La sindrome di Medea: cosa significa e da dove viene il termine

La sindrome di Medea è un'espressione usata nelle cronache e negli studi di criminologia per indicare il caso in cui una madre uccide il figlio per colpire l'altro genitore, di solito durante una separazione. Non è una diagnosi: non compare né nel DSM-5-TR né nell'ICD-11, i manuali con cui si classificano i disturbi mentali.
Di seguito vedremo da dove nasce il nome, cosa dicono le ricerche e perché non va confusa con la depressione post-parto e con la psicosi post-partum.
Che cos’è la sindrome di Medea?
La sindrome di Medea indica il figlicidio compiuto da una madre per colpire l'altro genitore, di solito all'interno di una separazione conflittuale.
Il mito di Medea
Il nome viene dalla Medea, la tragedia greca di Euripide. Medea viene abbandonata da Giasone, il marito e padre dei suoi figli, che sceglie di sposare un'altra donna. Dopo aver cercato invano di trattenerlo, decide di punirlo togliendogli ciò a cui tiene di più, la discendenza: uccide i figli.
Nell’uso moderno, il nome richiama i casi di figlicidio materno compiuti per vendicarsi dell'altro genitore.
Perché si parla di separazioni conflittuali
Il nome viene associato ai contesti di separazione conflittuale, in cui lo scontro tra i genitori è molto acceso. Questo non vuol dire che una separazione difficile metta a rischio i figli: la quasi totalità dei genitori che si separano in modo conflittuale non arriva a niente di simile.
Lo stesso gesto può compierlo un padre. La psichiatria forense, che classifica i figlicidi in base al motivo, parla di figlicidio per vendetta sul coniuge senza distinguere tra madri e padri (Resnick, 1969, American Journal of Psychiatry).
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Quali fattori sono associati al figlicidio materno?
Se volessimo provare a riflettere su cosa spinge una madre a uccidere i figli, non riusciremmo a trovare una risposta definitiva, dal momento che i fattori che conducono a una situazione così atroce non possono che essere molteplici. Le ricerche sul figlicidio materno descrivono associazioni e non cause, e non permettono di prevedere i casi individuali.
Spesso si chiama in causa la depressione post-parto: è una condizione frequente e curabile, e la quasi totalità delle madri che la vivono non fa del male ai figli.
In Italia non esiste un conteggio dei figlicidi compiuti per colpire l'altro genitore. Il dato più citato, del dossier Eures, riguarda tutti i figlicidi, qualunque ne sia il motivo: 447 bambini uccisi da genitori o altri familiari tra il 2000 e il 2017, contati dalle notizie di cronaca (EU.R.E.S., 2019). Nel nostro Paese manca una rilevazione sistematica dei figlicidi (ANSA, 2023). E come ogni dato di questo tipo, non permette di prevedere i casi individuali.
Esistono dei segnali? Cosa sappiamo e cosa no
Non esistono sintomi della sindrome di Medea, perché non è una diagnosi, e un gesto del genere non si può prevedere con certezza a partire da dei segnali. La quasi totalità delle madri che attraversano un periodo difficile, con ansia o depressione, non farebbe mai del male ai propri figli.
Se cerchi questa espressione perché temi che una madre possa fare del male ai propri figli, la tua preoccupazione merita ascolto. Uno studio italiano su madri seguite in una struttura psichiatrico-forense dopo un figlicidio ha trovato che più caratteristiche, della storia passata e di quella presente, aiutano a riconoscere le madri a rischio (Giacco e colleghi, 2023, Archives of Women's Mental Health).
Se pensi che un bambino sia in pericolo adesso, chiama il 112. Per segnalare una situazione che ti preoccupa c'è il 114 Emergenza Infanzia, un servizio pubblico che chiunque può chiamare, gratis e 24 ore su 24. Se prima vuoi parlarne con qualcuno, la linea d'ascolto di Telefono Azzurro risponde al 19696, anche agli adulti e ai familiari. Una minaccia di fare del male a un bambino va sempre presa sul serio e segnalata.

Attaccamento e storia di vita
Come abbiamo detto, la trascuratezza emotiva e le fragilità psicologiche della donna sono state messe in relazione con il figlicidio materno, ma le ricerche descrivono associazioni e non cause. La condizione di estrema solitudine innescata da un abbandono affettivo viene alimentata fino all’estrema conclusione con un atto di vendetta spietato. La psicologia ha provato a trovare spiegazioni aggiuntive da associare allo svolgimento di questa dinamica.
Cosa dice la teoria dell’attaccamento
Ad esempio, l’approccio attaccamentista ha cercato di sviluppare la sua versione dando un ulteriore contributo. Questa branca della psicologia si basa sulla convinzione che gli stili di attaccamento che hanno caratterizzato la nostra infanzia influiscono sui comportamenti e sul modo di relazionarci che manteniamo stabile da adulti, sia con i partner che con i nostri stessi figli.
Più precisamente, per attaccamento si intende la complessa dinamica di interazione che si innesca tra il bambino e chi si prende cura di lui che, a sua volta, produce uno schema di comportamento che il bambino mette in atto allo scopo di mantenere la vicinanza fisica ed emotiva con il genitore. A seconda del tipo di comportamenti che vengono attuati, si distinguono diversi stili di attaccamento.
L’ipotesi sulla sindrome di Medea
L’ipotesi, per quanto riguarda la sindrome di Medea, è che la donna, da bambina, abbia sviluppato con chi si prendeva cura di lei un attaccamento insicuro oppure disorganizzato. Insicuro non vuol dire sbagliato: è un modo più faticoso di cercare la vicinanza di un adulto che risponde in modo incostante o distante.
