Il lutto sul lavoro: normative e aspetti psicologici

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Sad angel: idea for a greeting or condolence card.

Vivere un lutto è naturalmente un’esperienza intensa e dolorosa per i cari della persona venuta a mancare. Si tratta di un momento che potrebbe creare crisi, confusione e grande stress.

Il lavoratore che ha subito un lutto viene tutelato dal punto di vista lavorativo. Viene generalmente riconosciuto un breve periodo che possa essergli di aiuto a staccare la testa dal lavoro e permettendogli di prendere del tempo per sé e per la propria famiglia.

Vediamo ora all’interno dell’articolo quali sono le tutele e i diritti per il lavoratore che ha subito un lutto e come quest’ultimo impatta sul benessere psicologico.

Come funziona il lutto sul lavoro

Quando il dipendente si trova di fronte a un lutto, improvviso o meno, può richiedere alcune giornate di congedo al proprio datore di lavoro.

Il congedo viene concepito come un aspetto fondamentale nelle politiche aziendali, offrendo così un supporto essenziale per i dipendenti che si trovano a dover affrontare un momento difficile legato alla perdita di una persona cara.

Quando viene attivato il congedo?

Il congedo per lutto può venire attivato nel momento in cui il dipendente si trova ad affrontare la perdita di un famigliare, di un coniuge oppure di una persona a lui cara.

A differenza di altre tipologie di congedo, quello per lutto è progettato per fornire il tempo e lo spazio necessari per poter affrontare tale dolore.

Cosa può fare l’azienda per il dipendente?

Allo stesso tempo, è importante che l’azienda, oltre a far sì che questo diritto del lavoratore venga rispettato, è importante che l’azienda stessa si mostri empatica e comprensiva nei confronti del proprio dipendente e del suo dolore.

Ciò potrebbe portare dei contributi anche all’azienda, contribuendo a creare un ambiente di lavoro più sano e solidale. Un tipo di comunicazione aperta risulta fondamentale in un contesto di questo genere.

Oltre alla concessione di tempo per sé, dunque lontano dal contesto lavorativo, il congedo per lutto può includere risorse per il supporto emotivo.

Nello specifico, l’azienda stessa potrebbe proporre:

  • consulenze aziendali;
  • servizi di supporto;
  • creare anche al proprio interno spazi in cui i dipendenti possono condividere le proprie esperienze.

L’accesso a risorse di questo tipo all’interno del luogo di lavoro può contribuire al benessere lavorativo dei dipendenti, che potrebbero sentirsi maggiormente protetti e tutelati soprattutto in momenti particolarmente complessi.

Quanti giorni spettano al lavoratore?

La normativa italiana in caso di lutto prevede al momento attuale che ogni lavoratore, dipendente da datore di lavoro pubblico o privato abbia diritto a 3 giorni di permesso retribuito.

È possibile fruire di queste giornate nel caso di decesso documentato.

Tale normativa coinvolge sia i dipendenti che lavorano nel pubblico, sia i dipendenti che lavorano nel privato.

Queste giornate potrebbero essere di aiuto al lavoratore per affrontare la perdita e per partecipare cerimonie funebri e commemorazioni.

Tuttavia, la gestione di un lutto è un processo individuale e alcuni dipendenti potrebbero sentire la necessità di richiedere un periodo più lungo per affrontare questo momento delicato.

Tornare al lavoro dopo un lutto

Tornare sul luogo di lavoro dopo un lutto importante è una sfida tutt’altro che semplice e scontata.

Il momento effettivo per tornare a rivedere colleghi e responsabili e riprendere le proprie mansioni e responsabilità varia da persona a persona per una serie di fattori che possono essere il carattere del singolo, la vicinanza con la persona venuta a mancare e il supporto sociale.

Accanto a queste caratteristiche, naturalmente ce ne saranno molte altre che faranno la differenza e aiuteranno a riflettere su quale sia il momento più adeguato al rientro sul luogo di lavoro.

Tra gli aspetti chiave per determinare il momento adeguato a tornare al lavoro, troviamo la gestione delle emozioni.

Quando è il momento giusto?

Quando ci si sentirà pronti a tornare al lavoro, sarebbe importante se possibile che il reinserimento sia graduale. Un approccio progressivo dà infatti al lavoratore la possibilità di adattarsi in modo graduale alle responsabilità quotidiane, riducendo così il rischio di ulteriore stress e sovraccarico emotivo.

L’adattamento potrebbe arrivare tramite orari di lavoro flessibili e un’eventuale riduzione, nel momento iniziale, delle responsabilità.

