Depersonalizzazione: cause e cura

La depersonalizzazione è un disturbo dissociativo caratterizzato da una sensazione di distacco o estraneità rispetto al proprio corpo, alle emozioni o agli eventi circostanti, spesso associato a traumi psicologici o disturbi d'ansia.

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Depersonalizzazione significato

Tra i vari disturbi di cui possiamo soffrire nel corso della nostra vita c'è n'è uno molto particolare che ci trasmette la sensazione di essere completamente distaccati da noi stessi, come se fossimo vuoti, oppure spettatori del film che racconta la nostra vita. Il suoi nome scientifico è depersonalizzazione. Si tratta di un disturbo di cui possono soffrire tutti e dal quale, per fortuna, si può guarire completamente.

Cos'è il disturbo di depersonalizzazione

Il Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM-V) inserisce la depersonalizzazione all'interno dei disturbi dissociativi. Si tratta di uno stato alterato della nostra consapevolezza perché, quando ne soffriamo, ci sentiamo distaccati o separati dalla nostra persona.

In sostanza, è come se osservassimo la nostra vita dall'esterno: non siamo noi i protagonisti della nostra stessa vita. Quasi come se non percepissimo il nostro corpo, i pensieri, i sentimenti e nemmeno le azioni che facciamo.

Correlato a questo disturbo è anche la derealizzazione, che però ci fa sentire distaccati dall'ambiente che ci circonda e non dalla nostra coscienza.

Quali sono le cause

Sul Manuale MSD versione per pazienti si può leggere che le cause della depersonalizzazione sono da legare soprattutto allo stress. Sia la depersonalizzazione che la derealizzazione, infatti, sono più frequenti in quelle persone che, purtroppo, durante la loro vita hanno subito:

  • Un abuso emotivo durante l'infanzia;
  • Trascuratezza emotiva quando erano da bambini;
  • Un abuso fisico;
  • Avere assistito ad atti di violenza domestica;
  • Avere o avere avuto un genitore gravemente disabile o mentalmente malato;
  • La morte improvvisa di una persona cara.

Non è da escludere anche lo stress a seguito di una complessa situazione finanziaria e/o professionale. Altre cause possono essere la depressione, l'ansia e l'uso di sostanze illegali o stupefacenti.

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I sintomi della depersonalizzazione

Come si può leggere su un libro scritto da Sierra nel 2009, la depersonalizzazione non è poi così infrequente. Vi basti pensare che, secondo l'associazione statunitense NAMI (National Alliance on Mental Illness), circa la metà della popolazione adulta americana ha avuto esperienze di depersonalizzazione, sia come episodi isolati che come disturbo a sé stante. Eppure, un'ampia fetta psichiatrica sostiene che sia qualcosa di estremamente raro o addirittura inesistente.

Il motivo è da riscontrare nel fatto che i disturbi dissociativi in generale sono delle psicopatologie nascoste, tanto che chi ne soffre decide di chiedere un consulto perché in realtà ha altri disturbi, come il PTSD o la depressione maggiore (ma solo per fare degli esempi).

A livello generale, chi si trova in uno stato di depersonalizzazione ha un comportamento che nel linguaggio comune potrebbe essere definito "strano". Diversi studi scientifici, come quello condotto da Schoenwald, sostengono che la depersonalizzazione presenti alcuni segni specifici:

  • sensazione di non essere parte del proprio corpo, come se fossimo un'entità estranea;
  • difficoltà nel riconoscere la propria immagine;
  • senso di distacco che alcune volte si riscontra nell'ambiente esterno;
  • impressione di essere un automa, oppure uno spettatore della propria vita;
  • difficoltà di ripescare nella memoria i propri ricordi.

Caratteristiche

Bisogna specificare che la depersonalizzazione può essere un fenomeno transitorio, di cui tutti possiamo ritrovarci a soffrire anche solo per un periodo della nostra vita. Essendo spesso causato da forti stress, infatti, si può definire una possibile reazione a eventi anormali: può emergere anche a dopo aver ricevuto una notizia devastante.

Gran parte delle persone che hanno a che fare con questo disturbo riferiscono di sentirsi vuoti, una sensazione che loro associano a uno stato di angoscia perenne. Quando si entra in un vortice come questo, infatti, è come se non fossimo più capaci di mantenere il contatto con noi stessi, tanto da sentirci inadeguati e sempre pronti a svalutare chi siamo.

Possibili complicazioni

La depersonalizzazione, come la derealizzazione, può farci vivere dei momenti della vita che inevitabilmente percepiamo come terrificanti.

Per questo motivo non è da escludere che, soprattutto se non trattata nella giusta maniera, possa portare a ulteriori problemi come:

  • difficoltà a prestare attenzione o a ricordare le cose;
  • difficoltà a lavorare o a portare a termine anche facilissime attività quotidiane;
  • ansia e depressione;
  • difficoltà relazionali e ritiro sociale.

Come si cura la depersonalizzazione?

Per curare un disturbo dissociativo come la depersonalizzazione è fondamentale rivolgersi a un esperto della salute mentale. La psicoterapia utilizza un modello di trattamento standard creato da van der Hart, Nijenhuis e Steele e strutturato in tre diverse fasi.

Inoltre, non è da escludere la possibilità di dover ricorrere all'uso di farmaci come antidepressivi e ansiolitici. Certo, non risolvono il problema, ma possono aiutare ad alleviare i sintomi d’ansia e dell’umore.

In più, è molto importante sapere che in alcuni casi può scomparire da solo senza trattamento. Tuttavia, aspettare che si risolva in autonomia non è assolutamente raccomandabile.

Il modello a tre fasi per la depersonalizzazione

La prima fase del modello utilizzato come trattamento per la depersonalizzazione serve per la stabilizzazione e riduzione dei sintomi. L’obiettivo del terapista è quello di di aiutare chi soffre di questo disturbo a gestire i sintomi che portano a questa sensazione di distacco.

Le seconda fase è invece quella in cui si elaborano i ricordi traumatici che sono alla base del disturbo di depersonalizzazione.

La terza e ultima fase, invece, prevede infine l’integrazione della personalità. Ciò vuol dire che occorre consolidare ciò che si è realizzato nelle fasi precedenti, fino al raggiungimento di un senso di sé unificato.

È bene specificare, tuttavia, che nella maggior parte dei casi non si seguono queste tre fasi in maniera lineare. Anzi, è spesso necessario tornare alle fase precedente a quella in cui ci si trova: funziona come una specie di spirale.

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Fonti

  • American Psychiatric Association (APA) (2013). DSM-5. Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2014.
  • Manuale MSD versione per pazienti, Disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione.
  • Sierra, M. (2009). Depersonalization: A new look at a neglected syndrome. Cambridge University Press.
  • National Alliance on Mental Illness, Dissociative Disorders.
  • Christine Schoenwald, 6 warning signs you suffer from depersonalization disorder, su psychcentral.com.
  • van der Hart, Nijenhuis, & Steeele (2011). Fantasmi nel Sé. Trauma e trattamento della dissociazione strutturale. Raffaello Cortina Editore. Link: https://unsplash.com/it/foto/persona-dietro-il-vetro-appannatore-ZC0EbdLC8G0
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