Anedonia: quanto dura, come si riconosce e come si cura

L'anedonia è un sintomo psicologico caratterizzato dall'incapacità di provare piacere o interesse nelle attività quotidiane. Può essere associato a diversi disturbi mentali, inclusi depressione, schizofrenia e disturbi dell'umore.
Scritto daDott. Raffaele AvicoPsicologo e Psicoterapeuta
Icona revisione
Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato15 luglio 2022
Aggiornato01 settembre 2026
Trova il professionista giusto per te.
Scopri il percorso
Anedonia

Metti la serie che aspettavi da mesi, arrivi ai titoli di coda e non hai provato niente. Non tristezza, proprio niente. Se succede da settimane con quasi tutto quello che prima ti dava gioia, quella sensazione ha un nome e si chiama anedonia. Non è pigrizia e non è stanchezza. È un sintomo, dura quanto la condizione che lo tiene in piedi, e quasi sempre si tratta.

Cos'è l'anedonia: significato e definizione

L'anedonia è la riduzione o la perdita della capacità di provare piacere per le attività che prima ne davano. Il termine viene dal greco e vuol dire assenza di piacere; lo psicologo francese Théodule-Armand Ribot fu il primo a usarlo in senso medico, per indicare un'incapacità patologica, non un calo di entusiasmo passeggero.

In inglese si scrive anhedonia, con l'acca dopo la n, e nei testi scientifici trovi quasi sempre quella grafia. L'aggettivo italiano è anedonico, e vale sia per la persona (una persona anedonica) sia per il sintomo (un quadro anedonico).

La differenza con la stanchezza si vede sul riposo. Dopo una notte di sonno vero o una settimana di ferie la stanchezza cede almeno un po', l'anedonia resta identica. La differenza con la tristezza è ancora più netta, perché nella tristezza senti qualcosa, e fa male; nell'anedonia senti di meno, e quello che manca è proprio la parte piacevole dell'esperienza. Chi la vive la descrive spesso come vedere la propria vita da dietro un vetro.

L'anedonia non è una malattia a sé. È un sintomo che compare dentro condizioni diverse, dalla depressione maggiore ad alcune malattie neurologiche, e capire in quale contesto si è presentata è la parte che orienta tutto il resto.

anedonia cause

Dove compare l'anedonia

L'anedonia attraversa diagnosi diverse, e questa è la ragione per cui da sola non dice quasi nulla sulla causa. La depressione è il contesto più frequente e ne parleremo approfonditamente più avanti. Qui trovi gli altri.

Schizofrenia

Nella schizofrenia l'anedonia sta fra i sintomi negativi, quelli fatti di qualcosa che manca invece che di qualcosa che si aggiunge. Le voci e i deliri si notano subito, questa parte no. Eppure sulla vita di tutti i giorni pesa spesso di più, perché tocca lo studio, il lavoro e i rapporti.

Quando questi sintomi restano anche fuori dalle fasi acute si parla di sindrome deficitaria: un nucleo stabile, che sul funzionamento pesa più di quanto pesino allucinazioni e deliri.

Il ritiro dalle relazioni fa parte dello stesso quadro, e non è paura degli altri. Stare insieme non restituisce più niente, quindi le occasioni si diradano, e dove l'anedonia è più marcata la vita sociale è più povera.

Resta aperta una domanda che in terapia cambia le cose: l'anedonia è un tratto stabile della persona o uno stato legato alla fase di malattia? Un tratto si accompagna e si compensa. Uno stato si tratta, e può rientrare.

Disturbi d'ansia

Nell'ansia il piacere si perde più spesso per sottrazione di occasioni che per un guasto del piacere in sé. Eviti quello che ti mette in allarme, il campo delle cose che fai si stringe, e alla fine restano poche attività capaci di darti qualcosa. Quando ansia e sintomi depressivi convivono, cosa tutt'altro che rara, l'anedonia diventa più marcata e assomiglia a quella del quadro depressivo.

Disturbo bipolare

Nel disturbo bipolare l'anedonia compare nelle fasi depressive, dove spesso è uno dei sintomi più visibili. Nelle fasi maniacali o ipomaniacali accade il contrario, con una spinta verso il piacere e la ricompensa che diventa eccessiva. È l'alternanza a essere significativa, non il singolo episodio, e per questo il clinico chiede sempre come sono andati i mesi e gli anni precedenti.

