Rientro a lavoro dopo la maternità: come gestire la separazione dal figlio

Le dinamiche tra maternità e lavoro sono esaminate in relazione ai diritti e alle scelte delle mamme lavoratrici, affrontando le sfide e le opportunità di conciliare la carriera con la famiglia.

La maternità è uno dei momenti più significativi e trasformatori nella vita di una donna. Questa esperienza porta con sé gioia, speranza e un amore profondo, ma può anche comportare sfide significative, specialmente per le donne che sono impegnate nel mondo del lavoro. La necessità di bilanciare le responsabilità familiari dei neogenitori con quelle professionali è una realtà che molte madri affrontano quotidianamente. La maternità e il lavoro sono due aspetti fondamentali della vita di molte donne, e riconoscere le sfide e le scelte legate a questo equilibrio è essenziale per promuovere il benessere delle madri e delle loro famiglie.

Ma come funziona la maternità a lavoro? Come affrontarla? Che conseguenze può avere sulle neo-mamme? Leggi l’articolo per avere le risposte che cerchi.

Come funziona la maternità a lavoro

La maternità al lavoro è un complesso insieme di leggi, diritti e procedure mirati a garantire il benessere delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza, il parto e il post-partum. Anche per un neo papà ci sono diverse difficoltà.

Ci sono alcuni passi da seguire come:

  • notificare il datore di lavoro della loro gravidanza:  la notifica può essere richiesta entro un certo periodo di tempo prima della data prevista del parto, consentendo al datore di lavoro di pianificare adeguatamente la copertura del lavoro durante l’assenza;
  • adattare i compiti di lavoro: questi adattamenti possono includere orari di lavoro flessibili, la possibilità di evitare compiti fisicamente impegnativi o la fornitura di spazi adeguati per l’allattamento;
  • accesso alle cure prenatali: che possono includere visite mediche regolari e il diritto a prendere congedo per le visite prenatali. 

Vedremo come funzionano la maternità obbligatoria e il congedo parentale nei paragrafi successivi, esaminando le disposizioni e le procedure relative.

Alcune definizioni

Con il Decreto Legislativo del 26 marzo 2001, n. 151, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53, vengono fissate le più importanti misure a sostegno dei genitori, così definite:

a) per «congedo di maternità» si intende l’astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice;
b) per «congedo di paternità» si intende l’astensione dal lavoro del lavoratore, fruito in alternativa
al congedo di maternità;
c) per «congedo parentale», si intende l’astensione facoltativa della lavoratrice o del lavoratore;
d) per «congedo per la malattia del figlio» si intende l’astensione facoltativa dal lavoro della
lavoratrice o del lavoratore in dipendenza della malattia stessa;
e) per «lavoratrice» o «lavoratore», salvo che non sia altrimenti specificato, si intendono i
dipendenti, compresi quelli con contratto di apprendistato, di amministrazioni pubbliche, di privati
datori di lavoro nonché i soci lavoratori di cooperative.

Le indennità di cui al presente testo unico corrispondono, per le pubbliche amministrazioni, ai
trattamenti economici previsti, ai sensi della legislazione vigente, da disposizioni normative e
contrattuali. I trattamenti economici non possono essere inferiori alle predette indennità.

Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità

L’importanza della maternità obbligatoria e del congedo di maternità

La matrescenza è un termine coniato dalla psicologa Dana Raphael negli anni ’70, che descrive il processo di trasformazione che una donna attraversa durante la transizione alla maternità. La transizione alla maternità è segnata da profondi cambiamenti ambientali, ormonali e neurobiologici, rendendola un importante evento della vita sia biologicamente che socialmente.

Durante la gravidanza, il parto e l’allattamento, le donne sperimentano fluttuazioni ormonali che causano cambiamenti fisiologici estremi e rapidi, senza paragoni in altre fasi della vita. Questi cambiamenti biologici sono accompagnati da una ristrutturazione dell’ambiente fisico, emotivo e sociale. Insieme a questi adattamenti, il cervello delle madri subisce una notevole neuroplasticità, sia strutturale che funzionale, oltre a cambiamenti cognitivi durante il periodo peripartum. A differenza della gravidanza, durante la quale si osservano spesso decrementi cognitivi soggettivi confermati da misurazioni oggettive, le madri dopo il parto riferiscono costantemente di avere una memoria peggiore (Crawley R, 2022).

