Figli di coppie miste: le sfide della genitorialità


Per coppie miste, si intendono tutte quelle coppie in cui uno dei due partner è di nazionalità diversa dall’altro. Secondo l’Istat, nel nostro paese coppia mista va ad indicare una coppia in cui un partner è italiano per nascita e l’altro straniero o italiano per acquisizione.

La sfida della genitorialità è impegnativa per tutti, ma quali sono le difficoltà a cui va incontro una coppia mista? Molto spesso, tra i membri di una coppia mista possono crearsi sterili conflitti causati dall’appartenenza a culture diverse, che implicano diversi metodi di educazione, di rapporto all’interno della coppia o del matrimonio e così via.

Allo stesso tempo, anche i figli delle coppie miste devono vivere alcune situazioni potenzialmente conflittuali, come l’appartenenza a due identità culturali.

Ne parleremo approfonditamente nell’articolo. Speriamo che, al termine della lettura, tu abbia trovato tutte le risposte che stavi cercando.

Le sfide delle coppie miste

In Italia, si stima che le nozze miste interessino oggi il 10% della popolazione. Un numero in crescita rispetto agli ultimi anni, quando a malapena il 3% degli italiani aveva relazioni coniugali con persone straniere o italiane per acquisizione.

Analizziamo subito le difficoltà tipiche di una coppia mista.

Doppio patrimonio culturale e linguaggio

Il doppio patrimonio culturale implica l’appartenenza dei due membri della coppia a contesti culturali ed identitari diversi. Questi contesti culturali possono portare a incomprensioni e conflitti, poiché forniscono diverse norme morali, regole di comportamento, idee sull’educazione dei figli, sulla vita di coppia e altro ancora.

In pratica, i due genitori posseggono saperi diversi; possono allora tentare di far valere il proprio sapere come quello predominante, che dovrebbe essere a fondamento della relazione e del nucleo familiare.

Un’altra difficoltà è quella data dal linguaggio e, talvolta, dalla scelta del paese di residenza: dove far crescere un figlio? Quale lingua insegnargli per prima? Tutte queste questioni non riguardano le coppie con residenza stabile in Italia. In tal caso, il bambino apprenderà prima la lingua italiana perché è quella necessaria all’istruzione scolastica e alla vita di tutti i giorni.

Fase uno: negoziazione

Per evitare che il doppio patrimonio culturale divenga motivo di conflitto, è necessario mediare e negoziare con il partner prima ancora della nascita del figlio. In effetti, un doppio patrimonio culturale può essere un punto di forza: perché trasformarlo in inutile motivo di lite?

Per negoziazione intendiamo:

  • la capacità di venirsi incontro, mediando tra due contesti culturali diversi e trovando un punto comune;
  • la scelta di trovare un compromesso, che permetta a entrambi i membri della coppia di sentirsi soddisfatti della scelta pur dovendo rinunciare a qualcosa;
  • lo sforzo di utilizzare il conflitto come mezzo di miglioramento dei rapporti interni al nucleo familiare.


In assenza di negoziazione, i rapporti tra coppie miste possono diventare dannosi proprio per il figlio: che si trova a dover crescere in un ambiente familiare teso ed emotivamente doloroso.

Fase due: come educare un figlio?

La seconda fase riguarda il processo educativo e, cioè, il processo di educazione culturale da fornire al bambino. Tutto comincia con la scelta del nome, spesso motivo di lite all’interno delle coppie miste.

Bisogna tentare di rispettare la doppia cultura anche se potrebbe sembrare di poca importanza. Per esempio:

  • scegliere un nome adatto al paese dove si è scelto di risiedere, lasciando però spazio all’inventiva (per esempio, scegliendo un nome che non riguarda nessuno dei due contesti culturali dei genitori).


Fondamentale anche il fattore lingue:

  • se una coppia mista sceglie di vivere in Italia, il genitore straniero ha diritto a insegnare al bambino anche la sua lingua madre, poiché questa lingua rappresenta per lui/lei un legame con la terra natia e con la cultura di appartenenza.


Infine il fattore religioso:

  • se i membri di una coppia hanno religioni diverse, la questione si fa particolarmente spinosa. Tanto più se la religione è vissuta in profondità e non come semplice orpello sociale.


In casi come questo, consigliamo ancora una volta la strada della mediazione e della negoziazione. Qualora non fosse possibile, è meglio lasciare che sia il figlio a decidere il proprio orientamento religioso una volta divenuto adulto.

Come detto la questione è molto spinosa, perché persone particolarmente religiose potrebbero desiderare il battesimo del figlio mentre i partner potrebbero dirsi contrari. Si tratta di analizzare queste difficoltà prima della nascita del bambino, evitando facili entusiasmi e agendo razionalmente per la costruzione di un futuro migliore.

I figli delle coppie miste

I figli delle coppie miste possono vivere il doppio patrimonio in due modi diversi:

  • come un punto di forza, che gli permette di conoscere due lingue, due culture, due paesi diversi già in età infantile;
  • come una fragilità, se i genitori fanno della questione uno sterile motivo di conflitto sin dal principio.

Ricordiamo che è fondamentale favorire l’inserimento del bambino all’interno del contesto culturale in cui vive, tenendo in considerazione che potrebbe essere vittima di razzismo o discriminazione. In questo caso, è necessario chiedere supporto ad uno psicologo infantile che possa aiutare il minore a metabolizzare la violenza subita e ad aiutarlo nella elaborazione del dolore.

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Revisori

reviewer

Dott. Domenico De Donatis

Medico Psichiatra

Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Pescara n. 4336

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma. Specializzazione in Psichiatria presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

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Dott. Federico Russo

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Neuropsicologo, Direttore Clinico di Serenis

Ordine degli Psicologi della Puglia n. 5048

Laurea in Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale a indirizzo neuropsicologico presso l’Istituto S. Chiara di Lecce.

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Dott.ssa Martina Migliore

Psicologa Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Ordine degli Psicologi dell'Umbria n.892

Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, docente e formatrice. Esperta in ACT e Superhero Therapy. Membro dell'Associazione CBT Italia, ACT Italia e SITCC. Esperta nell'applicazione di meccaniche derivanti dal gioco alle strategie terapeutiche evidence based e alla formazione aziendale.