Cos'è l'autosabotaggio: quali sono i segnali e le soluzioni

Comprendere l'autosabotaggio implica riconoscere comportamenti che impediscono di raggiungere obiettivi personali o professionali, identificando segnali e lavorando verso soluzioni costruttive.
ACAgnese Cannistraci
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato25 ottobre 2023
Aggiornato29 luglio 2026
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Autosabotaggio

Punti chiave

  • Autosabotaggio: l'autosabotaggio è un comportamento che ci impedisce di raggiungere i nostri obiettivi, spesso in modo inconsapevole. Può manifestarsi in diversi ambiti, come il lavoro, le relazioni e la crescita personale.
  • Perché ci autosabotiamo: le cause dell'autosabotaggio includono ansia, bassa autostima e paura del cambiamento. Spesso nasce da conflitti inconsci tra ciò che vogliamo e ciò che temiamo. Questo porta a scelte e azioni che ci allontanano dai nostri obiettivi, pur credendo di agire per il nostro bene.
  • Le soluzioni all'autosabotaggio: affrontare l'autosabotaggio richiede consapevolezza e interventi mirati, come la terapia cognitivo-comportamentale. Un percorso psicologico può aiutare a riconoscere le cause profonde e a sviluppare strategie pratiche per cambiare i comportamenti disfunzionali.

Cos'è l'autosabotaggio?

In psicologia, per autosabotaggio si intende un costrutto comportamentale volto a non farci raggiungere i nostri obiettivi, in modo da potersi sottrarre allo sforzo o giustificare il fallimento.

L’autosabotaggio può essere consapevole (come quando sappiamo di agire per allontanarci dai nostri obiettivi) o, più di sovente, inconsapevole (per esempio, quando mettiamo in atto comportamenti disfunzionali senza rendercene conto).

Le cause alla base del costrutto possono essere molteplici e comprendere: disturbi d’ansia, scarsa autostima, modelli educativi, mentalità statica. Uno studio del 2026 condotto su oltre 2.500 studenti universitari ha confermato che una bassa autostima favorisce comportamenti di procrastinazione e autosabotaggio, spesso mediati da perfezionismo e calo della motivazione.

Le soluzioni comprendono terapia cognitivo-comportamentale, anche se l'efficacia sul lungo periodo varia da persona a persona e richiede constanza nel percorso.

Autosabotarsi: una definizione

La cultura occidentale è intrisa di tòpoi letterari e mitologici, che esemplificano in forma immaginifica le nostre esperienze più profonde in quanto individui. Non è un caso, allora, che il topos del "combattere contro la propria ombra" sia al centro di tanti racconti letterari e saggi psicoanalitici.

Pensiamo per esempio al Sosia di Dostoevskij, romanzo in cui l’eroe incontra il proprio doppio e si spinge fino ai meandri della follia. O a uno degli aforismi più famosi di Friedrich Nietzsche, in cui viene detto che il nostro peggior nemico siamo noi stessi.

L’autosabotaggio è allora un’esperienza universale: quell’esperienza per cui agiamo inconsciamente contro il nostro stesso interesse. Gli esempi potrebbero essere infiniti:

  • dobbiamo consegnare un lavoro importante entro una certa data;
  • invece di cominciare il lavoro in tempo, prendiamo una serie di impegni che vadano ad interferire con la consegna;
  • infine accusiamo il destino o il caso di averci messo i bastoni tra le ruote.

Com’è evidente, i meccanismi di autosabotaggio sono complessi e spesso inconsci: il soggetto che li mette in pratica non crede di essere colpevole del mancato raggiungimento degli obiettivi; continua ad accusare forze esterne o istanze che lui stesso ha creato.

Autosabotaggio come meccanismo di difesa

L’autosabotaggio rientra a pieno titolo nei cosiddetti comportamenti disfunzionali. Si tratta di comportamenti che possiamo mettere coscientemente in atto con lo scopo di ottenere un certo effetto (x), pur essendo inconsciamente consapevoli che ci porteranno all’effetto opposto (y). Non bisogna pensare che l’autosabotaggio riguardi solo l’ambito lavorativo o quello degli obiettivi personali, poiché si estende ad ogni area del quotidiano.

Pensiamo per un istante alle relazioni interpersonali: durante una relazione amorosa, possiamo provare un certo carico di insicurezza (l’insicurezza di poter perdere l’oggetto del nostro amore).

