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JOMO: cos'è la Joy of Missing Out e come passare dalla FOMO alla serenità

La JOMO è il piacere di vivere lentamente, riducendo l'uso dei social e concentrandosi su esperienze autentiche che favoriscono il benessere e la tranquillità interiore.
Scritto daBarbara MazzettiPsicologa e Psicoterapeuta
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato12 ottobre 2022
•
Aggiornato29 settembre 2026
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JOMO (Joy Of Missing Out) - donna che sorride a occhi chiusi

La JOMO, acronimo di Joy Of Missing Out, può tradurre in italiano letteralmente “gioia di perdersi qualcosa”. Il termine descrive un atteggiamento che consiste nel vivere con maggiore consapevolezza il proprio tempo, senza sentire il bisogno di partecipare a ogni esperienza, seguire continuamente ciò che fanno gli altri o essere sempre connessi.

Punti chiave

  • Cos'è la JOMO: la Joy of Missing Out è un approccio che promuove il vivere senza pressioni, limitando l'uso dei social e concentrandosi su esperienze autentiche. Non si cerca di essere ovunque, ma si dà valore al tempo, alle relazioni vere e alla serenità interiore.
  • JOMO vs FOMO: mentre la JOMO si basa sul godere del momento presente, la FOMO nasce dalla paura di perdersi qualcosa, spingendo le persone a rimanere costantemente connesse causando causa ansia, insoddisfazione e confronto continuo.
  • Come abbracciare la JOMO: per iniziare con la JOMO, è fondamentale rallentare e scegliere consapevolmente cosa è davvero importante. Ridurre il tempo sui social, godersi il tempo libero senza sensi di colpa e coltivare relazioni autentiche sono passi chiave per vivere con maggiore serenità e autenticità.

La JOMO è spesso associata a un rapporto più consapevole con social network, smartphone e notifiche. Non significa però rifiutare la tecnologia o isolarsi dagli altri: significa poter scegliere come utilizzare il proprio tempo senza lasciarsi guidare dalla paura di essere esclusi.

In questo senso, la JOMO può essere letta come un modo diverso di rapportarsi alla FOMO (Fear Of Missing Out), cioè la paura di perdersi qualcosa o di rimanere fuori dalle esperienze degli altri.

In italiano non esiste un acronimo altrettanto diffuso: per questo si continua generalmente a utilizzare il termine JOMO, accompagnandolo alla sua traduzione o spiegazione.

JOMO: cos'è e cosa significa

La Joy Of Missing Out è la capacità di trovare soddisfazione anche nel non partecipare a qualcosa.

Il concetto parte da un'idea semplice: non è necessario essere ovunque, sapere tutto e partecipare a tutto per stare bene.

Scegliere di non accettare un invito, trascorrere una serata senza controllare i social o smettere di seguire continuamente gli aggiornamenti degli altri può diventare una scelta consapevole, anziché qualcosa di cui sentirsi in colpa.

La JOMO valorizza quindi:

  • il tempo dedicato a sé stessi;
  • il riposo e il tempo libero;
  • le relazioni significative;
  • la presenza nel momento;
  • la possibilità di rallentare;
  • un uso più consapevole della tecnologia.

Praticare la JOMO non significa eliminare i social network o rinunciare alla vita sociale. L'obiettivo è piuttosto ridurre il senso di obbligo a essere sempre presenti e disponibili.

Due ragazzi e una ragazza che scherzano

FOMO vs JOMO: qual è la differenza

JOMO e FOMO descrivono due modi molto diversi di vivere la possibilità di perdersi qualcosa.

La FOMO (Fear Of Missing Out) è la paura di essere esclusi o di perdere esperienze considerate gratificanti. Può portare a controllare frequentemente smartphone e social network, confrontarsi con gli altri e sentire la necessità di rimanere costantemente aggiornati.

La JOMO (Joy Of Missing Out), invece, consiste nel riuscire a vivere serenamente anche la scelta di non partecipare o di non essere continuamente connessi.

In questo senso, la JOMO può essere vista come una risposta alla FOMO: se la FOMO nasce dalla paura di essere esclusi o di perdersi un’esperienza, la JOMO consiste nel riuscire a scegliere consapevolmente di non partecipare, senza percepire quella scelta come una perdita.

Non significa quindi smettere di avere una vita sociale o rinunciare alle esperienze, ma decidere a cosa dare davvero attenzione, tempo ed energie.