Il disorganizzato, invece, riguarda soprattutto i casi in cui l'adulto che si prende cura del bambino è lui stesso fonte di paura, per esempio per una sofferenza psichica grave non curata.
Ciò ovviamente non significa che ci sia un rapporto causale: una bambina che sviluppa un attaccamento insicuro o disorganizzato non diventerà automaticamente una madre che fa del male ai propri figli: molte sono le variabili che intervengono, incluso l’ambiente e le esperienze emotive successive. L’ipotesi, quindi, è che lo stile di attaccamento sia semplicemente un fattore di rischio come tanti altri. L'attaccamento insicuro è molto comune e, da solo, non predice la violenza verso i figli. Una revisione sistematica sul figlicidio materno ha trovato un solo studio che abbia esaminato l'attaccamento (Lattanzi e colleghi, 2020, Child Abuse & Neglect), e l'ipotesi resta da dimostrare.
Depressione post-parto e psicosi post-partum: non sono la sindrome di Medea
La depressione dopo il parto è frequente e si cura. La psicosi post-partum è rara ed è un'emergenza, da trattare subito. Il figlicidio compiuto per colpire l'altro genitore, a cui si riferisce il nome di Medea, è un'altra cosa.
| Domanda | Sindrome di Medea | Depressione post-parto | Psicosi post-partum |
| Cos'è | Un'espressione nata dal mito, usata in criminologia per il figlicidio compiuto da una madre per colpire l'altro genitore | Un disturbo dell'umore che compare nei mesi dopo il parto e a volte inizia già in gravidanza | Un disturbo psichiatrico grave, con deliri, allucinazioni e sbalzi d'umore estremi |
| Quanto è frequente | Non c'è una stima affidabile: in Italia i figlicidi si contano dalle notizie di cronaca | Riguarda circa 1 donna su 10 nei 12 mesi dopo il parto (Istituto Superiore di Sanità, 2020) | Tra 0,9 e 2,6 casi ogni 1.000 donne negli studi di popolazione (VanderKruik e colleghi, 2017, BMC Psychiatry) |
| Cosa si fa | Non ha un trattamento proprio, perché descrive un gesto e non una condizione | Si cura con psicoterapia, auto-aiuto e, quando servono, farmaci; per la maggior parte delle donne la guarigione completa è possibile | È un'emergenza medica: si chiama subito il medico, la guardia medica, il 112 o il 118 |
La gravidanza in sé costituisce un momento rivoluzionario nella vita della donna, che può essere vissuto in modo positivo ma anche connotato da emozioni spiacevoli, come la paura, il rimpianto per una gravidanza non voluta o il disagio per aver subito un trauma (si pensi, ad esempio, ai casi di violenza sessuale).
Se stai attraversando un momento difficile dopo il parto
Stare male dopo il parto capita a molte donne, e si può curare. Puoi parlarne con il medico di base, il ginecologo, l'ostetrica o il consultorio familiare della tua zona, anche se ti sembra di avere solo qualche sintomo.
Se hai pensieri di fare del male a te o al bambino, o senti di perdere il contatto con la realtà, non aspettare. Chiama il 112 o il 118, oppure vai al pronto soccorso o a un servizio psichiatrico.
Se hai bisogno di parlare con qualcuno, Telefono Amico Italia risponde al 02 2327 2327, tutti i giorni, 24 ore su 24.
In questi ultimi casi è sempre bene rivolgersi a uno psicologo o una psicologa. Se senti la necessità di parlare con uno psicoterapeuta, puoi rivolgerti a Serenis. Il primo colloquio è gratuito, mentre le sedute successive costano 49 € l'una.
Fonti
- Resnick, P. J. (1969). Child murder by parents: a psychiatric review of filicide. American Journal of Psychiatry, 126(3), 325-334.
- EU.R.E.S. (2019). Gli ultimi dati Eures sul figlicidio. EU.R.E.S. Ricerche Economiche e Sociali.
- ANSA (2023). In Italia in 20 anni 535 i figlicidi, Stato ancora assente. La Voce di New York.
- Istituto Superiore di Sanità (2020). Depressione post-partum: disturbi, cause e cura. ISSalute.
- VanderKruik, R., Barreix, M., Chou, D., Allen, T., Say, L., Cohen, L. S. (2017). The global prevalence of postpartum psychosis: a systematic review. BMC Psychiatry, 17.
- Lattanzi, G. M., Provini, L., Williams, R., Aceti, F., Giacchetti, N. (2020). Personality structure and attachment models of women who kill their children. A systematic review on maternal filicide. Child Abuse & Neglect, 106, 104532.
- Stern, E. S. (1948). The Medea complex: the mother's homicidal wishes to her child. Journal of Mental Science, 94(395), 321-331.
- McCloskey, L. A. (2001). The «Medea complex» among men: the instrumental abuse of children to injure wives. Violence and Victims, 16(1).
- Giacco, S., Tarter, I., Lucchini, G., Cicolini, A. (2023). Filicide by mentally ill maternal perpetrators: a longitudinal, retrospective study over 30 years in a single Northern Italy psychiatric-forensic facility. Archives of Women's Mental Health, 26(2), 153-165.
- Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le politiche della famiglia (2026). Avviso per la selezione del gestore del servizio 114 Emergenza Infanzia, 2026-2028.
