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I disegni del “Piccolo principe”: un’analisi psicologica

Il famoso libro “Il piccolo principe” scritto nel 1943 da Antoine de Saint-Exupéry è un classico che da sempre attrae grandi e piccini per i significati profondi che trasmette. La fiaba è apparentemente rivolta ai bambini, ma certamente densa di risvolti morali per gli adulti. Questo libro inizia con un disegno spensierato e infantile di un boa che ha mangiato un elefante, ma che agli occhi degli adulti appare come la sagoma di un cappello. Il punto di partenza rende chiaro come i disegni di un bambino possano sembrare strani quando osservati da un punto di vista adulto. Quando si è bambini ciò che è invisibile non è un mistero, mentre tutto ciò che l’adulto può vedere è solo l’apparenza. L’autore quindi indaga i motivi per cui crescendo si diventa incapaci di cogliere quello che non si vede. Saint-Exupery racconta in questo modo i temi della crescita, del rapporto con la natura e della creatività infantile che nel corso dello sviluppo vengono a perdersi a causa delle costrizioni sociali. Leggendo il libro traspare l’importanza delle relazioni umane e la favola mostra come la sensibilità del contatto e della comprensione umana possano essere rese intense dalle difficoltà più solitarie e terribili in cui a volte siamo intrappolati.

I disegni non sono solo illustrazioni


Saint-Exupery sapeva di non essere bravo a disegnare ma ha compreso che i suoi tratti infantili nei disegni possedevano proprio ciò di cui la sua storia aveva bisogno. Per questo motivo non ha affidato il compito di produrre le illustrazioni ad un professionista. Senza i suoi disegni fiabeschi ed eccentrici la sua favola non sarebbe stata quella che è. I disegni sono infatti molto più che semplici illustrazioni, sono parti essenziali dello sviluppo immaginativo del racconto da parte del narratore. Lo stesso autore narra ad esempio di aver avuto molte difficoltà nel disegnare i baobab. Osservando questi disegni però si possono cogliere molti simbolismi. Guardando i baobab si può comprendere quanto sia importante avere cura della natura e rispetto del pianeta Terra. Nello stesso tempo affiorano altri importanti significati riguardanti le azioni e i pensieri umani. I baobab sono alberi di cui “non sarai mai, mai in grado di sbarazzarti se ti occupi di loro troppo tardi“. Alla nascita possono sembrare piccoli e inermi, ma crescendo con le loro forti radici possono distruggere e conquistare interi pianeti. Il narratore allude metaforicamente alle nostre paure più profonde che affondano le radici nell’anima e possono trasformarsi in veri e propri terremoti emotivi. L’autore trasmette dunque un importante insegnamento al lettore. Soltanto ponendo ascolto alle nostre emozioni e affrontando i nostri traumi è possibile vivere una vita piena e soddisfacente, altrimenti il rischio è quello di lasciare che il nostro baobab interiore occupi tutto lo spazio vitale gettandoci nell’angoscia e nella disperazione.

Il disegno della pecora


La fiaba del Piccolo principe inizia con una disavventura. Un aviatore, a causa di un guasto al suo aeroplano, è costretto a fare un atterraggio d’emergenza nel deserto africano. Qui incontra per la prima volta un personaggio a dir poco particolare. Si tratta di un piccolo principe di un pianeta lontano che a sua volta si trova solo e disperso. Il piccolo principe avanza una richiesta apparentemente bizzarra al pilota. Il bambino sperduto nel deserto chiede infatti al pilota di disegnargli una pecora. Dopo un primo momento di stupore, il narratore prova ad abbozzare un animale che assomigli a una pecorella. Questo primo disegno però non piace al minuscolo erede al trono. Il motivo è che la pecora del disegno appare triste, addirittura malata. Così il narratore fa un secondo disegno, ma questa volta gli viene fatto notare di aver aggiunto le corna sulla testa, il che significava che non si trattava di una pecora ma di un montone. Il terzo disegno invece viene descritto dal piccolo principe come una pecora troppo vecchia. Solo a quel punto l’adulto capisce in cosa consiste la vera richiesta. Allora disegna una scatola e afferma che la pecora si trova all’interno. Finalmente il piccolo principe fa un sospiro di sollievo, è soddisfatto del disegno e ringrazia l’aviatore. Con questo passaggio Saint-Exupery riesce a cogliere l’essenza del rapporto tra l’adulto e il bambino. Riuscire a cogliere il punto di vista infantile presuppone uno sforzo molto grande per chi ha superato l’età infantile. Diventa quasi impossibile descrivere l’invisibile. La metafora di questa parte della fiaba riguarda la perdita di immaginazione e di creatività che spesso colpisce gli adulti. Il narratore vuole dunque ricordare al lettore l’importanza di preservare e curare la propria parte infantile considerata come un aspetto puro e spontaneo di cui non bisogna mai fare a meno nella vita.

