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Stress da lutto: quali sono i sintomi fisici?

Affrontare un lutto è uno degli eventi più stressanti e difficili nella vita di un individuo. Le reazioni iniziali sono legate a emozioni come negazione, rabbia, sensi di colpa, smarrimento.

La nostra mente è attraversata da pensieri negativi, angoscianti e intrusivi ma, per quanto triste e dolorosa, questa sofferenza rappresenta un passaggio naturale e fisiologico. Attraversarla senza paura e con coraggio ci permette di trovare e creare un nuovo equilibrio intorno al dolore.

Con il tempo impariamo a vivere senza la persona amata. I sintomi mano mano si riducono e troviamo una nuova stabilità. Questo meccanismo non deve stupirci: lo stato di sospensione e di apatia provocati dal lutto devono essere interrotti per poter ridare all’organismo la forza di andare avanti.

Stress da lutto: quando la mente invade il corpo

Corpo e mente non sono entità separate ma intimamente connesse tra loro. Spesso, durante un lutto, la sofferenza trova delle falle nelle quali si insinua ed ecco che il dolore progredisce, si spinge sempre più in avanti, indebolendo il nostro sistema immunitario.

Quante volte abbiamo sentito storie di coppie di coniugi scomparsi a pochi mesi l’uno dall’altro? Perché succede? La risposta è arrivata da uno studio che ha dimostrato come il lutto sia capace di “entrare nel corpo” diminuendo o bloccando le funzioni dei neutrofili, i globuli bianchi che hanno il compito di difendere il nostro organismo dagli agenti esterni.

Una risposta emotiva prolungata a un evento come la morte, quindi, può renderci più inclini alle infezioni e non solo. La cardiomiopatia di Tako-Tsubo, conosciuta come sindrome del cuore spezzato, si verifica quando uno stress emotivo estremo fa gonfiare una delle camere del cuore, innescando sintomi simili a quelli di un infarto.

Quando subiamo una perdita, il corpo soffre con noi.

Stress da lutto: i sintomi fisici


Come reagisce il nostro corpo di fronte alla morte?

Il primo step è rappresentato da una vera e propria tempesta ormonale che va a neutralizzare le emozioni e ci colloca all’interno di un piccolo bozzolo che ci permette sia di resistere allo shock sia di evitare il collasso mentale.

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Quando entriamo in contatto con la realtà, lo stress cronico ci predispone ad attacchi di ansia, panico: in alcuni casi tendiamo a somatizzare e a riprodurre inconsciamente la sofferenza del defunto.

I sintomi fisici dello stress da lutto sono:

  • dolori articolari e muscolari;
  • sensazione di oppressione al torace e alle vie respiratorie;
  • perdita di appetito, disturbi digestivi, nausea, diarrea;
  • problemi dermatologici;
  • mal di testa e irritabilità.


Tra questi, i disturbi più frequenti sono:


1. Mal di testa e dolori muscolari

Durante il lutto, il nostro corpo affronta un intenso impegno fisico per far fronte alla perdita che abbiamo subito. Questa idea di sforzo e tensione spesso si traduce in numerosi dolori muscolari che non ci danno tregua durante il giorno e la notte.

Ci sentiamo stanchi, tesi e spossati a causa della mancanza di sonno ma anche per lo stravolgimento che ha subito la nostra vita quotidiana. Il mal di testa e l’emicrania diventano compagne abituali delle nostre giornate e spesso sono causate dall’ansia, dallo stress ma anche dal pianto, dai pasti disordinati o dalla mancanza di appetito.


2. Insonnia

I pensieri, i ricordi, i sentimenti ma anche le preoccupazioni per il futuro e lo stress tolgono letteralmente il sonno. Addormentarsi diventa difficile, se non impossibile.

Paradossalmente, in questo periodo di elaborazione della sofferenza, possiamo cadere preda di un sonno eccessivo che può essere interpretato sia come una necessità del nostro organismo di recuperare le energie ma anche come un tentativo, da parte della nostra mente, di fuggire dalla realtà.

Questo è uno dei motivi per cui ci sentiamo stanchi dopo qualsiasi attività e il nostro unico pensiero è quello di andare a dormire il più presto possibile.

Facciamo attenzione a non sottovalutare questo sintomo perché può essere la manifestazione di una depressione latente che necessita al più presto di un supporto professionale.

L’insonnia, in alcuni casi, si manifesta con frequenti risvegli notturni. In questo frangente, il sonno è più leggero del normale quindi qualsiasi movimento o rumore possono interrompere il nostro riposo e svegliarci.


3. Disturbi gastrointestinali


L’ansia e lo stress giocano brutti scherzi anche per quanto riguarda il nostro appetito tanto che è facile registrare in questo periodo un aumento o un calo significativo di peso. La nausea è una compagna costante così come la sensazione di avere la bocca secca e asciutta. Anche in questo caso, è necessario monitorare con attenzione il tempo e la durata di questi sintomi che potrebbero nascondere una depressione o un esaurimento nervoso.

