Depressione: cos'è, sintomi, i tipi e le cure disponibili


Cos'è la depressione?
Con ‘depressione’ si può indicare sia un abbassamento dell’umore (sintomo), sia un disturbo depressivo. Nei disturbi depressivi, l’umore può essere triste o ‘vuoto’; in bambini e adolescenti può prevalere l’irritabilità, insieme a cambiamenti nel sonno, nell’energia, nell’appetito, nella concentrazione e nel funzionamento quotidiano.
Nella classificazione DSM, i disturbi depressivi e i disturbi bipolari e correlati sono raggruppati in capitoli distinti, ma appartengono entrambi all’area clinica dei disturbi che coinvolgono la regolazione dell’umore

Tipologie di depressione
Il termine "depressione" comprende diversi disturbi con caratteristiche e durata differenti: il disturbo depressivo maggiore, il disturbo depressivo persistente (distimia), il disturbo disforico premestruale e le forme legate a sostanze o ad altre condizioni mediche.
Tra le varie tipologie di depressione indicate nel DSM5 troviamo:
- Disturbo da disregolazione dell'umore dirompente: è caratterizzato da irritabilità persistente e gravi scoppi d’ira ricorrenti e incongrui per intensità o contesto, in età evolutiva. È stato introdotto per distinguere l’irritabilità cronica dalle presentazioni bipolari; nel tempo può associarsi a un rischio maggiore di disturbi depressivi e d’ansia.
- Disturbo depressivo maggiore: la caratteristica principale di questo disturbo è un periodo di almeno 2 settimane in cui si presentano umore depresso e perdita di piacere in quasi tutte le attività che prima portavano piacere.
- Disturbo depressivo persistente (distimia): la caratteristica principale della distimia è che i sintomi sono simili a quelli della depressione maggiore ma si presentano per un periodo di almeno 2 anni o 1 anno se si tratta di bambini e adolescenti.
- Disturbo disforico premestruale: in questo disturbo devono essere presenti labilità dell'umore, irritabilità, sintomi di ansia e disforia nel periodo premestruale che si vanno a risolvere in maniera naturale poco dopo l'insorgenza delle mestruazioni. Per una diagnosi di disturbo disforico premestruale, i sintomi devono presentarsi nella maggior parte dei cicli mestruali durante l'ultimo anno e aver influito negativamente e clinicamente sul funzionamento sociale e lavorativo della paziente.
- Disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci: i sintomi depressivi sono legati all'assunzione di sostanze e persistono dopo la durata degli effetti della sostanza. Inoltre, il disturbo depressivo deve svilupparsi durante l'uso o entro 1 mese dall'uso della sostanza che potrebbe aver causato i sintomi. In questo caso un medico o uno psicoterapeuta deve valutare anche se i sintomi possano essere spiegati meglio da un disturbo depressivo indipendente.
- Disturbo depressivo dovuto ad altre condizioni mediche: i sintomi depressivi sono causati da una condizione organica, come ad esempio è stato evidenziato per la malattia di Parkinson (Marsh L. 2013). Dunque è necessaria una valutazione medica e clinica che verifichi il nesso causale, non solo la presenza contemporanea dei due problemi.
La depressione inoltre può manifestarsi anche in relazione a specifici tratti di personalità: è il caso, ad esempio, delle crisi depressive del narcisista, che seguono dinamiche e schemi diversi rispetto alle forme più comuni.
Quali sono i sintomi della depressione?
La depressione si manifesta con sintomi sia fisici che psicologici, presenti quasi ogni giorno per almeno due settimane. Tra i più comuni ci sono umore basso o irritabile, perdita di interesse per le attività quotidiane, stanchezza persistente, alterazioni del sonno e dell'appetito.
Gli episodi depressivi presentano dei sintomi specifici che variano in base al tipo di depressione. In generale possiamo distinguere nei disturbi depressivi tra due tipologie di sintomi: fisici e psicologici.