Ora, per rimediare a questa insicurezza, che cosa facciamo? Invece di comunicare al partner i nostri sentimenti o di agire attivamente per evitare la perdita dell’oggetto amato, rispondiamo attraverso emozioni disfunzionali come la gelosia e la rabbia. In tal modo, finiamo per allontanare l’oggetto d’amore ma anche per liberarci della nostra paura. Questo pattern è stato isolato empiricamente: la Relationship Sabotage Scale, sviluppata su un campione di oltre 1.300 persone, misura proprio queste tre dimensioni — difensività, difficoltà a fidarsi, carenza di competenze relazionali — che ricorrono nei comportamenti autosabotanti in amore.

Come facciamo ad autosabotarci?

Quando rispondiamo con la rabbia all’emozione della paura, stiamo mettendo in atto un comportamento disfunzionale. Detto in breve: ci stiamo autosabotando. Quello che vorremmo consciamente, infatti, è ottenere la vicinanza del partner; ma quello che vorremmo inconsciamente è la possibilità di liberarci dalla paura della perdita.

Ecco che agiamo per allontanare il partner, andando a sviluppare una serie di comportamenti negativi che possono innescare conflitti all’interno della relazione.

Si tratta del meccanismo tipico dell’autosabotaggio:

  • a livello conscio, desidero x;
  • a livello inconscio, desidero y;
  • agisco per ottenere y, pur pensando di star agendo per ottenere x.
  • dopo l’ottenimento di y, mi chiedo per quale ragione non abbia ottenuto x (che pure tanto desideravo).

Non si tratta di un problema solo teorico: uno studio di coorte su oltre 3.500 studenti universitari svedesi, seguiti per nove mesi, ha rilevato che le condotte di procrastinazione (una delle forme più comuni di autosabotaggio) precedono un peggioramento di ansia, stress, qualità del sonno e senso di solitudine. In altre parole, rimandare il problema non lo sospende: lo aggrava.

Autosabotaggio nelle relazioni.

Le cause e le soluzioni dell’autosabotaggio

L'autosabotaggio ha a che fare con meccanismi inconsci che possono derivare da traumi passati, bassa autostima, paura del cambiamento o altre motivazioni che innescano un conflitto interno all'individuo. Una ricerca del 2025 sul sabotaggio relazionale mostra che questo meccanismo non è lineare: uno stile di attaccamento insicuro può generare condotte di autosabotaggio, e queste a loro volta rinforzano (o creano ex novo) schemi di attaccamento insicuro, in un circolo che si autoalimenta. Questo conflitto causa una "lotta di interessi" tra ciò che realmente si desidera e ciò che si pensa di desiderare.

A sua volta, la lotta di interessi porta a quel costrutto comportamentale che si è soliti definire "autosabotaggio". In tal senso, l’autosabotaggio non è un autosabotaggio (proprio come la pipa di Magritte non era una pipa): è un meccanismo che permette all’individuo di soddisfare i propri bisogni patologici dandogli il nome di caso o di sfortuna: colpevolizzando cioè un’istanza esterna.

Per trattare questa problematica, è necessario tornare alla radice attraverso il lavoro in studio o online con uno psicoterapeuta. Lo specialista saprà individuare le cause profonde alla base del problema, andando a trattare i bisogni patologici per trasformarli in bisogni non patologici o funzionali.

Solo a quel punto, il soggetto sarà in grado di volere ciò che pensa di volere e di agire attivamente per ottenerlo. Avrà allora superato i problemi legati all’autosabotaggio.

Psicoterapia per l'autosabotaggio

Se hai problemi con l'autosabotaggio, puoi pensare di aiutarti facendo psicoterapia con noi: siamo un centro medico autorizzato.

Il servizio è completamente online, con centinaia di psicoterapeuti e psicoterapeute con in media circa 13 anni di esperienza.

Il primo colloquio è gratuito compilando il nostro questionario, poi 49 € a seduta.

Fonti:

Sitografia

The relationship between self-esteem and procrastination among university students: the chain mediating effect of perfectionism and academic motivation

Frontiers in Psychology

The Theory of Relationship Sabotage: A Preliminary Evaluation of Conceptual Models Expanding on Attachment and Goal-Orientation Frameworks

Behavioral Sciences (MDPI)

Associations Between Procrastination and Subsequent Health Outcomes Among University Students in Sweden

JAMA Network Open

The relationship sabotage scale: an evaluation of factor analyses and constructive validity

BMC Psychology

Alcune domande che potresti avere sull'Autosabotaggio

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Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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