FOMOJOMO
Paura di perdersi qualcosaAccettazione della possibilità di perdersi qualcosa
Bisogno di essere aggiornatiLibertà di non sapere tutto
Confronto con ciò che fanno gli altriAttenzione a ciò che si desidera realmente
Pressione a parteciparePossibilità di scegliere
Connessione continuaDisconnessione consapevole
“Devo esserci”“Posso scegliere se esserci”

Qual è l’opposto della FOMO

La JOMO viene generalmente descritta come il concetto opposto alla FOMO, almeno nel modo in cui affronta la possibilità di perdersi qualcosa. La FOMO (Fear of Missing Out) porta a vivere il “non esserci” come una possibile perdita; la JOMO (Joy of Missing Out) valorizza invece la possibilità di scegliere di non partecipare e sentirsi comunque soddisfatti della propria decisione.

Il passaggio dalla FOMO alla JOMO non consiste quindi nel voler fare meno a tutti i costi, ma nel passare dalla paura di perdere qualcosa alla libertà di scegliere cosa è davvero importante per sé.

FOMO, JOMO, FOBO e ROMO: il "glossario" della disconnessione

Oltre a FOMO e JOMO, la psicologia dei media digitali e dei comportamenti online ha individuato altri acronimi legati al rapporto con la tecnologia e le decisioni:

  • FOBO (Fear of Better Options): è la paura che esista un'opzione migliore rispetto a quella scelta. Porta a un'incertezza cronica e rende difficile prendere decisioni o impegnarsi nei piani.
  • ROMO (Relief of Missing Out): rappresenta la sensazione di sollievo che si prova quando si scopre che un evento a cui non si è partecipato è stato noioso o deludente.
  • YOMO (You Only Miss Out): una variante colloquiale utilizzata come sinonimo o sottolineatura dell'attitudine JOMO.

Dalla paura di perdersi qualcosa alla scelta consapevole

Il passaggio dalla FOMO alla JOMO non consiste semplicemente nel ridurre il tempo trascorso sui social.

Il cambiamento riguarda soprattutto il modo in cui interpretiamo la possibilità di perderci qualcosa.

La FOMO può portare a pensare:

“Se non partecipo, mi sto perdendo qualcosa.”

La JOMO introduce una prospettiva diversa:

“Non posso fare tutto e posso scegliere ciò che è davvero importante per me.”

Questa differenza è importante perché rinunciare a qualcosa non significa necessariamente perderci. A volte significa semplicemente scegliere dove concentrare il proprio tempo e le proprie energie.

JOMO non significa isolarsi

La JOMO non deve essere confusa con l'isolamento sociale.

Scegliere di non partecipare a un evento, trascorrere del tempo offline o non rispondere immediatamente a una notifica non significa necessariamente voler evitare le altre persone.

Allo stesso modo, praticare la JOMO non richiede di eliminare i social network o la tecnologia dalla propria vita.

La differenza sta soprattutto nella possibilità di scegliere: utilizzare uno smartphone, partecipare a un evento o controllare i social perché lo si desidera è diverso dal farlo perché si teme di rimanere esclusi.

La JOMO, quindi, non consiste nel fare “meno” a tutti i costi, ma nel decidere con maggiore consapevolezza a cosa dedicare tempo e attenzione.

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Quali sono le caratteristiche della JOMO

La JOMO può manifestarsi in diversi comportamenti e atteggiamenti quotidiani. Tra i più comuni troviamo:

  • ridurre il confronto con gli altri online, ricordando che ciò che viene condiviso sui social rappresenta solo una parte della loro esperienza;
  • accettare di non essere sempre aggiornati, senza sentire il bisogno di controllare continuamente notifiche e contenuti;
  • dedicare tempo al riposo, senza considerarlo necessariamente tempo sprecato;
  • privilegiare la qualità delle relazioni rispetto al numero di interazioni;
  • rispettare i propri ritmi, senza confrontarli costantemente con quelli degli altri;
  • imparare a dire di no, quando un'attività non corrisponde ai propri bisogni o alle proprie priorità;
  • lasciare spazio alla noia e alla lentezza, senza dover riempire ogni momento libero;
  • vivere alcune esperienze senza condividerle online, mantenendo l'attenzione sull'esperienza stessa.

Come praticare la JOMO nella vita quotidiana

La JOMO non richiede necessariamente cambiamenti drastici. Può essere sperimentata attraverso piccole modifiche alle proprie abitudini.