Uso di sostanze

L'uso ripetuto di alcol e altre sostanze agisce sugli stessi circuiti che regolano la ricompensa. Con il tempo le gratificazioni ordinarie, il cibo, il sesso, una conversazione, perdono forza rispetto alla sostanza. Nelle prime settimane di sospensione la sensazione di piattezza è spesso al massimo, e sapere che è una fase attesa aiuta a non leggerla come una condanna.

Parkinson e malattie neurologiche

Nel morbo di Parkinson l'anedonia è descritta insieme ad apatia e depressione, e si accompagna alla sofferenza dei circuiti dopaminergici che la malattia colpisce. Compare anche in altre condizioni neurologiche che toccano le stesse reti. Qui il sintomo va letto dentro il quadro neurologico, e la persona che lo gestisce è il neurologo insieme allo specialista della salute mentale.

Burn-out, stress cronico e disturbo dell'adattamento

Non serve una diagnosi psichiatrica perché il piacere si spenga. Uno stress prolungato che non trova sbocco, un lavoro che ti chiede più di quanto restituisce, un cambiamento a cui non riesci ad adattarti, sono tutte situazioni in cui la capacità di godersi le cose si consuma per ultima e in silenzio. Quando la pressione cambia, questo tipo di anedonia spesso si allenta, e questo la distingue dalle forme che accompagnano un disturbo strutturato.

Le forme dell'anedonia

Il modo in cui l'anedonia si presenta cambia molto da una persona all'altra. Gli specialisti la descrivono per aree, in base al tipo di piacere che viene meno.

Anedonia sociale

L'anedonia sociale è il disinteresse verso le relazioni e le situazioni sociali, accompagnato da una tendenza progressiva all'isolamento. Puoi continuare ad andare alle cene e a rispondere ai messaggi, e non ricavare niente da nessuna delle due cose. È una forma che si nota poco dall'esterno, perché il ritiro arriva dopo, quando smetti di cercare quello che non ti restituisce nulla.

Anedonia fisica

L'anedonia fisica riguarda il piacere che passa dal corpo e dai sensi, quindi il cibo, la musica, il contatto, il caldo di una doccia. Il caffè del mattino ha lo stesso sapore dell'acqua, la canzone che ti faceva alzare il volume non ti fa niente. Il gesto resta possibile, la ricompensa no.

Anedonia sessuale

Nella sfera sessuale conviene separare tre cose diverse, perché hanno cause e trattamenti diversi. La perdita del desiderio è il non volerlo, cioè il venir meno della spinta a cercare l'incontro. La perdita del piacere è il non goderselo, quindi il rapporto avviene ma non dà quello che dava. L'anorgasmia è l'assenza dell'orgasmo, che può convivere con desiderio e piacere intatti.

Nella depressione la disfunzione sessuale è frequente, e le cause sono più d'una (Reynaert e colleghi, 2010). Contano il disturbo in sé, il calo della libido che lo accompagna (Hirschfeld, 1999), la qualità della relazione e i farmaci, perché diversi antidepressivi hanno effetti sulla sfera sessuale. La distinzione è utile proprio qui, perché un effetto del farmaco si affronta con lo psichiatra rivedendo la terapia, mentre un sintomo del disturbo migliora quando migliora il disturbo. Se coinvolge anche l'attrazione fisica e la voglia di intimità, vale la pena parlarne al primo colloquio invece di aspettare che passi.

Anedonia anticipatoria e consumatoria

Il piacere non è un blocco unico. C'è il piacere di aspettare qualcosa, quello che ti fa segnare una data sul calendario, e c'è il piacere del momento in cui la cosa succede. L'anedonia può colpire l'uno, l'altro o entrambi, e capire quale dei due è compromesso cambia il modo di intervenire.

Nell'anedonia anticipatoria manca l'attesa. Smetti di desiderare quello che prima cercavi, non provi entusiasmo all'idea di uscire con gli amici o di ascoltare un disco nuovo, e sai razionalmente che un tempo ti piaceva senza però sentirne più il richiamo. Il risultato visibile è che fai sempre meno cose.