Sintomi fisici della depressione
Tra i sintomi fisici troviamo:
- insonnia
- astenia (senso di stanchezza o debolezza eccessiva)
- difficoltà di concentrazione
- perdita o aumento di peso
- alterazioni dell’appetito
- rallentamento o agitazione
- dolori o tensioni corporee
- calo dell’energia
Sintomi psicologici della depressione
Tra questi sintomi psicologici troviamo:
- anedonia
- umore depresso o irritabile
- calo dell'autostima, vissuti di colpa, svalutazione e forte senso di inadeguatezza
- pessimismo
- ritiro sociale
- difficoltà decisionali
- ruminazione
Nei casi più gravi possono essere presenti anche pensieri autolesionistici o suicidari. Se riconosci questi segnali in qualcuno che ti è vicino, potrebbe esserti utile capire come aiutare una persona depressa.
Quando chiedere aiuto con urgenza?
Se questi pensieri diventano frequenti, intensi o accompagnati da un piano concreto, non aspettare il prossimo appuntamento: è il momento di chiedere aiuto subito. Parlarne non aggrava la situazione, la alleggerisce.
Puoi contattare:
- Telefono Amico Italia — 02 2327 2327 (tutti i giorni, dalle 9 alle 24)
- Numero verde Prevenzione del Suicidio dell'ISS — 800 011 110 (gratuito, attivo tutti i giorni)
- 112 in caso di emergenza immediata
Se preferisci un percorso psicologico o psichiatrico continuativo, puoi anche prenotare un primo colloquio gratuito con un professionista Serenis.

Cause della depressione
La depressione non ha una causa unica, ma nasce dall'interazione di più fattori: predisposizione genetica e familiare, alterazioni di neurotrasmettitori come serotonina e dopamina, eventi di vita stressanti o traumatici, e stili di pensiero fortemente autocritici.
Fattori biologici e genetici
- Predisposizione genetica/familiarità: avere parenti di primo grado che hanno sofferto di depressione aumenta il rischio, sia per fattori genetici che per l'impatto dell'ambiente familiare. Gli effetti di una mamma depressa sui figli sono documentati e possono riguardare lo sviluppo emotivo fin dalla prima infanzia.
- Alterazioni dei neurotrasmettitori: squilibri o alterazioni nella regolazione di sostanze chimiche nel cervello, come la serotonina, la noradrenalina e la dopamina, che influenzano l'umore, il sonno e l'iniziativa.
- Livelli ormonali: fluttuazioni o squilibri ormonali possono contribuire in momenti specifici della vita, come la depressione in gravidanza o la depressione post parto, entrambe legate ai profondi cambiamenti ormonali che caratterizzano questi periodi.
Fattori psicologici e ambientali
- Eventi di vita stressanti o traumatici: perdite importanti (lutto, separazione), fallimenti, licenziamenti, gravi conflitti o incomprensioni, cambiamenti significativi.
- Traumi infantili: l'esposizione a traumi, abusi o lutti nell'infanzia è un forte fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi depressivi.
- Stili cognitivi: il modo in cui una persona interpreta gli eventi, inclusa una forte tendenza all'autocritica, pensieri negativi persistenti su di sé, sul mondo e sul futuro (la cosiddetta "triade cognitiva" della depressione).
- Stili di vita: cattiva alimentazione, deprivazione del sonno, stile di vita sedentario e abuso di sostanze (alcol, droghe) possono contribuire.
Test per la depressione
Tra i test utilizzati per la diagnosi di depressione, uno dei più diffusi e utilizzati è il test PHQ-9, uno strumento di screening che valuta l’eventuale presenza e la gravità del disturbo depressivo.
Il PHQ-9 è un test che non ha valore diagnostico ma fornisce solo un'indicazione su sintomi che potrebbero avere altre cause. I risultati devono essere interpretati da professionisti della salute mentale.
Ma può essere affrontata e superata. Parlane con uno psicoterapeuta.