1. Riduci le notifiche non necessarie

Le notifiche possono interrompere frequentemente ciò che stiamo facendo e spingerci a controllare lo smartphone anche senza una reale necessità.

Puoi iniziare disattivando le notifiche non essenziali e mantenendo attivi soltanto gli avvisi che ritieni davvero importanti.

L'obiettivo non è eliminare ogni forma di connessione, ma decidere quando prestare attenzione al telefono.

2. Crea momenti senza social

Puoi stabilire alcuni momenti della giornata in cui non controllare social network e applicazioni di messaggistica: per esempio durante i pasti, prima di andare a dormire o mentre trascorri del tempo con altre persone.

In questo modo, la disconnessione diventa una scelta intenzionale e non una rinuncia vissuta con ansia.

3. Impara a dire di no senza sensi di colpa

Non è necessario accettare ogni invito o partecipare a ogni attività.

Dire “no” può significare riconoscere i propri limiti e scegliere di dedicare quel tempo a qualcosa di più importante in quel momento: riposare, stare con una persona cara, coltivare un interesse o semplicemente non fare nulla senza sentirti in colpa.

4. Smetti di confrontare continuamente la tua vita con quella degli altri

I social network rendono semplice osservare continuamente ciò che fanno altre persone. Questo confronto, però, può diventare poco realistico perché tende a concentrarsi sulle esperienze che gli altri scelgono di mostrare.

Quando ti accorgi di confrontarti automaticamente con gli altri, prova a riportare l'attenzione su una domanda più utile:

“Quello che sto guardando corrisponde davvero a qualcosa che desidero?”

5. Recupera il valore del tempo libero

Non tutto il tempo deve essere produttivo.

Riposare, leggere, fare una passeggiata, ascoltare musica o trascorrere una serata tranquilla possono essere attività significative anche quando non producono un risultato concreto.

La JOMO parte anche dalla possibilità di non riempire ogni momento libero.

6. Scegli le esperienze in base alle tue priorità

Prima di accettare un invito, partecipare a un'attività o trascorrere tempo sui social, puoi chiederti:

  • Lo faccio perché mi interessa davvero?
  • Oppure temo di perdermi qualcosa?
  • Questa attività è coerente con ciò che considero importante?
  • Dopo averla fatta, penso che mi sentirò soddisfatto o semplicemente sollevato per non averla persa?

Queste domande possono aiutare a distinguere un desiderio autentico dalla pressione di esserci.

Come passare dalla FOMO alla JOMO

Passare dalla FOMO alla JOMO non significa smettere improvvisamente di utilizzare i social o rifiutare le occasioni sociali.

Può essere più utile partire dall'osservazione delle proprie abitudini.

Quando senti il bisogno di controllare continuamente cosa stanno facendo gli altri, prova a fermarti e chiederti che cosa temi di perdere.

Potrebbe trattarsi di un evento, di una conversazione, di un'opportunità o semplicemente della sensazione di essere incluso.

Da qui puoi provare a distinguere tra ciò che desideri davvero e ciò che senti di dover fare per non rimanere indietro.

Il passaggio può quindi essere graduale:

FOMO → consapevolezza → scelta → JOMO

Non si tratta di smettere di partecipare, ma di recuperare la possibilità di scegliere quando farlo.

Dalla FOMO alla JOMO: come cambiare prospettiva

Passare dalla FOMO alla JOMO non significa eliminare completamente la paura di perdersi qualcosa. Significa imparare a riconoscerla e a non lasciare che sia sempre lei a determinare le proprie scelte.

Quando senti il bisogno di controllare cosa stanno facendo gli altri, accettare ogni invito o rimanere costantemente aggiornato, puoi fermarti e chiederti: “Lo voglio davvero o temo semplicemente di perdermi qualcosa?”

Questa domanda aiuta a trasformare una reazione automatica in una scelta più consapevole: è proprio qui che la JOMO può diventare un modo concreto per recuperare spazio, attenzione e autonomia.

Ragazza con tatuaggio che guarda un lago di montagna

Quando la paura di perdersi qualcosa può diventare un problema

Preoccuparsi occasionalmente di essere esclusi o controllare i social per rimanere aggiornati è un'esperienza comune. Diventa invece importante prestare attenzione quando questo comportamento è persistente e interferisce con la vita quotidiana.