Il buon funzionamento del nostro apparato digerente dipende anche dalle emozioni che proviamo nella vita di tutti i giorni. Avvertire un costante mal di stomaco o mal di pancia dopo la perdita di una persona cara è uno dei sintomi più frequenti. Non sottovalutiamo questo disturbo perché può diventare davvero invalidante nella vita di tutti giorni e accompagnarsi a tremori, sudorazioni, a stipsi o diarrea.


In conclusione, il dolore si manifesta spesso a ondate o cicli, con sensazioni intense che durano alcune ore o giorni. A volte sembra diminuire e abbiamo la sensazione di aver trovato una parvenza di benessere che ci fa sperare di aver superato i momenti più difficili. All’improvviso invece, il dolore sia fisico che psicologico torna, in alcuni casi più intenso di prima.

Capire e affrontare i sintomi fisici dello stress da lutto

Il fatto che il corpo abbia “voce” durante il lutto non deve stupirci. L’elaborazione della perdita è un processo che possiamo definire olistico perché è costituito da diversi elementi che appartengono alla sfera cognitiva, emotiva, fisica.

La somatizzazione è una risorsa utilizzata dal nostro corpo nel momento in cui si rende conto che qualcosa non va. Nel caso specifico, può essere un campanello d’allarme che ci avvisa che non stiamo prestando la giusta attenzione a quello che ci succede ma soprattutto ai sentimenti che proviamo. Il corpo, tramite la sofferenza, ci avverte di qualcosa che non va.

Un piccolo esempio può aiutarci a comprendere meglio il comportamento del nostro organismo.

Aver paura del dolore è normale: per evitare il contatto con la sofferenza, tendiamo a riempire la nostra vita di attività che ci distolgono dal processo di elaborazione. Se è vero che questa reazione ci aiuta a sopravvivere nei primi giorni, lo è altrettanto il fatto che ci impedisce di confrontarci con la perdita e l’assenza. A lungo andare, questa fuga dalla realtà causa un gap tra realtà e psiche, uno scarto sul quale l’organismo richiama la nostra attenzione con dolori e disturbi vari.

Il comportamento di inibizione ci trasporta in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire: ci sentiamo sempre più nervosi e stressati e questo non fa altro che aprire la strada a diversi problemi di salute.

Come si fa quindi ad affrontare i sintomi fisici del lutto?

Per superare questo periodo così intenso è necessario agire su due fronti.

Il primo riguarda i propri bisogni e la necessità di prendersi cura di sé in termini riposo, cibo, sostegno e comfort .

Il secondo invece consiste nel considerare il dolore fisico come una bussola in grado di fornire indicazioni preziose sul cammino che stiamo compiendo. Lo sguardo introspettivo ci aiuta a capire se il processo di elaborazione è in atto oppure se si è fermato e rischia di diventare patologico, sfociando nel disturbo da stress post-traumatico. In questo caso, chiedere aiuto è necessario per recuperare serenità e benessere.

Quando il lutto diventa patologico

Il complesso quadro sintomatologico emotivo e fisico legato alla elaborazione del lutto dipende da una serie di fattori individuali tanto che è impossibile stabilire a priori il tempo necessario per superare la perdita.

Tuttavia, se i sintomi persistono per un periodo superiore ai 12 mesi e ci impediscono di tornare a vivere più o meno serenamente la nostra vita, vuol dire che siamo di fronte a un processo di elaborazione interrotto e non completato: il lutto rischia di diventare patologico.

In questo caso, un supporto psicoterapeutico può aiutare a prevenire e ad affrontare le conseguenze del lutto non elaborato, permettendoci di ritrovare la serenità e il benessere perduti, secondo i nostri tempi e senza nessuna forzatura.

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Revisori

reviewer

Dott. Raffaele Avico

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista certificato EMDR I

Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista EMDR. È membro della ESDT (European Society for Trauma and Dissociation) e socio AISTED (Associazione italiana per lo studio del trauma e della dissociazione).

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Dott. Rosario Urbani

Psicoterapeuta specializzato in cognitivo comportamentale

Ordine degli Psicologi della Campania num. 6653/A

Laureato in Neuroscienze presso la Seconda Università di Napoli. Specializzato presso l’istituto Skinner in psicoterapia cognitivo comportamentale. Analista del comportamento ABA e specializzato anche nella tecnica terapeutica dell'EMDR.

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Dott.ssa Maria Vallillo

Psicoterapeuta specialista in Lifespan Developmental Psychology

Ordine degli Psicologi del Lazio num. 25732

Laurea in Psicologia presso l'Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in psicoterapia e psicologia del ciclo di vita presso l’Università la Sapienza di Roma. Esperta in neuropsicologia e psicodiagnostica e perfezionata in psico-oncologia.