Il cervello si adatta per prepararsi e rispondere alle esigenze di un bambino in crescita. Questi adattamenti neurali aiutano le madri a gestire i nuovi e impegnativi compiti della maternità e a sviluppare forti legami con il loro bambino. Molti studi sul cervello delle madri si concentrano sul bambino, analizzando come le madri rispondono ai segnali del bambino, ma spesso trascurano l’impatto della maternità sulle madri stesse (Martínez-García M, et al., 2021).

I comportamenti materni appropriati e sensibili sono fondamentali per il benessere e lo sviluppo del bambino, assicurando il benessere delle future generazioni. Riconoscere e comprendere la matrescenza può aiutare a fornire il supporto necessario alle donne durante questa fase cruciale della vita (Orchard ER, Rutherford HJV, 2023). A tal proposito, la Camera ha elaborato un documento con le principali misure a sostegno della genitorialità.

Maternità obbligatoria: un diritto e un dovere

La maternità obbligatoria è un diritto fondamentale e un dovere, sia per le madri che per la società nel suo insieme. Negli ultimi anni si è cercato di prestare maggiore attenzione anche alla figura del padre, grazie a misure come congedi di paternità.

Quando parliamo di maternità obbligatoria, intendiamo il periodo durante il quale una donna incinta è legalmente autorizzata ad astenersi dal lavoro per un periodo specifico, prima e dopo il parto, solitamente compreso tra 12 e 16 settimane. Durante questo periodo, le lavoratrici possono ricevere un congedo retribuito o una parte del loro stipendio.

La maternità obbligatoria non è solo un diritto legale, ma è anche un atto di responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. Le prime settimane e i primi mesi di vita sono fondamentali per lo sviluppo di un bambino, e una madre ben riposata e in salute è in grado di fornire una migliore cura al suo piccolo.

È importante che la società riconosca il valore della maternità obbligatoria non solo come un diritto, ma come un investimento nel futuro. Fornire alle donne la possibilità di affrontare la maternità in modo sano ed equilibrato contribuisce a creare una generazione più sana e ben preparata. 

Le madri che si sentono sostenute durante la maternità sono più propense a continuare a lavorare in modo produttivo dopo il congedo e a contribuire positivamente alla loro carriera e alla società. 

In quale caso ho diritto all’indennità per congedo di maternità?

Se sei una lavoratrice dipendente, hai il diritto al congedo per il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro. Se sei una lavoratrice autonoma, hai il diritto a un congedo parentale di 3 mesi per ciascun figlio, entro il primo anno dalla nascita o dall’adozione. 

Indennità economica di maternità: a cosa ho diritto?

L’indennità economica di maternità è calcolata all’ 80% della tua retribuzione e spetta per un periodo di 5 mesi. Questi mesi si suddividono in 2 mesi precedenti e 3 mesi successivi alla data del parto, oppure 1 mese precedente e 4 mesi successivi, a seconda delle tue esigenze. 

In caso di nascita prematura o di permanenza in ospedale prolungata del neonato, il congedo può essere prolungato o sospeso, in modo da poter godere del tempo non utilizzato durante la gravidanza o la degenza ospedaliera.

Se stai affrontando un’adozione o un affidamento, i 5 mesi decorreranno dalla data in cui il minore è entrato nella tua famiglia attraverso adozione o affidamento.

In caso di interruzione di gravidanza che si verifichi dopo il terzo mese dall’inizio della gestazione, hai diritto a un’indennità economica di maternità per un periodo di 30 giorni. Se l’interruzione avviene dopo il 180º giorno, viene considerata a tutti gli effetti come un “parto.”

Per quanto riguarda le lavoratrici autonome, l’indennità economica di maternità è calcolata al 30% della retribuzione giornaliera convenzionale, basata sulla legge annuale specifica per la categoria di lavoro. 

La Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023) ha aumentato l’importo dell’indennità di congedo parentale per madri e padri per un secondo mese, nell’ambito dei 6 mesi previsti entro il sesto anno di vita del bambino.

In dettaglio:

  • Per il 2024, l’indennità, che normalmente è fissata al 30% della retribuzione imponibile, viene aumentata all’80% per due mesi.
  • A partire dal 2025, l’indennità sarà dell’80% per un mese e del 60% per un altro mese.