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- Primo colloquio gratuito
Cura della depressione
Il trattamento della depressione richiede un approccio personalizzato. Una delle prime domande che ci si pone è se rivolgersi a uno psicologo o psichiatra per la depressione: la scelta dipende della gravità dei sintomi di quando ci si sente depressi e delle caratteristiche individuali del paziente. Le strategie principali includono la psicoterapia e la farmacologia, spesso utilizzate insieme per ottenere risultati più efficaci.
Nei quadri di depressione lieve o moderata la psicoterapia di gruppo raggiunge un'efficacia sovrapponibile a quella dei farmaci, che in queste forme non mostrano una superiorità significativa rispetto al placebo secondo una network meta-analisi su oltre 100.000 partecipanti condotta per aggiornare le linee guida NICE (Mavranezouli et al., 2024). Nelle forme più severe, invece, la combinazione di farmaco e psicoterapia individuale è l'opzione con l'efficacia maggiore.
Psicoterapia per la depressione
La psicoterapia rappresenta uno dei pilastri principali nel trattamento della depressione. Interventi psicologici strutturati permettono di affrontare in modo mirato le cause del disagio, modificare schemi di pensiero disfunzionali e poter sviluppare nuove modalità di gestione emotiva. Esistono diversi approcci terapeutici, ciascuno con tecniche specifiche che si adattano al tipo di depressione e alle esigenze individuali, tra cui:
- terapia cognitivo-comportamentale (CBT): utile a identificare e modificare pensieri disfunzionali che influenzano negativamente l'umore. Lavora anche sul comportamento, incentivando attività gratificanti e strategie per affrontare le situazioni difficili;
- terapia psicodinamica: indaga i conflitti interiori, le esperienze infantili e le dinamiche inconsce che influenzano il presente. Mira a rendere consapevoli le emozioni represse e a migliorare la comprensione di sé;
- terapia di accettazione e impegno (ACT): promuove l’accettazione delle emozioni difficili e l’impegno in azioni coerenti con i propri valori, anche in presenza di dolore psicologico. Può essere particolarmente utile nei casi di depressione resistente;
- mindfulness-based cognitive therapy (MBCT): combina elementi della CBT con pratiche di consapevolezza. Aiuta a ridurre il rischio di ricadute, insegnando a osservare i pensieri senza giudizio e a gestire meglio lo stress.
Anche la psicoterapia erogata online è efficace nella riduzione dei sintomi depressivi, ma una meta-analisi su oltre 15.000 partecipanti (Moshe et al., 2021) mostra che la presenza di una guida professionale continuativa produce risultati nettamente superiori e riduce l'abbandono del percorso rispetto ai programmi completamente autogestiti.
Esperienza reale
Con L., uomo di 45 anni che presentava sintomi depressivi (apatia, insonnia, senso di inutilità), ho iniziato con una fase di psicoeducazione per spiegare la differenza tra tristezza fisiologica e depressione clinica. Successivamente, abbiamo lavorato con il monitoraggio delle attività quotidiane, introducendo il diario delle attività per aumentare gradualmente i comportamenti gratificanti. Parallelamente, è stata utilizzata la ristrutturazione cognitiva per affrontare pensieri automatici negativi (“non riuscirò mai a stare meglio”) e sostituirli con alternative più realistiche.
Terapia farmacologica per la depressione
Il trattamento farmacologico della depressione deve essere effettuato solo sotto stretto controllo medico e si basa sull’uso di antidepressivi che agiscono su specifici neurotrasmettitori cerebrali, come la serotonina, la noradrenalina e la dopamina. È fondamentale che la terapia farmacologica sia accuratamente gestita dal medico sia durante il trattamento che nella fase di interruzione. Infatti, interrompere gli antidepressivi senza il monitoraggio di un medico aumenta in modo significativo il rischio di ricaduta: uno studio randomizzato pubblicato sul New England Journal of Medicine (Lewis et al., 2021) ha rilevato un tasso di ricaduta a un anno del 56% in chi ha sospeso il farmaco senza supervisione clinica, contro il 39% di chi ha continuato la terapia."