Nell'anedonia consumatoria manca l'esperienza. Le cose le fai, magari perché te le sei imposte o perché qualcuno ti ha trascinato, e mentre le fai non arriva niente. È la forma che genera più senso di colpa, perché dall'esterno sembra che tu stia partecipando.

Le due si mescolano spesso, e distinguerle non è un esercizio teorico. Se manca l'attesa, il lavoro parte dal rimettere in moto le attività prima che torni la voglia. Se manca l'esperienza, il lavoro sta nel recuperare il contatto con quello che accade mentre accade.

anedonia sintomi

Sintomi dell'anedonia

Chi vive l'anedonia non ha solo meno entusiasmo. Fatica proprio a ricavare gratificazione da quello che fa, sul piano emotivo e su quello fisico, e la fatica dura nel tempo invece di andare e venire con le giornate.

Fra le manifestazioni più frequenti trovi

Molte persone raccontano tutto questo dicendo di non avere più voglia di fare niente, oppure di sentirsi spente. Il segnale che merita un approfondimento è la durata, quindi settimane in cui la sensazione non si muove, insieme al fatto che riguarda ambiti diversi della vita e non solo uno.

Perché si soffre di anedonia: cause principali

Non esiste una causa unica dell'anedonia, e cercarne una sola porta fuori strada. Conviene tenere separati tre piani, perché rispondono a domande diverse. Il primo è il contesto clinico in cui il sintomo compare, cioè le condizioni elencate sopra. Il secondo è il meccanismo, cioè cosa si è inceppato nel funzionamento del piacere. Il terzo sono i fattori di rischio, cioè quello che rende più probabile arrivarci.

Sul piano del meccanismo, la ricerca indica un'alterazione dei circuiti cerebrali della ricompensa e della motivazione, in particolare delle vie dopaminergiche, le reti che usano la dopamina. La dopamina non è la molecola della felicità, come si legge spesso. Governa soprattutto la spinta a cercare la ricompensa, più di quanto governi il piacere che si prova quando la ricompensa arriva.

Sul piano dei fattori di rischio pesano la familiarità con disturbi dell'umore, le esperienze traumatiche e il disturbo da stress post traumatico, i lutti e la tristezza persistente, lo stress cronico, l'uso di sostanze e alcuni farmaci. Nessuno di questi da solo produce anedonia, e la maggior parte delle storie cliniche ne contiene più di uno.

Volere e godere, due meccanismi diversi

La ricerca distingue due componenti della ricompensa. Il wanting è la spinta a cercare qualcosa, il liking è il piacere che quella cosa dà quando la ottieni. Sono sostenuti da sistemi cerebrali in buona parte separati, e possono guastarsi uno per volta.

Gorwood (2008) descrive i meccanismi neurobiologici che stanno sotto l'anedonia e il ruolo dei sistemi della ricompensa. Husain e Roiser (2018) allargano il quadro proponendo una lettura trasversale alle diagnosi, in cui apatia e anedonia si spiegano come guasti diversi della stessa catena che porta dalla valutazione di una ricompensa alla decisione di andarla a prendere.

La corrispondenza con le due forme di anedonia è diretta. Quando cede il wanting hai l'anedonia anticipatoria, cioè non parti più. Quando cede il liking hai l'anedonia consumatoria, cioè parti ma non arriva niente. È anche il motivo per cui una persona può continuare a fare tutto e stare malissimo lo stesso.

Anedonia o apatia: quali differenze?

Apatia e anedonia si somigliano ma stanno su piani diversi. L'apatia è una riduzione del comportamento diretto a uno scopo, quindi riguarda tutto quello che fai, anche le cose che non danno nessun piacere. L'anedonia è una riduzione del valore piacevole, atteso o provato, delle esperienze.

La prova pratica sta nelle attività neutre. Chi è apatico rimanda anche la pratica della banca, la doccia, la spesa, cose che nessuno fa per divertimento. Chi è anedonico spesso continua a sbrigarle e si accorge che non gli resta niente da quelle che dovrebbero dare qualcosa.

