lo si può fare una volta per tutte. Ci vuole tempo, pazienza, motivazione e un grande coraggio, ma alla fine il problema cibo sarà solo un ricordo. A testimonianza di quanto appena detto ci sono le parole di Alberto: “Ho capito che il mio rapporto malsano con il cibo era solo la punta dell’iceberg, perché in realtà io avevo fame di essere amato, desiderato, scelto ed è una fame vorace che non è mai sazia, perché né il cibo, né qualsiasi altra cosa, avrebbe mai potuto soddisfare quel bisogno così apparentemente incomprensibile, che però aveva radici lontane nella mia storia, e che ho dovuto riconoscere e capire per dare un senso al mio dolore e trovare la forza per aprirmi agli altri e a quei piatti che fino a qualche mese prima guardavo con terrore. Durante il percorso ho conosciuto la ragazza che oggi è la mia compagna e che amo senza ossessioni. La dipendenza dal cibo, insieme a quella affettiva, non mi appartiene più perché ho trovato dentro di me quel benessere che ho cercato invano al di fuori in tanti anni di malattia e tanti viaggi in giro per il mondo. Amo chi mi circonda ma, soprattutto, amo la persona che vedo quando sono davanti allo specchio”

Milena, invece, condivide le sue emozioni e le sue vittorie: “La persona che ero un tempo si è divisa in due: l’una ha salvato l’altra. Non vivo più per mangiare, ma soprattutto credo fermamente che il cibo sia convivialità e che crei relazioni. Non è da intendere come nemico. Vorrei che le mie parole possano essere di aiuto a chi sta soffrendo di disturbi alimentari, perché la soluzione c’è”.

Conclusione

Il binge eating e l’alimentazione incontrollata nascono dalla fatica di gestire stati d’animo difficili, che alle volte sono passeggeri, ma che si affrontano usando il cibo. Una volta che si impara a capire le emozioni scatenanti, a gestirle senza abbuffate, a guardare in faccia i reali problemi provando ad affrontarli senza usare sempre e solo il cibo, è possibile davvero liberarsi di questo problema e guarire. Per farlo è necessario soprattutto il supporto di un terapeuta in grado di indagare le origini del disagio e studiare una terapia adeguata. Su Serenis è possibile trovare un supporto psicologico grazie a un team di psicoterapeuti online pronti a fornire nuovi strumenti per guarire dal binge eating disorder.

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Bibliografia

  • Fondazione Veronesi, Binge eating disorder: sintomi e segni a cui prestare attenzione.
  • DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014
  • Healthline, Binge Eating Disorder: Symptoms, Causes, and Asking for Help.

Dott. Raffaele Avico

Psicologo clinico e psicoterapeuta, specializzato in psicoterapia cognitiva e sessuologia clinica. La mia formazione include anche EMDR e mindfulness. Ho un'ampia esperienza nella gestione di disturbi d'ansia, dell'umore, da stress, sessuali, e da uso di sostanze. Mi dedico in particolare al trattamento del trauma psicologico e delle dipendenze. Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822.

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Revisori

reviewer

Dott. Raffaele Avico

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista certificato EMDR I

Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista EMDR. È membro della ESDT (European Society for Trauma and Dissociation) e socio AISTED (Associazione italiana per lo studio del trauma e della dissociazione).

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Dott. Rosario Urbani

Psicoterapeuta specializzato in cognitivo comportamentale

Ordine degli Psicologi della Campania num. 6653/A

Laureato in Neuroscienze presso la Seconda Università di Napoli. Specializzato presso l’istituto Skinner in psicoterapia cognitivo comportamentale. Analista del comportamento ABA e specializzato anche nella tecnica terapeutica dell'EMDR.

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Dott.ssa Maria Vallillo

Psicoterapeuta specialista in Lifespan Developmental Psychology

Ordine degli Psicologi del Lazio num. 25732

Laurea in Psicologia presso l'Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in psicoterapia e psicologia del ciclo di vita presso l’Università la Sapienza di Roma. Esperta in neuropsicologia e psicodiagnostica e perfezionata in psico-oncologia.