Cos'è la dissonanza cognitiva?

Hai appena finito la sigaretta che ti eri promesso di non fumare e, mentre la spegni, pensi che in fondo un giorno in più non cambia niente. Quel fastidio che arriva un attimo prima della scusa ha un nome. È la dissonanza cognitiva, la tensione che senti quando due cose che pensi, o quello che pensi e quello che fai, non stanno insieme.
Dissonanza cognitiva: significato e definizione
La dissonanza cognitiva è lo stato di tensione, spesso vissuto come stress psicologico, che nasce quando tieni insieme due credenze, due valori o due idee che si contraddicono. Non riguarda solo i pensieri. Anche un'azione che va contro la tua morale produce lo stesso attrito.
È un processo normale e universale, non un disturbo mentale. Non compare come diagnosi nel DSM-5, il manuale dell'American Psychiatric Association, e diventa oggetto di attenzione clinica solo quando il conflitto è persistente e interferisce con il funzionamento quotidiano, cioè con il lavoro, le relazioni, il sonno.
Dissonanza cognitiva, dissonanza emotiva e dissociazione: le differenze
Tre termini che si somigliano e indicano fenomeni diversi. Nella dissonanza cognitiva il conflitto è tra contenuti di pensiero; nella dissonanza emotiva, tra l'emozione che provi e quella che il ruolo ti chiede di mostrare; nella dissociazione si interrompe l'integrazione della coscienza.
Dissonanza cognitiva e dissociazione
«Dissociazione cognitiva» non è un termine clinico. Quello che esiste nel DSM-5 è la dissociazione, definita come interruzione o discontinuità nella normale integrazione di coscienza, memoria, identità, emozioni, percezione, rappresentazione del corpo e comportamento. Nella dissonanza resti presente a te stesso e senti il conflitto come disagio. Nella dissociazione il contatto con l'esperienza si interrompe: distacco da sé, sensazione di irrealtà, vuoti di memoria, fino all'anestesia emotiva. La dissonanza cognitiva è comune, una dissociazione che dura è un sintomo che va valutato da un clinico.
Dissonanza emotiva
Si parla di dissonanza emotiva quando l'emozione che senti non coincide con quella che il tuo ruolo ti chiede di mostrare. L'operatore di call center che sorride mentre è esasperato, l'infermiere che resta calmo mentre ha paura. Qui il conflitto sta tra emozione sentita ed emozione esibita, ed è una delle componenti riconosciute del lavoro emotivo, associata al burnout professionale. Può accompagnare la dissonanza cognitiva, ma non è la stessa cosa.
Teoria della dissonanza cognitiva: i principi fondamentali
La teoria porta la firma dello psicologo sociale Leon Festinger ed è del 1957. Poggia su tre principi.
- cerchi di essere coerente tra quello che pensi e quello che fai, e quando ti accorgi di non esserlo avverti una tensione;
- quella tensione è un disagio psicologico la cui intensità dipende dal grado di incoerenza, e più il disagio è forte, più forte è la spinta a liberartene;
- per ridurla hai tre strade: cambiare il comportamento incoerente, cambiare la situazione che genera il conflitto o il modo in cui la leggi, aggiungere nuove cognizioni consonanti, cioè ragioni che rendono accettabile il comportamento. È qui che rientra la razionalizzazione.
Due anni dopo, Festinger e Carlsmith hanno visto l'effetto in laboratorio: chi era stato pagato poco per raccontare come interessante un compito noioso finiva per giudicarlo davvero più interessante di chi era stato pagato bene.

Esempi di dissonanza cognitiva
Il fumo. L'esempio classico è chi continua a fumare pur sapendo che il fumo fa male. Da una parte una convinzione radicata, il fumo aumenta il rischio di malattie gravi; dall'altra un comportamento che la smentisce ogni giorno. La contraddizione produce tensione, e la tensione chiede di essere chiusa in qualche modo.
Le uscite rapide sono tre. Puoi razionalizzare, conosco persone che hanno fumato tutta la vita e stanno bene. Puoi minimizzare il rischio, di qualcosa si deve pur morire. Oppure puoi evitare le informazioni scomode, saltando gli articoli sui danni del fumo e cercando solo quelli che li ridimensionano.
Una scelta difficile. Hai scelto fra due case, due auto o due offerte di lavoro, e quella che hai scartato aveva vantaggi che adesso ti mancano. La tensione non nasce da un errore: nasce dal fatto che l'alternativa scartata era buona anche lei. Qui la via d'uscita più battuta è aggiungere ragioni a favore di quello che hai scelto e toglierne a quello che hai lasciato, finché la decisione sembra l'unica sensata. È il motivo per cui una scelta si difende con più convinzione dopo averla fatta che prima.
La carne nel piatto. Tieni agli animali e mangi carne. Le due cose convivono male, e il conflitto si chiude in tre modi: cambi comportamento, e riduci o smetti; cambi convinzione, e ti dici che gli allevamenti non sono poi così duri; oppure tieni le due cose lontane, evitando le immagini e le informazioni che le farebbero toccare. L'ultima è la più frequente, ed è anche quella che lascia il disagio dov'è.
Dal punto di vista della terapia cognitivo-comportamentale gli esempi mostrano una cosa precisa. La dissonanza non nasce dal fatto di avere pensieri contraddittori, ma dal conflitto tra quello che credi e quello che fai, e la mente prova a ricomporlo con strategie di pensiero disfunzionali.
Dissonanza cognitiva: le cause
La dissonanza nasce da una discrepanza tra due o più cognizioni, cioè idee, credenze, atteggiamenti e comportamenti che convivono in te e non si accordano. I fattori che la innescano più spesso sono questi.
- contrasto tra azioni e credenze, quando agisci in modo contrario ai tuoi valori. Tieni alla tua salute e intanto continui a fumare;
- nuove informazioni che smentiscono quello che credevi, per esempio scoprire che un cibo che ritenevi sano ti fa male;
- decisioni difficili, quando le opzioni hanno ciascuna vantaggi e svantaggi. Dopo una spesa importante capita di rimpiangere l'alternativa scartata;
- pressione sociale, quando ti senti spinto a conformarti a norme o aspettative altrui che vanno contro quello che pensi;
- cambiamenti di comportamento o di atteggiamento, come smettere di mangiare carne per motivi etici, che entrano in attrito con abitudini e convinzioni di prima.
Per far scendere il disagio intervieni su uno dei due elementi in conflitto. Cambi il comportamento, cambi l'atteggiamento, oppure trovi una ragione che li tenga insieme.
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Sintomi della dissonanza cognitiva
I sintomi della dissonanza cognitiva sono quelli del disagio mentale che nasce dal conflitto tra credenze, atteggiamenti o comportamenti. I più comuni sono questi.
- tensione emotiva, un disagio psicologico o stress che prende la forma dell'ansia, dell'irritazione o della frustrazione;
- senso di colpa o vergogna, quando quello che fai non è allineato ai tuoi valori. Il vegetariano che cede a un piatto di carne conosce bene questa sensazione;
- rimuginio, il ripensare in continuazione alla situazione cercando una giustificazione che regga;
- tentativi di razionalizzazione, le argomentazioni che servono a rendere accettabile un comportamento che non lo è, del tipo lo fanno tutti quindi non è così grave;
- evitamento delle informazioni contrastanti, la tendenza a cercare solo quello che conferma le tue credenze, il cosiddetto bias di conferma;
- cambiamento di credenze o comportamenti, la modifica con cui cerchi sollievo e un nuovo equilibrio tra i due elementi.
Quel disagio si vede anche nel cervello. Quando la dissonanza viene indotta in laboratorio si attivano la corteccia cingolata anteriore dorsale e l'insula anteriore, e l'entità di quell'attivazione predice quanto l'atteggiamento cambierà dopo: lo hanno misurato van Veen e colleghi su Nature Neuroscience nel 2009.