Questa novità si applica ai lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che privato, che terminano il periodo di congedo di maternità o, alternativamente, di paternità (ai sensi del Capo III e Capo IV del DLgs. 151/2001) dopo il 31 dicembre 2023.

Con la circolare n. 57 del 18 aprile 2024, l’INPS ha fornito istruzioni operative per i lavoratori del settore privato. Inoltre, in un messaggio del 26 aprile, l’istituto ha spiegato un’ulteriore possibilità operativa per i datori di lavoro.

Maternità anticipata per gravidanza a rischio

Una gravidanza a rischio si verifica quando esistono condizioni mediche o fattori che aumentano il rischio di complicazioni per la madre o il feto durante la gravidanza, il parto o il post-partum. 

Queste complicazioni possono variare in gravità e possono includere problemi di salute materna come l’ipertensione o il diabete gestazionale, nonché condizioni che influenzano lo sviluppo fetale o neonatale come ritardo di crescita intrauterino o anomalie congenite.

Quando una gravidanza è considerata a rischio, è fondamentale prendere misure aggiuntive per garantire la salute e la sicurezza sia della madre che del bambino. La maternità anticipata per gravidanza a rischio consente a una lavoratrice incinta di lasciare il lavoro prima della data prevista del parto al fine di evitare situazioni potenzialmente pericolose o stressanti.

Questo meccanismo mira a ridurre il rischio di complicazioni legate alla gravidanza e a proteggere la salute della madre e del feto.

Maternità anticipata per lavoro a rischio

La maternità anticipata per lavoro a rischio rappresenta un aspetto vitale delle politiche di tutela della salute delle madri lavoratrici e dei loro bambini. 

Questa pratica prevede che le lavoratrici incinte in situazioni di lavoro a rischio, come il settore sanitario o l’industria chimica, possano beneficiare di una maternità anticipata. In altre parole, possono essere autorizzate a lasciare il lavoro prima della data prevista del parto per evitare situazioni pericolose. 

Le leggi e le politiche specifiche variano da paese a paese, ma l’obiettivo è comune: proteggere la salute della madre e del bambino.

Inoltre, questo meccanismo contribuisce a ridurre il carico di stress e preoccupazioni che potrebbero influire negativamente sulla gravidanza stessa. 

Tempi di risposta ispettorato del lavoro maternità anticipata

Nel caso di maternità anticipata dovuta a gravidanza a rischio, il processo inizia con la lavoratrice stessa, che deve presentare una domanda all’Azienda Sanitaria Locale (ASL). Questa richiesta deve includere un certificato medico di gravidanza che attesti le condizioni di salute della lavoratrice.

Una volta presentata la domanda, l’ASL ha un periodo di 7 giorni per valutare la situazione e prendere una decisione. Se l’ASL non risponde entro questo termine, si considera che abbia dato il suo consenso implicito. Tuttavia, se la richiesta viene respinta, è obbligatorio comunicare alla lavoratrice i motivi del diniego. In questo caso, la lavoratrice ha 10 giorni per presentare ulteriori documenti e osservazioni.

Nel caso in cui la maternità anticipata sia dovuta al lavoro a rischio, la maternità può essere richiesta dalla stessa lavoratrice, dall’azienda o direttamente dall’ispettorato del lavoro.

Non voglio tornare a lavoro dopo la maternità

La decisione di non tornare al lavoro dopo la maternità è una scelta personale legittima che spesso solleva questioni complesse e emotive. 

Questa decisione può derivare da una serie di motivi

È importante affrontare questa tematica con sensibilità e comprensione, riconoscendo che non esiste una motivazione unica per tutte. 

Elenchiamo di seguito le più comuni. 

  1. Desiderio di concentrarsi sui figli

Molte madri che decidono di non tornare al lavoro dopo la maternità lo fanno perché desiderano concentrarsi sulla crescita e sul benessere dei loro figli. Questa scelta è spesso motivata dalla volontà di essere presenti per ogni fase dello sviluppo dei bambini e di offrire loro una solida base emotiva. 

  1. Esplorare nuove opportunità di carriera o di vita

Questa scelta può comportare l’intraprendere nuovi progetti, l’avvio di un’attività autonoma o l’esplorazione di passioni personali. Per alcune, la maternità può essere un catalizzatore per una ridefinizione delle priorità e degli obiettivi di vita.