Inizialmente, la pressione sociale può essere intensa, motivo per cui responsabili e collaboratori dovrebbero avere un atteggiamento comprensivo e sostenere che questo ritorno avvenga solo quando l’individuo si senta effettivamente pronto.

Secondo alcuni studi, emerge come un ritorno precoce al lavoro dopo una situazione grave e complessa quanto la perdita di una persona cara potrebbe portare a complicazioni, anche sul lungo termine sulla salute del dipendente.

Storia del congedo per lutto

Il congedo per lutto è un elemento chiave nelle politiche aziendali. Si tratta di un concetto che ha attraversato un’evoluzione storica rispecchiando la crescente consapevolezza sociale dell’importanza del sostegno nei confronti del lavoratore.

La normativa si è adattata sempre più nel corso del tempo, per affrontare esigenze mutevoli dei dipendenti.

Nel XX secolo in particolare negli Stati Uniti è incrementata la sensibilità nei confronti del lutto individuale, quando in precedenza veniva riconosciuto perlopiù quello collettivo.

In particolare, il Family and Medical Leave Act (FMLA) ha rappresentato una pietra miliare in tal senso, garantendo ai dipendenti un periodo di congedo importante per eventi quali malattia e lutto.

A livello attuale, le leggi e le normative che tutelano i diritti dei lavoratori in caso di lutto si differenziano molto in base alla posizione geografica.

Tali normative sono in continuo aggiornamento, riflettono il cambiamento nella percezione sociale dell’importanza di supportare i lavoratori in momenti di dolore.

Proposte e prospettive future

Rispetto al futuro la flessibilità potrebbe essere la chiave delle politiche aziendali in materia di congedo per lutto. I datori di lavoro dovrebbero sempre più andare incontro alle esigenze dei lavoratori, garantendo quando possibile un sostegno personalizzato.

Un approccio psicologico integrato potrebbe rappresentare una prospettiva futura promettente. Incorporare servizi si supporto all’interno delle aziende potrebbe aiutare i dipendenti a gestire meglio le sfide emotive del lutto.

Anche la condivisione di risorse tra le varie aziende potrebbe essere un’innovazione nel sostegno al lutto. La creazione di reti di supporto tra diverse organizzazioni potrebbe permettere uno scambio di buone pratiche in merito.

La politica del ritorno graduale

La politica relativa al ritorno graduale potrebbe rappresentare un passo avanti nel futuro congedo per lutto. Concedere una flessibilità di questo tipo al dipendente potrebbe contribuire a un suo riadattamento maggiormente sereno.

Inoltre, anche l’avanzamento della tecnologia e l’adozione del lavoro da remoto potrebbero offrire nuove prospettive anche in questi periodi delicati.

L’importanza di chiedere aiuto

Affrontare un lutto è un lavoro doloroso, impegnativo e complesso. Si tratta di una delle grandi sfide della vita, ed è importante cercare di prendersi dello spazio per sé e da dedicare alle proprie emozioni, ma anche attingere quanto più alle risorse e alla rete sociale.

Talvolta, nelle situazioni di grande difficoltà potrebbe venire spontaneo isolarsi e passare sempre meno tempo con i propri cari e con gli amici.

Quando la sofferenza e la solitudine sembrano prendere il sopravvento è importante riconoscere la propria difficoltà di fronte alla situazione e chiedere un supporto esterno.

Tendenzialmente, l’isolamento sembra essere associato alla forza individuale, tuttavia in alcuni casi la solitudine può avere come risultato quello di aumentare il peso emotivo.

Chiedere aiuto in questa situazione può diventare un atto di forza, riconoscere la propria vulnerabilità è un atto di coraggio.

Qualora la sofferenza dovesse essere forte e d’impatto sulla vita quotidiana una valida opzione è quella di chiedere supporto a un professionista qualificato.

Ciò potrebbe risultare di aiuto per avere uno spazio privo di giudizio in cui poter riportare il proprio dolore, allo stesso tempo lavorare per poter accettare le emozioni negative e trovare strategie per ritrovare un nuovo equilibrio.

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Domenico De Donatis
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Domenico De Donatis è un medico psichiatra con esperienza nella cura dei disturbi psichiatrici. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Parma, ha poi ottenuto la specializzazione in Psichiatria all'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Registrato presso l'Ordine dei Medici e Chirurghi di Pescara con il n° 4336, si impegna a fornire trattamenti mirati per migliorare la salute mentale dei suoi pazienti.

DsMDott.ssa Martina Migliore
Dott.ssa Martina Migliore
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.

FRFederico Russo
Federico Russo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048.

Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara.

Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.