Cercare il bambino che è in noi


Nel rapporto che si crea tra il pilota e il piccolo principe è racchiuso il significato profondo del rapporto che ognuno di noi ha con la propria infanzia. Sappiamo quanto siano importanti le esperienze infantili nel determinare la nostra personalità adulta, ma talvolta tendiamo a dimenticare ciò che siamo stati prima di diventare ciò che siamo adesso. La fiaba di Saint-Exupéry ci ricorda la necessità di prendere contatto con la nostra parte più antica e profonda e l’importanza di continuare a cercare il bambino che è in noi. L’intera fiaba può essere interpretata come una ricerca interiore lungo quel processo di individuazione che è alla base dello sviluppo della personalità. Il narratore ci guida lungo un percorso simbolico ricco di metafore che indicano i diversi aspetti della vita: l’importanza dei primi legami di attaccamento, il ruolo fondamentale delle amicizie, la connessione emotiva con la nostra appartenenza al regno della natura. Tutti questi temi riportano alle questioni centrali della nostra esistenza. Il ruolo della rosa nella fiaba ad esempio rappresenta il rapporto con la madre. Il piccolo principe ne riconosce l’importanza e nello stesso tempo capisce che la separazione è necessaria per poter diventare autonomo. Il processo di ricerca dell’indipendenza emotiva viene quindi espresso attraverso il modello dell’attaccamento sicuro che consiste nella capacità di una madre di sostenere e nello stesso tempo lasciare andare il proprio figlio per la sua strada. Riconoscere il bambino che è in noi significa dunque anche imparare a ricapitolare la nostra storia di vita a partire dal primo fondamentale incontro con le figure più significative come la madre.

Un’analisi junghiana del piccolo principe


Nella psicologia analitica fondata da Carl Gustav Jung, l’enfasi è posta sul concetto di inconscio collettivo definita dallo psicoanalista come quella parte di inconscio che appartiene a tutti gli esseri umani in quanto tali. Questa parte nascosta della nostra psiche esiste fin dalla nascita e si eredita in quanto membri della specie umana. Diversamente dall’inconscio individuale di cui ha parlato Freud, nell’inconscio collettivo sono presenti gli archetipi, delle figure simboliche che appartengono alla storia dell’umanità. Si tratta di immagini psichiche universali come ad esempio la grande madre, che rappresenta la natura, il vecchio saggio, che riguarda la nostra parte più adulta o il puer, che simboleggia l’insieme della spontaneità e delle caratteristiche del mondo infantile. Jung considera tutta la letteratura come un’espressione di questi archetipi. Secondo Jung ogni individuo per riuscire a realizzare se stesso e individuarsi in quanto persona deve entrare in contatto con questi principali archetipi. Facendo un’analisi della fiaba del piccolo principe si può cogliere la rilevanza letteraria della teoria di Jung. Il contesto complessivo dell’opera di Saint-Exupéry supporta una lettura archetipica perchè in questa storia si vedono chiaramente le proiezioni simboliche degli archetipi. Si può considerare l’intera storia del rapporto dell’aviatore con il principe come un sogno in cui il deserto in cui si incontrano simboleggia l’inconscio e i diversi personaggi della fiaba rappresentano le parti nascoste della personalità con cui il narratore entra in contatto.

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Redazione

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reviewer

Dott. Raffaele Avico

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista certificato EMDR I

Ordine degli Psicologi del Piemonte num. 5822

Psicoterapeuta, psicotraumatologo e terapista EMDR. È membro della ESDT (European Society for Trauma and Dissociation) e socio AISTED (Associazione italiana per lo studio del trauma e della dissociazione).

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Dott. Rosario Urbani

Psicoterapeuta specializzato in cognitivo comportamentale

Ordine degli Psicologi della Campania num. 6653/A

Laureato in Neuroscienze presso la Seconda Università di Napoli. Specializzato presso l’istituto Skinner in psicoterapia cognitivo comportamentale. Analista del comportamento ABA e specializzato anche nella tecnica terapeutica dell'EMDR.

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Dott.ssa Maria Vallillo

Psicoterapeuta specialista in Lifespan Developmental Psychology

Ordine degli Psicologi del Lazio num. 25732

Laurea in Psicologia presso l'Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in psicoterapia e psicologia del ciclo di vita presso l’Università la Sapienza di Roma. Esperta in neuropsicologia e psicodiagnostica e perfezionata in psico-oncologia.