  1. Esigenze di salute

In alcuni casi, problemi di salute legati alla gravidanza o al parto, come depressione post-partum e problemi di salute o disabilità del bambino, possono rendere difficile o impossibile per una madre tornare al lavoro.

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In ogni caso, le donne che optano per non tornare al lavoro dopo la maternità dovrebbero essere supportate e rispettate nelle loro scelte. 

È importante che la società riconosca il valore del lavoro delle madri a tempo pieno o delle donne che intraprendono nuove strade nella loro carriera o nella loro vita. 

Rientro da lavoro dopo la maternità

Il ritorno al lavoro dopo il periodo di congedo di maternità è un’esperienza che le donne affrontano in modi diversi e spesso ambivalenti.  L’astensione obbligatoria dal lavoro per maternità solitamente inizia dal settimo mese di gravidanza e si estende fino al terzo mese dopo il parto.

ll rientro al lavoro dopo il periodo di maternità in Italia è regolato dal Decreto Legislativo del 26 marzo 2001, n. 151. Alle neo mamme spettano:

  1. riposi giornalieri (permessi per allattamento):
    • Durante il primo anno di vita del bambino, le madri lavoratrici hanno diritto a due periodi di riposo giornalieri di un’ora ciascuno se l’orario di lavoro è superiore a sei ore giornaliere. Se l’orario di lavoro è inferiore, il riposo si riduce a una sola ora.
    • I periodi di riposo sono considerati ore lavorative a tutti gli effetti, compresi i fini della retribuzione.
  2. Part-Time:
    • Le madri lavoratrici hanno la possibilità di richiedere un contratto di lavoro part-time al loro rientro dalla maternità, se compatibile con le esigenze organizzative dell’azienda.
  3. Flessibilità dell’orario di lavoro:
    • Le madri (e i padri) lavoratori possono richiedere una flessibilità dell’orario di lavoro. Questo può includere l’adattamento degli orari di ingresso e uscita, o la possibilità di usufruire del lavoro a distanza o dello smart working, laddove l’azienda lo consenta.
  4. Congedi parentali:
    • I genitori possono usufruire del congedo parentale (facoltativo) entro i primi 12 anni di vita del bambino, con una retribuzione del 30% dello stipendio per un periodo massimo di sei mesi. È possibile richiedere questo congedo anche a ore.
  5. Aspettativa non retribuita:
    • Dopo il periodo di congedo obbligatorio, è possibile richiedere un periodo di aspettativa non retribuita per ulteriori esigenze legate alla cura del bambino.
      Per la procedura di rientro al lavoro dopo la maternità, è necessario fare riferimento al proprio Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL). In ogni caso, il datore di lavoro è obbligato a fornire una risposta alla richiesta del lavoratore entro 10 giorni.
  6. Tutela del rientro al lavoro:
    • La legge tutela il rientro al lavoro della madre (o del padre) vietando licenziamenti durante il periodo di congedo di maternità e fino a un anno di età del bambino, salvo in casi specifici previsti dalla legge (come il fallimento dell’azienda o la conclusione del contratto a termine).

Cosa possono fare le aziende per tutelare i genitori?

Molte aziende offrono politiche di supporto aggiuntive per agevolare il rientro al lavoro delle madri, come programmi di mentoring, supporto per l’allattamento, e possibilità di orari flessibili. Queste misure sono necessarie soprattutto per garantire ai genitori di non incorrere nel burnout genitoriale. Infine, alcune Regioni potrebbero avere disposizioni aggiuntive o incentivi per favorire il rientro al lavoro delle madri.

Depressione rientro da lavoro dopo la maternità: supporto psicologico

Dopo aver trascorso un periodo prezioso con il vostro neonato durante il congedo di maternità, può essere difficile affrontare la separazione e il ritorno alla routine lavorativa. Questa separazione può generare sentimenti di tristezza e ansia, e alcune di voi potrebbero sentirsi sopraffatte dalla quantità di responsabilità legate al lavoro e alla cura dei figli.

Molte donne riferiscono umore depresso o sintomi depressivi al rientro dalla maternità

In questo contesto, è importante riconoscere che è assolutamente normale provare queste emozioni, ma è anche cruciale essere consapevoli dei sintomi di depressione post-partum o di depressione legati a questo periodo, che possono includere:

  • sentimenti di tristezza prolungata;
  • affaticamento eccessivo;
  • sensi di colpa;
  • sensazioni di isolamento.