Per esempio, può essere utile interrogarsi sulle proprie abitudini se il bisogno di essere sempre connessi:

  • rende difficile concentrarsi su altre attività;
  • porta a controllare continuamente smartphone e social;
  • interferisce con il sonno o con il riposo;
  • alimenta un confronto costante con gli altri;
  • genera ansia o un forte senso di esclusione;
  • rende difficile godersi il momento presente senza controllare cosa sta succedendo altrove.

In questi casi, non è necessario cercare di “curare la JOMO” o forzarsi a disconnettersi. Può essere più utile comprendere che cosa alimenta il bisogno di rimanere sempre aggiornati.

Per approfondire questi aspetti puoi leggere anche la nostra guida dedicata alla FOMO, ai suoi sintomi e alle strategie per gestirla.

JOMO e supporto psicologico

La JOMO non è una terapia e non è necessario trasformare ogni difficoltà nell'uso dei social in un problema psicologico.

Tuttavia, quando la paura di essere esclusi, il confronto con gli altri o il bisogno di rimanere costantemente connessi provocano una sofferenza significativa o interferiscono con la vita quotidiana, parlarne con un professionista può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo.

Un percorso psicologico può essere uno spazio per esplorare il rapporto con ansia, confronto sociale, autostima, bisogno di approvazione e confini personali, quando questi aspetti diventano difficili da gestire autonomamente.

Serenis offre percorsi di psicoterapia online e in studio con professionisti qualificati. Per conoscere il servizio e valutare se può essere adatto alle tue esigenze, puoi partire dal questionario di Serenis.

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Cosa significa vivere la JOMO

La Joy Of Missing Out non significa rinunciare alla vita sociale o alla tecnologia. Significa poter accettare che non è possibile essere ovunque, sapere tutto e partecipare a ogni esperienza.

La JOMO consiste nel recuperare la libertà di scegliere dove mettere il proprio tempo e la propria attenzione, senza lasciare che la paura di perdersi qualcosa determini ogni decisione.

Se la FOMO nasce dal timore di rimanere fuori, la JOMO introduce una domanda diversa:

“A cosa voglio davvero esserci?”

Fonti:

Sitografia

From Anxiety to Contentment: The Role of Multiple Mediations and Privacy Concerns in the Transition from the FOMO to the JOMO Among Dating App Users.

Behavioral Sciences, 15(2).

Fear of missing out (FOMO) experiences in everyday life: Relations to personality, well-being, and the stress system.

Computers in Human Behavior, 85

JOMO: Joy of missing out and its association with social media use, self-perception, and mental health.

Telematics and Informatics Reports, 10, 100054.

Fear more or fear no more: examining the emotional and behavioral consequences of FOMO and JOMO.

Asia Pacific Journal of Marketing and Logistics, 37(6)

Fear and Joy of Missing Out in Marketing: A Two-Study Mixed-Methods Analysis of Contrasting Tactics and Their Consumer Impact.

International Journal of Consumer Studies, 49(6).

Joy of Missing Out (JOMO) and Its Role in Reducing Social Media Addiction: The Serial Mediating Role of Loneliness and Psychological Distress.

Psychological Reports.

Alcune domande che potresti avere sulla Joy of Missing Out (JOMO)

Queste cose non le sa nessuno
In Italia parliamo di "benessere mentale" solo da qualche anno: molte persone non hanno grande consapevolezza di quello che si nasconde dietro le emozioni. Se conosci qualcuno che avrebbe bisogno di leggere questo articolo, puoi condividerlo da qui.
Scritto da
Barbara MazzettiPsicologa e Psicoterapeuta
Leggi la biografia
Sono Psicologa e Psicoterapeuta Analitica Archetipica. Mi occupo di psicoterapia e formazione per adulti, adolescenti, coppie e gruppi, con un approccio che intreccia profondità simbolica e strumenti contemporanei. Valorizzo le immagini interiori, i sogni e le storie personali come chiavi per esplorare il disagio psicologico e aprire nuove possibilità di comprensione di sé. Nel mio percorso ho maturato esperienze in ambito clinico, educativo e formativo, occupandomi anche di dipendenze e promozione del benessere psicologico. Dopo diversi anni nell'insegnamento, ho imparato che la crescita nasce dal dialogo, dalla curiosità e da un pizzico di ironia. Affianco all'attività clinica la formazione e la divulgazione psicologica, coltivando l'interesse per la scrittura e per le tecnologie quando diventano alleate della conoscenza e del benessere.
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Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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