La sovrapposizione esiste e va detta. L'anedonia anticipatoria e l'apatia si assomigliano molto, perché in tutti e due i casi la persona non si attiva. In clinica si separano guardando due cose, il perché non parti e cosa succede se parti lo stesso. Nell'anedonia anticipatoria manca l'attesa del piacere e, quando l'attività viene fatta, il piacere può ancora esserci. Nell'apatia manca l'avvio in sé, in modo trasversale, e il piacere provato durante l'attività resta spesso intatto. Husain e Roiser (2018) hanno proposto proprio questa lettura per tenerle distinte fra diagnosi diverse.

Nel differenziale rientra anche l'abulia, una riduzione grave della capacità di dare inizio a un'azione o di sostenerla, che si osserva soprattutto in contesti neurologici e che si può leggere come la forma estrema dello stesso continuum dell'apatia.

Restano fuori dal quadro altre due condizioni che vengono confuse spesso. Nell'anestesia emotiva le emozioni si attutiscono in blocco, piacevoli e spiacevoli, di solito dopo un evento traumatico o in fasi di forte stress. Nell'alessitimia le emozioni ci sono e funzionano, ma la persona non riesce a riconoscerle e a dargli un nome. La differenza operativa con l'anedonia è netta, perché lì manca il piacere, qui mancano le parole per l'emozione.

Hai difficoltà a riconoscere o a esprimere le emozioni?

Parlane con un professionista: ti aiuterà a vederci chiaro.

  • Centro medico autorizzato
  • 100% professionisti qualificati
  • Primo colloquio gratuito

Anedonia e depressione

L'anedonia è uno dei sintomi centrali della depressione, non un suo sinonimo. Sentirsi depressi può voler dire molte cose insieme, il senso di colpa, la perdita di energia, la tristezza costante, a volte sintomi ansiosi, e appunto l'anedonia.

Il peso che ha nella diagnosi è preciso. I criteri diagnostici in uso (DSM-5) chiedono che, per parlare di episodio depressivo maggiore, sia presente almeno uno fra umore depresso e anedonia, insieme a un certo numero di altri sintomi e per una durata minima. Senza nessuno dei due la diagnosi non si pone. È la ragione per cui una persona che non si sente triste ma non prova più piacere in niente può comunque avere una depressione in corso, e spesso arriva tardi a chiedere aiuto proprio perché si aspettava di doversi sentire giù.

Vale anche il contrario. L'anedonia compare in situazioni che con la depressione maggiore non c'entrano, dal burn-out al disturbo dell'adattamento, che è la reazione eccessiva e persistente a un cambiamento identificabile, come un trasloco, una separazione o un nuovo lavoro. Capire in quale contesto ti trovi è il primo passo per scegliere cosa fare.

Quando chiedere aiuto

Un periodo spento capita a tutti. Il criterio che conviene usare è semplice, cioè quanto dura e quanto ti costa. Se la perdita di piacere va avanti da più di due settimane quasi tutti i giorni, tocca ambiti diversi della tua vita e ti sta facendo rinunciare a cose che ti servono, parlarne con un professionista è la scelta ragionevole.

Ci sono segnali che chiedono di non aspettare. Il ritiro dalle relazioni che diventa completo, il sonno e l'appetito che saltano, il lavoro o lo studio che si fermano, l'uso di alcol o sostanze per sentire qualcosa, la sensazione che niente possa cambiare mai. Se compaiono pensieri di farti del male o di non voler più esserci, chiama il 112 o un servizio di ascolto attivo come Telefono Amico Italia (02 2327 2327), senza aspettare l'appuntamento in agenda.

Al primo colloquio non serve arrivare preparati. Ti verrà chiesto da quanto va avanti, cosa hai smesso di fare, com'è il sonno, cos'è successo nei mesi prima, e se qualcosa in questo periodo ti dà ancora qualcosa. Non è un esame, e non è necessario avere le idee chiare su cosa ti sta capitando: portare la confusione così com'è è già materiale sufficiente per iniziare.

Test per capire se si soffre di anedonia

Non esiste un autotest che possa dirti se hai l'anedonia. La valutazione è clinica, la fa un professionista della salute mentale attraverso il colloquio, e i questionari che trovi online servono al massimo a mettere in fila quello che ti sta succedendo prima di raccontarlo a qualcuno.