Ricorda: questi sintomi non sono segni di debolezza, ma sfide legate a un periodo di transizione e cambiamento significativo nella vostra vita. 

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Come affrontare il rientro a lavoro dopo la maternità: consigli e strategie

Come abbiamo visto, il rientro a lavoro post-maternità può essere difficile e doloroso. Ecco alcuni consigli per viverti meglio la separazione da tuo figlio.

1. Prenditi del tempo

        Prima di tutto, prenditi il tempo per prendere decisioni ponderate e autonome. Durante il periodo trascorso a casa, potresti aver rivalutato le tue priorità professionali. Valuta attentamente i pro e i contro di ogni possibilità, confrontandoti con chi ti capisce davvero.

        2. Stabilisci le tue priorità

          Scrivi chiaramente le tue priorità e pianifica come reincorporare la tua routine lavorativa. Fallo in modo onesto, analizzando a fondo i rischi e le opportunità di ciascuna scelta.

          3. Lascia i sensi di colpa fuori

            È normale per una madre che ritorna al lavoro sperimentare sensi di colpa, ma ricorda che non servono a nulla. Cerca di adattare le tue nuove esigenze ai vecchi ritmi e cerca la persona giusta a cui affidare tuo figlio.

            4. Elimina l’auto-svalutazione

              Non ti sentire mai inadeguata. Fissa obiettivi giornalieri in ufficio e comunica apertamente le tue necessità agli altri. Sei una mamma lavoratrice con esigenze diverse; affronta le sfide con positività.

              5. Delega le responsabilità

                Non cercare di fare tutto da sola. Accetta il supporto degli altri, sia a casa che in ufficio. Spiega cosa ti serve e non avere paura di chiedere aiuto. La tua famiglia e il padre del bambino possono collaborare nella gestione quotidiana.

                6. Condividi l esperienza del rientro al lavoro

                Ci sono molti benefici che derivano dalla condivisione di esperienze di rientro al lavoro simili. In primo luogo, scoprire che non sei sola, e in secondo luogo parlare delle tue emozioni e strategie può aiutare altre mamme a trovare consigli utili sulla gestione di momenti delicati come questo. Sul web ci sono molti forum a riguardo.

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                Fonti:

                • Martínez-García M, et al., Caratterizzazione degli adattamenti strutturali del cervello durante la transizione alla maternità . Frontiere della salute globale delle donne , 2021: p. 76. DOI: 10.3389/fgwh.2021.742775.
                • Crawley R, Autopercezione dei cambiamenti cognitivi durante la gravidanza e il primo postpartum: salienza ed effetti sull’attenzione . Psicologia cognitiva applicata: Gazzetta ufficiale della Società per la ricerca applicata in memoria e cognizione , 2002. 16 ( 6 ): p. 617–633. 
                • Orchard ER, Rutherford HJV, Holmes AJ, Jamadar SD. Matrescence: lifetime impact of motherhood on cognition and the brain. Trends Cogn Sci. 2023 Mar;27(3):302-316. doi: 10.1016/j.tics.2022.12.002. Epub 2023 Jan 4. Erratum in: Trends Cogn Sci. 2023 Oct;27(10):974. PMID: 36609018; PMCID: PMC9957969.
                Dott.ssa Martina Migliore

                Approccio:
                Titolo di studio
                Descrizione
                Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.

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                Revisori

                reviewer

                Dott. Domenico De Donatis

                Medico Psichiatra

                Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Pescara n. 4336

                Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma. Specializzazione in Psichiatria presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

                reviewer

                Dott. Federico Russo

                Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Neuropsicologo, Direttore Clinico di Serenis

                Ordine degli Psicologi della Puglia n. 5048

                Laurea in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale a indirizzo neuropsicologico presso l’Istituto S. Chiara di Lecce.

                reviewer

                Dott.ssa Martina Migliore

                Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

                Ordine degli Psicologi dell'Umbria n.892

                Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente e formatrice. Esperta in ACT e Superhero Therapy. Membro dell'Associazione CBT Italia, ACT Italia e SITCC. Esperta nell'applicazione di meccaniche derivanti dal gioco alle strategie terapeutiche evidence based e alla formazione aziendale.