Risoluzione della dissonanza cognitiva
La dissonanza si risolve riducendo il disagio che nasce dal conflitto tra credenze, atteggiamenti e comportamenti incoerenti. Un contributo pubblicato su Medical Education nel 2019 descrive un approccio in tre passaggi. Le strategie che le persone mettono in campo, da sole o in terapia, sono queste.
Cambiamento delle credenze
Puoi modificare quello che credi per renderlo coerente con quello che fai. Se fumi e sei convinto che faccia male, può capitarti di cominciare a pensare che i rischi siano meno gravi di quanto credevi.
Modifica del comportamento
Puoi cambiare il comportamento e allinearlo alle tue convinzioni. Con lo stesso esempio, smetti di fumare, e il conflitto tra la credenza e il gesto si chiude alla radice.
Razionalizzazione
Puoi anche giustificare il conflitto o ridurne la rilevanza, aggiungendo ragioni che rendono accettabile il comportamento. È il terzo modo indicato da Festinger, l'aggiunta di cognizioni consonanti, e nella pratica suona come dire che lo fanno tutti o che è solo un'abitudine temporanea. È la strategia che costa meno sul momento e lascia il conflitto dov'è.
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Psicoterapia e dissonanza cognitiva
Se il conflitto tra quello che pensi e quello che fai dura e pesa, la psicoterapia è il posto in cui si scioglie. Non ogni dissonanza ha bisogno di un terapeuta, e quella che si chiude da sé in qualche giorno fa parte della vita normale. Quando invece ti tiene sveglio, ti blocca in una relazione o ti fa vivere dentro una giustificazione permanente, questi approcci ti possono aiutare.
- Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), che ti aiuta a riconoscere i pensieri distorti e le credenze che alimentano la dissonanza, e a sostituirli con alternative più realistiche;
- Dialectical Behavior Therapy (DBT), che tiene insieme accettazione e cambiamento e lavora sulla gestione delle emozioni intense;
- Schema Therapy, che si concentra sugli schemi di pensiero e di comportamento nati nella prima infanzia e ancora attivi nelle relazioni di oggi;
- terapia basata sulla mindfulness, che ti allena a osservare pensieri ed emozioni senza reagire e senza evitarli, abbassando la tensione che li accompagna;
- Terapia Psicodinamica, che esplora le esperienze passate e il materiale inconscio per arrivare alle radici del conflitto.
Rivolgerti a un professionista è spesso il passo che rimette in movimento una situazione ferma. Se senti che è il tuo caso, puoi rivolgerti al nostro centro medico. Per un primo colloquio gratuito con un terapeuta ti basta compilare il nostro questionario.
Esperienza reale
Un paziente di 35 anni, con sintomi ansiosi, sperimentava dissonanza cognitiva legata al suo comportamento alimentare. Da un lato sosteneva con convinzione l’importanza di uno stile di vita salutare; dall’altro, faceva ricorso a cibo spazzatura nei momenti di stress lavorativo. Questa incoerenza gli generava colpa e ruminazioni costanti. In terapia cognitivo-comportamentale si è lavorato sull’identificazione dei pensieri automatici (“non ho forza di volontà”, “sono un fallito”) e sulla ristrutturazione cognitiva, sostituendoli con alternative più funzionali. Parallelamente, è stato introdotto un training di problem solving e pianificazione comportamentale, che ha permesso al paziente di sviluppare strategie pratiche (es. preparare snack salutari in anticipo). In poche settimane ha riportato una riduzione significativa del senso di colpa e un miglioramento nella percezione di autoefficacia.
Sitografia