Questo non vuol dire che il sintomo non si misuri. In clinica e nella ricerca si usano scale validate per quantificare la perdita di piacere e seguirne l'andamento nel tempo, fra cui la Snaith-Hamilton Pleasure Scale (SHAPS), la Temporal Experience of Pleasure Scale (TEPS), che separa il piacere anticipatorio da quello consumatorio, e le scale di Chapman per l'anedonia fisica e sociale. Sono strumenti che il clinico somministra e interpreta dentro un quadro più ampio, mai da soli.

Anedonia: si guarisce? Cura e trattamenti

Nella maggior parte dei casi la capacità di provare piacere torna, e il tempo che serve dipende quasi tutto dal contesto in cui l'anedonia è comparsa. Non è una condizione permanente per definizione, e non è nemmeno qualcosa che passa da sola aspettando abbastanza a lungo.

La prognosi cambia in modo netto a seconda del quadro. Quando l'anedonia è un sintomo di un episodio depressivo trattato, tende a migliorare con l'episodio, spesso più lentamente degli altri sintomi, e capita che sia l'ultima ad andarsene quando umore e sonno si sono già rimessi. Quando è un sintomo negativo nella schizofrenia, è più stabile nel tempo e il lavoro terapeutico punta sul funzionamento e sulle relazioni più che sulla scomparsa del sintomo. Quando accompagna una malattia neurologica, segue l'andamento della malattia e si affronta insieme al neurologo.

La psicoterapia è l'intervento di riferimento e ha bersagli diversi a seconda della forma. La ripresa graduale delle attività lavora sul piacere anticipatorio, perché rimette in moto il comportamento senza aspettare che torni il desiderio, che di norma torna dopo e non prima. L'attivazione comportamentale lavora sul piacere consumatorio, allenando l'attenzione a quello che accade durante l'attività invece che al giudizio su come è andata. Accanto a questo, il percorso serve a capire da dove viene la sofferenza e cosa la mantiene, e in alcuni casi ad allenare l'intelligenza emotiva e l'attenzione alle piccole gratificazioni quotidiane.

Nelle depressioni che non rispondono ai trattamenti abituali si valutano opzioni più specialistiche. Fukuda e colleghi (2021) hanno studiato gli effetti della stimolazione magnetica transcranica proprio sull'anedonia in pazienti con depressione maggiore resistente, un contesto in cui la scelta la fa lo psichiatra dentro un percorso già strutturato.

L'obiettivo non è tornare a provare piacere a comando. È ricostruire un rapporto con le proprie emozioni, i propri bisogni e le attività che contano, sapendo che la felicità non è uno stato continuo per nessuno.

Su Serenis, il nostro centro medico autorizzato, puoi cominciare un percorso con uno dei nostri psicologi online. Il primo colloquio è gratuito, ti basta compilare il nostro questionario.

Farmaci per l'anedonia: quando vengono utilizzati

Non esiste un farmaco per l'anedonia in quanto tale. I farmaci trattano il disturbo di base, e l'anedonia migliora se e quando migliora quel disturbo. La prescrizione e il monitoraggio spettano allo psichiatra, che decide in base alla gravità, alla storia clinica e alle altre condizioni presenti.

Qualche molecola è stata studiata guardando specificamente a questo sintomo. Huang e colleghi (2023) hanno valutato l'agomelatina nel trattamento dell'anedonia, dei sintomi somatici e della disfunzione sessuale nel disturbo depressivo maggiore.

C'è un effetto di cui vale la pena sapere in anticipo. Alcune persone in terapia con antidepressivi riferiscono un appiattimento emotivo, cioè la sensazione di sentire meno tutto, che a volte viene scambiato per un peggioramento dell'anedonia. Se ti succede, parlane con lo psichiatra e non sospendere la terapia da solo, perché l'interruzione improvvisa ha effetti suoi e perché spesso il problema si risolve aggiustando dose o molecola.

Cristina, una trentenne bloccata in un lavoro imposto dai genitori, è afflitta da sensi di colpa e paura di sembrare ingrata. Questo conflitto interiore ha portato a un'anedonia che le impedisce di provare piacere in attività che prima amava, come dipingere. In terapia, stiamo utilizzando l'approccio centrato sulla persona per aiutarla ad accettare e affrontare questi sentimenti, lavorando verso la risoluzione del suo conflitto interno e il recupero della sua capacità di gioire.