Questi farmaci aiutano a ristabilire l’equilibrio chimico alterato, migliorando l’umore, la motivazione e le funzioni cognitive. Tra questi farmaci ci sono:
- SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina): sono i farmaci più prescritti per la depressione. Agiscono riequilibrando la disponibilità di serotonina nel cervello. Hanno un buon profilo di tollerabilità e sono indicati per molte forme di depressione. Uno dei più conosciuti è il Prozac (o fluoxetina); altri esempi comuni sono fluvoxamina, sertralina ed escitalopram;
- SNRI (inibitori della ricaptazione della serotonina e noradrenalina): potenziano l’attività di due neurotrasmettitori, migliorando sia l’umore che l’energia. Sono spesso utilizzati nei casi in cui i sintomi includono forte stanchezza e mancanza di motivazione. Farmaci noti di questa categoria includono venlafaxina e duloxetina;
- TCA (antidepressivi triciclici): sono tra i primi antidepressivi sviluppati. Agiscono su più neurotrasmettitori ma possono causare più effetti collaterali. Per questo motivo sono generalmente usati quando altri farmaci non risultano efficaci;
- MAOI (inibitori delle monoaminossidasi): sono meno utilizzati a causa delle restrizioni alimentari e delle possibili interazioni farmacologiche. Tuttavia, possono essere efficaci in casi di depressione resistente ad altri trattamenti;
- Antidepressivi atipici: comprendono farmaci che non rientrano nelle categorie precedenti ma offrono benefici in specifici profili depressivi. Tra questi ci sono bupropione e mirtazapina, spesso utilizzati per la loro azione su motivazione, sonno o appetito.
Per iniziare una terapia farmacologica per la depressione è necessario consultare uno psichiatra. Se vuoi parlare con un professionista, puoi prenotare una visita psichiatrica online su Serenis.
Ma può essere affrontata e superata. Parlane con uno psicoterapeuta.
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Psicoterapia, farmaci o entrambi: cosa dice la ricerca più recente?
La scelta tra psicoterapia e farmaci non è uguale per tutti: la gravità dei sintomi è la variabile che più influenza quale trattamento funziona meglio. Nelle forme di depressione lieve o moderata, la psicoterapia di gruppo raggiunge un'efficacia sovrapponibile a quella dei farmaci, che in questi casi non mostrano una superiorità significativa rispetto al placebo secondo una network meta-analisi su oltre 100.000 partecipanti condotta per aggiornare le linee guida NICE (Mavranezouli et al., 2024). Nelle forme più severe, invece, la combinazione di farmaco e psicoterapia individuale resta l'opzione con l'efficacia più rapida e completa.
Nei casi di depressione ricorrente, integrare un ciclo di psicoterapia dopo aver ottenuto una risposta ai farmaci riduce il rischio di ricaduta rispetto alla sola prosecuzione della terapia farmacologica, come indica una meta-analisi pubblicata su JAMA Psychiatry (Guidi & Fava, 2020). Anche la riduzione graduale (tapering) del farmaco accompagnata da un percorso psicologico dedicato, come la terapia cognitiva basata sulla mindfulness, si è dimostrata un'alternativa sicura al mantenimento indefinito della terapia farmacologica, sempre sotto la guida di uno psichiatra.
Infine, anche l'attività fisica può avere un ruolo utile come supporto al trattamento, soprattutto nelle forme più lievi o come complemento alla terapia già in corso. Camminata, corsa leggera, yoga e allenamento con i pesi producono una riduzione clinicamente rilevante dei sintomi depressivi secondo una network meta-analisi pubblicata sul BMJ (Noetel et al., 2024), con un effetto più marcato quando l'esercizio viene affiancato alla psicoterapia o alla terapia farmacologica prescritta.
Sitografia
Bibliografia
La mente depressa. — Comprendere e curare la depressione con la psicoterapia cognitiva.
Rainone, A., Mancini, F. (2018)
La terapia cognitiva focalizzata sulla ruminazione per la depressione.
Watkins, E. R. (2018)
Genetic and epigenetic factors associated with depression: An updated overview. — Saudi J Biol Sci. 29 (8)
Alshaya DS. (2022)