Anedonia: come uscirne nella vita di tutti i giorni

Fra il momento in cui capisci cosa ti sta succedendo e il primo colloquio passa del tempo, e anche durante il percorso restano sei giorni su sette in cui sei tu a gestirti. Quello che segue non sostituisce la terapia, ma è la parte che regge il lavoro terapeutico invece di aspettarlo.

Il principio è uno solo, cioè agire prima di avere voglia. Aspettare il desiderio è la trappola dell'anedonia anticipatoria, perché il desiderio arriva dopo che l'attività è ricominciata. In pratica funziona così.

  • Scegli attività piccole e a basso costo, dieci minuti fuori casa invece di una gita, un pezzo che conosci invece di un disco intero.
  • Mettile in agenda a un'ora precisa, come faresti con un appuntamento, invece di lasciarle a quando ti andrà.
  • Valuta dopo, non prima, e con una domanda concreta, quindi cos'ho notato, non quanto mi è piaciuto.
  • Tieni fermo quello che sostiene l'umore anche quando non rende nulla, cioè sonno regolare, movimento, un po' di luce, mangiare a orari.
  • Dì a una persona di fiducia cosa ti sta succedendo, perché il ritiro sociale accelera tutto il resto.

Vale anche il contrario, e l'onestà su cosa non funziona ti risparmia mesi. Non funziona aspettare di sentirti motivato. Non funziona puntare tutto su un'esperienza forte, un viaggio o una serata memorabile, perché quando anche quella non dà niente il colpo è peggiore. Non funziona usare alcol o sostanze per sentire qualcosa, che nel medio periodo abbassa ancora la soglia del piacere. E non funziona rimproverarti per la mancanza di voglia, dato che la voglia è esattamente il sintomo.

Fonti:

Sitografia

Neurobiological mechanisms of anhedonia.

Dialogues in Clinical Neuroscience, 10(3)

A scale for the assessment of hedonic tone: the Snaith-Hamilton Pleasure Scale.

British Journal of Psychiatry, 167(1)

Anticipatory and consummatory components of the experience of pleasure: a scale development study.

Journal of Research in Personality, 40(6)

Scales for physical and social anhedonia.

Journal of Abnormal Psychology, 85(4)

Anhedonia in schizophrenia and major depression: state or trait?

Annals of General Psychiatry, 8(1)

Neuroscience of apathy and anhedonia: a transdiagnostic approach.

Nature Reviews Neuroscience, 19(8)

Anhedonia and the deficit syndrome of schizophrenia.

Psychiatry Research, 31(1)

Effects of transcranial magnetic stimulation on anhedonia in treatment resistant major depressive disorder.

Brain and Behavior, 11(9), e2329.

Anhedonia, positive and negative affect, and social functioning in schizophrenia.

Schizophrenia Bulletin, 24(3)

Agomelatine in the treatment of anhedonia, somatic symptoms, and sexual dysfunction in major depressive disorder.

Frontiers in Psychiatry, 14, 1115008.

Depression and sexuality.

Psychiatria Danubina, 22(Suppl. 1),

Care of the sexually active depressed patient.

Journal of Clinical Psychiatry, 60(Suppl. 17), 32-35.

Alcune domande che potresti avere sul'anedonia

Il nostro processo di revisione
Scopri di più
Approfondimento
Coinvolgiamo nella stesura dei contenuti clinici i terapeuti con almeno 2.000 ore di esperienza.
Verifica
Studiamo le ricerche sul tema clinico e quando possibile le inseriamo in bibliografia.
Chiarezza
Perfezioniamo gli articoli dal punto di vista stilistico privilegiando la comprensione del testo.
Validano gli articoli
Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Leggi la biografia
Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
Claudia TripiPsicologa e Psicoterapeuta
Leggi la biografia
Dopo la laurea in Psicologia, mi sono specializzata in psicoterapia dell'approccio centrato sulla persona. Durante il primo colloquio cerco di mettere l'altro/a a proprio agio e di cogliere sia le difficoltà in atto, sia le risorse che la persona porta con sé e di cui, magari, non è consapevole. Successivamente invito l'altro/a a riflettere sugli obiettivi che vuole raggiungere, per stabilire insieme un punto di partenza e capire le sue priorità.
Trova un terapeuta
Primo colloquio gratuito
Primo colloquio gratuito